Internet

Fusione AT&T e Direct TV: nasce il colosso n.1 della pay-tv USA

Continua l’attrazione fatale tra telco e media, altrimenti nota come convergenza: dopo quasi un anno di scrutinio, la Commissione Federale USA per le comunicazioni ha dato l’ok alla fusione tra la storica compagnia telefonica AT&T, secondo provider di connessione wireless del Paese, e la principale emittente satellitare, Dish TV. Un sodalizio che darà vita a un gigante da 26 milioni di abbonati a livello nazionale e altri 19 milioni in America Latina, vale a dire il primo operatore di pay-tv degli Stati Uniti d’America, in grado di concorrere con altri colossi attivi nella fornitura congiunta di cavo, banda e contenuti culturali come Comcast (proprietaria anche di NBCUniversal).

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Digitale: l’Italia ancora indietro su connettività e uso della rete

Negli ultimi due anni, nell’Unione Europea, si sono attivati 20 milioni di abbonamenti a internet veloce, ma la penetrazione di questo tipo di tecnologia non rappresenta che un terzo del totale delle connessioni. Servizi di banda larga di base raggiungono praticamente tutta la popolazione comunitaria (97%) soprattutto grazie alle connessioni fisse, per quanto il 4G sia disponibile ormai presso il 79% delle famiglie, contro il 27% di un paio di anni fa. Il traffico dati dagli utenti UE rimane comunque significativamente più basso rispetto a quello USA, sia su rete fissa (75GB vs. 39GB al mese) sia su mobile (1.8GB vs. 0.8GB al mese per quanto riguarda gli smartphone). Anche le compagnie di TLC europee appaiono più in sofferenza rispetto ai competitor americani, che tra il 2010 e il 2014 hanno visto crescere il loro fatturato da 220 a 266 miliardi di euro contro un declino da 246 a 230 miliardi.  Questo il quadro della connettività dipinto dai dati della Digital Agenda Scoreboard, resi pubblici dalla Commissione Europea. Un quadro in cui si evidenzia la crescita di un comparto sempre più fondamentale dell’economia e della vita degli Stati membri, tuttavia ancora arretrati su fronti come l’eCommerce, soprattutto transfrontaliero, o l’uso del cloud a scopi aziendali. Meglio il settore dell’eGovernment, utilizzato dal 26% dei cittadini UE, ma con portali delle pubbliche amministrazioni che non sempre risultano abbastanza user-friendly e trasparenti per favorire la progressiva migrazione della burocrazia verso il digitale e i suoi vantaggi in termini di velocità e snellimento delle pratiche. Il risultato è un business complessivo dell’ICT che vale per il 4% del PIL comunitario e dà impiego a 6,2 milioni di perone, cioè il 19% degli occupati altamente specializzati. Ma come si colloca il nostro Paese all’interno di tale contesto?

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Vimeo, rivale di YouTube, si lancia anche nello streaming ad abbonamento

I responsabili hanno precisato che non si tratterà in alcun modo di una formula per rivaleggiare con Netflix ma, in ogni caso, dopo essersi addentrato nel campo del video on demand per film e serial,adesso Vimeo intende affacciarsi anche in uno dei campi più remunerativi della distribuzione digitale (almeno negli USA), cioè lo streaming ad abbonamento. Il portale video, già competitor di piccola taglia rispetto a YouTube, darà ai suoi partner non solo la possibilità di offrire online le proprie creazioni singolarmente, in noleggio o in vendita, ma anche di prevedere diverse formule di pagamento per consentire l’accesso illimitato ai contenuti dei loro canali, dando così vita a tante “mini-Netflix” improntate come sempre alla massima flessibilità di modelli e condizioni economiche.

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Home video USA: il digital al sorpasso del fisico già nel 2015

Entro l’anno in corso, i ricavi combinati di SVOD (subscription video on demand), noleggio e vendita di film e serie tv online (TVOD, ovvero transactional video on demand) negli Stati Uniti arriveranno  a toccare i 9,4 miliardi di dollari, superando così di netto i guadagni provenienti dal comparto di dvd e blu-ray, fermo a 7,7 miliardi. La crescita del ramo digital, tuttavia, non si fermerà a questo e con 12 miliardi di dollari previsti per il 2017, è destinata a superare entro quella data anche le entrate del box office, che si stima rimangano stabili intorno agli 11 miliardi di dollari.

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Netflix sbarca in Italia a ottobre?

Ancora nulla di ufficiale ma i rumors sullo sbarco nel nostro paese di Netflix, il servizio di SVOD attivo ormai in 50 territori, si fanno sempre più insistenti. E pare probabile che l’approdo della società in Italia possa avvenire in autunno, presumibilmente nel mese di ottobre. Lo riporta Variety citando alcune fonti raccolte in occasione di INCONTRI #5 il convegno organizzato dalla BLS Sudtirol Alto -Adige e svoltosi dal 22 al 24 aprile. All’incontro anno partecipato oltre 50 esponenti del settore cinematografico e televisivo ed è stato focalizzato sull’evoluzione delle produzioni nell’era del digitale e sull’attrattività delle coproduzioni europee.

