Dopo la serata di apertura conLes adieux à la reine di Benoît Jacquot, alla presenza della “Maria Antonietta” Diane Kruger, Léa Seydoux e Virginie Ledoyen, comincerà oggi la 62esima edizione della Berlinale e, per Hollywood Reporter, sarà ancora una volta una fucina di progetti e di scambi in grado di condizionare il panorama cinematografico del prossimo anno a livello internazionale. Nonostante siano solo due i titoli afferenti agli Studios (Molto forte, incredibilmente vicino per Warner e Young Adult per Paramount) secondo il magazine la kermesse tedesca si distinguerà per il mercato e per film indipendenti capaci di lasciare il segno. Un po’ come l’anno passato, in cui dal Festival sono usciti diversi candidati agli Academy Awards, quali Pina 3D di Wim Wenders e Una separazione dell’iraniano Asghar Farhadi.
Se nell’ultimo anno si è parlato spesso della mancanza del cosiddetto “effetto Avatar” sul box office (tanto italiano quanto internazionale), nel nostro Paese si potrebbe cominciare a parlare presto anche di un “effetto Zalone”. Questo almeno è quanto sembra emergere dai dati Cinetel relativi al primo mese del 2012, che vedono un calo abissale di presenze rispetto al 2011 e soprattutto mostrano linee di tendenza che, se confermate, porterebbero in direzioni ben diverse da quelle finora messe in rilievo da esperti e operatori del settore.
top 10 incassi e presenze gennaio 2012 - dati Cinetel
Negli ultimi giorni si sta scatenando la mania dei trailer. Colpa del Super Bowl, l’evento sportivo più atteso degli Stati Uniti, che garantisce agli inserzionisti una visibilità unica. Da qui le prime indiscrezioni e poi la conferma sui film che avranno uno spot durante la messa in onda: fuori Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, dentro G.I. Joe – La Vendetta, John Carter e, soprattutto gli Avengers. Il teaser trailer dei VendicatoriMarvel dura una manciata di secondi, ma in 24 ore ha realizzato un milione e mezzo di visualizzazioni, confermandosi uno dei film più attesi della prossima stagione. Non dimentichiamoci però che già a fine 2011, il trailer de l’ultimo capitolo di Batman aveva scalato le classifiche di iTunes e poi quasi monopolizzato il web con la questione “audio”. Per motivi stilistici, infatti, il regista Christopher Nolan non aveva migliorato la voce dell’antagonista dell’Uomo Pipistrello, Bane, che come da fumetto porta una maschera sulla bocca da cui inala la sostanza responsabile della sua fisicità così possente. Risultato: uno stuolo di commenti e parodie sulla difficoltà di comprendere il trailer, più ovviamente la corsa ai ripari di Warner Bros che infine ha imposto un miglioramento del parlato per renderlo meno confuso. Difficile dire se l’aneddoto gioverà o meno agli incassi del film: di sicuro ha giovato al buzz in Rete, partita che il Cavliere Oscuro, secondo la società inglese specializzata nella rilevazione della web reputation Way to Blue, si disputata non tanto (o non solo) con i Vendicatori ma con due altri concorrenti di rilevo quali il prossimo film di Peter Jackson e quello di Ridley Scott.
Vi abbiamo già parlato di come sempre più produzioni indipendenti trovino uno sbocco ideale nel VOD, sia online che tramite i canali della tv tradizionale, e in particolar modo nel VOD cosiddetto day-and-date, cioè reso disponibile agli utenti nello stesso giorno dell’uscita sul grande schermo. Bene, ora il fenomeno sembra in via di espansione anche su Facebook, il popolare social network che si prepara a sbarcare in Borsa, e che a tal fine ieri ha reso noto un dossier in cui si parla di quasi 850 milioni di utenti mensili e di un fatturato vicino ai quattro miliardi di dollari.
Sui recenti fatti di cui abbiamo parlato anche qui su Cineguru, della questione SOPA/PIPA e della chiusura di Megaupload, e più in generale sulla nuova prospettiva che andrebbe data al copyright segnaliamo un bell’articolo su Il Fatto quotidiano da cui è tratta la citazione qui sotto.
