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	<title>CineGuru &#187; Generale</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Megaupload e Megavideo chiusi dall&#8217;FBI (e riaperti a tempo record?)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 19:19:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Kim "Dotcom" Schmitz]]></category>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;operazione congiunta di FBI, Dipartimento della Giustizia americana e corpi di Polizia di cinque stati in quattro diversi continenti ha portato nella notte all&#8217;arresto di Kim &#8220;Dotcom&#8220; Schmitz (Kim Tim Jim Vestor) insieme ad altre sei persone, e alla chiusura dei siti (18 domini) e delle società da lui fondate che possiamo riassumere con i termini Megaupload e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;operazione congiunta di FBI, Dipartimento della Giustizia americana e corpi di Polizia di cinque stati in quattro diversi continenti ha portato nella notte all&#8217;arresto di <strong>Kim &#8220;Dotcom</strong>&#8220; <strong>Schmitz </strong>(Kim Tim Jim Vestor) insieme ad altre sei persone, e alla chiusura dei siti (18 domini) e delle società da lui fondate che possiamo riassumere con i termini <strong>Megaupload</strong> e <strong>Megavideo</strong>.</p>
<p>Una <a href="http://www.justice.gov/opa/pr/2012/January/12-crm-074.html" target="_blank">nota ufficiale</a> del Dipartimento di Giustizia svela chiaramente il <strong>capo d&#8217;accusa</strong>:</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>Sette individui e due società sono state accusate di mascherare una presunta impresa criminale internazionale organizzata responsabile di massicci atti globali di pirateria on-line a danno di numerose opere protette da copyright, attraverso siti correlati al dominio Megaupload.com. Hanno generato più di $ 175 milioni di proventi illeciti causando più di mezzo miliardo di dollari di danni ai titolari dei copyright</em>&#8221;</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Unknown.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3215" title="Unknown" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Unknown.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a></p></blockquote>
<p><span id="more-3213"></span><br />
Più che di &#8220;semplice&#8221; pirateria informatica, si parla di una vera e propria <strong>associazione criminale</strong> che ha generato profitti milionari. Siamo ben lontani dall&#8217;ingenuità della creazione di <strong><em>Napster</em></strong> ad opera di Sean Parker nel 1999, sito di file sharing musicale capostipite di centinaia di cloni nel corso di una decade.</p>
<p>A differenza di altri siti, concepiti per lo storage, il file sharing e lo streaming legale ma sfruttati anche illegalmente (come Dropbox o lo stesso Youtube), l&#8217;accusa si è espressa molto chiaramente contro Megaupload. Il fatto di <strong>&#8220;minacciare&#8221; i propri utenti</strong> della cancellazione dei propri upload dopo 21 giorni, a meno del pagamento della tariffa per diventare <strong>utenti Premium</strong>, è uno degli elementi che ha fatto la differenza:</p>
<blockquote><p><em>L’accusa sostiene che il sito è stato strutturato in modo da scoraggiare la maggior parte dei suoi utenti dall’utilizzare Megaupload per la conservazione a lungo termine di materiale personale, eliminando automaticamente il contenuto che non è stato regolarmente scaricato</em><em>. I cospiratori avrebbero inoltre offerto un programma a premi che offre agli utenti incentivi finanziari per caricare i contenuti più popolari sul web e portare traffico al sito, spesso generato attraverso siti web conosciuti come “siti di collegamento”. I cospiratori avrebbero pagato utenti i quali che avevano caricato contenuti in violazione dei diritti d’autore e che aveva  pubblicizzato i loro link per gli utenti di tutto il mondo.</em></p></blockquote>
<p><em></em>Sono proprio gli introiti derivati dagli abbonamenti Premium a costituire il <strong>vero e proprio lucro</strong> a danno delle major musicali e cinematografiche che ha portato il signor Schmitz ad accumulare beni (ora confiscati) per oltre 175 milioni di dollari, nonché al suo arresto. Si parla anche di una collezione di auto che comprende Rolls-Royce Phantom, Maserati GranCabrio, Lamborghini, Cadillac d’epoca, 16 Mercedes, Harley Davidson, ville milionarie e una lunga serie di altri beni preziosi.</p>
<p>Eppure l&#8217;opinione pubblica si è mossa in fretta (forse troppo in fretta) in difesa del fondatore di Megaupload. A breve distanza dall&#8217;arresto il collettivo <strong>Anonymous, </strong>formato da hacker in tutto il mondo (si parla di più di 5mila persone), ha attaccato diversi siti di istituzioni e major di tutto il mondo mentre su Twitter si inneggia alla <strong>#primaguerradigitale</strong>.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/megaupload_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3216" title="megaupload_logo" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/megaupload_logo.jpg" alt="" width="364" height="233" /></a></p>
<p>C&#8217;è però differenza tra inneggiare alla <strong>morte del Copyright</strong> così come lo conosciamo (o meglio, spingere verso una sua evoluzione parallela a quella dei mezzi di distribuzione) e difendere un criminale, attualmente presunto, ma responsabile di un <strong>palese arricchimento</strong> ai danni di società che hanno investito complessivamente miliardi di dollari per produrre i materiali audio-video scambiati tra i propri utenti.</p>
<p>Che sia forse il momento di una seria riflessione per spingere ulteriormente verso la creazione massiccia di molteplici e vari <strong>strumenti di distribuzione legale</strong> di materiale audiovisivo, modificando contemporaneamente e attualizzando le leggi sul diritto d&#8217;autore? Società e siti internet di streaming e download digitale legale, se qualitativamente di buona fattura e con una discreta offerta, portano ingenti profitti agli investitori così come alle major stesse e gli esempi ci sono (iTunes, Netflix e Hulu solo per citarne alcuni).</p>
<p>Senza una <strong>valida alternativa</strong> ad ampio raggio d&#8217;azione i consumatori continueranno a fruire del servizio più comodo e vicino alle loro esigenze. Non si sta parlando di scaricare il film uscito nel weekend al cinema e ripreso con una videocamera e poi messo su internet, ma di recuperare un vecchio classico senza dover andare a rovistare nelle videoteche (ne esistono ancora?) o di rivedere alcuni episodi di un&#8217;amata serie televisiva che non più viene trasmessa da alcun canale. Quanti offrono un servizio di questo tipo, <strong>soprattutto in Italia</strong> (non a caso uno degli stati al mondo in cui la pirateria digitale è più diffusa)?</p>
<p>Il rischio è sempre lo stesso. Chiuso un Megaupload, se ne aprono altri dieci o addirittura <strong>riapre lo stesso sotto un&#8217;altro nome</strong> (vedi l&#8217;immagine sottostante). Non a caso nell&#8217;ultimo anno il &#8220;monopolio&#8221; incontrastato di Megaupload e di Schmitz è già stato minato da diversi altri siti di file sharing e streaming video, che stanno acquisendo popolarità sempre maggiore sulla rete: <strong>Fileserve, Filesonic, Videoweed, FileJungle, Videodebb, Videozer</strong>&#8230;</p>
<p>Se molti consumatori sono disposti a pagare <strong>tariffe non necessariamente esigue</strong> (si parla tra i 60 e i 100 euro per un anno) per usufruire di servizi di sfruttamento illegali (e i beni del signor Megaupload ne sono la dimostrazione!), non è fantascienza pensare che possano versare quote simili o anche più elevate per un servizio legale, che facilmente potrebbe dimostrare qualità ben più elevate.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Schermata-01-2455947-alle-19.21.46.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-3214" title="Schermata 01-2455947 alle 19.21.46" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/Schermata-01-2455947-alle-19.21.46-1024x655.png" alt="" width="614" height="393" /></a></p>
<p>Fonti: <em><a href="http://www.justice.gov/opa/pr/2012/January/12-crm-074.html" target="_blank">Justice.gov</a>,<a href="http://malditech.corriere.it/2012/01/20/megaupload-e-il-tesoretto-di-kim-dotcom/" target="_blank"> Corriere</a></em></p>
