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	<title>CineGuru &#187; Esercizio</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Il cinema italiano di qualità? È nella &#8220;Rete&#8221;</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/02/il-cinema-italiano-di-qualita-e-nella-rete-3245</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizio]]></category>
		<category><![CDATA[100 Autori]]></category>
		<category><![CDATA[cinema di città]]></category>
		<category><![CDATA[Rete degli Spettatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentata a Roma la "Rete degli Spettatori", circuito alternativo pensato dai 100 Autori per rispondere alla moria di sale urbane e alle politiche distributive che deprimono le performance dei film italiani di un certo spessore artistico. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta si chiamavano seconde visioni. Ora, con la progressiva scomparsa dei<strong> cinema di città</strong>, quelli più piccoli, con poche o solo una sala, la &#8220;vita&#8221; di un film sul grande schermo sembra essersi accorciata in modo drastico, tanto da non superare spesso il primo week end di programmazione. Per questo sarà a breve operativa <strong>&#8220;La Rete degli Spettatori&#8221;</strong>, un circuito alternativo voluto dall&#8217;associazione dei <strong>100 Autori</strong>, per dare una seconda opportunità ai titoli italiani penalizzati da passaggi in sala non sempre ben congegnati.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3246" title="quattrovolte" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/quattrovolte.jpg" alt="" width="584" height="292" /><br />
<span id="more-3245"></span><br />
<strong></strong>Il ragionamento parte soprattutto dalla mancanza di politiche efficaci per il <strong>sostegno del prodotto di qualità</strong>, indebolito dalle dinamiche in corso nel mercato della settima arte e in particolare quello dell&#8217;esercizio. Come denunciato dai <strong>100 Autori</strong> per la presentazione ufficiale della <strong>Rete</strong>, avvenuta venerdì alla Casa del Cinema di Roma, sono 819 le sale chiuse nel corso dell’ultimo decennio e la maggior parte di queste, cioè quasi 700, sono cinema monosala e arene che avrebbero lasciato &#8220;orfana&#8221; quella fascia di pubblico che per età, motivi logistici o predisposizione culturale non si avventura nei grandi multisala e nei multiplex collocati al di fuori dei centri urbani. Un fenomeno le cui conseguenze sarebbero state accusate soprattutto dai film italiani di qualità, non più messi in grado di espletare in pieno le proprie performance al botteghino nonostante i riconoscimenti attribuiti dalla critica e spesso anche dai mercati internazionali.</p>
<p>Ecco perché nasce la<strong> Rete degli Spettatori</strong>, che si propone di agevolare la conoscenza di questi film presso il pubblico attraverso incontri di approfondimento, cineforum, attività nelle scuole e proiezioni di contenuti video inediti, oltre che attraverso un portale presto operativo anche grazie al contributo dell&#8217;<strong>Assessorato capitolino alle politiche culturali e al centro storico</strong>.<strong> 31 sono i titoli scelti</strong> per avviare questo circuito alternativo, ma non c&#8217;è da spaventarsi, non sono tutti per forza &#8220;difficili&#8221;, di taglio documentaristico o drammatico, tanto che tra di loro si annovera anche la commedia tratta dalla serie tv <strong><em>Boris</em></strong>. A sceglierli, una commissione di critici composta da <strong>Gianni Canova, Fabrizio Grosoli, Jean Gili, Morando Morandini, Federico Pontiggia</strong> e quell&#8217;<strong>Alberto Barbera</strong> appena approdato alla direzione artistica della<strong> Mostra di Venezia</strong> e con cui proprio i <strong>100 Autori</strong> sono entrati in polemica a causa della decisione di eliminare <em>Controcampo Italiano</em>, sezione del festival dedicata esclusivamente al prodotto nostrano.</p>
<p>L&#8217;associazione ha preannunciato azioni concrete in merito, ma intanto, ecco l&#8217;elenco dei film italiani che per primi entreranno nella &#8220;Rete&#8221;:</p>
<blockquote><p><em>L&#8217;amore buio</em> di Antonio Capuano<br />
<em>La bocca del lupo</em> di Pietro Marcello<br />
<em>Boris Il Film</em> di Ciarrapico, Torre, Vendruscolo<br />
<em>Cavalli</em> di Michele Rho<br />
<em>Il colore del vento</em> di Bruno Bigoni<br />
<em>Corpo celeste</em> di Alice Rohrwacher<br />
<em>L&#8217;estate di Giacomo</em> di Alessandro Comodin<br />
<em>Et in terra pax</em> di Botrugno e Coluccini<br />
<em>Gorbaciof</em> di Stefano Incerti<br />
<em>Hai paura del buio?</em> di Massimo Coppola<br />
<em>Into paradiso</em> di Paola Randi<br />
<em>Io sono con te</em> di Guido Chiesa<br />
