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	<title>CineGuru &#187; Infographic</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Batman vs. Hobbit vs. Prometheus: chi vince la sifda del web?[Infographic]</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[La società specializzata nell'analisi del buzz online Way to Blue confronta tre titoli particolarmente attesi del 2012: Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, Lo Hobbit - Un viaggio Inatteso e Prometheus. Indovinate chi è il vincitore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni si sta scatenando la mania dei trailer. Colpa del <strong>Super Bowl</strong>, l&#8217;evento sportivo più atteso degli Stati Uniti, che garantisce agli inserzionisti una visibilità unica. Da qui le prime indiscrezioni e poi la conferma sui film che avranno uno <strong>spot</strong> durante la messa in onda: fuori <a href="http://www.screenweek.it/film/21648-Il-Cavaliere-Oscuro-Il-Ritorno"><em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em></a>, dentro <a href="http://www.screenweek.it/film/23895-G-I-Joe-Retaliation"><em>G.I. Joe &#8211; La Vendetta</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/13302-John-Carter"><em>John Carter</em></a> e, soprattutto gli <a href="http://www.screenweek.it/film/6184-The-Avengers"><em>Avengers</em></a>. Il teaser trailer dei <em>Vendicatori</em> <strong>Marvel</strong> dura una manciata di secondi, ma in 24 ore ha realizzato un milione e mezzo di visualizzazioni, confermandosi uno dei film più attesi della prossima stagione. Non dimentichiamoci però che già a fine 2011, il trailer de l&#8217;ultimo capitolo di <em>Batman</em> aveva scalato le classifiche di<strong> iTunes</strong> e poi quasi monopolizzato il web con la questione “audio”. Per motivi stilistici, infatti, il regista <strong>Christopher Nolan</strong> non aveva migliorato la voce dell’antagonista dell’Uomo Pipistrello, <em>Bane</em>, che come da fumetto porta una maschera sulla bocca da cui inala la sostanza responsabile della sua fisicità così possente. Risultato: uno stuolo di commenti e parodie sulla difficoltà di comprendere il trailer, più ovviamente la corsa ai ripari di Warner Bros che infine ha imposto un miglioramento del parlato per renderlo meno confuso. Difficile dire se l’aneddoto gioverà o meno agli incassi del film: di sicuro ha giovato al <strong>buzz in Rete</strong>, partita che il <em>Cavliere Oscuro</em>, secondo  la società inglese specializzata nella rilevazione della web reputation <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a><em>, </em>si disputata non tanto (o non solo) con i Vendicatori ma con due altri concorrenti di rilevo quali il prossimo film di <strong>Peter Jackson</strong> e quello di <strong>Ridley Scott</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3244" title="avengers" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/avengers-1024x783.jpg" alt="" width="595" height="455" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3175"></span></p>
<p>In realtà, all&#8217;uscita della clip di <em>Batman</em>, noi <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3104">vi abbiamo parlato</a> della competizione con <em>The Avengers</em>, data l&#8217;immediatezza del paragone effettuabile sui<strong> download da iTunes</strong> nella prima giornata di pubblicazione: record di un milione di visualizzazioni stabilito già da allora dal primo trailer dei <em>Vendicatori</em>, e contro-record di un milione e due conquistato da quello dell&#8217;<em>Uomo Pipistrello</em>. La<strong> battaglia del 2012</strong> però <strong>non si combatte solo tra cinecomics</strong> o tra supereroi provenienti dagli universi<strong> Marvel e DC</strong>. Ci sono altri titoli che rientrano a pieno diritto nel novero dei &#8220;most anticipated&#8221; del 2012, tra cui appunto il ritorno di <strong>Jackson</strong> a <strong>Tolkien</strong> con <a href="http://www.screenweek.it/film/2494-The-Hobbit-An-Unexpected-Journey"><em>Lo Hobbit &#8211; Un viaggio Inatteso</em></a> e quello di<strong> Ridley Scott</strong> alla fantascienza con il possibile prequel di Alien, <a href="http://www.screenweek.it/film/22553-Prometheus"><em>Prometheus</em></a>.</p>
<div id="attachment_3178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3178" title="buzz dark knight hobbit grafico 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbit-grafico-1.jpg" alt="" width="580" height="331" /><p class="wp-caption-text">grafico 1 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tirare le somme è stata appunto <a href="http://uk.waytoblue.com/the-hobbit-vs-the-dark-knight-rises-vs-prometheus-trailer-buzz-showdown"><em>Way to Blue</em></a>, che ha analizzato l&#8217;eco suscitato online dai materiali promozionali di questi tre titoli cinematografici. Nello specifico, il periodo preso in considerazione va <strong>da inizio dicembre a inizio gennaio</strong> e, come mostra l&#8217;<strong>infografica</strong>, presenta un picco nei <strong>giorni pre-natalizi</strong> in corrispondenza delle <em>release</em> dei trailer e materiali vari. Il primo evidente risultato della ricerca, è la <strong>netta prevalenza del film <em>Lo Hobbit</em></strong>, che distacca anche il <em>Cavaliere Oscuro</em> nonostante la popolarità del franchise, più recente rispetto a quello del<em><strong> Signore degli Anelli</strong></em>. Il fantasy di <strong>Jackson</strong> deve però essere rimasto nel cuore, soprattutto degli utenti del web e dei social media, tanto da far guadagnare al suo &#8220;erede&#8221; il podio per quanto riguarda il numero di post (grafico 1) e la condivisione su Twitter (grafico 2). Meno rilevante invece il vantaggio guadagnato in termini di citazione nei blog, nelle news e nei forum (grafico 3), dove <em>Lo Hobbit</em> ha solo tre punti percentuali in più rispetto a <em>Il Cavaliere Oscuro &#8211; Il Ritorno</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3179" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3179" title="shareoftweets-dark knight grafico2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-grafico2.jpg" alt="" width="579" height="230" /><p class="wp-caption-text">grafico 2 - fonte: Way to Blue</p></div>
<div id="attachment_3180" class="wp-caption aligncenter" style="width: 589px"><img class="size-full wp-image-3180" title="share buzz dark knight hobbit grafico 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/share-buzz-dark-knight-hobbit-grafico-3.jpg" alt="" width="579" height="241" /><p class="wp-caption-text">grafico 3 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Prometheus</em></strong> si riprende un po&#8217; giusto per quel che riguarda i temi e i personaggi più ricorrenti, in cui spicca <strong>Alien</strong> (grafico 4), forse proprio per la difficoltà di determinare l&#8217;esatta parentela del nuovo film con il classico sci-fi di <strong>Ridley Scott</strong>. Seguono <strong>Bane</strong> e <strong>Bilbo Baggins</strong>. Per quanto riguarda i <strong>registi</strong> (grafico 5), <strong>Peter Jackson</strong> non conoscere rivali, per quanto il trend generato dai tweet su<strong> Christopher Nolan</strong> presenti più picchi di minore intensità, indicando forse una maggior costanza nelle conversazioni sul <strong>social network</strong>.</p>
<div id="attachment_3181" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-3181" title="buzz dark knight hobbitcparole chiave grafico 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/buzz-dark-knight-hobbitcparole-chiave-grafico-4.jpg" alt="" width="580" height="334" /><p class="wp-caption-text">grafico 4 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3182" class="wp-caption aligncenter" style="width: 591px"><img class="size-full wp-image-3182" title="shareoftweets-dark knight director" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/shareoftweets-dark-knight-director.jpg" alt="" width="581" height="332" /><p class="wp-caption-text">grafico 5 - fonte: Way to Blue</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riusciranno i due rivali de <em>Lo Hobbit</em> a rimontare nelle classifiche di popolarità? E non manca qualche concorrente di un certo rilievo all&#8217;analisi? <a href="http://www.screenweek.it/film/25300-The-Hunger-Games"><em>The Hunger Games</em></a> è alle porte, mentre<em> The Avengers</em> ha già mandato in delirio il web per due volte, l&#8217;ultima con appena 13 secondi e nessuna novità di rilievo nel trailer. La sfida è aperta, voi cosa ne pensate?</p>