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		<title>Google Zeitgeist 2011, Rebecca Black è la più cercata dell&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 11:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[zeitgeist]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno Google pubblica il suo Zeitgeist, il resoconto sulle parole più cercate dell&#8217;anno sul motore di ricerca più popolare e usato al mondo, nonché sito con maggior numero di visite in assoluto. Sono molte le sezioni in cui è divisa la presentazione e si può curiosare per ogni diverso stato del mondo quali sono state [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno Google pubblica il suo <em><strong>Zeitgeist</strong></em>, il resoconto sulle parole più cercate dell&#8217;anno sul motore di ricerca più popolare e usato al mondo, nonché sito con maggior numero di visite in assoluto.</p>
<p>Sono molte le sezioni in cui è divisa la presentazione e si può curiosare <strong>per ogni diverso stato del mondo</strong> quali sono state le parole, le persone e le frasi più cercate dell&#8217;anno. Cliccando sulle posizioni della top-ten si può leggere <strong>l&#8217;analisi di Google</strong> per ogni voce, davvero immediata e precisa.</p>
<p>Dando un&#8217;occhiata alla schermata globale, a sorpresa in prima posizione assoluta <strong>Rebecca Black</strong>: la giovanissima cantante americana (13 anni) è diventata popolare quando il suo singolo, <em>Friday</em>, è stato definito il &#8220;<strong>più brutto della storia</strong>&#8220;. Fans ed haters non hanno fatto altro che lavorare insieme per trasformarla nel personaggio più popolare dell&#8217;anno, con milioni di singoli venduti e<strong> 167 milioni di visite</strong> su Youtube per il suo primo video.</p>
<p>Su 10 posizioni, ben 3 sono occupate da parole legate al mondo <strong>Apple</strong>: iPhone 5 (telefono non ancora arrivato nei negozi!), iPad 2 (incredibili le vendite in questo anno solare) e ovviamente Steve Jobs, co-fondatore della società recentemente scoparso a soli 56 anni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/zeitgeist.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3057" title="zeitgeist" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/zeitgeist.png" alt="" width="589" height="314" /></a></p>
<p><span id="more-3056"></span></p>
<p style="text-align: left;">Sorprende il fatto che non ci sia nemmeno un film tra le parole più ricercate, mentre compare<strong> un videogioco</strong>. Scontata la presenza del terribile<strong> terremoto</strong> avvenuto in Giappone a marzo, mentre tra le star più ricercate abbiamo il defunto<strong> Ryan Dunn</strong> (attore di Jackass) e la cantante <strong>Adele</strong>, che ha venduto più di tutti in questo 2011 (oltre 10 milioni di album).</p>
<p style="text-align: left;">Andando a curiosare cosa è successo negli ultimi 12 mesi<strong> in ITALIA</strong>, tra le parole più cercate in assoluto c&#8217;è (Marco) <strong>Simoncelli</strong>, giovane pilota morto ad ottobre in seguito ad un terribile incidente durante una gara.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PAROLE più cercate</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.29.50.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3058" title="più cercate" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.29.50.png" alt="" width="220" height="417" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Tra le persone più cercate ovviamente in prima posizione c&#8217;è sempre Simoncelli, mentre a sorpresa troviamo <strong>Lamberto Sposini</strong> al secondo posto (in seguito al terribile problema di saluta per il quale ha rischiato di morire).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PERSONE più cercate</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.19.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3059" title="persone più cercate" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.19.png" alt="" width="215" height="424" /></a>Tra i film più cercati in testa troviamo <em><strong>Fast &amp; Furious 5</strong></em>, grande successo in Italia (11 milioni di euro) che nel mondo. Fa sorridere che nella top-ten rientrino pellicole che poi hanno incassato pochissimo nel nostro paese, come <em><strong>Il Grinta, Boris-Il Film, Dylan-Dog, Conan il Barbaro</strong></em> e <em><strong>Scream 4</strong></em> (non arriviamo a 10 milioni se sommiamo i totali) mentre mancano grandi successi come <em><strong>Harry Potter</strong></em> o <em><strong>Pirati dei Caraibi</strong></em>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>FILM più cercati</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.35.29.png"><img class="size-full wp-image-3068" title="film più ricercati" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.35.29.png" alt="" width="217" height="412" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Tra <strong>le news</strong> invece spiccano come sempre i casi di <strong>cronaca nera</strong>, grande passione degli italiani insieme alle squadre di calcio, ai social network e al Grande Fratello.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.35.13.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3066" title="news" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.35.13.png" alt="" width="216" height="422" /></a>Google ha pubblicato poi una serie di classifiche che ci aiutano a capire e conoscere meglio i <strong>gusti, i desideri </strong>e<strong> le ansie</strong> degli italiani. Diamo un&#8217;occhiata insieme:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>I SIGNIFICATI più cercati</strong> (significato di&#8230;)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.33.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3060" title="termini più cercati" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.33.png" alt="" width="217" height="422" /></a><strong>I SOGNI più cercati</strong> (Ho sognato&#8230;)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.42.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3061" title="sogni" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.42.png" alt="" width="216" height="412" /></a><strong>LE PAURE più diffuse</strong> (Ho paura di&#8230;)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.55.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3062" title="paure" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.34.55.png" alt="" width="219" height="419" /></a><strong>COME FARE&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.36.13.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3063" title="come fare" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.36.13.png" alt="" width="220" height="417" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>I CIBI più cercati</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.36.131.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3069" title="cibi" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/Schermata-12-2455912-alle-12.36.131.png" alt="" width="220" height="417" /></a></p>
<p>Ecco infine un video preparato da Google, che racchiude un intero anno in alcune sequenze significative:</p>
<p><iframe width="640" height="366" src="http://www.youtube.com/embed/SAIEamakLoY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.googlezeitgeist.com/en">Google</a></p>
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		</item>
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		<title>Siae contro tutti: le domande a cui non ha ancora risposto la Società Italiana degli Autori ed Editori.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/siae-contro-tutti-le-domande-a-cui-non-ha-ancora-risposto-la-societa-italiana-degli-autori-ed-editori-2849</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 14:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[SIAE]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Ercolani]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefania Ercolani, direttore dell'Ufficio Multimedialità della Siae replica ancora a chi contesta la pretesa della Siae di far pagare ai siti internet i diritti sulle musiche dei trailer che trasmettono. Perché, dice, è come mettere un CD in discoteca. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto tra <strong>la rete e il diritto d&#8217;autore</strong> è sempre stato un tema caldissimo. Ma stavolta (come abbiamo già scritto su <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/il-ritorno-della-siae-lo-zombie-che-voleva-tassare-il-web-2802">queste pagine</a>) non si parla di download illegale o di interi film divulgati in streaming, magari in contemporanea all&#8217;uscita nelle sale. Si parla di <strong>trailer</strong>, che promuovono film e che quindi tutti avevamo identificato come <strong>pubblicità</strong>. Magari più interessante di quella di un detersivo, ma pur sempre pubblicità. E invece no, p<strong>er la Siae i trailer sono un mezzo di trasmissione per la musica</strong> (a volte quella delle colonne sonore, altre volte hit scelte appositamente dai produttori per spingere il film), e in quanto tale per essere diffuso via internet ha bisogno di<strong> un&#8217;apposita licenza</strong>, come se ci si mettesse a proiettare un DVD in una pubblica piazza&#8230;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2852" title="play" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/play.png" alt="" width="427" height="344" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-2849"></span></p>