<em>Io sono Li</em> di Andrea Segre<br />
<em>La kryptonite nella borsa</em> di Ivan Cotroneo<br />
<em>Là-bas Educazione criminale</em> di Guido Lombardi<br />
<em>Ma che storia</em> di Gianfranco Pannone<br />
<em>Maledimiele</em> di Marco Pozzi<br />
<em>Il mio domani</em> di Marina Spada<br />
<em>Noi credevamo</em> di Mario Martone<br />
<em>Per questi stretti morire</em> di Gaudini e Sandri<br />
<em>Piazza Garibaldi</em> di Davide Ferrario<br />
<em>Pietro</em> di Daniele Gaglianone<br />
<em>Piombo fuso</em> di Stefano Savona<br />
<em>Il primo incarico</em> di Giorgia Cecere<br />
<em>Le quattro volte</em> di Michelangelo Frammartino<br />
<em>Rudolf Jacob, l&#8217;uomo che nacque morendo</em> di Luigi Faccini<br />
<em>La scuola è finita</em> di Valerio Jalongo<br />
<em>Sette opere di misericordia</em> di Gianluca e Massimiliano De Serio<br />
<em>Il villaggio di cartone</em> di Ermanno Olmi<br />
<em>La vita al tempo della morte</em> di Andrea Caccia<br />
<em>Una vita tranquilla</em> di Claudio Cupellini</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Cinema, il Mibac opta per una &#8220;pausa di approfondimento&#8221; sulla liberalizzazione dei multisala.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/02/cinema-il-mibac-opta-per-una-pausa-di-approfondimento-sulla-liberalizzazione-dei-multisala-3242</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 18:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[multisala]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Borg]]></category>
		<category><![CDATA[sale urbane]]></category>

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		<description><![CDATA[Le controversie immediatamente suscitate dalla norma hanno convinto Ornaghi a stralciare dal decreto sulle semplificazioni la misura che prevedeva l'annullamento dell'approvazione del Mibac per l'apertura di nuove sale fino a 3000 posti (cioè, sostanzialmente, di nuovi multisala). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>cinema</strong>, e di <strong>esercizio</strong> in particolare, si parla sempre come un settore in difficoltà, reso instabile non solo dal frangente economico ma anche da alcune costanti criticità strutturali come la progressiva scomparsa delle<strong> sale urbane</strong>, aggravata negli ultimi tempi anche dalla lentezza nella <strong>conversione al digitale</strong>. Per questo motivo è circa da un anno che l&#8217;attenzione di tutte le categorie di settore si è spostata proprio su questo anello della filiera e, in particolare, su quei cinema monosala o comunque con pochi schermi collocati all&#8217;interno delle città, più in crisi degli altri ma anche più adatti a intercettare quel tipo di pubblico maggiormente interessato al prodotto italiano e di qualità. Il fronte tuttavia ha subito qualche scossone in questi giorni, quando a cambiare le carte in tavola sono intervenute tra capo e collo le <strong>liberalizzazioni</strong>. Nel nuovo <strong>decreto del Governo</strong> in materia di <strong>semplificazioni</strong>, era comparsa infatti anche una norma che<strong> aboliva la necessità dell&#8217;approvazione del ministero dei Beni Culturali</strong> per l&#8217;<strong>apertura di nuovi cinema fino a 3000 posti</strong>, fatte salve le altre autorizzazioni di tipo tecnico e urbanistico, come il nulla osta rilasciato dai vigili del fuoco.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2807" title="sala2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/sala2.jpg" alt="" width="468" height="334" /></p>
<p><span id="more-3242"></span> Immediate sono state le reazioni di diverse realtà associative. L&#8217;<strong>Agis</strong> ha espresso subito forte preoccupazione, cogliendo l&#8217;occasione anche per tornare a parlare di <strong>FUS</strong> ed <strong>Enpals</strong>, raccogliendo tr a l&#8217;altro dal titolare del Mibac, <strong>Lorenzo Ornaghi</strong>, la conferma dei finanziamenti al <strong>Fondo Unico per lo Spettacolo</strong> nel <strong>triennio 2012-2014</strong> con<strong> 411 milioni di euro</strong>, nonché un&#8217;apertura sul possibile aumento degli sgravi fiscali al settore. Per quanto riguarda l&#8217;ente previdenziale dello spettacolo, già accorpato all&#8217;Inps dal decreto &#8216;Salva Italia&#8217;, l&#8217;Agis ha chiesto di entrare a far parte del nuovo Consiglio di indirizzo e vigilanza che si sostituirà a quello dell&#8217;Enpals, anche per garantire l&#8217;utilizzo delle risorse &#8220;ereditate&#8221; dal precedente organismo a favore dei lavoratori della categoria.</p>