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		<title>Video online: Facebook batte Twitter nello share, gli utenti mobile più &#8220;fedeli&#8221; di quelli tradizionali [Infographic]</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/video-online-facebook-batte-twitter-nello-share-gli-utenti-mobile-piu-fedeli-di-quelli-tradizionali-infographic-3223</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile sono più "pazienti" e usano prevalentemente iPhone. Negli USA, per ogni video condiviso su Twitter ci sono 8 share su Facebook, in Italia 17. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>YouTube</strong> mantiene ben saldo il proprio primato nella fruizione di <strong>video online</strong>. Secondo le ultime stime, rivelate da <a href="http://www.reuters.com/article/2012/01/23/us-google-youtube-idUSTRE80M0TS20120123"><em>Reuters</em></a>, l&#8217;ammontare delle sue<strong> visualizzazioni mensili</strong> avrebbe superato quota <strong>4 miliardi</strong>, in crescita del 25% negli ultimi otto mesi. <strong>60</strong> sono invece le <strong>ore di upload al minuto</strong>, in decisa crescita rispetto alle 48 dichiarate lo scorso maggio. Merito in parte dei contenuti originali che il portale di <strong>Google</strong> ha cominciato a produrre anche in partnership con personaggi chiave dello showbiz, quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>, per competere con i grandi network statunitensi. Per ammissione dello stesso sito, gran parte dell&#8217;incremento si deve tuttavia allo sforzo sostenuto per diffondersi su varie piattaforme come <strong>smartphone e tablet</strong>. Quanto influiscono i <strong>dispositivi mobili</strong> sul <strong>consumo di video online</strong>? Vi proponiamo un&#8217;<strong>infografica</strong> elaborata a proposito dall&#8217;host di web video <a href="http://wistia.com/blog/movies-on-the-move-video-engagement-on-desktops-vs-mobile-devices-infographic/"><strong>WISTIA</strong></a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3226" title="mobileinfographic 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-1.jpg" alt="" width="580" height="544" /></p>
<p><span id="more-3223"></span></p>
<p>Basandosi sul report trimestrale di <strong>Ooyala</strong>, che prende in considerazione il comportamento di più di <strong>100 milioni di visitatori unici</strong>, l&#8217;infographic mostra prima di tutto come gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile siano <strong>più &#8220;pazienti&#8221;</strong>, nel senso che portano a  termine la visione di almeno 3/4 di un video in misura addirittura doppia rispetto ai classici<em> desktop viewers</em>. La leadership dei dispositivi mobili utilizzati per la visione online va agli <strong>iPhone</strong>, con una fetta di ben il 71,8%, seguiti da quelli <strong>Android</strong> con un distacco di più di 50 punti percentuali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3227" title="mobileinfographic 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-2.jpg" alt="" width="580" height="997" /><br />
A conferma dalla prima tendenza mostrata dai grafici, emerge inoltre che i <strong>tablet</strong> si prestano alle <strong>visualizzazioni di 10 minuti o più</strong> di web video, mentre al computer prevale un uso molto più rapido e frammentario che non arriva nemmeno a un minuto. La situazione appare invece più equilibrata per quanto riguarda i telefonini. Allo stesso modo, la percentuale di spettatori realizzati sui diversi dispositivi cambia a seconda che si parli di video guardati quasi fino alla fine o per la porzione minima di un quarto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3228" title="mobileinfographic 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-3.jpg" alt="" width="580" height="743" /></p>
<p>Interessante infine il confronto tra la potenza di <strong>Twitter e Facebook</strong> nel <strong>video sharing</strong>, dove i cinguettii appaiono sconfitti tanto nel Nord America quanto in molti Paesi europei e asiatici, eccezion fatta per il Giappone. Negli <strong>USA</strong>, il rapporto tra lo share via Twitter e via Facebook e di <strong>1 a 8</strong>, in Italia raggiunge la proporzione quasi record (seconda solo a Taiwan) di 1 a 17.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3229" title="mobileinfographic 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-4.jpg" alt="" width="580" height="461" /><br />
Chi realizza video per il web è perciò avvertito: pensare in anticipo al canale prediletto su cui si desidera che avvenga la fruizione e in generale ottimizzare i contenuti anche per i dispositivi mobili.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Imagine a world: Internet si rivolta al SOPA, ddl USA contro la pirateria.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi Internet sciopera contro i testi normativi USA che vorrebbero dare allo Stato il potere di bloccare tutti i siti esteri ritenuti malevoli e imporre ai provider l'obbligo di censurare di propria iniziativa i contenuti all'apparenza illegali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un omaggio a<strong> John Lennon</strong> ma l&#8217;atto di protesta scelto da <strong>Wikipedia</strong> contro due disegni di legge pendenti al Parlamento statunitense, meglio conosciuti come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong> e <strong>PIPA &#8211; Protect IP Act</strong>, volti a stabilire norme estremamente severe contro la <strong>violazione del copyright in Rete</strong>. Oggi è il giorno scelto non solo dall&#8217;enciclopedia partecipata, ma da centinaia di siti Internet per esprimere il proprio dissenso con diverse forme di contestazione e autocensura. <strong>Google</strong> alla fine non ha scioperato, ma aggiungerà al logo una grossa barra nera e un link che rimanda a una pagina dedicata alla petizione per fermare la legge e un&#8217;infografica che ne ripercorre i vari passaggi. Bloccare il più importante portale di ricerca al mondo sarebbe stato un ottimo modo per dare un&#8217;idea immediata di cosa significherebbe non avere più a propria disposizione quell&#8217;enorme bacino di conoscenza che è il web, ed è questo il tema scelto invece dalla versione inglese di <strong>Wikipedia</strong>, che oggi si è dichiarata &#8220;blacked out&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3203" title="wikipedia sopa" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/wikipedia-sopa.jpg" alt="" width="594" height="469" /><br />
<span id="more-3202"></span>Ma quali sono le implicazioni di questi due disegni di legge? La questione ha avuto eco mondiale dopo che la <strong>Casa Bianca</strong> ha reso noto (<a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2012/01/14/obama-administration-responds-we-people-petitions-sopa-and-online-piracy" target="_blank">vedi il sito</a>) che non sosterrà alcuna legislazione che riduca la libertà di espressione, aumenti i rischi per la cybersecurity o mini alle basi la capacità di Internet di essere uno strumento globale, dinamico e innovativo; ma anche dopo che il tycoon dell&#8217;infotainment<strong> Rupert Murdoch</strong> ha attaccato su  <a href="https://twitter.com/rupertmurdoch" target="_blank">Twitter</a> lo stesso <strong>Obama</strong> e tutte le compagnie della Silicon Valley accusandole di &#8220;puro furto&#8221;. In realtà l&#8217;iter del testo normativo è cominciato da mesi e non smette di suscitare scontri aperti tra i suoi sostenitori, cioè la maggior parte delle industrie del settore dei media &#8211; da quelle attive nel campo musicale a quello cinematografico e dell&#8217;informazione &#8211; e i suoi detrattori, come <strong>Google, Facebook, Wikipedia</strong> ma anche innumerevoli<strong> organizzazioni per la difesa dei diritti umani</strong> e associazioni preoccupate di preservare la libertà di espressione sul web, che vedono minacciata da un atto in cui sono previsti poteri straordinari di filtraggio e oscuramento dei contenuti online.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3204" title="infografica Google SOPA" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infografica-Google-SOPA.jpg" alt="" width="595" height="384" /></p>
<p>Come vi abbiamo già riassunto a fine novembre (vai all&#8217;<a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2917" target="_blank">articolo</a>), quando la compagnia di Palo Alto, i social network e altri grandi player del web come eBay hanno inviato un&#8217;apposita lettera congiunta al Congresso americano, e come bene riassume l&#8217;infografica preparata dal sito <a href="http://americancensorship.org/infographic.html" target="_blank"><em>AmericanCensorship.org</em></a>, sono vari i punti più controversi della proposta di legge. Il primo, consiste nel notevole ampliamento dei<strong> poteri del Dipartimento di Giustizia</strong> nei confronti dei <strong>siti esteri ritenuti colpevoli di violazione delle norme sul diritto d&#8217;autore</strong>, che darebbe allo Stato la facoltà di bloccare non solo i domini<strong> .com</strong> ma anche quelli su cui in teoria non si estenderebbe la giurisdizione americana. La misura sembra aver incontrato anche l&#8217;opposizione del <strong>Parlamento Europeo</strong>, che nei giorni del divampare del dibattito ha ribadito in una risoluzione la necessità di tutelare l&#8217;integrità di Internet a livello globale impedendo azioni unilaterali in grado di bloccare i domini o gli indirizzi IP; più in generale, gli oppositori del <strong>SOPA</strong> la abbinano ai filtri DNS già utilizzati dai regimi autoritari come Iran, Cina e Siria.<br />