<p>Il paragone, senza dubbio &#8220;interessante&#8221;, è rilanciato da <strong>Stefania Ercolani</strong>, direttore dell&#8217;<strong>Ufficio Multimedialità della Siae</strong>, in un&#8217;altra intervista al magazine <a href="http://punto-informatico.it/3331310/PI/Interviste/trailer-nuove-risposte-siae.aspx"><em>Punto Informatico</em></a>, in cui si ribadisce il concetto per cui non ha importanza se i diritti per l&#8217;inserimento di quella musica in quel trailer sono stati già pagati dal produttore o dal distributore:</p>
<p><em>&#8220;La musica inserita nel video, sia esso promozionale o di altra natura, è utilizzata da un sito web, e sono quindi gli utilizzatori, cioè i titolari del sito, a dover corrispondere i diritti così come &#8211; vedi gli esempi precedenti &#8211; sono le emittenti o i proprietari di discoteche a pagare per le musiche che trasmettono o diffondono&#8221;.</em></p>
<p><strong>I siti internet insomma sono come le discoteche</strong>. Peccato che le discoteche offrano <strong>musica</strong>, i siti incriminati, invece, <strong>informazione</strong>, e che i trailer vengano diffusi dalle case di produzione e distribuzione insieme al resto del materiale stampa, come interviste, foto, clip del film e tanto altro.  Meno male che almeno le locandine dei film non suonano&#8230; Ad ogni modo, un altro punto controverso, è proprio la tipologia di musica che avrebbe bisogno di autorizzazione: secondo <strong>Ercolani</strong> infatti, la licenza<em> &#8220;riguarda siti che hanno trailer, spezzoni ed altri contenuti video con colonne musicali fino a 10 ore di durata, non un estratto inferiore a 40 secondi&#8221;</em>. Ma il monte ore si riferisce ai trailer eventualmenti coperti dalla licenza (che lo ricordiamo ha il costo minimo di 1800 euro l&#8217;anno). Non si capisce perciò se questi fatidici 40 secondi (e nei teaser trailer non è che ne entrino molti di più) costiuiscano  comunque trasmissione di musica, e ancora meno come ci i debba comportare con i video stranieri.</p>
<p>Interrogata sul tema, la responsabile della <strong>Siae</strong> sottolinea semplicemente come a venire in rilievo siano solo i<em> &#8220;<strong>siti che ricadono sotto la legge italiana</strong> e che usano <strong>musiche amministrate dalla Siae</strong>&#8220;</em>. Invitiamo perciò i siti ad aggiornarsi costantemente su tutti <strong>i brani tutelati dalla Società Italiana degli Autori ed Editori</strong>, in modo da capire quando preoccuparsi e quando no. E pensare che negli USA,<strong> YouTube</strong> ha vinto il primo grado di giudizio c<strong>ontro il colosso mediatico Viacom</strong> (leggi il nostro <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/viacom-vs-google-si-riaccende-la-battaglia-sul-copyright-2742">resoconto</a>) proprio grazie al <em>Digital Millennium Copyright Act</em>, in cui viene stabilito che sono i detentori dei diritti a dover monitorare il corretto utilizzo dei propri contenuti, in quanto sono gli unici a sapere con esattezza quali hanno diffuso, quali appartengono a loro e che uso desiderano che ne venga fatto sul web. Al video provider spetta solo l&#8217;obbligo di rimuovere prontamente i materiali una volta ricevuta la segnalazione che violano il copyright. Un impianto normativo che tra l&#8217;altro dovrebbe corrispondere a quello recentemente studiato dall&#8217;Agcom. A proposito di <strong>YouTube</strong>, ovviamente anche il portale di Google paga pegno alla iae, ma questo non basta per poter usare i suoi trailer, poiché quella licenza <em>&#8220;copre l&#8217;embedding di video in siti non commerciali a condizione che i materiali siano stati correttamente licenziati all&#8217;origine. Non possiamo quindi rispondere per Google, che detiene le informazioni sui contenuti grazie al sistema Content ID&#8221;</em>.</p>
<p>E se finora sembrava che non ci fosse dubbio sul fatto che<strong> gli unici siti a rischio</strong> fossero quelli rientranti nella generica definizione di <strong>&#8220;commerciali&#8221;</strong> (e un blog corredato di GoogleAds, come lo categorizziamo?), ora vacilla anche questa certezza. <strong>Stefania Ercolani</strong> sottolinea infatti come la politica di Siae preveda di invitare alla &#8220;regolarizzazione&#8221; in via prioritaria<strong> i siti che fanno capo ad aziende con un loro fatturato.</strong> Ma <em>&#8220;la legge sul diritto d&#8217;autore (quella italiana come quella degli altri paesi  occidentali) prevede che qualsiasi uso debba essere autorizzato. Quindi indipendentemente dalle scelte aziendali della SIAE, gli autori possono ritenere che la presenza in certi siti o in certi social network non siano compatibili con la presenza delle loro opere e agiscano di conseguenza&#8221;</em>. L&#8217;intervistata si affretta però a specificare che <strong>un conto è la pagina Facebook del &#8220;ragazzino che dialoga con i suoi amici&#8221;</strong>, <strong>un altro quello della casa discografica o del negozio di musica</strong> (e immaginiamo, della testata web). Perciò il ragazzino è libero di violare il copyright perché è tra amici mentre la testata ci guadagna e quindi deve pagare? Eppure non sembra questa la ratio con cui la stessa Società di solito si batte contro la fruizione di contenuti illegali online.</p>
<p>Più la Siae risponde, insomma, più si sollevano domande. E anche decise reazioni da parte delle categorie del settore, per cui vi rimandiamo al nostro <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/siae-contro-tutti-si-mobilitano-lanica-i-distributori-e-i-100-autori-ma-e-ancora-scontro-sulla-licenza-per-pubblicare-trailer-online-2846">riassunto</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://punto-informatico.it/3331310/PI/Interviste/trailer-nuove-risposte-siae.aspx">Punto Informatico</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/siae-contro-tutti-le-domande-a-cui-non-ha-ancora-risposto-la-societa-italiana-degli-autori-ed-editori-2849/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>I Soliti Idioti sfida La Kryptonite nella Borsa, le previsioni di incasso</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/i-soliti-idioti-sfida-la-kryptonite-nella-borsa-le-previsioni-di-incasso-2818</link>
		<comments>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/i-soliti-idioti-sfida-la-kryptonite-nella-borsa-le-previsioni-di-incasso-2818#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 16:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Box Office]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cineguru.screenweek.it/?p=2818</guid>
		<description><![CDATA[Anche su questo fine settimana vengono riposte grandi aspettative sulle pellicole in uscita, ma anche su quelle già in sala da una settimana. Il maltempo in arrivo sulla nostra penisola (al nord già da oggi) certamente darà una mano per attirare gli spettatori in sala, di cui una buona fetta risulta latitante ormai da mesi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Anche su questo fine settimana vengono riposte grandi aspettative sulle pellicole in uscita, ma anche su quelle già in sala da una settimana. Il maltempo in arrivo sulla nostra penisola (al nord già da oggi) certamente darà una mano per attirare gli spettatori in sala, di cui una buona fetta risulta latitante ormai da mesi.</p>
<p style="text-align: left;">Grande interesse suscita l&#8217;uscita della commedia <em><strong><a href="http://www.screenweek.it/film/27751-I-soliti-idioti">I Soliti Idioti</a></strong></em>, di Enrico Lando con Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, che sbarca addirittura in <strong>485 sale</strong>. Segue<em><strong> Il Domani che verrà</strong></em> (200 sale), 140 le copie per <em><strong>La Kriptonite nella Borsa</strong></em>, 150 per <em><strong>Warrior</strong></em>, 45 sale <em><strong>Pina 3D</strong></em> (solo 15 in 3D), <em><strong>Il mio domani</strong></em> 15 sale e solo 10 per <em><strong>S(ex) List</strong></em>.</p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Quanto incasseranno le pellicole nel weekend e chi salirà sul podio? </strong></em>Iniziamo ora a scoprire quali sono le previsioni del sito<em><strong> Screenweek</strong></em>, pubblicate questa mattina a <a href="http://blog.screenweek.it/2011/11/485-sale-per-i-soliti-idioti-che-sfida-warrior-e-la-kriptonite-nella-borsa-146344.php">questo link:</a></p>