<p>Tornando alle <strong>liberalizzazioni</strong>, ancora più netta è stata la posizione del presidente dell&#8217;<strong>Anec</strong>, <strong>Lionello Cerri</strong>, contro una misura che <em>&#8220;invece di favorire la concorrenza&#8221;</em> secondo gli esercenti avrebbe finito per bloccare <em>&#8220;lo sviluppo armonico del settore&#8221;</em>, reiterando quelle posizioni di vantaggio e svantaggio già esistenti e, come visto negli ultimi anni, nocive anche per la diffusione del cinema di qualità. Favorevoli invece i <strong>distributori</strong>, la cui posizione è stata chiarita dal neo-presidente della categoria presso l&#8217;<strong>Anica</strong>, <strong>Richard Borg</strong>, convinto dell&#8217;utilità del provvedimento per incentivare gli investimenti e favorire la crescita del settore.<em> &#8220;Ritengo che non ci sia nessun collegamento diretto tra la costruzione di una multisala da tremila posti e la chiusura dei cinema di città&#8221;</em>, ha dichiarato <strong>Borg</strong> (<a href="http://www.asca.it/news-Cinema__Borg_%28ANICA%29__difesa_sale_di_citta__si_fa_migliorando_strutture-1120375-FOT.html" target="_blank"><em>Asca</em></a>), aggiungendo che la difesa delle sale urbane non deve essere perseguita bloccando il mercato ma migliorando le strutture con incentivi per lo <em>&#8220;sviluppo, la trasformazione e quindi il mantenimento delle sale cinematografiche attualmente più deboli&#8221;</em>. Ugualmente favorevole anche l&#8217;associazione degli <strong>esercenti multiple</strong>x, l&#8217;<strong>Anem</strong>, il cui presidente <strong>Carlo Bernaschi</strong> ha definito <em>&#8220;miope, fuori luogo e non imprenditoriale&#8221;</em> la scelta di schierarsi contro le liberalizzazioni, una misura in grado di favorire il recupero di spettatori con sale nuove e più moderne.</p>
<p>Le controversie immediatamente suscitate dalla norma hanno però convinto <strong>Ornaghi</strong> a <strong>stralciarla dal testo approvato dal Cdm</strong>: oggi è arrivata dal <strong>Mibac</strong> la conferma che <strong>i cinema sono stati esclusi dal decreto sulle semplificazioni</strong>, in quello che però è stato dipinto non come uno stop definitivo, bensì come una <em>&#8220;pausa di approfondimento&#8221;</em> per ascoltare le diverse istanze e pervenire a una loro composizione nell&#8217;interesse dell&#8217;intero settore cinematografico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_965065858.html" target="_blank">Mibac</a>, <a href="http://news.cinecitta.com/news.asp?id=36899" target="_blank">Cinecittà News</a>, <a href="http://www.asca.it/news-Cinema__Borg_%28ANICA%29__difesa_sale_di_citta__si_fa_migliorando_strutture-1120375-FOT.html" target="_blank">Asca</a></p>
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		<title>Borg, presidente distributori Anica: prolungare la stagione, sfruttare il digitale e nuove campagne di sensibilizzazione.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Richard Borg]]></category>

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		<description><![CDATA[Stabilire un unico giorno per il biglietto del cinema a prezzo scontato, migliorare la dislocazione degli schermi sul territorio nazionale, rilanciare le campagne di promozione e rinvigorire la programmazione estiva, con un occhio alla digitalizzazione e alla flessibilità del "palinsesto" delle sale: questi i nodi cruciali individuati dal neo presidente dei distributori Anica, Richard Borg...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rilanciare iniziative promozionali di rilievo nazionale, aumentare e razionalizzare gli schermi, digitalizzare gli archivi e prolungare la stagione cinematografica lungo quei mesi estivi in cui si registra un vuoto di uscite riempito solo da qualche grande titolo americano. Questa la ricetta per il cinema italiano proposta da <strong>Richard Borg</strong>, AD di <strong>Universal Pictures</strong> in Italia e nuovo presidente dei distributori dell&#8217;<strong>Anica</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2939" title="anica_logo" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/anica_logo.jpg" alt="" width="490" height="342" /></p>
<p><span id="more-3209"></span><em>“Se ci fosse una giornata unica in tutta Italia per i biglietti a prezzo ridotto, si potrebbe pensare a una grande campagna nazionale per convincere il pubblico”</em>, ha dichiarato <strong>Borg</strong> in un&#8217;intervista al <a href="http://www.giornaledellospettacolo.it/news-e-attualita/news/9024-cinema-borganica-campagna-promozionale-e-unificazione-giorno-biglietto-ridotto-.html"><em>Giornale dello Spettacolo</em></a>, sposando così la linea accennata anche dal presidente dell&#8217;<strong>Anem</strong> <strong>Carlo Bernaschi</strong> nel corso della presentazione dei dati sull&#8217;andamento del cinema nel nostro Paese nel 2011. La posizione di <strong>Borg</strong> segnala perciò il permanere di quella comunione d&#8217;intenti tra le varie categorie del settore, in particolare distributori, produttori ed esercenti, che si è rinsaldata negli anni passati durante le battaglie per ottenere forme di sostegno pubblico certe e non clientelari, come gli incentivi fiscali, ma che continua a funzionare con lo scopo di risolvere le criticità strutturali ancora gravanti sui risultati di questo comparto dei media e dell&#8217;entertainment.</p>