<a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-3205" title="infographic SOPA 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1-598x1024.jpg" alt="" width="598" height="1024" /></a></p>
<p>C&#8217;è poi la <strong>responsabilità di bloccare i contenuti lesivi</strong>, attribuita ai <strong>provider</strong> e ai <strong>portali</strong> web: siti come <strong>Google </strong>e<strong> YouTube</strong> dovrebbero realizzare a proprie spese e a propria discrezione un monitoraggio continuo e costante di ciò che i loro utenti caricano e scambiano online, bloccando tutto il materiale che, dal loro punto di vista, infrange il copyright di terzi. Oltre all&#8217;onere economico di un tale obbligo, si contesta il potere decisionale e censorio attribuito a questi soggetti, che oltre ad essere pericoloso per la privacy degli utenti, porterebbe quasi certamente all&#8217;autocensura dei siti in questione per evitare di incappare in conseguenze legali. Sarebbe un deciso cambiamento di rotta rispetto a oggi (vedi il caso <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/viacom-vs-google-si-riaccende-la-battaglia-sul-copyright-2742" target="_blank"><em>Viacom vs. Google</em></a>), in cui portali come <strong>YouTube</strong> hanno solo l&#8217;onere di provvedere alla pronta rimozione dei contenuti che violano il diritto d&#8217;autore una volta ricevuta la segnalazione dai legittimi proprietari, ma non prima in base a un&#8217;autonoma quanto dubbia presunzione di reato. La gravità di questa previsione di legge aumenta se si considera la<strong> vaghezza della definizione di &#8220;contenuto lesivo&#8221;</strong> e di<strong> sito malevolo</strong>: secondo alcuni esperti, le maglie del testo normativo sarebbero così ampie che potrebbero arrivare a includere anche i materiali condivisi con i propri amici sui social network o addirittura scambiati via mail, con effetti pesantissimi per ogni web surfer.<br />
<img class="aligncenter size-large wp-image-3206" title="infographic SOPA2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA2-788x1024.jpg" alt="" width="593" height="771" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;orientamento principale sembra quello secondo cui leggi così stringenti non verranno approvate dai legislatori statunitensi nonostante godano del sostegno della maggior parte dei colossi mediatici, secondo cui l&#8217;urgenza di bloccare la pirateria di contenuti audio e video dovrebbe prevalere rispetto alle preoccupazioni riguardo alla libertà di Internet. La Rete però oggi sciopera, e sembra piuttosto certo che la sua voce non rimarrà inascoltata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3207" title="infographic SOPA3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA3.jpg" alt="" width="592" height="546" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>3D, smart o social: quale sarà la tv del futuro?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il CES di Las Vegas ha visto ancora una volta protagoniste le tv: alcune 3D, anche senza bisogno degli occhialetti, molte smart, altre social e tutte immancabilmente connesse in rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come hanno messo in luce in molti, saranno anche passati 45 anni dalla prima edizione, ma l’ultimo <strong>CES</strong> ha visto ancora una volta protagoniste le tv. Alcune <strong>3D</strong>, anche senza bisogno degli occhialetti (come quella di Toshiba che riconosce il movimento dello spettatore ed emette fasci di luce differenziati per “seguirne” gli occhi), molte <strong>smart</strong>, alcune <strong>social</strong> e tutte immancabilmente<strong> connesse in rete</strong>, le televisioni sono state al centro di annunci e presentazioni, da cui emergono alcune tendenze probabilmente destinate a caratterizzare ancora a lungo un mercato non ancora maturo ma già insidiato dalla concorrenza di tablet e altri dispositivi che, se non adeguatamente contrastati, potrebbero rubare il primato al piccolo schermo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3200" title="ces history" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/ces-history.png" alt="" width="511" height="1280" /></p>
<p><span id="more-3198"></span></p>
<p><strong>3D</strong></p>
<p>Nonostante il <a href="http://www.displaysearch.com/cps/rde/xchg/displaysearch/hs.xsl/111228_3d_tv_gaining_momentum_in_western_europe_and_china_declining_in_north_america.asp">report</a> di <strong>NPD DisplaySearch</strong> sull&#8217;andamento del mercato delle tv nell&#8217;ultimo trimestre 2011 abbia messo in luce un apprezzamento non troppo entusiastico delle tv a tre dimensioni  da parte dei consumatori nordamericani, la stereoscopia è stata un must anche durante l&#8217;ultimo<strong> Consumer Electronics Show</strong>, dove secondo<em> <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/consumer-electronics-show-3d-tvs-281718">Hollywood Reporter</a></em> sono emerse in particolare due esigenze ben distinte, cioè un miglioramento nella <strong>qualità degli schermi e dei contenuti</strong>. Sul primo fronte, la grande quantità di display rivelati a Las Vegas lascerebbe intuire un deciso progresso: sia <strong>Samsung</strong> sia <strong>LG</strong> hanno dichiarato che nel 2012 la metà dai propri televisori supporterà il formato, mentre la <strong>Consumer Electronics Association</strong> ha stimato che le <strong>vendite aumenteranno del 101%</strong> arrivando a superare i sei milioni di unità. L&#8217;<strong>home video</strong> continua a fare affidamento sulla terza dimensione, tanto che secondo i dati del <strong>DEG – Digital Entertainment Group</strong> (di cui vi abbiamo già parlato in un precedente <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/blu-ray-negli-usa-le-vendite-crescono-del-20-e-superano-i-due-miliardi-di-dollari-3185">post</a>) la disponibilità di dischi in 3D sarebbe addirittura triplicata dal 20110 al 2011, mentre alcune indiscrezioni vorrebbero anche i dispositivi mobili, e in particolare gli smartphone, pronti ad abbracciare la tecnologia. Una tale proliferazione richiederà tuttavia un&#8217;<strong>adeguata offerta di contenuti</strong>, campo in cui la sfida consiste nel trovare  un adeguato <strong>bilanciamento tra qualità e costi di produzione</strong>. Come ha dichiarato <strong>Vince Pace</strong>, co-chairman del <strong>gruppo Cameron-Pace</strong>, da questo punto di vista il settore è ancora in cerca di un modello di business che funzioni, ad esempio le macchine da presa in grado di girare contemporaneamente in due e in tre dimensioni, sperimentate ultimamente soprattutto nella ripresa di eventi sportivi.</p>
<p><strong>SMART</strong></p>
<p>Sul fatto che le tv del futuro saranno sempre più interattive e &#8220;intelligenti&#8221; sembra non esserci più alcun dubbio. Ormai sono in pochi i produttori che si presentano senza aver almeno tentato di sviluppare servizi come riconoscimento vocale e del movimento, collegamento a Internet e integrazione wireless con altri device connessi in Rete. Quella che sembrava la nuova frontiera del piccolo schermo potrebbe essere raggiunta a stretto giro, ma, avverte <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2012/01/smart-tv-google-apple-ces/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+wired%2Findex+%28Wired%3A+Index+3+%28Top+Stories+2%29%29"><em>Wired</em></a>, la competizione sfrenata potrebbe portare a una vera &#8220;babele&#8221; nel mezzo del salotto di casa. Al <strong>CES</strong> sarebbero stati ben sei i produttori, da <strong>LG</strong> a <strong>Samsung</strong> e <strong>Lenovo</strong>, intenti a presentare le loro <strong>Connected tv</strong>, con tanto di app pensate apposta per i nuovi apparecchi oppure pronte a supportare il progetto della televisione interattiva di <strong>Google</strong>. Sempre stando ai dati di<strong> NPD DisplaySearch</strong>, d&#8217;altra parte, tale mercato dovrebbe arrivare a toccare i 130 milioni di esemplari entro il 2015, con una percentuale del 50% rispetto all&#8217;intero settore dei televisori a schermo piatto. Risultato? Tutti tentano di distinguersi sviluppando i propri servizi, con rischi non indifferenti per l&#8217;affermazione di uno standard. Per <em>Wired</em> potrebbe perciò ripetersi la frammentazione già incontrata dal mercato degli <strong>smartphone</strong>, con conseguenze negative soprattutto per i consumatori, cui spetterebbe l&#8217;onere di orientarsi nel tempestoso mare di app supportate dai diversi impianti televisivi. Una soluzione avrebbe potuto essere la <strong>Google TV</strong>, il cui lancio ha però lasciato il mercato piuttosto insoddisfatto per la confusione nell&#8217;interfaccia e (forse soprattutto) per la retromarcia ingranata dai network, intimoriti dall&#8217;emersione dell&#8217;ennesimo player a contendersi i diritti sui loro contenuti. Esemplificativo sarebbe perciò il caso di <strong>LG</strong>, che nonostante abbia deciso di supportare il progetto del colosso del web, continuerà a produrre una linea di<strong> smart tv</strong> con un proprio ecosistema, le LG Apps TV. Ma come accusare il produttore coreano di scarsa lungimiranza, quando lo &#8220;spettro&#8221; della <strong>Apple TV</strong> resta alle porte facendo premere a tutti, ma proprio tutti, l&#8217;acceleratore verso il mercato nascente?</p>