<p style="text-align: center;"><a class="embed-screenweek" href="http://www.screenweek.it/film/27751-I-soliti-idioti/poster/150221"><img class="aligncenter" src="http://static.screenweek.it/2011/10/22/i-soliti-idioti-poster-italia.jpg" alt="I soliti idioti Poster Italia" width="314" height="448" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-2818"></span></p>
<table class="boxoffice" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<th>#</th>
<th>Titolo</th>
<th>Incasso €</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>1)</strong></td>
<td><strong>I SOLITI IDIOTI</strong></td>
<td><strong>3.1 milioni euro</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>2)</td>
<td>LA PEGGIOR SETTIMANA&#8230;</td>
<td>1.9 milioni</td>
</tr>
<tr>
<td>3)</td>
<td>LE AVVENTURE DI TINTIN</td>
<td>820mila</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td><strong><br />
</strong></td>
<td><strong>IL DOMANI CHE VERRA&#8217;</strong></td>
<td><strong>400mila</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong><br />
</strong></td>
<td><strong>LA KRYPTONITE&#8230;</strong></td>
<td><strong>400mila</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong><br />
</strong></td>
<td><strong>WARRIOR </strong></td>
<td><strong>300mila </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: left;">A fatica <em>Screenweek</em> esplicita il reale potenziale della commedia tratta dalla striscia comica di Mtv. Molto attesa dai giovanissimi, Medusa ne approfitta per farla sbarcare in ben <strong>485 copie e</strong> la media rischia di far registrare una media superiore ai 6mila euro per sala e un incasso di circa 3 milioni di euro. Sia <em>La Peggior Settimana della Mia vita</em> che <em>Tintin</em> dovrebbero far registrare cali ridotti, anche grazie all&#8217;aumento del numero di spettatori nel weekend. Lontane dal podio le nuove uscite, ma dovrebbe essere <em><strong>La Kryptonite nella Borsa</strong></em> a far registrare la media più elevata.</p>
<p style="text-align: left;">Scopriamo invece se gli utenti della <em><strong><a href="http://www.screenweek.it/round">Boxoffice Cup</a> </strong></em>hanno un&#8217;opinione differente. Ecco le loro previsioni medie:</p>
<table class="boxoffice" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<th>#</th>
<th>Titolo</th>
<th>Incasso €</th>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><strong>LA PEGGIOR SETTIMANA</strong></td>
<td><strong>1.728.000</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><span class="Apple-style-span" style="font-weight: 800;">I SOLITI IDIOTI</span></td>
<td><strong>1.286.000</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><span class="Apple-style-span" style="font-weight: 900;">LE AVVENTURE DI TINTIN </span></td>
<td><strong>726.000</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Non c&#8217;è mai stata <strong>così tanta differenza</strong> tra le previsioni di incasso di <em>Screenweek</em> e quelle degli utenti della <em>Boxoffice Cup</em>. Loro posizionano in prima posizione <em>La Peggior Settimana della Mia Vita</em> con un calo più cospicuo, mentre non credono che <em>I Soliti Idioti</em> possa fare boom. C&#8217;è concordanza invece sulla terza posizione di Tintin, anche sull&#8217;incasso.</p>
<p>Il sito <em><strong>Cineblog</strong></em> ha chiesto ai suoi utenti quanto incasserà secondo loro la commedia <em><strong>I Soliti Idioti</strong></em>.</p>
<p>Secondo il <em>Dott. Apocalypse</em> il film incasserà <strong>2.58 milioni di euro</strong>, mentre ben il 37% credo che non possa raggiungere nemmeno il milione di euro. Il 22% ritiene incasserà una cifra compresa tra uno e due milioni di euro, il 23% rientra nel range tra i 2-3 milioni mentre il 17% concorda con <em>Screenweek</em> e ritiene possa incassare più di 3 milioni.</p>
<p style="text-align: left;">La sfida è aperta e solo<strong> lunedì mattina</strong> esaminando la classifica italiana e scopriremo chi aveva ragione e <strong>quale previsione si è rivelata essere la più corretta.</strong></p>
<p><script src="http://www.screenweek.it/j/embed.js" type="text/javascript"></script><script type="text/javascript">swEmbed('movie', 27751, { 'width':640, 'theme':'dark' });</script></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Agis scrive a Governo e Parlamento: propone una ricetta per lo spettacolo da inserire nel Decreto Sviluppo</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/lagis-scrive-a-governo-e-parlamento-propone-una-ricetta-per-lo-spettacolo-da-inserire-nel-decreto-sviluppo-2751</link>
		<comments>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/lagis-scrive-a-governo-e-parlamento-propone-una-ricetta-per-lo-spettacolo-da-inserire-nel-decreto-sviluppo-2751#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 22:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione]]></category>
		<category><![CDATA[Agis]]></category>
		<category><![CDATA[Decreto Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Letta]]></category>
		<category><![CDATA[ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan]]></category>
		<category><![CDATA[tax credit]]></category>
		<category><![CDATA[tax credit e tax shelter per il cinema]]></category>
		<category><![CDATA[tax shelter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cineguru.screenweek.it/?p=2751</guid>
		<description><![CDATA[Un quadro normativo certo e il riordino per lo spettacolo dal vivo, più una serie di razionalizzazioni e la richiesta di salvaguardare tax credit e tax shelter per il cinema. Ecco alcune delle proposte inviate dall Agis a Governo, Camera e Senato per un sostegno immediato e fattivo all'industria culturale italiana. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adozione urgente di provvedimenti che non comportano maggiori oneri per lo Stato e  la <strong>conservazione di tax credit e tax shelter per il cinema</strong>: questi alcuni dei punti focali della serie di proposte inviate dalla presidenza dell’<strong>Agis </strong>(Associazione Generale Italiana Spettacolo) alle istituzioni italiane, in particolare al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio <strong>Gianni Letta</strong>, al ministro per i Beni e le Attività Culturali <strong>Giancarlo Galan</strong> e alle<strong> commissioni parlamentari </strong>in cui pendono disegni legislativi che potrebbero apportare benefici concreti e immediati all&#8217;industria culturale.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2752" title="parlamento" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/parlamento.jpg" alt="" width="580" height="338" /></p>
<p><span id="more-2751"></span>Il documento redatto dall&#8217;associazione, e riportato dal <a href="http://www.giornaledellospettacolo.it/index.php/il-giornale/news/8353-agis-le-proposte-per-lo-sviluppo-presentate-a-governo-e-parlamento.html"><em>Giornale dello Spettacolo</em></a>, si divide in due parti. Una è dedicata alle <strong>misure che potrebbero essere inserite nel</strong> <strong>Decreto Sviluppo</strong>, e perciò inviate all&#8217;attenzione del Governo, mentre la seconda è indirizzata a Camera e Senato e riguarda le proposte che potrebbero essere sbloccate per sostenere appunto quello sviluppo a cui punta la manovra.</p>
<p>Del primo comparto fanno parte: la richiesta di mantenere intatto il<strong> credito d&#8217;imposta e la detassazione degli utili per le produzioni cinematografiche, gli esercenti impegnati nella conversione delle sale al digitale e per gli investimenti di soggetti esterni al settore</strong>, come ad esempio le banche; la proposta di una norma sui <strong>compensi agli organi societari </strong>delle istituzioni culturali e sul numero dei <strong>componenti </strong><strong>di tali organi; </strong>l’utilizzo, a costo zero per l&#8217;Erario, delle <strong>risorse Enpals </strong>per estendere al personale artistico <strong>l&#8217;indennità di disoccupazione</strong> e provvedimenti per la <strong>riduzione del costo del lavoro giovanile</strong>; l&#8217;ampliamento alle imprese di spettacolo dello <em>status</em> di <strong>“imprese turistiche”</strong><strong>;</strong><strong> </strong>l&#8217;esclusione, sempre senza oneri per le finanze pubbliche, dei contributi ordinari alle attività di spettacolo dal <strong>pagamento dei diritti d’autore</strong>; l’applicazione del <strong>decreto buttafuori per la musica popolare</strong> e, infine, l’<strong>esenzione </strong><strong>dal pagamento dell&#8217;</strong><strong>Iva </strong><strong>per i </strong><strong>contratti di scrittura</strong>.</p>