Forse però è venuto il momento per tutti di migrare da posizioni cristallizzate (e ormai ventennali) e di muoversi nella direzione della conoscenza, del rispetto degli utenti, dei fruitori dei contenuti e della modernità.
In questi anni i detentori del copyright hanno confuso, in parte consapevolmente, la protezione delle opere audiovisive con la protezione ad oltranza dei relativi canali distributivi, non abbracciando senza remore le opportunità offerte da internet e continuando a imporre, contro la volontà dei propri stessi clienti, dei canali distributivi sempre più lontani dall’uso comune.
Non si può più continuare a confondere un film con il pezzo di plastica su cui si vuole che venga acquistato o una serie tv con Canale 5, ognuno ha diritto al rispetto dei diritti che ha acquisito, ma uno spettatore disposto a pagare ha tutto il diritto di scegliere la piattaforma a lui più congeniale tra quelle esistenti per guardarsi un film o una serie tv. Adeguare l’offerta alla domanda è l’unica soluzione percorribile.
Che influenza ha avuto finora UltraViolet sul mercato dell’home video? Per quanto il nuovo servizio cloud, sviluppato dal consorzio di 75 imprese del settore dei media e dell’intrattenimento DECE – Digital Entertainment Content Ecosystem, abbia appena superato i primi tre mesi di vista, è possibile cominciare a tirare alcune somme, partendo prima di tutto dal numero dei nuovi iscritti alla nuvola. Stando alle cifre diffuse in un comunicato stampa dai suoi realizzatori, sarebbero infatti più di 750 mila i nuclei familiari raggiunti oggi da UltraViolet, e questo come risultato dei 19 titoli resi finora disponibili dalle major per il nuovo sistema cloud.
Come vi abbiamo riferito ieri, Warner Bros sembra decisa a portare avanti la strategia di ritardare l’uscita dei suoi film in noleggio tramite i distributori automatici di RedBox, che per l’affitto di Blu-ray e DVD chiedono la cifra molto contenuta di 1,20 dollari al giorno, e tramite Netflix, che per un abbonamento mensile sotto ai 10 dollari offre il servizio via posta o in VOD via streaming. Entrambe le compagnie ultimamente hanno ritoccato verso l’alto le proprie tariffe, ponendo forse le basi per ricontrattare le intese esistenti con i diversi fornitori di contenuti che, come noto, temono l’eccessiva convenienza dei loro prezzi e la ritengono in parte responsabile dell’andamento non brillante di un mercato dell’home video già indebolito dalla pirateria. Ma non tutte le major perseguono la stessa politica, e sembra che le diverse finestre imposte per la release dei film si stiano riflettendo in maniera piuttosto distinta sul successo dei vari titoli in catalogo, almeno per quanto riguarda i chioschi rossi.
Non so ancora dire fino a che punto SIAE abbia pieno titolo nel richiedere il pagamento di una licenza per pubblicare i trailer cinematografici sui siti internet. Nessuna delle argomentazioni pro o contro mi ha fino ad ora convinto a fondo e quindi continuerò a raccogliere informazioni e pareri e ad ascoltare i diversi punti di vista per cercare di farmi un’idea precisa, pur se considero il punto di diritto del tutto irrilevante ai fini del ragionamento che voglio fare in questa sede.
Vorrei infatti spostare la riflessione in un contesto più ampio per far notare a tutti quanto ogni vincolo o limite alla più libera circolazione dei materiali promozionali e pubblicitari online possa essere controproducente per l’economia nel suo complesso e quanto il danno portato da tali vincoli possa essere in proporzione più grave proprio per la filiera audiovisiva, di cui la SIAE fa parte in nome e per conto degli autori che rappresenta.
Sappiamo tutti quanto la circolazione dei materiali pubblicitari sui media tradizionali sia esclusivamente “a pagamento”. Sono più unici che rari i casi in cui anche solo il frammento di un trailer (o di uno spot) finisce in un telegiornale e la loro presenza al di fuori degli spazi pubblicitari è ridotta al minimo e comunque generalmente ottenuta grazie ad investimenti paralleli in pubblicità. Gli spot non fanno notizia o, meglio, nessuno sui media tradizionali vuole che sia così. Questo, però, non è mai stato vero per internet.