<p><strong>SOCIAL</strong></p>
<p>E mentre si attende lo standard, o la guerra degli standard, c&#8217;è chi come <strong>MySpace</strong> ha deciso di precorrere i tempi pensando di ammantare il salotto di casa con le caratteristiche proprie dei popolari <strong>social network</strong>. Ad Annunciarlo al <strong>CES</strong> durante la conferenza di <strong>Panasonic</strong>, che sarà uno dei primi produttori a supportare la nuova piattaforma, è stato direttamente <strong>Justin Timberlake</strong>, che non è solo una pop star prestata ogni tanto al cinema, ma anche il comproprietario del social network. Senza rivelare molto sui contenuti, se non che saranno come quelli di una vera emittente con tanto di programmi prime time, Timberlake ha descritto <strong>MySpace tv</strong> come un nuovo modo per vedere insieme la televisione in tempo reale senza essere fisicamente insieme nello stesso luogo. Un ritorno ipertecnologico alla funzione sociale primigenia del medium? Staremo a vedere.</p>
<p><strong>ALTRO?</strong></p>
<p>Sì, tra i litiganti potrebbe esserci un terzo a godere della sfida tra tutti i player in gioco, e cioè il web. Le piattaforme potranno infatti anche essere smart e social, ma come al solito avranno bisogno di contenuti, e per ora gli operatori che  si stanno dando più da fare per crearne di appositi per lo streaming in Rete non sono i grandi network ma i nuovi player. <strong>Netflix</strong>, anche per sganciarsi dalle major dell&#8217;intrattenimento, ha già annunciato la produzione di un paio di serie in proprio, <strong>Hulu</strong> cerca di tenere il passo mentre <strong>YouTube</strong> ha già fatto le cose in grande, gettando il guanto di sfida e dichiarando di avere in produzione dozzine di nuovi canali in tutto e per tutto simili a  quelli offerti dai broadcaster tradizionali.  Per ora a beneficiarne è il web, e chissà che questo vantaggio competitivo non porti la battaglia a un livello ancora inaspettato.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>RedBox: come incide la finestra imposta dalle major sul noleggio di Blu-ray e DVD</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 01:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La commedia Mia moglie per finta, targata Sony, domina la classifica dei titoli più gettonati dai clienti dei chioschi rossi. Un risultato eclatante per un film che non ha fatto scintille al botteghino, ma che è partito avvantaggiato senza il peso di una window tra l'uscita in vendita e per l'affitto. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/warner-bros-potrebbe-allungare-la-window-per-il-noleggio-home-video-ma-senza-il-placet-di-redbox-3166" target="_blank">Come vi abbiamo riferito ieri</a>, <strong>Warner Bros</strong> sembra decisa a portare avanti la strategia di <strong>ritardare l&#8217;uscita</strong> dei suoi film in noleggio tramite i <strong>distributori automatici</strong> di <strong>RedBox</strong>, che per l&#8217;affitto di Blu-ray e DVD chiedono la cifra molto contenuta di 1,20 dollari al giorno, e tramite <strong>Netflix</strong>, che per un abbonamento mensile sotto ai 10 dollari offre il servizio via posta o in VOD via streaming. Entrambe le compagnie ultimamente hanno ritoccato verso l&#8217;alto le proprie tariffe, ponendo forse le basi per ricontrattare le intese esistenti con i diversi fornitori di contenuti che, come noto, temono l&#8217;eccessiva convenienza dei loro prezzi e la ritengono in parte responsabile dell&#8217;andamento non brillante di un mercato dell&#8217;<strong>home video</strong> già indebolito dalla pirateria. Ma non tutte le major perseguono la stessa politica, e sembra che le diverse finestre imposte per la <em>release</em> dei film si stiano riflettendo in maniera piuttosto distinta sul successo dei vari titoli in catalogo, almeno per quanto riguarda i chioschi rossi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3169" title="top 10 redbox 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/top-10-redbox-2011-.jpg" alt="" width="389" height="317" /></p>
<p><span id="more-3168"></span></p>
<p>A fine dicembre è stata diffusa la classifica dei <strong>titoli più gettonati dai clienti RedBox</strong>, e ne è emersa non solo una spiccata preferenza verso <strong>commedie leggere</strong> e preferibilmente a sfondo sentimentale (prevedibile vista la prevalente collocazione dei distributori presso l&#8217;entrata di fast food, megastore e altri negozi retail), ma soprattutto per quelle rese<strong> disponibili lo stesso giorno dell&#8217;uscita in vendita</strong>. Secondo la lista riportata sul <a href="http://latimesblogs.latimes.com/entertainmentnewsbuzz/2011/12/just-go-with-it-tops-2011-redbox-rentals.html" target="_blank"><em>Los Angeles Times</em></a>, al primo posto si è piazzata la commedia con Adam Sandler <a href="http://www.screenweek.it/film/23778-Mia-moglie-per-finta" target="_blank"><em>Mia moglie per finta</em></a>, targata <strong>Sony</strong>, seguita dalla querelle romantica tra Natalie Portman e Ashton Kutcher in <a href="http://www.screenweek.it/film/24312-Amici-Amanti-e-" target="_blank"><em>Amici, amanti e&#8230;</em></a> Entrambi titoli che, fa notare il magazine, per i risultati al box office sono finiti nel novero delle delusioni, così come il numero tre, il film d&#8217;animazione <a href="http://www.screenweek.it/film/19881-Rango" target="_blank"><em>Rango</em></a> e <a href="http://www.screenweek.it/film/24545-Il-Dilemma" target="_blank"><em>Il Dilemma</em></a>, di Ron Howard.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3170" title="top 10 blockbuster express 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/top-10-blockbuster-express-2011-.jpg" alt="" width="400" height="311" /></p>
<p>Ad accumunarle c&#8217;é di sicuro la voglia di intrattenere il pubblico con il sorriso, ma soprattutto il marchio della distribuzione: i primi titoli nella top 10 provengono da <strong>Paramount</strong> e da <strong>Sony</strong>, le due major che non hanno imposto alcun lasso di tempo tra l&#8217;uscita dei loro film in home video destinati alla vendita e quelli per il noleggio presso <strong>RedBox</strong>. Al contrario, sono solo tre i film che fanno capo agli Studios che hanno voluto la<strong> window di 28 giorni</strong>, tra cui rientrano <strong>Warner, Fox e Universal</strong>. Il risultato, in generale, sembra in linea con la politica di queste major, secondo cui i bassi prezzi per l&#8217;affitto dei film non valgano troppo la candela dei distributori automatici di DVD e Blu-ray. <strong>RedBox</strong>, da parte sua non sembra avere troppo interesse a finestre ancora più dilatate, pena rendimenti probabilmente ancora più bassi di quelli dei film in uscita dopo un mese dalla prima release in home video. La compagnia che gestisce i chioschi potrebbe optare per acquistare comunque i dischi di <strong>Warner Bros</strong> da rivenditori autorizzati e poi proporli per il noleggio, ma a costi evidentemente maggiorati. La domanda, perciò, è fino a che punto la major possa forzare la mano a <strong>RedBox</strong>, soprattutto nel caso in cui quest&#8217;ultima decidesse di rinunciare totalmente ad alcuni dei maggiori titoli della stagione cinematografica perché troppo penalizzati da uno svantaggio iniziale di quasi due mesi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mission: Impossible 4 porta a termine l’impresa IMAX</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 12:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I risultati della pre-release del 16 dicembre hanno proiettato Mission: Impossible – Ghost Protocol in vetta alle classifiche IMAX dei film usciti a dicembre, e in quarta posizione in assoluto, dietro a campioni in 3D come Harry Potter e i doni della morte – parte I e II.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In molti avevano previsto che sarebbe stato un ottimo vettore di incassi per le sale a schermo gigante, ma in pochi si erano sbilanciati riguardo alla validità complessiva dell’operazione. Ora che il film di <a href="http://www.screenweek.it/star/1398-Brad-Bird"><strong>Brad Bird</strong></a>, con <a href="http://www.screenweek.it/star/1476-Tom-Cruise"><strong>Tom Cruise</strong></a> per la quarta vota nei panni dell’agente speciale <em>Ethan Hunt</em>, si appresta a diventare il maggior incasso di Natale e di inizio 2012, è evidente come la strategia della<strong> pre-release</strong> abbia dato i frutti sperati.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3130" title="mi4 imax 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/mi4-imax-2.jpg" alt="" width="411" height="288" /></p>