<p>Al Senato, l&#8217;Agis chiede di estendere anche alle imprese dello spettacolo le <strong>agevolazioni previste a livello comunitario per le PMI</strong> e di riportare all&#8217;ordine del giorno il <strong>disegno di legge </strong>su<strong> Disposizioni generali in materia di promozione delle </strong><strong>attività cinematografiche </strong><strong>e audiovisive</strong>.</p>
<p>Tre sono invece i provvedimenti fermi alla Camera di cui l&#8217;Associazione chiede una tempestiva approvazione. Il primo è <em>“Modifiche alla legge 18 marzo 1968, n.337, e all’articolo 7 della legge 29 marzo 2001, n.135 in materia di spettacolo viaggiante e di parchi di divertimento, nonché alla legge 27 luglio 1978, n.392 per la tutela delle attività alberghiere, teatrali e cinematografiche”</em>, e a detta dell&#8217;Agis, si tratta di <strong>&#8220;</strong><strong>norme ordinamentali&#8221;</strong><strong> </strong>che potrebbero agilmente essere approvate senza costi aggiuntivi. Le altre due misure vanno sotto il nome di “<em>Disposizioni per la tutela professionale e previdenziale, nonché interventi di carattere sociale in favore dei lavoratori dello spettacolo”</em> e la tanto discussa ma mai varata <strong><em>“Legge quadro per lo spettacolo dal vivo”</em></strong>. Ciò che più preme, in relazione a questi due tesi legislativi, è di ottenere <strong>un quadro normativo  ben definito</strong> sia per quel che concerne la<strong> previdenza e la protezione sociale per i lavoratori dello spettacolo</strong>, giudicata dall&#8217;Agis tuttora inadeguata, sia per quanto riguarda la <strong>divisione delle competenze tra Stato centrale e autorità regionali</strong>. Rimane inoltre, la questione del <strong>riordino dell&#8217;intero settore</strong>, con un focus specifico su ogni singolo comparto (attività liriche e musicali, teatrali, di danza, circensi e spettacolo viaggiante) che pur essendo evocato da anni sia dagli operatori che dai regolatori a livello bipartisan, non è riuscito ancora oggi a tradursi in legge. <strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.giornaledellospettacolo.it/index.php/il-giornale/news/8353-agis-le-proposte-per-lo-sviluppo-presentate-a-governo-e-parlamento.html"><em>Giornale dello Spettacolo</em></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/lagis-scrive-a-governo-e-parlamento-propone-una-ricetta-per-lo-spettacolo-da-inserire-nel-decreto-sviluppo-2751/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Cristina Loglio, coordinatrice del progetto Schermi di Qualità</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/intervista-a-cristina-loglio-coordinatrice-del-progetto-schermi-di-qualita-2723</link>
		<comments>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/intervista-a-cristina-loglio-coordinatrice-del-progetto-schermi-di-qualita-2723#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 15:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizio]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Loglio]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Schermi di Qualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cineguru.screenweek.it/?p=2723</guid>
		<description><![CDATA[Abbiamo parlato in diverse occasioni del progetto Schermi di Qualità, l’unico programma pubblico a sostegno delle sale che orientano la propria programamzione al prodotto d&#8217;autore. Durante l&#8217;ultimo Festival di Venezia erano stati presentati alcuni dati relativi al progetto insieme a considerazione di carattere generale (qui il nostro resoconto) mentre ai recenti Incontri del Cinema d&#8217;Essai di Mantova si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo parlato in diverse occasioni del progetto <strong>Schermi di Qualità</strong>, l’unico programma pubblico a sostegno delle sale che orientano la propria programamzione al prodotto d&#8217;autore. Durante l&#8217;ultimo <em>Festival di Venezia</em> erano stati presentati alcuni dati relativi al progetto insieme a considerazione di carattere generale (<a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/09/schermi-di-qualita-a-venezia-presentati-i-risultati-del-programma-del-mibac-a-sostegno-del-cinema-d’autore-2542">qui il nostro resoconto</a>) mentre ai recenti <strong><a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/il-futuro-del-cinema-dessai-la-tavola-rotonda-agli-incontri-di-mantova-2011-2686">Incontri del Cinema d&#8217;Essai</a></strong> di Mantova si è tenuta proprio una tavola rotonda dedicata.</p>
<p>Torniamo oggi a parlare di<em> Schermi di Qualità</em> con la sua coordinatrice <strong>Cristina Loglio</strong>, che ci ha raccontato come effettivamente è nato il progetto, di come si è evoluto negli anni e delle sue potenzialità.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/SchermiQualita.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2543" title="SchermiQualita" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/09/SchermiQualita.jpg" alt="" width="250" height="228" /></a><br />
<span id="more-2723"></span><br />
<em><strong>Dott.ssa Loglio, com&#8217;è nato Schermi di Qualità e su quali basi poggia? </strong></em></p>
<blockquote><p>Il progetto di <em>Schermi di Qualità</em> è nato dalla volontà di assicurare ad ogni film, italiano ed europeo di qualità, la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto. La produzione di ogni film in qualche modo corrisponde al diritto di espressione dell’autore, e del produttore che lo realizza. Ma quando un film viene realizzato, soprattutto un film d’autore, è pensato naturalmente perché arrivi al pubblico. Questo non è sempre il caso: la produzione e la distribuzione di un film in sala non sono automaticamente associate. Una parte significativa infatti delle pellicole prodotte in Italia non arriva alle sale e non arriva quindi al pubblico. Il <em>Ministero dei Beni e delle Attività Culturali</em>, in particolare la <em>Direzione Nazionale Cinema</em>, si è interrogato quindi insieme agli esercenti cinematografici per trovare un modo che permettesse a tutte le pellicole di arrivare in sala. L’obiettivo era quello di una <strong>distribuzione “sostanziale”</strong> anche nelle giornate cruciali del sabato e della domenica, e quindi non solo formale come può essere la proiezione ad una particolare rassegna.<br />
Otto anni fa Cinecittà creò un primo sistema (il progetto <em>Centocittà</em>) per far sì che i film venissero nelle sale di tutta Italia, che si basava sulle candidature delle sale. Venivano poi scelte 100 sale esclusivamente di città medio-piccole, e quelle selezionate che a fine anno dimostravano di aver rispettato i parametri richiesti venivano ricompensate con un importo abbastanza cospicuo, tale da colmare il gap che queste sale assumevano programmando pellicole obiettivamente meno commerciali.<br />
Sei anni fa l’<strong>Agis</strong> (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) assunse un ruolo di primo piano venendo incontro al fatto che anche i centri urbani maggiori iniziavano a soffrire della mancanza di prodotti di qualità. Il progetto cambiò nome e divenne appunto Schermi di Qualità e venne affidato all’Agis, che vi collegò trsversalmente tutte le associazioni dell’esercizio cinematografico come l’Anec, la Fice, l&#8217;Acec e poi anche l’Anem.<br />
Oggi siamo alla<strong> VI Edizione</strong> e le sale iscritte sono circa <strong>750</strong>, più o meno il 20% degli schermi italiani. Chi è iscritto al programma offre la garanzia che i film italiani ed europei di qualità verranno programmati con continuità e nei giorni e negli orari “pregiati”, sapendo che hanno l’obbligo di raggiungere dei minimi piuttosto importanti. Chi raggiunge a fine anno gli obiettivi prefissati divide con le altre sale in parti uguali il contributo messo a disposizione dal Ministero.</p></blockquote>
<p><em><strong>Qual&#8217;è l&#8217;entità del budget annuale che viene stabilito? La crisi economica ha influito sul rifinanziamento per questa nuova edizione?</strong></em></p>
<blockquote><p>L’andamento storico annuale dei finanziamenti è sempre oscillato tra i 3 e i 3.5 milioni di euro. Quest’anno, a fronte dei tagli pesantissimi, la cifra sarà certamente inferiore. Pare che il Ministro abbia firmato da pochi giorni il progetto speciale, anche se non abbiamo ancora in mano la documentazione ufficiale, che stanzierebbe <strong>2.250.000 euro</strong>. Va aggiunto un ulteriore contributo per un’edizione breve, quadrimestrale, che permetta agli Schermi di Qualità di allinearsi con l’anno solare, e dovrebbe essere di circa 750mila euro.</p></blockquote>