<p>“<em>Uno dei principali obiettivi che abbiamo tutti</em> – ha continuato <strong>Borg</strong> &#8211; <em>è capire come allargare il nostro mercato</em>&#8220;, e per farlo bisogna tornare a fidelizzare il pubblico, ricordando il valore del cinema come mezzo d&#8217;intrattenimento, ma anche di emancipazione culturale e di apprendimento. Dato il frangente economico, tuttavia, risulta fondamentale anche non disorientare il pubblico con politiche di sconto scoordinate e confusionarie, che variano di esercente in esercente e di regione in regione. Bisogna dunque pensare a un solo giorno a prezzo agevolato, che potrebbe essere quello immediatamente precedente al weekend, il giovedì, oppure il mercoledì sulla scia del modello francese.</p>
<p>Secondo obiettivo, allargare e riportare ordine nel parco sale: <em>&#8220;Gli schermi che abbiamo sono insufficienti e anche distribuiti male, con concentrazioni e vuoti&#8221;</em>, ha precisato il rappresentante dei distributori, riportando alla ribalta il tema, molto dibattuto, di quella potenziale domanda di cinema inespressa da diverse zone del nostro territorio a causa della difficoltà di raggiungere la sala. La crescita dei multiplex, solitamente collocati in aree periferiche e orientati a una programmazione per lo più giovanilistica, ha infatti lasciato sul campo molti cinema urbani, che tuttavia rappresentavano il luogo prediletto di fruizione per un tipo diverso di pubblico, più adulto e orientato a film d&#8217;autore, ma non solo. Permane inoltre il problema del sostanziale stop che si registra nella stagione estiva, priva di titoli importanti se non per pochi kolossal statunitensi, che comunque negli ultimi anni sono riusciti a mantenere ottime performance nonostante la calura dei mesi da luglio in poi. Oggi che il prodotto italiano ha recuperato quote impressionanti di mercato, arrivando al 37% delle presenze, appare più importante che mai prolungarne la stagione lungo l&#8217;intero arco dei 12 mesi dell&#8217;anno: <em>&#8220;Che ne prendano atto i produttori e i distributori italiani, una grande commedia italiana può benissimo uscire in estate&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Borg</strong> non dimentica infine il lato dell&#8217;aggiornamento tecnologico, forse uno dei più critici e meno affrontati del cinema italiano:<em> &#8220;I film italiani di grande qualità una volta venivano trasmessi sul piccolo schermo, ma sono spariti ormai da tempo. Bene, questi film esistono ancora, penso agli archivi del Luce. Cosa aspettano a digitalizzarli e a farli uscire in sala&#8221;</em>? Il vantaggio sarebbe evidente non solo per chi detiene i diritti delle library, ma anche per gli esercenti. Si apre perciò un ampio spiraglio sul fronte della tanto ambita multiprogrammazione: <em>&#8220;Uno dei miei obiettivi come presidente dei distributori, è di normalizzare i rapporti tra esercizio e distribuzione, rendendoli più proficui&#8221;</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Box Office Italia 2011: 37% al prodotto nazionale, ma calano incassi e biglietti</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Box Office]]></category>
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		<category><![CDATA[box office italiano 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Borg]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella top del box office 4 italiani, tutti comici, capeggiati da Zalone. Ma il sorpasso con la Francia ma non è arrivato: la quota di mercato è del 37%, penalizzata dai controversi risultati di Natale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi abbiamo già parlato delle <strong>perdite</strong> registrate dal <strong>botteghino statunitense nel 2011</strong>. Oggi tocca a quello <strong>italiano</strong> che rispetto al 2010 ha fatto segnare un <strong>8% in meno nelle presenze</strong>, <strong>poco più di 100 milioni</strong> rispetto alle oltre 110 dell&#8217;anno precedente, e un <strong>10% in meno negli incassi</strong>, pari a circa <strong>661 milioni di euro</strong> a fronte dei 735 del 2010. Come vi avevamo già segnalato in occasione della &#8220;preview&#8221; di novembre, presentata in occasione delle <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2925">Giornate Professionali di Cinema di Sorrento</a>, la flessione non può certo essere attribuita al <strong>prodotto italiano</strong>, che, forte della corazzata delle sue <strong>commedie</strong>, si è conquistato il <strong>37% della mercato</strong> (il 35 se si escludono le coproduzioni), vale a dire un po&#8217; meno di quel 40% prefigurato fino a poco tempo fa dal presidente dell&#8217;<strong>Anica</strong> <strong>Riccardo Tozzi</strong> e un po&#8217; meno della quota nazionale francese, che rimane perciò imbattuta, ma comunque significativo soprattutto perché in crescita di circa 6 punti percentuali. Non abbastanza, però, da compensare quei 10 lasciati sul campo dal <strong>cinema americano</strong>, che passando <strong>dal 56 al 46%</strong> ha portato con sé parte del box office.