Internet

22 milioni di italiani non usano Internet, I dati ISTAT del 2014

L’analfabetizzazione informatica e lo scarso accesso delel famiglie italiane a Internet sono tra gli argomenti principali addotti al mancato sbarco nel nostro paese dei servizi online di Video on Demand e Streaming legale che vanno per la maggione all’estero, come Netflix e Amazon Prime. L’ISTAT ha pubblicato il proprio rapporto ’I cittadini e le nuove tecnologie’ relativo all’anno che si sta per concludere. Nel 2014 aumenta rispetto all’anno precedente la quota di famiglie che dispongono di un accesso ad Internet da casa e di una connessione a banda larga (rispettivamente dal 60,7% al 64% e dal 59,7% al 62,7%). Le famiglie con almeno un minorenne sono le più attrezzate tecnologicamente: l’87,1% possiede un personal computer, l’89% ha accesso ad Internet da casa. All’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani ultrasessantacinquenni: appena il 17,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 16,3% dispone di una connessione per navigare su Internet. Il dato che più balza all’occhio, tuttavia è che sono 21 milioni 994 mila le persone di 6 anni e più che nel 2014 non utilizzano Internet (38,3% della popolazione residente in Italia). Le quote maggiori di non utenti si concentrano nelle fasce di età più anziane e di uscita dal mondo del lavoro: la percentuale di non utenti tra i 65-74 anni è del 74,8% e sale al 93,4% tra gli over settantacinquenni. Alte anche le quote di non utenti tra i giovanissimi (1 milione 518 mila tra i 6-10 anni) che, seppure definiti “nativi digitali ”, per più del 50% non utilizzano la rete.

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Ultraviolet cresce: 20 milioni di utenti nel 2014

Il 2014 si chiude in crescita per Ultraviolet, il sistema cloud per la visione online dei titoli già acquistati in DVD e Blu-ray. Il servizio conta infatti oltre 20 milioni di utenti a livello mondiale contro i 15 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno (+33%). Il 2014 dovrebbe quindi concludersi con 100 milioni di diritti registrati e un portfolio di oltre 14.5o0 film e show televisivi compatibili con Ultraviolet. Inaugurato a ottobre 2011, il servizio è sostenuto dal Digital Entertainment Content System (o DECE), consorzio che unisce i principali studios hollywoodiani, ad eccezione di Disney che a febbraio ha lanciato il proprio servizio alternativo: Disney Movies Anywhere in partnership con iTunes.

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Pirate Bay, sequestro in Svezia: offline il sito pirata

È la fine di Pirate Bay, il maggiore sito internet di file sharing illegale? La Polizia svedese ha sequestrato martedì server, computer o ogni tipo di altra attrezzatura che The Pirate Bay aveva in una località nei pressi di Stoccolma. In seguito all’operazione, che le forze di Polizia hanno effettuato contro la violazione del diritto d’autore, il sito è andato offline e non è risultato accessibile da chi si collegava, salvo ricomparire qualche ora dopo con un dominio del Costa Rica. Ma non si trattava di un nuovo sito vero e proprio, ma di un proxy-mirror, ovvero di una copia del sito originale da cui però è impossibile scaricare i contenuti.

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Indiegogo: lancia il “forever funding” per i film

Il crowdfunding è una forma di finanziamento ancora poco esplorata dall’industria cinematografica italiana, ma in contesti più avanzati è già arrivata a un tale livello di maturità che si comincia già a  pensare a metodi più flessibili di supporto alla realizzazione di un film. La piattaforma Indiegogo, in particolare, ha pensato ai ritardatari e a tutti coloro che scoprono dell’esistenza di un progetto cui vogliono contribuire solo dopo che quest’ultimo ha già concluso la propria campagna o raggiunto gli obiettivi di budget. La formula si chiama “forever funding” ed è stata lanciata prima per altre categorie per poi essere estesa al cinema a partire da una ristretta selezione di titoli pilota, tra cui il controverso documentario Gosnell.

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Web advertising: il sorpasso si prepara nel Regno Unito

Nonostante percentuali in costante crescita, finora la raccolta pubblicitaria digitale è sempre arrivata al secondo posto rispetto a quella dei media tradizionali. Caratterizzate da livelli di spesa di gran lunga inferiori, le inserzioni online non sono ancora riuscite a compensare le perdite registrate dai canali di distribuzione nati con l’analogico, evidenziando un gap e una dispersione di risorse finanziarie che, secondo alcune analisi, starebbe arrecando danno alle routine produttive e dunque alla qualità di tutti gli editori di contenuti. La cavalcata del web però non si ferma e, anzi, nel Regno Unito starebbe quasi per raggiungere il tanto atteso sorpasso. Dei 15,7 miliardi di sterline di raccolta previsti per il 2015, oltre 8 miliardi proverranno infatti dagli investimenti sull’online  (in crescita di 12,8 punti percentuali anno su anno), facendo della Gran Bretagna il primo mercato dove la pubblicità sui nuovi media supera quella tradizionale su carta stampata, affissionistica, tv e radio.