<p><em><strong>Uno dei temi caldi attualmente è quello della digitalizzazione completa delle sale italiane. Le principali major cinematografiche vogliono abbandonare la pellicola entro il 2013. Questo come influirà sul progetto Schermi di Qualità?</strong></em></p>
<blockquote><p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Loglio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2725" title="Loglio" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/Loglio.jpg" alt="" width="218" height="272" /></a>Gli Schermi di Qualità appartengono a tutte le tipologie di sale. Abbiamo monoschermi, abbiamo piccole e raffinate multisale di città ma anche schermi dei più grossi multiplex. Ci sono parecchie multisala di città che si sono già attrezzate per la digitalizzazione, ma non con tutti gli schermi. Ci sono invece monosale che rischiano di essere le più sofferenti perché sono quelle che faticano maggiormente ad ammortizzare un intervento così forte. Queste sono le sale che stanno aspettando più di altre l’insieme di provvidenze che lo Stato (con il tax credit) e molte Regioni italiane hanno promesso di fornire. Certo, la difficoltà di approvvigionarsi con un prodotto di qualità potrebbe essere un problema. Va anche detto che i distributori indipendenti, quelli che sono più sensibili al prodotto di qualità, sono probabilmente ancor più schiacciati degli esercenti e costituiscono <strong>l’anello della catena più in ritardo</strong> sul processo di digitalizzazione, perché non riescono ad affrontare tutti i costi. La digitalizzazione è quindi una problematica molto sentita, ma paradossalmente il fatto che proprio i distributori dei film <em>più intelligenti</em> siano più in ritardo degli altri, potrebbe mettere le<em> sale intelligenti</em> in condizione di continuare con la pellicola un po’ più a lungo. Questo permette di circoscrivere il problema in termini diversi.</p></blockquote>
<p><em><strong>C&#8217;è qualche punto in particolare di Schermi di Qualità su cui vorrebbe apportare delle modifiche? </strong></em></p>
<blockquote><p>Ci siamo sentiti più volte sull’argomento con il Professor Celata, che insieme al suo team dell’Università La Sapienza ci segue da anni. Schermi di Qualità può essere considerato con un non-brand di successo, ed il suo successo è in parte legato al fatto di essere poco vivo dal punto di vista della comunicazione. Da una parte questo mi dispiace e vorrei quindi <strong>una maggiore visibilità</strong>, ma capisco che una certa discrezione è allo stesso tempo un elemento del suo successo<em>.</em></p></blockquote>
<p><em><strong>Come può interagire il progetto Schermi di Qualità con i principali canali da cui passano attualmente le informazioni sul settore cinema? Come si può collaborare?</strong></em></p>
<blockquote><p>Stiamo iniziando a creare dei ponti tra nuovi soggetti, ad esempio attivi nel campo dei social network, con i film di qualità perché sembra che il nostro pubblico e le nostre sale siano le più adatte per stabilire un rapporto con il vostro tipo di utenti. Stiamo cercando di capire come <strong>geolocalizzare i nostri più affezionati frequentatori</strong>, per aiutare le sale a creare un rapporto diretto e per informare direttamente tramite appunto i social network. Io penso che far sapere che una sala proietta i film che piacciono a quel determinato spettatore, anzi meglio dove c’è più di una sala, sia fondamentale. Non dimentichiamoci tuttavia che buona parte della popolazione italiana vive in zone pochissimo servite da cinema e dove pochi cinema proiettano un po’ di tutto mentre gli <em>Schermi di Qualità</em> fanno un grandissimo sforzo per essere riconoscibili.</p></blockquote>
<p><em>Schermi di qualità</em> ha certamente il pregio di <strong>avvicinare il pubblico al cinema di qualità</strong> aumentando la probabilità che venga programmato anche in situazioni in cui la domanda è al momento bassa. Proprio attraverso questo meccanismo permette di conoscere un cinema che altrimenti, in molti situazioni, non avrebbe possibilità. E&#8217; un meccanismo che aiuta il mercato, ma allo stesso tempo si basa comunque su scelte libere degli operatori, fuori quindi dalle logiche di altri meccanismi che hanno suscitato negli anni ben più di una polemica. (Per maggiori informazioni potete andare sul sito <a href="http://www.schermidiqualita.it/">www.schermidiqualita.it</a>).</p>
<p>Questa intervista è il primo passo di <em>Cineguru</em> in un percorso che ci porterà alla <strong>scoperta del settore cinema</strong> in Italia, con i suoi meccanismi, i suoi pregi ed i suoi difetti. Tornate a trovarci anche nelle prossime settimane.</p>
<p>Fonte: <em>cineguru</em></p>
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		<title>Tutti pazzi per il VOD: dai 100Autori a De Laurentiis, cresce l&#8217;interesse per l&#8217;on demand</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/tutti-pazzi-per-il-vod-dai-100autori-a-de-laurentiis-cresce-linteresse-per-lon-demand-2731</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 10:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[100 Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione dei 100 Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Aurelio De Laurentiis]]></category>
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		<category><![CDATA[premium VOD]]></category>
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		<category><![CDATA[Universal Pictures]]></category>
		<category><![CDATA[Vod]]></category>

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		<description><![CDATA["C'è una platea enorme per il grande spettacolo del cinema, ma una fetta la perdiamo" dichiara De Laurentiis, che propone di azzerare la window per l'uscita in VOD dei film, mentre i 100Autori cercano un difficile armistizio con i provider. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mercato USA dell&#8217;intrattenimento è ormai chiaro come il <strong>VOD</strong> sia la <strong>prossima frontiera</strong> che le industrie del cinema e della tv cercheranno di conquistare a titolo di compensazione dei cali registrati in altri settori strategici. In questa direzione si dirigono gli Studios hollywoodiani come <strong>Universal Pictures</strong>, che nelle ultime settimane ha riempito le cronache con il tentativo, poi abbandonato a causa della ribellione degli esercenti, di lanciare la sua commedia di punta <a href="http://www.screenweek.it/film/25310-Tower-Heist"><em>Tower Heist</em></a> in <strong>premium VOD a sole tre settimane dall&#8217;uscita</strong> nelle sale e al prezzo di circa<strong> 60 dollari</strong>. In Italia, ovviamente, questa nuova modalità di distribuzione dei contenuti audiovisivi costituisce una realtà molto meno strutturata, ma  il <strong>VOD</strong> comincia comunque a insinuarsi con maggior insistenza nel dibattito riguardo al rilancio del mercato del cinema.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2735" title="vod" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/vod1.jpg" alt="" width="599" height="298" /></p>
<p><span id="more-2731"></span>Ieri, in particolare, dal Napoli Film Festival <strong>Aurelio De Laurentiis</strong> si è schierato a favore dell&#8217;<strong>uscita dei film in contemporanea nelle sale e on line</strong>. Come riportato da <a href="http://news.cinecitta.com/news.asp?id=36135"><em>Cinecittà News</em></a>, il patron di <strong>Filmauro</strong> si è detto convinto che le attuali modalità di distribuzione non riescano a intercettare ampie fasce di pubblico: <em>&#8220;Tutti hanno diritto di poter avere accesso ai film quando escono, ma quando arrivano al cinema molti non possono vederlo, magari perché hanno un bambino piccolo o sono anziani e per loro è difficile uscire alla sera&#8221;</em>. Una difficoltà riscontrata dal produttore e distributore  anche per titoli importanti  come i vincitori degli Oscar, il che lo porta a credere che ci sia <strong><em>&#8220;una platea enorme per il grande spettacolo del cinema, ma una fetta la perdiamo&#8221;</em></strong>.</p>
<p>La proposta? <em>&#8220;Facciamo uscire i film in sala e magari nello stesso giorno rendiamoli visibili anche sul pc&#8221;</em>, ovviamente al prezzo maggiorato di <strong>circa 30 euro</strong> poiché da casa <em>&#8220;un film lo vedono in 4-5 persone&#8221;</em>, e di questo importo<em> &#8220;diamo il 10% agli esercenti&#8221;</em>. <strong>De Laurentiis</strong> si allinea così ai recenti esperimenti delle major, non solo <strong>Universal</strong> ma anche <strong>Warner Bros, Fox e Sony</strong>, che qualche mese fa lanciarono su <strong>DirecTV</strong> alcuni titoli al prezzo di 29,99 dollari e a soli due mesi dall&#8217;uscita <em>theatrical</em>, scatenando già allora la forte opposizione dei gestori delle sale. Ma neppure gli Studios hanno ancora osato proporre di azzerare completamente la window, tanto che lo stesso <strong>De Laurentiis</strong> sembra mettere le mani a vanti: <em>&#8220;Molti miei colleghi mi criticheranno per questo, ma io dico, facciamo una prova per due, tre anni, se poi non funziona torniamo indietro&#8221;</em>.</p>