Su internet ogni materiale che “meriti” di circolare ed essere condiviso trova una sua naturale cassa di amplificazione e risonanza attraverso siti di informazione, blog, comunità e, oggi più che mai, i social network. Per la prima volta produttori di beni e servizi, le loro agenzie e i creativi hanno a disposizione un “media” in cui possono sia “pianificare” spazi pubblicitari, pagando per ottenere una visibilità limitata al numero di contatti acquistati, sia “guadagnare” visibilità gratuità, potenzialmente infinita, inventandosi un messaggio che “meriti” l’attenzione della rete.
Per chi lavora sulla rete questa distinzione tra “paid media” e “earned media” è diventata d’uso comune con l’evolversi del cosiddetto marketing virale, ma credo che ancora oggi, nonostante i responsabili marketing siano tutti pronti a vantarsi di averlo utilizzato, non ci sia reale consapevolezza della portata del fenomeno e di quanto la propagazione spontanea stia cambiando le regole stesse della comunicazione, in un processo che, oltre alla creatività, finirà per ridefinire la struttura dell’intero settore pubblicitario ed editoriale.
Senza spingerci oltre in un ragionamento che ci porterebbe troppo lontano vorrei tornare nel merito stretto della questione citando il caso del video pubblicitario che ho inserito a inizio di questo post. Si tratta dello spot Volkswagen della Passat 2012 pianificato durante il Super Bowl di quest’anno. Si è trattato del Super Bowl più seguito di sempre (111 milioni di spettatori medi secondo Nielsen) e a quanto mi risulta il costo per un break pubblicitario da 30″ durante l’evento è di 3 milioni di dollari.
Il filmato, come accade ormai per quasi tutti gli spot trasmessi durante questo evento, caricato su YouTube dalla stessa Volkswagen, già prima della trasmissione aveva totalizzato 14 milioni di visualizzazioni ed è diventato un oggetto dalla dirompente carica virale diffusosi, gratuitamente, in tutto il mondo. Solo le visualizzazioni ottenute sul canale ufficiale sono ad oggi oltre 44 milioni (lo stesso risultato sarebbe costato circa 1 milione di dollari se le valutiamo ai prezzi da Super Bowl). Ma il canale ufficiale è solo uno delle decine di sorgenti video (compreso, ad esempio, il canale italiano su cui ne ha totalizzate 57mila) su cui lo spot era stato caricato e da cui, poi, è stato embeddato e condiviso, attraverso blog, social network e così via.
Penso che si possa tranquillamente stimare che il video abbia raggiunto almeno un numero doppio di visualizzazioni rispetto a quelle ottenute attraverso il canale ufficiale e tutte questo grazie ad una diffusione spontanea che ha coinvolto, gratuitamente, i blog che ne hanno parlato, le comunità in cui è stato segnalato e i social network in cui tutto questo è stato condiviso. Un circolo virtoso dal quale i brand hanno solo e soltando da guadagnare, in grado di moltiplicare teoricamente all’infinito la penetrazione di un investimento d’avvio.
Certo, serve e servirà sempre anche l’investimento iniziale. Al minimo per produrre il messaggio ma anche per diffonderlo visto che non tutti i materiali promozionali hanno qualità tali da meritarsi visibilità, ma comunque sia internet funziona, ad oggi, da volano per la distribuzione di questi contenuti, moltiplicando il ritorno sull’investimento necessario a produrli e a dargli la diffusione d’avvio attraverso i media tradizionali.
Si tratta di un meccanismo di cui beneficia ormai ogni categoria di prodotto ma che ha la sua massima espressione proprio con i trailer cinematografici che sono virali per natura. Mentre la pubblicità di prodotti tradizionali deve fare spesso un grande sforzo per diventare coinvolgente (… Advertising is more about making memorable moments than exposing a product …), per trasformarsi da un messaggio che vende un prodotto a messaggio che coinvolge il pubblico raccontando una storia, il trailer cinematografico è già storia, è già emozione ed è quindi già intimamente in contatto con il suo pubblico di riferimento.
A questo punto, avendo a disposizione qualcosa che è in grado di moltiplicare X2 o X3 o X10 il ritorno di un investimento pubblicitario, con benefici per tutti perché il sistema dovrebbe inserire un qualsiasi vincolo che ne vada a limitare il fattore di moltiplicazione?