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Europa vs. Google: il Parlamento chiede la divisione

Quanti, oltre a possedere un account gmail, usano Chrome come browser, Android sullo smartphone e Google quale motore di ricerca? Bene, secondo il Parlamento Europeo la combinazione di questi servizi, anziché un valore per l’utente, rischia di configurare un abuso di posizione dominante, e ha chiesto alla Commissione di verificarne la compatibilità con le norme comunitarie sull’antitrust e prendere in considerazione l’ipotesi dell’unbundling del servizio di ricerca. La risoluzione in materia è stata adottata oggi dell’organismo UE e, come è bene ricordare, non possiede carattere legislativo né vincolante, ma pone comunque una certa pressione sui commissari intenti a indagare sulle pratiche commerciali di Big G e la loro concorrenzialità. Un’indagine che procede da cinque anni e che, ha sottolineato il portavoce della responsabile antitrust Margarethe Vestager, ha ancora bisogno di tempo per pervenire a una conclusione, in cui si terrà conto e verranno rispettati i diritti di tutte le parti in causa. Non è insomma detto che la Commissione adotti appieno la linea dura del Parlamento e una misura, come quella della divisione del motore di ricerca dagli altri servizi offerti da Google, così come da ogni altro operatore del web europeo. Provvedimento solitamente legato ai servizi essenziali gestiti dagli ex-monopolisti di Stato, giudicato sproporzionato quando non proprio folle dagli osservatori internazionali ma anche europei, che temono le ripercussioni di un simile approccio sulla competitività di tutte le aziende del Vecchio Continente.

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Europa vs. Google: atteso il voto del Parlamento UE

Net neutrality, privacy, pirateria, diritto all’oblio, Big Data: per quanto sia nato senza briglie e difficile da imbrigliare se non con pratiche illiberali degne di una dittatura di Stato, è difficile negare come la crescente rilevanza del web quale canale di comunicazione e distribuzione di contenuti e servizi comporti una sfida per i sistemi di regolamentazione tradizionali. Sono ormai cinque anni che la Commissione Europea indaga sulla possibilità che il ruolo preponderante di Google nella navigazione online configuri un abuso di posizione dominate e sulle eventuali misure da adottare per impedire un monopolio in contrasto con le norme comunitarie in materia di concorrenza. La portata e la complessità della questione è evidente, ma ora un’accelerazione del processo decisionale potrebbe essere determinata dal Parlamento UE, che voterà domani una mozione per chiedere lo scorporo del motore di ricerca dagli altri servizi offerti dal colosso di Mountain View, così come da tutti i soggetti operanti nello stesso settore in Europa.

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Nuova partnership strategica per i Maker Studios

Proprio in prossimità delle feste Natalizie, nuova partnerhip strategica per i Maker Studios, il network multicanale di YouTube, produttore e distributori di contenuti video, acquistato da Disney qualche mese fa. I Maker Studios hanno infatti stretto un accordo con cinque popolari canali YouTube di recensioni di giocattoli: DisneyCarToys, HobbyKidsTV, TheEngineeringFamily, ToysReviewToys e AllToyCollector, fra i 40 canali più importanti al mondo (DisneyCarToys è il secondo a livello globale con più di 1,1 milioni di iscritti). Insieme attraggono oltre 300 milioni di visite al mese per i loro video.

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Tv connesse e banda larga: l’Italia ancora in ritardo rispetto alla UE

La scarsa penetrazione della banda larga, come ormai sappiamo, è una delle principali motivazioni che continua a tenere lontani dal nostro Paese grandi operatori internazionale del video on demand come Netflix. La misura esatta di questa criticità strutturale è offerta dal Rapporto I-Com 2013 su Reti e Servizi di Nuova Generazione, presentato ieri a Roma e incentrato sia sui temi della connettività, sia sullo stato di un settore centrale nel processo della convergenza mediatica quali le tv connesse in rete.

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Lucisano Media Group si rafforza su You Tube

Lucisano Media Group (che controlla la società di produzione e distribuzione cinematografica Italian International Film) ha stretto un accordo con Yam112003, player certificato da YouTube come Multi Channel Network, per il trattamento dei diritti audiovisivi su YouTube. L’accordo affermal a società in una nota «mira da un lato a riconoscere a LMG la possibilità di monetizzare le clip di proprie produzioni pubblicate sulla piattaforma da altri utenti, attraverso l’inserimento di contenuti pubblicitari, e dall’altro a proteggere dalla pirateria i contenuti di proprietà di Lucisano Media Group presenti sul portale»

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