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3191" class="wp-caption aligncenter" style="width: 607px"><img class="size-full wp-image-3191" title="top 20 Italia 2011 per presenze" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/top-20-Italia-2011-per-presenze.jpg" alt="" width="597" height="348" /><p class="wp-caption-text">top 20 Italia 2011 per presenze</p></div>
<p style="text-align: center;"><span id="more-3190"></span></p>
<p>Colpa perciò della crisi che ha investito anche il mercato interno USA e della difficoltà di replicare l&#8217;<strong>effetto Avatar</strong>? Forse in parte sì, ma sono anche altre le criticità che emergono nel sistema italiano. Come ha ricordato il presidente <strong>Cinetel</strong>, nonché AD di Universal Pictures e neo-presidente dei distributori Anica <strong>Richard Borg</strong>, la frequentazione media delle sale cinematografiche per un <strong>italiano</strong> è di <strong>circa 1,4 volte l&#8217;anno</strong>: in Francia sono 3, e non è nemmeno il Paese occidentale con i valori più alti. E questo si riflette sui 215 milioni di ingressi registrati Oltralpe nel 2011, un record che oggi sembra per noi ancora più lontano e che, per quanto possano sforzarsi di sostenerlo alcuni rappresentanti di categoria, non può di certo essere solo il frutto di una solida legislazione antipirateria, tra l&#8217;altro di solito più incisiva sull&#8217;home video.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3192" class="wp-caption aligncenter" style="width: 606px"><img class="size-full wp-image-3192" title="presenze incassi Italia confronto 2011-2010" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/presenze-incassi-Italia-confronto-2011-2010.jpg" alt="" width="596" height="147" /><p class="wp-caption-text">presenze incassi Italia confronto 2011-2010</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo il nuovo presidente dell&#8217;<strong>Anec</strong>, <strong>Lionello Cerri</strong>, la situazione non è allarmante. Il rappresentante degli esercenti si è detto fiducioso nella combinazione vincente tra<em> &#8220;un forte prodotto americano e un forte prodotto nazionale&#8221;</em>, nonostante ci sia l&#8217;evidente esigenza di <strong>recuperare fasce di pubblico</strong>, sia aprendo nuove strutture nelle aree che ne risultano sprovviste, sia  <em>&#8220;riordinando e moltiplicando laddove possibile, quelle esistenti&#8221;</em>. Tra l&#8217;altro senza contare troppo su un sostegno pubblico che<em> &#8220;in confronto alla Francia è di 1 a 10&#8243;</em>. Si potrebbe, tuttavia, pensare secondo <strong>Cerri</strong> a una <strong>nuova grande iniziativa di promozione nazionale</strong>, che coinvolga ad esempio<strong> il gioco del Lotto</strong>, un po&#8217; sulla falsariga di quello che avviene in <strong>Inghilterra</strong> con il <strong>BFI</strong>, finanziato dalla <strong>lotteria</strong>. Più in generale, il presidente dell&#8217;<strong>Anec</strong> è tornato a parlare dell&#8217;importanza dell&#8217;<strong>educazione al cinema</strong> per le nuove generazioni, cresciute nell&#8217;epoca della tv senza film e di internet, mentre secondo il suo omologo dell&#8217;<strong>Anem</strong>, <strong>Carlo Bernaschi</strong>, sarebbe opportuno ripristinare iniziative come <strong>i mercoledì e i pomeriggi al cinema a prezzo scontato</strong>, dato che<em> &#8220;le ultime risalgono al &#8217;98&#8243;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_3193" class="wp-caption aligncenter" style="width: 608px"><img class="size-full wp-image-3193" title="quote di confronto 2011-2010" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/quote-di-confronto-2011-2010.jpg" alt="" width="598" height="226" /><p class="wp-caption-text">quote di mercato - confronto 2011-2010</p></div>