Rientrando nella questione dei trailer e della SIAE, anche se si arrivasse a richiedere la sottoscrizione di una licenza gratuita, penso che il danno maggiore deriverebbe dall’aver imposto una briglia ad un meccanismo di moltiplicazione che oggi ha un’equazione costituita solo da fattori d’amplificazione e, domani, potrebbe avere invece un limite imposto dalla quantità di “nodi” della rete che avendo una licenza possono, nella legalità, rilanciare un determinato contenuto.
Con questo ragionamento non voglio contestare il fatto che la SIAE abbia sollevato un pretesa, che tra l’altro scaturisce anche da un obbligo nei confronti dei suoi mandatari, ma invitare tutti a una riflessione sull’opportunità di inserire in un sistema di cui beneficia tutta la filiera audiovisiva (maggior ritorno sull’investimento vuol dire anche maggiore voglia di produrre materiali promozionali e quindi più lavoro per gli autori) un vincolo che giudichiamo anacronistico non per una qualche forma di idealismo, ma semplicemente perché dannoso.
Queste riflessioni hanno assunto per me un significato ancora maggiore alla luce delle recenti dichiarazioni del Commissario Europeo per l’Agenda DigitaleNeelie Kroes, che pone l’accento sulla “necessità di sviluppare un sano e robusto contesto per la remunerazione dei creatori di opere dell’ingegno” (via PI) rispetto all’ossessione per la difesa al diritto d’autore.
Prendersela con i trailer non aiuterà in nessun modo la filiera audiovisiva, mentre è proprio dalla collaborazione con la rete e dalla chiara distinzione tra cosa serve a promuove un bene o servizio ed quindi bene che circoli al meglio e cosa merita una remunerazione per tutti gli aventi causa che si può pensare di ricreare quel contesto e, soprattutto, un modello economico e tecnico tale da compensare produttori e autori per lo sfruttamento delle loro opere.
La priorità deve essere ristrutturare il sistema d’offerta audiovisiva accettando una volta per tutte che internet è il media definitivo, con a valle televisori, dispositivi mobili, web e tutto il resto -da cui resta fuori solo l’inattaccabile specifico delle sale cinematografiche- e un’infinità di opportunità commerciale per lo sfruttamento delle opere ed è su questo su cui bisognerebbe concentrare risorse, intelligenza e creatività.
Lasciate liberi i trailer e potremmo goderci ancora cose come questa qui sotto, che portano tanta gente al cinema!
Little Thor è un filmato virale realizzato dalla Marvel due mesi dopo lo spot Passat che ha ottenuto oltre 2,5 milioni di visualizzazioni solo sul suo canale ufficiale.
SnowWithe and the Huntsman il titolo originale, al suo annuncio era stato accolto con qualche scetticismo da parte di blogger e commentatori in rete. Scetticismo dovuto alla sua “contemporaneità” con un altro progetto annunciatoispirato alla stessa favola, e qualche dubbio sulla scelta della Stewart come protagonista.
Già i primi artwork e immagini dal film avevano cominciato a infrangere lo scetticismo, che si è letteralmente sbriciolato ieri con l’uscita del primo trailer del film.
Immediatamente caricato (e ricaricato, dato che veniva rimosso costantemente) su YouTube da centinaia di fan che tentavano di farlo sfuggire all’eslusiva di MSN, ammirato in tutto suo splendore nell’HD disponibile su Apple Trailer, il trailer è diventato immediatamente trending topic su Twitter.
Qui sotto una breve cronologia del lancio in uno Storify che ho realizzato apposta per raccogliere alcuni dei commenti che dimostrano l’accoglienza strepitosa ottenuta da questo trailer.
Il crollo di mercato e di utenze non ha affossato il portale di video on demand, che continua a perseguire la propria politica espansionistica verso i lidi europei. Se era già noto il piano di portare il suo servizio di streaming nel Regno Unito e in Irlanda, ora il progetto sembra assumere lineamenti più concreti con l’annuncio di un accordo con la major Metro-Goldwyn-Mayer, pronta a cedere per diversi anni i diritti esclusivi di noleggio online perfino di titoli freschi freschi di distribuzione theatrical.