<p>In attesa della reazione degli esercenti, è interessante notare come la questione <strong>VOD</strong> sollevi l&#8217;interesse non solo dei comparti di produzione e distribuzione. Sempre ieri, l&#8217;<strong>Associazione dei 100 Autori</strong> ha organizzato a Roma un convegno sullo stesso tema poiché, come si legge in una <a href="http://www.km-studio.net/clienti/100autori.it/editoriale/68/autori-nella-retecome-tutelare-il-diritto-d-autore-e-la-liberta-d-espressione-onlinelunedi-17-ottobre-h1000-burcardo-via-del-sudario-n44-roma/">nota</a>, <em>&#8220;il mercato della tv online, specie nella modalità catch-up, mostra oggi valori in crescita in tutti i maggiori Paesi e le modalità di fruizione on demand di film e serie tv rappresentano ormai una seria alternativa al declinante mercato home video&#8221;</em>. Un&#8217;evoluzione che pone sfide non solo alle imprese ma anche ai creatori di contenuti<em> &#8220;che vedranno sempre più le loro opere transitare sulle reti digitali e necessiteranno di appropriati strumenti di tutela del lavoro creativo&#8221;</em>.</p>
<p><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/100autoriconvegno17ottobre.jpg"><img class="aligncenter" title="100autoriconvegno17ottobre" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/100autoriconvegno17ottobre.jpg" alt="" width="599" height="246" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;incontro, intitolato <em><strong>Autori nella rete. Come tutelare il diritto d&#8217;autore e la libertà d&#8217;espressione on-line</strong></em>, ha dato la possibilità ad <strong>Andrea Purgatori</strong>, portavoce dell&#8217;Associazione, di scagliarsi contro i provider che permettono ai pirati,  ribattezzati per l&#8217;occasione anche Black Bloc, di <em>&#8220;andare in una banca dei contenuti e spaccare le vetrine per appropriarsene&#8221;</em>, come riportato dall&#8217;<a href="http://www.100autori.it/"><em>Ansa</em></a>. Da qui la richiesta di introdurre una tassa di scopo su modello francese da far ricadere su quel <em>&#8220;cartello di attori che non hanno intenzione di sborsare un centesimo agli autori a fronte di loro profitti&#8221;</em>. Per <strong>Purgatori</strong>, in particolare, bisognerebbe adottare la soluzione ipotizzata dalla Siae che<em><strong> &#8220;ha fatto una simulazione di offerta a pagamento, 1 euro per i film e 10 centesimi per la musica, da cui si potrebbero recuperare 450 milioni di euro&#8221;</strong></em>. Dichiarazioni che hanno fatto abbandonare l&#8217;incontro a <strong>Giambattista Frontera</strong>,<strong> Vicepresidente Assoprovider</strong>, che ha replicato ai 100 Autori di accusandoli di difendere <em>&#8220;rendite di posizione&#8221;</em> e ricordando come i provider siano una rete che al pari dei gasdotti <em>&#8220;deve rimanere neutrale&#8221;</em>.</p>
<p>E mentre in Italia si continua a discutere, il <strong>VOD cresce con fortissima accelerazione</strong>. Secondo i dati presentati nel corso dell&#8217;incontro, negli ultimi 5 anni in Europa il suo valore di mercato sarebbe passato<strong> dai circa 120 milioni del 2006 agli attuali 385 milioni</strong>. Ma se in Inghilterra e Francia Inghilterra il settore comincia ad avviarsi verso una sua maturità, <strong>in Italia il giro d&#8217;affari del video on demand  rimane ancora molto limitato (10 milioni di euro)</strong> a causa di fattori che vanno da <em>&#8220;un interesse verso il cinema inferiore alla media degli altri Paesi europei, al numero più basso di utenti Internet, da una minore disponibilità (e possibilità) a pagare fino alla relazione fra una scarsa offerta legale e il download massiccio di contenuti audiovisivi&#8221;</em>.</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://news.cinecitta.com/news.asp?id=36135"><em>Cinecittà News</em></a><em>, <a href="http://www.100autori.it/">100Autori </a></em></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Parte UltraViolet, il sistema cloud con cui Hollywood spera di resuscitare l&#8217;home video</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 13:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[home video]]></category>
		<category><![CDATA[on line]]></category>
		<category><![CDATA[sistema cloud]]></category>
		<category><![CDATA[UltraViolet]]></category>

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		<description><![CDATA[La Warner Bros inaugura UltraViolet con "Come ammazzare il capo ...e vivere felici". Riusicrà il sistema cloud a spazzare via le nubi dall'orizzonte dell'home video?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finora il mondo dell’<strong>home video</strong> e dell’<strong>on line</strong> sono stati acerrimi nemici. Laddove cresceva l’offerta legale e illegale di film e serie tv sul web, il supporto fisico continuava a cedere quote di mercato, fino a cadere nello stato di crisi attuale. Ora, però, le major hollywoodiane si stanno adoperando affinché questo rapporto di netta opposizione cambi, e si trasformi in vera sinergia.</p>
<p>A partire da ieri è entrato infatti in piena operatività <strong>UltraViolet</strong>, un <strong>sistema cloud</strong> che consentirà ai suoi utenti di vedere  ovunque (online, via telefonino, iPhone o iPad) i film già acquistati in DVD o in Blu-ray. Non si tratta perciò di una semplice copia digitale come quelle già vendute con molti titoli di recente uscita, ma un sistema basato sul concetto di accesso, che nell’ottica degli Studios dovrebbe diventare l’oggetto principale dell’acquisto del consumatore. Una specie di “cassaforte digitale”, in cui conservare la propria library e fruirne in qualsiasi momento.</p>
<p><em><img class="aligncenter size-full wp-image-2681" title="ultraviolet-logo" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/ultraviolet-logo.jpg" alt="" width="454" height="239" /></em></p>
<p><em>“Puntiamo sul concetto: compra uno e vedi dappertutto”</em>, ha spiegato al <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204450804576623331157346132.html"><em>Wall Street Journal</em></a> <strong>Thomas Gewecke</strong>, responsabile del settore distribuzione digitale a <strong>Warner Bros</strong>, che con il suo <a href="http://www.screenweek.it/film/24487-Come-ammazzare-il-Capo-e-vivere-felici"><em>Come ammazzare il capo &#8230;e vivere felici</em></a> ha inaugurato ieri il nuovo servizio cloud di <strong>UltraViolet</strong>, su cui a partire da venerdì sarà disponibile anche <a href="http://www.screenweek.it/film/17575-Lanterna-Verde"><em>Lanterna Verde</em></a>. Non si tratta però dell’unica casa cinematografica ad aver aderito all’iniziativa: anche <strong>Sony</strong> e <strong>Paramount</strong> sono in prima linea, così come molte altre aziende hi-tech come <strong>Microsoft</strong> e <strong>Intel</strong>, la catena <strong>Best Buy</strong> e siti di <strong>streaming</strong>, ovviamente legale, come <strong>Netflix</strong>. Da qui la possibilità che <strong>UltraViolet</strong> si espanda presto ad altre piattaforme come le console per videogames.</p>
<p>Sull&#8217;iniziativa pendono però delle incognite, come la mancata inclusione di grandi player del mercato dell’entertainment e della tecnologia quali <strong>Disney</strong>, <strong>Apple</strong> e <strong>Amazon</strong>, tutte impegnate nell’implementazione dei propri sistemi per l’archiviazione online di contenuti video e audio.</p>
<p>Nato nel 2008 dalla formazione di un consorzio di 75 diverse compagnie, <strong>UltraViolet</strong> viene giudicato comunque da molti esperti un tentativo utile per risollevare il settore delle vendite <em>home video</em>, che negli USA, secondo i dati riportati dal <em>Wall Street Journal</em>, vale oggi circa 7,8 miliardi di dollari rispetto ai 13,7 del 2006, con una flessione pari al 43%. Solo tra il 2009 e il 2010 le perdite sono state del 20%, mentre in Italia l’ultimo rapporto <strong>Univideo</strong> parladi un calo complessivo (tra vendite e noleggio) del 10,6%.</p>
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		<title>Netflix fa marcia indietro su Qwikster: lo streaming rimarrà legato al business dell&#8217;home video.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 12:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
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		<category><![CDATA[noleggio film e show televisivi]]></category>