<p>Anche il presidente dell&#8217;<strong>Anica</strong>, <strong>Riccardo Tozzi</strong>, vede tra i <strong>problemi strutturali</strong> la necessità di intervenire sul <strong>circuito</strong>, in particolare sulla mancanza di quei <strong>multisala di città</strong> che si sono già affermati all&#8217;estero e che potrebbero aiutare a intercettare gli spettatori orfani delle sale urbane tradizionali. Per farlo, è necessario il dialogo con gli <strong>Enti locali</strong>, non &#8211; o perlomeno non solo &#8211; allo scopo di ottenere finanziamenti, bensì per l&#8217;individuazione dei lacci burocratici da eliminare al fine di rendere appetibile un investimento sulle sale e mobilitare così i <strong>capitali privati</strong>. Un simile processo sarebbe già stato avviato insieme alla Regione Lazio con l&#8217;auspicio che diventi un progetto pilota anche per il resto d&#8217;Italia.</p>
<p><a href="classifica%20distribuzioni%20Italia%202011"><img class="aligncenter size-full wp-image-3194" title="classifica distribuzioni Italia 2011 jpg" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/classifica-distribuzioni-Italia-2011-jpg.jpg" alt="" width="465" height="425" /></a><br />
Ci sono però altri nodi individuati da <strong>Tozzi</strong>, primo fra tutto quello delle <strong>tv</strong>, non solo in merito alle quote di programmazione di cinema all&#8217;interno dei palinsesti, che andrebbero aumentate e pianificate meglio con la consapevolezza che i film italiani prodotti oggi possono attirare lo share necessario per vincere una prima serata. Bisogna inoltre <em>&#8220;fare in modo che la crisi che ha colpito le televisioni non ricada sul cinema, evitando che si riducano gli investimenti&#8221;</em>. Insomma, forse stavolta è il cinema che può dare una mano al piccolo schermo, e non solo: il presidente dlel&#8217;Anca propone anche al nuovo <strong>Governo</strong> di pagare i debiti pregressi con le imprese che operano in cinema attraverso i <strong>titoli di Stato</strong>, in modo da <strong>liberare le risorse rimaste al FUS</strong>, <em>&#8220;poche ma fondamentali&#8221;</em>, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e l&#8217;innovazione. Se c&#8217;è un versante su cui ricade la preoccupazione di molti è infatti lo spettro di un <strong>nuovo oligopolio di titoli</strong>, segnatamente commedie, capace di attirare a sé la stragrande maggioranza degli incassi e del pubblico. Come già preannunciato da tempo, nella <strong>top 10</strong> <strong>del box office</strong> spuntano <strong>4 titoli italiani</strong>, tutti rigorosamente di stampo comico, capeggiati da<em> Che bella giornata</em> di <strong>Checco Zalone</strong> (quasi 43 milioni e mezzo di euro guadagnati e poco meno di 7 milioni di presenze). <strong>Tozzi</strong> sottolinea però anche come siano ben <strong>22 i film</strong> del nostro Paese che hanno<strong> incassato oltre i 3 milioni</strong>, cioè molto di più di quello che accadeva in passato, in cui il box office risultava molto più concentrato. Nessuno, comunque mette in dubbio l&#8217;esistenza di un <strong>rischio di omologazione</strong> che, ammette <strong>Tozzi</strong>, &#8220;può solo nuocere al mercato&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong>distribuzioni</strong>, a guadagnarsi il gradino del podio è <strong>Medusa</strong> (con quasi il 26% delle presenze), seguita da <strong>Warner</strong> e <strong>Universal</strong>.</p>
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		<title>Francia, 212 milioni di ingressi. Ma è crisi nel settore della post produzione.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 13:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Quinta Industries]]></category>

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		<description><![CDATA[ "Prima al cinema andavano soprattutto i giovani - dichiara il direttore delle ricerche del CNC, Benoît Danard - Adesso c'è anche un pubblico senior e adulti con bambini, mentre i ragazzi che pure avevano cominciato a  disertare le sale vi ritornano attirati dai progressi tecnologici, in particolare dal 3D".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>cinema francese</strong> sprizza salute da tutti i pori. O meglio, non proprio tutti: se per quanto riguarda incassi e presenze il Paese d&#8217;Oltralpe è già intento a celebrare un&#8217;ottima annata, non si può dire altrettanto per i <strong>comparti tecnici</strong> della settima arte, messi in crisi dall&#8217;avanzata del digitale che ha <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2829">già costretto in ginocchio le <strong>Quinta Industries</strong></a><strong>,</strong><strong> </strong>società specializzate in <strong>post produzione</strong> e <strong>vfx </strong>e controllate dal magnate <strong>Tarak Ben Ammar</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3088" title="niente-da-dichiarare-locandina" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/12/niente-da-dichiarare-locandina-trailer.jpg" alt="" width="588" height="339" /><span id="more-3087"></span></p>