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Il sogno di Tidal è già finito?

Era stata rilanciata in grande meno di un mese fa, con un evento ricco di star a New York, ma ora Tidal, definita l’anti Spotify della musica in streaming, sembra già navigare in cattive acque. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, era stato acquistato dal rapper Jay-Z e poteva vantare tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. Al rilancio, in grande stile, prevedeva una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari. Ma proprio questa scelta, difesa da Jay-Z con la motivazione di rispettare maggiormente gli artisti rispetto alla concorrente Spotify (Tidal paga il 75% di royalties a tutti gli artisti), non sembra aver dato i suoi frutti e l’App è uscita dalla lista delle 750 App più scaricate nell’App Store. E si parla già di sonoro flop.

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Lo sviluppo del mercato europeo dell’on demand: #1 Il declino degli editori tradizionali

Questa settimana l’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo ha pubblicato il suo report completo sul settore del video on demand negli Stati Membri UE. I dati riportati sono quelli di cui si è parlato più volte nel corso di vari incontri di respiro internazionale, come il convegno organizzato la scorsa estate dallo stesso istituto per discutere delle norme a tutela del prodotto europeo da adottare nel mutato panorama tecnologico, o la due giorni di dibattiti e incontri sul nuovo assetto dell’industria cinematografica e televisiva ospitata dall’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma.  L’uscita del rapporto completo, intitolato appunto Lo sviluppo del mercato europeo dei servizi audiovisivi on demand,  aiuta però a mettere a fuco il quadro complessivo della situazione partendo da un punto di vista molto preciso, quello cioè di un’istituzione che da sempre monitora le criticità di un comparto fortemente soggetto alle pressioni delle big statunitensi. Prima erano soprattutto le major, che rischiavano di assorbire gli investimenti delle tv con il loro prodotto già preponderante nelle sale, oggi sono i colossi del web come iTunes, Amazon, Google e, last but not least, Netflix, la cui penetrazione nel settore UE è resa ancor più semplice dall’estrema flessibilità del canale distributivo dell’online. Questa analisi, in poche parole, racconta una storia, e noi intendiamo riassumervi i suoi punti salienti divisi per capitoli, partendo appunto dal contesto di crisi degli editori tradizionali europei in cui si sono venuti a insediare i nuovi grandi player dell’on demand.

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Il 2015 di Netflix parte bene: +4,9 milioni di nuovi utenti nel primo trimestre

Il 2015 non poteva iniziare meglio per Netflix, almeno dal punto di vista della crescita degli abbonati. Il servizio di video on demand ha infatti totalizzato nel primo trimestre dell’anno 4,9 milioni di abbonati nel mondo, un risultato record. Di questi 2,28 milioni nuovi utenti derivano dagli Stati Uniti mentre a livello internazionale si sono registrati 2,6 milioni di nuovi abbonati. Alla dine del trimestre la società può contare quindi complessivamente su quasi 62,3 milioni di utenti. Un risultato al di sopra delle stesse aspettative della piattaforma che a gennaio aveva stimato 4 milioni di nuovi clienti per i lperiodo considerato (1,8 milioni negli StatiUniti e 2,25 milioni nel resto del mondo).

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ANICA, FAPAV, MPA e UNIVIDEO entrano in EMCA per promuovere il rispetto del copyright

ANICA, FAPAV, MPA e UNIVIDEO hanno annunciato il loro ingresso in EMCA (European Multimedia Copyright Alliance), alleanza di organizzazioni ed associazioni europee che dal 2009 si occupa di realizzare nelle scuole il progetto educativo “Rispettiamo la creatività”, fondato da AFI, NUOVO IMAIE e SIAE. “Rispettiamo la Creatività”, che dal prossimo anno scolastico vedrà l’introduzione di temi inerenti il settore audiovisivo, è un progetto didattico destinato alle scuole secondarie di I° grado  che prevede la promozione diretta nelle scuole, la distribuzione gratuita di kit didattici per gli insegnanti, il monitoraggio intermedio dell’andamento del progetto, un concorso a premi sul tema della creatività e un’azione di valutazione qualitativa e quantitativa del suo impatto attraverso interviste e questionari. Il progetto è stato presentato e promosso nell’ambito del Comitato AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali.

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100 milioni di utenti SVOD entro il 2015?

Una ricerca pubblicata da ABI Research/Ovum prevede che i servizi di subscription video on demand raggiungeranno i 100 milioni di utenti nel mondo entro il 2015. Secondo lo studio i principali servizi video vedranno una crescita dei ricavi del 26% nel 2015. Ma questa crescita potrebbe trasformarsi in un’opportunità anche per le Pay-Tv e per i netwok tradizionali, almeno quelli che si sono attrezzati per fornire ai loro clienti sevizi online separati, a più basso costo, con l’intento di attrarre nuovi clienti.

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