<p><span id="more-3128"></span>Come vi avevamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2944">anticipato</a>, l’idea di lanciare una grande produzione in anteprima sugli IMAX non aveva riscosso consensi universali, soprattutto in virtù dell’importanza degli incassi del primo week end. <em>“Quando hai un film costato cento milioni e apri in un numero così ristretto di sale, corri senza dubbio un rischio, se al pubblico non piace</em> – ha confermato al <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204720204577126583934032646.html"><em>Wall Street Journal</em></a> <strong>Rob Moore</strong>, vice chairman di <strong>Paramount</strong> – <em>“senza dubbio, qualcuno avrà pensato che non fosse una grande idea”</em>. Tanto più che questo tipo di distribuzione, detta “<strong>platform</strong>”  e in genere utilizzata per i film “difficili”, negli ultimi tempi sembra aver disamorato anche gli indipendenti, sempre più intenti a virare su altri canali come il VOD online o sulla pay-tv. I risultati della pre-release del 16 dicembre (425 sale sulle quasi 3500 aggiunte a partire dalla settimana successiva) hanno invece proiettato subito <a href="http://www.screenweek.it/film/22613-Mission-Impossible-Protocollo-Fantasma"><em><strong>Mission: Impossible – Ghost Protocol</strong></em></a> in vetta alle classifiche <strong>IMAX</strong> dei film usciti a dicembre, e in quarta posizione in assoluto, dietro a due campioni difficilmente raggiungibili (e soprattutto in 3D) come <em><strong>Harry Potter e i doni della morte – parte I e II</strong></em>, e il film <strong>Disney</strong> <em><strong>Alice in Wonderland</strong></em>.</p>
<div id="attachment_3131" class="wp-caption aligncenter" style="width: 420px"><img class="size-full wp-image-3131" title="missione compiuta" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/missione-compiuta.png" alt="" width="410" height="613" /><p class="wp-caption-text">fonte: WSJ</p></div>
<p>La strategia, decreta perciò il <em>Wall Street Journal</em>, ha di sicuro funzionato: il film è riuscito a crearsi intorno un decisivo alone di aspettative e ad oggi ha già superato i 200 milioni di incasso a livello mondiale, sostenendo tra l’altro un’ulteriore diffusione della tecnologia IMAX, passata ad esempio da 12 a 17 schermi nel Regno Unito proprio in occasione dell’uscita dell’opera di <strong>Bird</strong>. E a proposito del regista, pare che fondamentale sia stato anche il suo impegno nella promozione delle sequenze girate appositamente per il formato gigante, anche se, assicura Moore, ad affascinarlo è stato più il lato vintage dell’operazione che la sua novità. Secondo il dirigente Paramount la pre-release in poche sale scelte ricorda infatti gli anni in cui i grandi film uscivano prima nelle grandi sale, come <strong><em>Guerre Stellari</em></strong> che – riporta alla memoria il <em>WSJ</em> – nel ’77 uscì all’inizio solo in 43 cinema.</p>
<p>E pensare che la strategia è stata indotta dalla concorrenza, cioè dalla decisone di <strong>Warner</strong> di distribuire il secondo capitolo di<em><strong> Sherlock Holmes</strong></em> in concomitanza al titolo natalizio Paramount. Sempre Warner, tra l’altro, ha contribuito al successo delle anteprime IMAX allegando al film di Brad Bird un <strong>prologo di 6 minuti</strong> da <em><strong>Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno</strong></em>. Ora la saga con <strong>Tom Cruise</strong> sembra ben lanciata per superare sia a livello nazionale che internazionale il franchise dedicato al detective di Baker Street, il cui risultato negli USA è apparso sotto le aspettative anche in virtù del forte calo di presenze e di incassi registrato dal box office del 2011.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uno sguardo alla &#8220;Generazione Z&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un grafico per riassumere le caratteristiche dei nativi digitali, ossia di quella generazione che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e quasi neppure dell'iPad.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla spesso dei <strong>nativi digitali</strong>, ossia di quella schiera di ragazzi che non ha conosciuto il mondo prima della diffusione capillare del web, e di tutti i dispositivi hi-tech che ne derivano. Ma quali sono le peculiarità  di questa <em><strong>Generation Z</strong></em>? Quali saranno le conseguenze pratiche di avere a portata di mano un serbatoio potenzialmente infinto di conoscenze e una pluralità vastissima di mezzi di espressione, ma anche un rapporto quasi viscerale con le apparecchiature tecniche e l’obbligo di vivere in un mondo che va alla velocità della <em>broadband</em>? Ha provato a riassumerle visivamente e numericamente il sito <strong><a href="http://infographiclabs.com/"><em>Infographiclabs</em></a></strong>, dividendo la sua ricerca  per temi, vale a dire <strong>caratteristiche</strong>, <strong>comportamento</strong>, <strong>impiego</strong>, <strong>educazione</strong> e qualche <strong>previsione</strong> per il futuro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3124" title="Gen-Z_1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_1.jpg" alt="" width="595" height="737" /></p>
<p><span id="more-3123"></span></p>
<p>Intanto, un premessa: i grafici sono stilati prendendo in considerazione i <strong>nati tra il 1992 e il 2010</strong>, che andrebbero a costituire circa <strong>il 18% della popolazione mondiale</strong>. Per quanto riguarda le <strong>caratteristiche</strong>, è ovvio come la maggioranza di loro si sia formata in ampia parte su e attraverso la Rete, e ciò implica un cambiamento nei modi della comunicazione, che sul web si svolge tipicamente in maniera non verbale. Essendo così spesso a contatto con <strong>prodotti ad alto contenuto tecnologico</strong>, i nativi digitali sono inoltre abituati all’istantaneità, ad avere una risposta immediata alle proprie azioni e a soddisfare le proprie esigenze in maniera estemporanea. Risultato? Secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em> la <strong>Generazione Z</strong> è <strong>individualista</strong>, fortemente c<strong>oncentrata sul sé</strong> e <strong>per nulla interessata alla socializzazione face-to-face</strong>, a cui vengono preferite le comunità online, <strong>Google</strong> e i <strong>social network</strong>, in particolare <strong>Facebook</strong>. Ne consegue anche una minore predisposizione ad accettare le norme sociali e scomodarsi a uscire dall’ambiente domestico per qualsivoglia motivo.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>comportamento</strong>, l’infografica sottolinea come la <strong>metà dei teenager</strong> che navigano su Internet siano anche dei <strong>consumatori</strong> che svolgono acquisti sul web; più di quattro su cinque userà il social network nel prossimo anno mentre è  il<strong> 96% dei ragazzi tra i 12 e 17 anni</strong>, almeno negli Stati Uniti, a connettersi<strong> in Rete una volta al mese o più</strong>. L’accessorio tecnologico preferito è l’<strong>iPad</strong>, grazie alla sua intuitività, sono predisposti alla condivisione e piuttosto vaccinati rispetto al marketing tradizionale. Non a caso, è il <strong>viral</strong> la strategia per superare le barriere immunitarie che hanno sviluppato nei confronti della pubblicità.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3125" title="Gen-Z_3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_3.jpg" alt="" width="595" height="663" /></p>