<p>A fornire un primo resoconto dei dati del 2011 è la <a href="http://www.latribune.fr/journal/edition-du-2312/l-evenement/1234298/les-francais-n-etaient-plus-alles-aussi-souvent-au-cinema-depuis-1966.html"><em>Tribune</em></a>, che annuncia un<strong> nuovo record</strong> di circa<strong> 212 milioni di ingressi</strong>, cifra vicina a quella toccata nel lontano <strong>1966</strong> quando i biglietti staccati furono più di 230 milioni. Secondo il quotidiano, né gli schermi giganti dell&#8217;home theatre  né la pirateria sono riusciti ad affossare il tradizionale rapporto dei francesi con la sala cinematografica, tra l&#8217;altro con una buona proporzione tra <strong>cinema d&#8217;essai, schermi di qualità e multiplex</strong>. Merito di un<strong> ampliamento del target</strong> dei film francesi e non, che sono riusciti a intercettare fasce di pubblico prima considerate residuali: lo spiega alla <em>Tribune</em> lo stesso direttore delle ricerche del <strong>CNC</strong>, <strong>Benoît Danard</strong>, confermando ciò che ormai ripetono da diverso tempo anche le associazioni di categoria in Italia.</p>
<p><em>&#8220;Prima al cinema andavano soprattutto i giovani</em> &#8211; dichiara infatti <strong>Danard</strong> &#8211; <em>Adesso c&#8217;è anche un pubblico senior e adulti con bambini, mentre i ragazzi che pure avevano cominciato a  disertare le sale vi ritornano attirati dai progressi tecnologici, in particolare dal 3D&#8221;</em>. Risultato,<strong> un terzo della popolazione francese</strong> si reca oggi regolarmente al cinema, con un evidente vantaggio per i <strong>film nazionali</strong> che continuano ad <strong>aumentare la loro quota di mercato</strong> già ben attestata intorno al 40%. <strong>20</strong> sono i <strong>titoli francesi che hanno superato il milione di presenze</strong> e due sono al top del box office, <em>Intouchables</em> e <em>Niente da dichiarare?</em> Si tratta di  un film drammatico a sfondo sociale e di una commedia sull&#8217;Europa unita, che hanno guadagnato rispettivamente 9,5 e 22 milioni di euro, piazzandosi al di sopra di blockbuster come <em>Tintin</em> o <em>Harry Potter</em>.</p>
<p>Certo, la posizione in classifica e gli incassi ormai non fanno più invidia al cinema italiano, mentre le presenze rimangono un traguardo a cui quasi nemmeno le associazioni di categoria osano puntare. C&#8217;è però una parte dell&#8217;industria cinematografica francese che lotta per la sopravvivenza e che probabilmente anticipa un problema a cui andranno sempre più incontro i Paesi europei e non , cioè la <strong>crisi della post produzione</strong>. Il crollo di Quinta Industries ha già fatto scalpore in patria  per il coinvolgimento di aziende storiche del settore, come <strong>LTC, Scanlab e Duran Duboi</strong>. Ma la notizia è esplosa ancora di più negli ultimi giorni, quando lo stop imposto a questi studi ha portato al blocco della lavorazione di film importanti come il terzo capitolo della saga cominciata con <em>La verità sull&#8217;amore</em> e l&#8217;ultimo <em>Asterix</em>. A inizio novembre è stata avviata la procedura fallimentare del gruppo, ora in liquidazione dopo il rigetto del piano di rientro presentato da Tarak Ben Ammar. La ragione addotta dal finanziere franco-tunisino è sempre la <strong>digitalizzazione delle sale</strong>, in cui la Francia è leader in Europa tanto da prevedere il completo switch-off tra non più di un anno.</p>
<p>Il <strong>CNC</strong> ha già annunciato un piano di <strong>salvataggio per i 36 film</strong> che rischiano di rimanere incompiuti a causa della chiusura di Quinta Industries, ma Ben Ammar accusa lo Stato di aver &#8220;<em>accelerato brutalmente la morte dei laboratori&#8221;</em> sostenendo la conversione delle sale, e i laboratori di essersi tirati la palla sui piedi con una concorrenza a ribasso che finirà per favorire una situazione di quasi-monopolio dei pochi operatori sopravvissuti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Film indipendenti: parola d’ordine, VOD “day and date”.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/film-indipendenti-parola-d%e2%80%99ordine-vod-%e2%80%9cday-and-date%e2%80%9d-2967</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 10:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Online, via tv e via cavo, il noleggio su richiesta offerto in contemporanea all'uscita nelle sale potrebbe salvare il cinema indipendente da una lenta scomparsa, le cui avvisaglie si sono già palesate con il fallimento di Miramax e Warner Independent Pictures.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che preferiate chiamarlo <strong>indie</strong>, <strong>art house</strong>, <strong>difficile</strong> o <strong>d’autore</strong>, quella parte di <strong>cinema</strong> che ha difficoltà ad affermarsi al botteghino contro i grandi titoli di intrattenimento, potrebbe aver finalmente trovato la sua Mecca, che si chiama <strong>uscita in contemporanea nelle sale e in noleggio</strong>. E come è facile immaginare, non si parla dell’arrancante mercato dell’home video, bensì di<strong> video on demand</strong>, veicolato sia dalla<strong> tv</strong> che dalla<strong> Rete</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2968" title="Kevin-Spacey-in-Margin-Call" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/Kevin-Spacey-in-Margin-Call.jpg" alt="" width="535" height="356" /></p>