		<category><![CDATA[Qwikster]]></category>
		<category><![CDATA[Reed Hasting]]></category>

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		<description><![CDATA[Il CEO Reed Hasting diffonde sul blog di Netflix la decisione di abbandonare il progetto Qwikster e lo scorporo del servizio di noleggio DVD per corrispondenza dal business più conveniente e in crescita dello streaming. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;I DVD resteranno su Netflix&#8221;</em>, questo il titolo del post sul <a href="http://blog.netflix.com/2011/10/dvds-will-be-staying-at-netflixcom.html">blog </a>del famoso servizio di <strong>noleggio film e show televisivi</strong> che ieri ha agitato il mercato, suscitando la reazione immediata della Borsa (dopo un breve rialzo il titolo è caduto del 4,77%) e degli analisti. A firmare la nota lo stesso CEO della compagnia <strong>Reed Hasting</strong>, che ha esordito prendendo atto di come la notizia della creazione di due diversi siti per lo streaming e per l&#8217;affitto di DVD per corrispondenza non abbia soddisfatto gli utenti, per cui si sarebbe creata solo confusione e disfunzionalità.  Da qui la decisione di tornare sull&#8217;annuncio fatto appena un mese fa:<em> &#8220;Nessun cambiamento, un solo sito, un solo account, una sola password&#8230; In poche parole, niente <strong>Qwikster</strong>&#8220;</em>.</p>
<p>Cade così definitivamente il progetto di scorporare il settore home video su un nuovo brand; scelta che in effetti, unita a quella di aumentare il costo del noleggio, aveva allontanato molti consumatori. Anche per questo, tra i punti centrali della nota diffusa da <strong>Hasting</strong> rientra la chiara promessa che quello stabilito a luglio sarà <strong>l&#8217;ultimo adeguamento di prezzo</strong> imposto  dalla compagnia ai suoi utenti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2672" title="netflix-qwikster" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/netflix-qwikster.jpg" alt="" width="330" height="211" /></p>
<p>L&#8217;uscita di scena del marchio e del sito internet <strong>Qwikster</strong> non risolve però il problema dell&#8217;aumento del tariffario di <strong>Netflix</strong>. Incremento che, come ricorda <a href="http://www.thewrap.com/movies/column-post/netflix-brings-dvds-back-home-site-abandons-qwikster-31682"><em>The Wrap</em></a>, aveva già  fatto scuotere la testa a diversi analisti, ancor meno convinti della mossa, giudicata troppo affrettata, di scindere in due il business della compagnia, ponendo di fatto in difficoltà gli utenti interessati a fruire sia dello streaming che dei DVD. Un&#8217;iniziativa che, a detta del magazine, si è in seguito rivelata un boomerang, dando il via a una vera e propria nonché inaspettata emorragia di iscrizioni, frutto delle inadeguate stime di <strong>Netflix</strong> rispetto alla flessibilità dei propri utenti rispetto al prezzo del servizio offerto.</p>
<p>La reazione del mercato non è stata più indulgente: il titolo ha perso oltre metà del suo valore in Borsa, scendendo a circa 111 dollari rispetto ai 300 che quotava a luglio. E dopo una tale flessione, appare meno verosimile anche l&#8217;ipotesi dell&#8217;<strong>acquisizione di Netflix da parte del colosso delle vendite on line Amazon</strong>, ormai da anni impegnato a cercare di lanciare un proprio servizio di streaming.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://blog.netflix.com/2011/10/dvds-will-be-staying-at-netflixcom.html">Netflix</a>, <a href="http://www.thewrap.com/movies/column-post/netflix-brings-dvds-back-home-site-abandons-qwikster-31682">The Wrap</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>App per gustare le clip dei propri film preferiti, rimescolarli in maniera inedita e condividerli con gli amici: ecco il cinema &#8220;social&#8221;.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/app-per-gustare-le-clip-dei-propri-film-preferiti-rimescolarli-in-maniera-inedita-e-condividerli-con-gli-amici-ecco-il-cinema-social-2629</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 16:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Blu-ray del Grande Lebowski]]></category>
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		<category><![CDATA[warner bros]]></category>

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		<description><![CDATA[Da "Il Grande Lebowski" a "Jackass", Facebook si conferma una piattaforma promozionale a cui gli Studios non intendono rinunciare per implementare la propria offerta di film in streaming on line. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la campagna delle major alla conquista di <strong>Facebook</strong>, un network diventato ufficialmente territorio di caccia da quando, a partire da marzo, la <strong>Warner Bros</strong> ha sdoganato questo nuovo canale di diffusione delle opere cinematografiche con un suo cavallo di battaglia quale <em><a href="http://www.screenweek.it/film/2984-The-Dark-Knight">The Dark Knight</a></em>. Ma altri Studios non hanno fatto attendere la propria controffensiva. Come ha ricordato <em><a href="http://www.variety.com/article/VR1118043359#.Toa5KsIwV6U.facebook">Variety </a></em>in una recente intervista a <strong>Jessica Schell</strong>, da poco appuntata vice presidente esecutivo nei settori dello sviluppo commerciale e  della pianificazione strategica di <strong>Universal Pictures</strong>, un esempio è quello del lancio via social network del Blu-ray del<em> <a href="http://www.screenweek.it/film/8168-Il-grande-Lebowski">Grande Lebowski</a></em>. Una release veicolata anche attraverso il web ma con una netta distinzione tra il <strong>video on the demand</strong> e <strong>Facebook</strong>, che  secondo <strong>Schell </strong>costituisce una specifica &#8220;piattaforma promozionale&#8221; in grado di avvicinare  in maniera proficua soprattutto i fan. Uno spazio in cui intercettare il proprio target quindi, piuttosto che un canale distributivo a sé stante, in cui fondamentale importanza viene ricoperta proprio dalla condivisione,  dalla ricerca di amici e di <em>&#8220;Like&#8221;</em>. </p>
<p><img src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/big-leboswki-su-facebook.jpg" alt="" title="big leboswki su facebook" width="500" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-2633" />Il servizio di streaming di Facebook, inaugurato appunto dall&#8217;ultimo <em>Batman</em>, offre in effetti opportunità diverse rispetto ad altre modalità di distribuzione dei film on line. La <strong>Paramount</strong>, ad esempio,  ha utilizzato la pagina di <em><a href="http://www.screenweek.it/db?q=Jackass+3D">Jackass 3D</a></em> per noleggiare l&#8217;intera saga dedicata al pazzo gruppo di stuntmen, compresi gli speciali creati solo per l&#8217;home video <em>Jackass 2.5</em>  e <em><a href="http://www.screenweek.it/film/25851-Jackass-3-5">Jackass 3.5</a></em>. Più in generale, gli utenti <strong>Facebook </strong>possono usufruire di sconti da regalare agli amici attraverso l&#8217;opzione &#8220;<em>Buy With Friends</em>&#8220;, abbattendo il costo già abbastanza appetibile di 30 crediti (cioè più o meno 3 dollari) per 48 ore di affitto del film. Di questi, il 30% è ciò che spetta al gestore del social network, così come succede per chi offre giochi on line o simili.</p>
<p>La convenienza per le major, conferma <strong>Schell </strong>di <strong>Universal</strong>, è raggiungere in modo capillare i fan dei film, di sicuro un numero ben nutrito nel caso del capolavoro dei fratelli <strong>Coen</strong>, ma anche di intercettarne di nuovi attraverso l&#8217;app &#8220;social theater&#8221; tramite cui la compagnia ha reso accessibile il film su <strong>Facebook</strong>. Un dispositivo che non solo permette di commentare e lasciare il proprio &#8220;mi piace&#8221; nelle conversazioni con gli altri utenti dello streaming, ma anche di avere il quadro completo delle impressioni riportate dai propri amici sul social network durante la visione. </p>
<p>Ancora più interessante il discorso delle clip video fornite dalle case di distribuzione, come nel caso della <strong>ClipApp</strong> gratuita della serie <em>Jackass</em>, che permette di combinare a piacimento i vari contenuti estratti dai 5 diversi film della saga, customizzarli e condividerli tramite <strong>Facebook</strong>. Insomma, sempre alla caccia di nuovi <em>&#8220;share&#8221;</em> e nuovi <em>&#8220;like&#8221;</em> che costruiscono la linfa vitale del nuovo passaparola &#8220;social&#8221;. </p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118043359#.Toa5KsIwV6U.facebook">Variety</a></p>
]]></content:encoded>
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