<p>I riflessi forse meno esplorati di queste nuove consuetudini di vita sono però quelli sull&#8217;<strong>impiego</strong>: data la centralità dell’io all’interno della galassia digitale, per la <strong>Generazione Z</strong> gli<strong> ambienti di lavoro tradizionali</strong> risultano <strong>frustranti e improduttivi</strong>, e non riescono a generare il giusto <em>commitment</em>. Ecco anche perché molti nativi digitali possono aspettarsi di passare molto più tempo dei loro predecessori nella ricerca di un impiego, o magari di uno nuovo e più interessante, di non riuscire a raggiungere lo stesso livello di reddito dei propri genitori e di avere <strong>più difficoltà a mantenersi</strong>. Ovviamente, l’<strong>accesso a Internet e social network</strong> sul posto di lavoro è considerato <strong>diritto inalienabile</strong>. Per quanto riguarda l’<strong>educazione</strong>, vengono consigliate <strong>nuove forme di insegnamento e di apprendimento</strong>, come testi interattivi, <em>visual learning</em>, blog, podcast e altre forme di lavori di gruppo online, con un focus maggiore sullo sviluppo del pensiero critico e dell’abilità nel problem-solving piuttosto che sulla semplice memorizzazione dei programmi di studio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3126" title="Gen-Z_4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Gen-Z_4.jpg" alt="" width="595" height="819" /></p>
<p>Le <strong>previsioni</strong> per il futuro di questa generazione sono in fin dei conti <strong>ottimistiche</strong>: secondo <em><strong>Infographiclabs</strong></em>, sarà ben organizzata e abile stratega,  ben disposta al <strong>dialogo</strong> e “<strong>la più leale</strong>” che si sia vista, almeno dagli anni ’70. Le industrie sono perciò avvertite: non basterà solo l’impegno, con i clienti del futuro ci vorrà una vera propria interazione, e <strong>brand</strong> capaci di comunicare molto più che in precedenza.</p>
<p>Il grafico intero sul <a href="http://infographiclabs.com/infographic/born-into-tech-generation-z/">sito</a> di <em><strong>Infographiclabs.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stati Uniti, nel 2011 incassi in calo del 4,2%</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 13:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[box office 2011]]></category>
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		<category><![CDATA[Mission: Impossible – Protocollo Fantasma]]></category>

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		<description><![CDATA[Rispetto alle scorse settimane il box office USA ha mostrato una forte ripresa, ma nonostante l’exploit favorito da titoli come Mission: Impossible – Protocollo Fantasma, gli incassi del 2011 faranno comunque registrare una netta flessione rispetto all’anno precedente. Il  calo, d’altra parte, era annunciato: dopo un finesettimana da dimenticare, il peggiore dal 2008, e un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto alle scorse settimane il<strong> box office USA</strong> ha mostrato una forte ripresa, ma nonostante l’exploit favorito da titoli come <strong><a href="http://www.screenweek.it/film/22613-Mission-Impossible-Protocollo-Fantasma"><em>Mission: Impossible – Protocollo Fantasma</em></a></strong>, gli <strong>incassi del 2011</strong> faranno comunque registrare una netta <strong>flessione rispetto all’anno precedente</strong>. Il  calo, d’altra parte, era annunciato: dopo un finesettimana da dimenticare, il peggiore dal 2008, e un debole miglioramento in quello successivo, condotto da<strong> <a href="http://www.screenweek.it/film/23190-Sherlock-Holmes-A-Game-of-Shadows"><em>Sherlock Holmes – Gioco di Ombre</em></a></strong> e<strong><em> <a href="http://www.screenweek.it/film/24826-Alvin-Superstar-3-si-salvi-chi-pu%C3%B2">Alvin Superstar 3</a></em></strong>, gli esperti di <a href="http://www.thewrap.com/movies/article/domestic-box-office-will-shrink-second-year-row-33777"><em>The Wrap</em></a> avevano stimato che al botteghino statunitense servissero quasi 900 milioni di dollari per recuperare rispetto al 2010.</p>
<div id="attachment_3120" class="wp-caption aligncenter" style="width: 609px"><img class="size-full wp-image-3120 " title="box office usa 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/box-office-usa-2011.jpg" alt="" width="599" height="362" /><p class="wp-caption-text">Fonte Hollywood.com, via WSJ online</p></div>
<p><span id="more-3119"></span></p>
<p>Un risultato ovviamente fuori portata anche per un mix natalizio ben riuscito come quello effettivamente presentato nelle sale, ma che non ha potuto compensare un andamento complessivo altalenante del botteghino a stelle e strisce, diviso tra la timida  primavera di film come <a href="http://www.screenweek.it/film/24312-Amici-Amanti-e-"><em>Amici, amanti e&#8230;</em></a> o <a href="http://www.screenweek.it/film/25967-Libera-Uscita"><em>Libera Uscita</em></a>, la calda estate dell’ultimo episodio di <a href="http://www.screenweek.it/film/15586-Harry-Potter-and-the-Deathly-Hallows-Part-II"><em>Harry Potter</em></a> e <a href="http://www.screenweek.it/film/22131-Transformers-3"><em>Transformers 3</em></a> (che hanno contribuito a un totale di oltre 4 miliardi di dollari) e poi di nuovo un autunno non troppo vibrante.</p>
<p>Non è bastata perciò la performance del quarto <em><strong>Mission: Impossible</strong></em>, che da solo ha guadagnato circa <strong>46 milioni</strong> nei quattro giorni delle festività natalizie e più di 78 e mezzo dalla pre-release in IMAX lo scorso 16 dicembre. Anche il nuovo titolo <strong>DreamWorks</strong> <a href="http://www.screenweek.it/film/24579-War-Horse"><em>War Horse</em></a> si è inoltre distinto nell&#8217;ultimo finesettimana, con 15 milioni guadagnati in sole due giorni e generati da una distribuzione su meno di 2500 sale (cioè non massiccia, per gli States). Più in generale, i film usciti a <strong>Natale</strong> hanno realizzato<strong> 203 milioni di dollari</strong>, con un <strong>aumento del 10,3%</strong> rispetto allo stesso periodo nel 2010. Ma il risultato è stato comunque sotto le attese perché, secondo il<em> <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203479104577122750501440124.html">Wall Street Journal</a></em>, l’accumularsi di tante uscite avrebbe finito con il danneggiare altri titoli potenzialmente di maggior richiamo come <a href="http://www.screenweek.it/film/24291-Millennium-Uomini-che-Odiano-le-Donne"><em>Uomini che Odiano le Donne</em></a>. Il film <strong>Sony</strong>, pure ben partito a metà settima, ha finito infatti per piazzarsi in quarta posizione con<strong> 21,4 milioni dollari</strong>, senza riuscire a superare la coda lunga del secondo <em>Sherlock Holmes</em> e del terzo <em>Alvin</em>. Secondo gli Studios, tuttavia, la sovrapposizione dei titoli non sarebbe un problema, poiché si tratterebbe più o meno dello stesso numero di film dell’anno passato, mentre ad avrebbe inciso negativamente la coincidenza di Natale e Capodanno con l’ultimo giorno della settimana. Il <em>Wall Street Journal</em> individua però un altro punto debole di questa annata cinematografica nella difficoltà di prolungare la scia degli incassi per la seconda e terza settimana dopo quella di uscita, il che riporta alla questione della forte rivalità tra titoli concorrenti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2945" title="mission-impossible-4-banner-IMAX-poster" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/mission-impossible-4-banner-IMAX-poster.jpg" alt="" width="596" height="330" /></p>
<p>In totale, al 26 dicembre, il<strong> box office USA del 2011</strong> ammontava a <strong>9,9 miliardi di dollari</strong>, in <strong>calo del 4,2%</strong> rispetto ai 10,4 miliardi realizzati nello stesso lasso di tempo nel 2010. <strong>In calo anche gli ingressi, del 5%</strong>, mentre il costo medio del biglietto sarebbe passato da 7,89  a 7,96 dollari. A rendere meno rassicurante il responso di fine anno, è arrivato inoltre il <strong>rating di Morgan Stanley</strong>, che poco prima di Natale ha ritoccato a ribasso le proprie stime riguardo alle <strong>presenze in sala del 2012</strong>, per cui si prevede un decremento pari ad un punto percentuale (<a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/morgan-stanley-predicts-1-movie-275903?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+thr%2Fbusiness+(The+Hollywood+Reporter+-+Business)"><em>Hollywood Reporter</em></a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Natale sarà boom dei tablet, e Amazon è pronta alla competizione.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stagione dello shopping natalizio è alle porte, ma sembra che quest'anno sulla letterina a Babbo Natale dei più piccoli non ci siano più le console per videogiochi quanto iPad e tablet. E se il marchio Apple risulta sempre al top delle classifiche, Amazon si prepara alla rimonta con Kindle Fire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti, dalle orde di consumatori natalizi all&#8217;industria dei media, sono avvertiti: il <strong>regalo più ambito</strong> sotto l&#8217;albero quest&#8217;anno sarà il <strong>tablet</strong>, almeno da quanto emerge dalla <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/consumer/us-kids-looking-forward-to-iholiday-2011/">ricerca condotta sui giovani statunitensi</a> da <strong>Nielsen</strong>. Se nel mercato degli <strong>smartphone</strong> continua il <strong>testa a testa di Android e Apple</strong> (secondo un altro <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/online_mobile/android-phones-and-iphones-dominating-app-downloads-in-the-us/">report</a> della stessa società di analisi, i due sistemi operativi si spartirebbero il 70% del mercato con quote rispettivamente del 42,8 e del 28,3%), i <strong>tablet</strong>, spinti soprattutto dall&#8217;<strong>iPad</strong>, si starebbero guadagnando un posto di primo piano nella &#8220;wishlist&#8221; dei consumatori statunitensi, e specialmente di quella fetta che influenzerà maggiormente la <em>holiday season</em> alle porte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2982" title="buying-interest-kids-6-12" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/buying-interest-kids-6-12.jpg" alt="" width="480" height="617" /></p>
<p><span id="more-2981"></span>Il<strong> tablet Apple</strong>, in particolare, si mantiene al primo posto nell&#8217;elenco dei <strong>device tecnologici più desiderati nella fascia 6-12 anni</strong>, passando dal 31% delle preferenze del 2010 al 44% di quelle odierne, mentre tra i ragazzi con più di 13 anni l&#8217;appeal dell&#8217;iPad scende un po&#8217; e si attesta a 24 punti percentuali, comunque molto in crescita rispetto ai 18 dell&#8217;anno scorso. A seguire in classifica ci sono ben altri due prodotti marchiati dalla Mela (<strong>iPod Touch</strong> e <strong>iPhone</strong>), seguiti dai computer e di nuovo dai <strong>tablet non Apple</strong>, che comunque si guadagnano l&#8217;interesse del 25% dei consumatori tra i 6 e 12 anni, contribuendo al successo di questo device in forte crescita, tanto da superare nella lettera a Babbo Natale prodotti che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati irrinunciabili per i più piccoli, come <strong>Nintendo 3DS, Playstation e Kinect per Xbox 360</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2983" title="nielsen scopo tablet" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/nielsen-scopo-tablet.jpg" alt="" width="587" height="444" /></p>
<p>I <strong>tablet</strong>, tra l&#8217;altro, sembrano aver <strong>conquistato anche l&#8217;Italia</strong>, come mostra il <strong>Connected Device Report</strong> di <strong>Nielsen</strong> dedicato al nostro Paese.  Dall&#8217;analisi condotta su un <strong>campione di 9.000 famiglie</strong> (riportata sul sito di <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/11/30/nielsen-chi-usa-i-tablet-in-italia/"><em>Ninja Marketing</em></a>)  si delinea un preciso identikit dei nuovi amanti di iPad &amp; Co., che in tutto dovrebbero ammontare a<strong> un milione</strong>. Non c&#8217;è distinzione di genere tra gli utenti di tablet, mentre la maggior parte si concentra nella fascia d&#8217;età sotto i 44 anni e in una classe di reddito medio-alto. Il luogo più frequente di utilizzo risulta l&#8217;<strong>ambiente domestico</strong>, soprattutto se si tratta di un uso reiterato più volte al giorno. Non sembra perciò essersi ancora diffusa la pratica di portare i tablet nei luoghi di ristoro (9%), a lavoro (28%) o sui mezzi pubblici (10%), probabilmente per il diverso approccio alla tecnologia che caratterizza le nostre abitudini di consumo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2984" title="nielsen impact" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/nielsen-impact.jpg" alt="" width="587" height="480" /></p>
<p>Lo <strong>scopo</strong> più frequente per cui si usa il tablet è gestire le <strong>mail</strong> (65%), seguito da <strong>navigare in Rete</strong> (59%), consultare<strong> libri o magazine</strong> digitali e connettersi a<strong> social network</strong> (40%). Il motivo per cui lo si preferisce al PC è il carattere portatile, accompagnato però dalla buona qualità dello schermo, senza dubbio preferito a quello degli smartphone, e  la facilità d&#8217;uso. Inoltre, la metà degli intervistati  ha dichiarato di <strong>usarlo con più membri della famiglia</strong>, il che non stupisce essendo emersa la sua fruizione prevalentemente domestica. Non sembra tuttavia che gli altri media debbano correre immediatamente ai ripari: la ricerca mostra come l&#8217;uso di altri device sia rimasto sostanzialmente lo stesso per la maggior parte dei consumatori di tablet. Solo l&#8217;11% degli intervistati ha dichiarato di usare meno la tv connessa a Internet, mentre percentuali più alte, intorno al 40% riguardano ovviamente i computer di tutti i tipi, sia quelli tradizionali che notebook e  laptop.</p>
<p>Oltre all&#8217;<strong>iPad</strong>, a trarnre vantaggio dal nuovo tren nel frattempo è stata senza dubbio <strong>Amazon</strong>, che ha dichiarato (<em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/amazoncom-reports-best-black-friday-266584">Hollywood Reporter</a></em>) come il suo<strong> Kindle Fire</strong> sia stato il prodotto più venduto dal portale nel fatidico <strong>Black Friday</strong>, vale a dire il venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento, che negli USA apre ufficialmente la stagione dello shopping natalizio. Come sottolinea oggi il <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_145064,00.html"><em>Sole 24 Ore</em></a>, il dispositivo di <strong>Amazon</strong>, grazie alla sua considerevole offerta di contenuti (milioni tra film, serie tv, canzoni, libri, riviste, app e giochi), ha già provocato l&#8217;effetto di far crollare i prezzi dei competitor, come il<strong> BlackBerry PlayBook</strong>, e sembra proprio avviarsi a diventare il <strong>rivale più temibile dell&#8217;iPad</strong>. Sempre che non ci arrivino prima i tablet sottocosto cinesi a 75 dollari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/11/30/nielsen-chi-usa-i-tablet-in-italia/"><em>Ninja Marketing</em></a>,<em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/amazoncom-reports-best-black-friday-266584">Hollywood Reporter</a></em>,<a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_145064,00.html"><em> Sole 24 Ore</em></a></p>
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		<title>Giornate professionali di Sorrento: presentati i dati sul cinema italiano nel 2011</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/giornate-professionali-di-sorrento-presentati-i-dati-sul-cinema-italiano-nel-2011-2925</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 11:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Box Office]]></category>
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		<description><![CDATA[La quota di mercato italiano schizza al 38% ma si accompagna al parallello calo di presenze ai film made in USA. Ne risulta una perdita di pubblico che il presidente dell'Anica suggerisce di combattere con nuovi multisala urbani e un nuovo modello di business. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>quota di mercato del cinema italiano</strong> continua a regalare ottime performance:  da inizio anno a oggi, i film e le coproduzioni del nostro Paese hanno fatto registrare incassi per quasi 203 milioni e mezzo di incasso e più di 33 milioni di presenze, pari al 38% del totale. Questi i dati salienti dell’andamento del <strong>botteghino nel 2011</strong>, resi noti alla presentazione della <strong>34° edizione delle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento</strong>, in programma dal 28 novembre al primo dicembre, con una coda lunga di eventi che animeranno la città anche dopo il termine ufficiale della kermesse.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2926" title="quote di mercato 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/quote-di-mercato-2011.jpg" alt="" width="594" height="351" /></p>
<p><span id="more-2925"></span>L&#8217;evento sarà come sempre fondamentale occasione di incontro per le varie categorie della filiera cinematografica,  con  <strong>10 convention</strong> e diversi incontri  in cui le distribuzioni avranno modo di <strong>presentare i listini</strong> del prossimo anno e alcuni dei loro titoli di punta. Nove sono le <strong>anteprime</strong> previste:  <strong>Il Gatto con gli stivali 3D</strong>, a metà dicembre nelle sale con Universal, <strong>Le Idi di Marzo </strong>(01 Distribution),<strong> </strong>interpretato e diretto da George Clooney, <strong>The Best Exotic Marigold Hotel</strong> (20th Century Fox ), <strong>A Few Best Man &#8211; Tre uomini e una pecora</strong> (Lucky Red), <strong>Killer Joe</strong> (Bolero Film), <strong>Henry </strong>(Iris Film), <strong>Hysteria</strong> (Bim), <strong>Arthur e la guerra dei due mondi</strong> (Moviemax), <strong>La chiave di Sarah</strong> (Lucky Red).</p>
<p>Come sempre, le <strong>Giornate di Sorrento</strong> sono però anche la sede per confrontarsi rispetto alle <strong>criticità</strong> che emergono dai dati sul mercato del cinema. L&#8217;ultimo anno sembra marcare un traguardo importante per<strong> i film del nostro Paese</strong>, che in termini di presenze sono <strong>cresciuti di quasi 10 punti percentuali</strong> rispetto al 2010. Un <strong>aumento</strong> a cui però ha corrisposto il <strong>pari decremento della quota di mercato del cinema USA</strong>,  scesa dal 68,68 al 48,3% dei biglietti staccati. Emerge perciò uno scarto da cui non deriva un&#8217;espansione del pubblico ma un semplice spostamento, che non è l&#8217;obiettivo a cui punta l&#8217;industria. <em>&#8220;I dati confermano in modo clamoroso che continua la crescita del cinema italiano. Abbiamo la possibilità di raggiungere quel fatidico 40%, con un risultato straordinario, meglio di quello francese e unico al mondo&#8221;</em> &#8211; ha dichiarato a proposito il <strong>presidente dell&#8217;Anica</strong>, <strong>Riccardo Tozzi</strong> &#8211; <em>&#8220;ma si continua a registrare una flessione nelle presenze ai film americani, diminuite di circa 16 milioni, con un saldo negativo di 10 milioni non compensato  dalla fetta italiana. Il che ci pone un problema di sistema. Il nostro rapido passaggio dal 10 al 40% del mercato significa che è arrivato un tipo di pubblico nuovo, che conosciamo meno e che non riusciamo a intercettare&#8221;</em>.</p>
<p>Colpa, secondo <strong>Tozzi</strong>, non tanto di scelte sbagliate dal punto di vista produttivo ma dello <strong>squilibrio</strong> che si è venuto a creare nel <strong>settore dell&#8217;esercizio</strong>, orfano di molte piccole strutture di città:<em> &#8220;La gran parte degli spettatori è nei centri urbani, dove invece ci sono sempre meno schermi&#8221;</em>. I <strong>multisala all&#8217;interno del tessuto cittadino</strong> sono perciò il fronte su cui il presidente dell&#8217;Anica ritiene fondamentale avviare un processo di espansione e ammodernamento, in modo da riconquistare pubblico e superare la soglia dei 100 milioni di biglietti intorno a cui continua a navigare il botteghino nonostante le ottime performance dei film italiani:</p>
<p><em>&#8220;Occorre un modello nuovo di sala. Non si possono ripopolare i centri urbani con le strutture tradizionali, ci vogliono cinema  un po’ più clamorosi. Deve cambiare il modello di business, tenendo in considerazione che gli introiti delle sale sono fatti sì di biglietto ma anche di concession, e se le sale urbane lavorano solo sul biglietto non possono che fallire. Il compito spetta alle strutture, ma anche a Comuni e Regioni che devono dare impulso alla trasformazione&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2927" title="incassi 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/incassi-2011.jpg" alt="" width="599" height="349" /></p>
<p>E se Tozzi continua a proporre il <strong>&#8220;modello Londra&#8221;</strong>, con le nuove accessoriate sale di Leicester Square, il rappresentante dei<strong> distributori dell&#8217;Anica</strong>, <strong>Filippo Roviglioni</strong>, ha ribadito la necessità di <strong>eliminare quel gap estivo</strong> che riduce la stagione cinematografica a 8 mesi, possibilmente con la programmazione di grandi titoli italiani da aggiungere allo sforzo in questo senso già compiuto dalle major americane. Il presidente dell&#8217;<strong>Agis</strong>, <strong>Paolo Protti</strong>, da parte sua ha fatto riferimento al quadro politico e citato la <a href="http://www.google.it/search?q=Lionello+Cerri&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a">lettera di Andrea Carandini al <em>Corriere della Sera</em></a> sulla necessità di <em>&#8220;integrare i beni e la produzione culturale nella strategia del Paese&#8221;</em>, nonché a quelle <strong>riforme a costo zero</strong> che l&#8217;Associazione dello spettacolo aveva già <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2751">presentato al precedente Governo</a>. <strong>Angelo Barbagallo</strong>, rappresentante dei produttori dell&#8217;<strong>Anica</strong>, ha invece messo in evidenza quello che definisce <strong>&#8220;il problema delle risorse&#8221;</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Nonostante crescano i proventi sala, mancano le risorse per produrre, soprattutto per avere un&#8217;offerta ampia, diversificata al suo interno. Il successo del cinema italiano è concentrato su una rosa piccola di titoli, tutte commedie. L’altro cinema ha sofferto molto, con risultati al di sotto delle aspettative. Questo per la trasformazione antropologica del pubblico e la progressiva scomparsa delle sale nei centri storici&#8221;, </em>oltre che alla tendenza<em> &#8220;di tutti gli altri player del settore a pagare meno del prezzo giusto. C&#8217;è anche  chi non paga per niente, cioè la pirateria, mentre sull&#8217;offerta legale online il Paese sconta un grave ritardo&#8221;</em>.</p>
<p>Il riferimento è evidentemente alla questione del <strong>prelievo di filiera</strong>, ma anche a quell&#8217;<strong>omologazione del gusto</strong> che sembra evidenziarsi a latere della vetta del botteghino conquistata dai titoli italiani. Un problema a cui non si è mostrato indifferente nemmeno il <strong>nuovo presidente dell&#8217;Anec</strong>, <strong>Lionello Cerri</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Come si modifica il tessuto urbano, così cambia il gusto del pubblico. Noi abbiamo potuto farci un gusto cinematografico diverso, le nuove generazioni vengono da un gusto formato dalla tv e apprezzano un certo modello visivo. L&#8217; educazione all&#8217;immagine è perciò fondamentale. Stanno cambiando le strutture, ma anche i pubblici nelle nostre città, divisi tra un cinema commerciale, di azione, di effetti speciali, e uno di sentimento, di parola, d’autore. Queste due audience non si scontrano, anzi  sono diverse e probabilmente richiedono servizi diversi. Sta a noi collegarle e far trovare strutture adeguate a ogni tipo di pubblico per farlo crescere&#8221;</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2928" title="top 20 incassi 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/top-20-incassi-2011.jpg" alt="" width="598" height="269" /></p>
<p>Forse per la prima volta in un&#8217;occasione ufficiale, è stato perciò riconosciuto <strong>quanto il successo del cinema italiano al botteghino dipenda dalla tv</strong>, ma, afferma <strong>Barbagallo</strong>, <em>&#8220;questo non è un difetto assoluto, lo diventerebbe se si finisse per produrre solo quel tipo di film&#8221;</em>. Secondo <strong>Tozzi</strong>, inoltre, ormai <strong>tutta la produzione culturale</strong>, perfino quella letteraria, <strong>passa per la televisione</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Anche in <strong>Francia</strong>, se andiamo nei multisala del centro, <strong>su 10 film 8 sono commedie</strong>. L&#8217;Italia da questo punto di vista si sta normalizzando. Certo se ci fermassimo solo a quello, non si potrebbe più parlare di normalizzazione. Ma ora, probabilmente, stiamo assistendo a uno <strong>smottamento del pubblico della fiction</strong> che non vuole prodotti di ricerca ma di riconoscimento, vuole cioè ritrovare i casi della sua vita, trattati in modo semplice, gratificante e divertente. Questo è <strong>un pezzo di cinema decisivo ovunque</strong> e non c&#8217;è motivo che non lo sia anche qui da noi. La questione non è né morale né culturale, ma solo materiale, cioè<strong> fare i multisala nei centri urbani</strong>&#8220;.</em></p>
<p>Per quanto riguarda invece la questione <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2846"><strong>Siae-trailer sui siti internet</strong></a>, <strong>Roviglioni</strong> rimanda a <strong>Sorrento</strong>, dove probabilmente verrà presentato<em> &#8220;un <strong>tentativo di conciliazione</strong>, elaborato da<strong> Anica e Società degli autori ed editori</strong>,  che possa rispettare il diritto d’autore  e un corrispettivo congruo senza bloccare il meccanismo promozionale dei trailer&#8221;</em>.</p>
]]></content:encoded>
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