<p><span id="more-2967"></span></p>
<p>A dimostrarlo, dati alla mano, ci sarebbero i risultati delle <strong>distribuzioni indipendenti USA</strong> e di alcuni titoli di grande rilevanza tematica come il drammatico <a href="http://www.screenweek.it/film/24638-Margin-Call"><em>Margin Call</em></a>, dedicato al recente dissesto finanziario e umano di Wall Street, o grandi prove d’autore come <a href="http://www.screenweek.it/film/23270-Melancholia"><em>Melancholia</em></a> di <strong>Lars von Trier</strong>,che forse non ha caso ha avviato  con la sua <strong>Zentropa</strong> un <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/05/flick-launch-zentropaondemand-vod-indie-2171">servizio VOD</a> dedicato esclusivamente agli indie.</p>
<p>Secondo un’analisi pubblicata da <a href="http://www.thewrap.com/movies/article/vod-rescue-how-one-format-saving-indie-film-33085"><em>The Wrap</em></a>, tutti questi prodotti meritevoli dal punto di vista cinematografico, ma di<strong> minor appeal commerciale,</strong> hanno tratto e continueranno a trarre enorme vantaggio dal <strong>VOD</strong>, sia via cavo che online, e soprattutto da quello chiamato <strong>“day and date”</strong>, che <strong>abbatte la window  prevista tra l’uscita theatrical e altre forme di sfruttamento del film</strong>. Il sistema, in particolare, negli USA si è rivelato molto più efficiente delle release cosiddette “platform”, cioè della pratica di<strong> far uscire i film difficili in un paio di sale</strong> (su un totale nazionale di circa 40 mila schermi) amplificandone poi la distribuzione a seconda del risultato, che secondo il presidente dell’indipendente <strong>Magnolia Pictures</strong>, <strong>Eamonn Bowles</strong>, si è rivelata <strong><em>“una ricetta per il disastro”</em></strong>.</p>
<p>Per contro, un film come quello del visionario regista danese, e con un nome di richiamo quale <strong>Kristen Dunst</strong>, al <strong>botteghino</strong> non ha oltrepassato di molto i<strong> 700 mila dollari</strong>, ma ci si aspetta che ne realizzi <strong>2 milioni in video on demand</strong>. Lo stesso vale per il film con <strong>Kevin Spacey</strong>, <em>Margin Call</em>, che senza la prospettiva di <strong>raddoppiare i suoi</strong> <strong>4 milioni di incassi al box office</strong> tramite il sistema su richiesta, forse non sarebbe stato nemmeno prodotto.</p>
<div id="attachment_2970" class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><img class="size-full wp-image-2970" title="VOD margin call" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/VOD-margin-call.jpg" alt="" width="320" height="193" /><p class="wp-caption-text">Dati The Wrap</p></div>
<p>Stando ai dati diffusi dalla casa di distribuzione <strong>Roadside</strong>, il titolo è stato già <strong>affittato on line da 250 mila utenti</strong>, mentre <strong>Magnolia</strong> ha già sviluppato un suo listino di prodotti da far uscire “day and date”sia in VOD che nelle sale, complice anche il <strong>circuito indipendente</strong> <strong>Landmark Theaters</strong>, controllato dallo stesso comproprietario della casa di distribuzione <strong>Mark Cuban</strong>.</p>
<p>Vincere le reistenze delgi esercenti è infatti la sfida che secondo <em>The Wrap</em> si pone agli indipendenti. Se i filmmaker si stanno gradualmente abituando a rinunciare all’idea della sacralità della sala, ci sono  invece <strong>molti cinema che rifiutano le uscite in simultanea</strong> sul grande e sul piccolo schermo della tv o del PC. Non è detto però che su piccola scala si riproducano le stesse<strong> dure reazioni al</strong> tentativo delle <strong>major</strong> di ridurre le finestre tra le varie release: vedi il <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/video-on-demand-troppo-presto-in-italia-2747#more-2747"><strong>caso Universal</strong></a> e l&#8217;iniziativa, poi fallita, di distribuire <a href="http://www.screenweek.it/film/25310-Tower-Heist-Colpo-ad-Alto-Livello"><em>Tower Heist</em></a> in <strong>premium VOD</strong> a 60 dollari e a sole tre settimane dalla distribuzione nelle sale. Per le major non è ipotizzabile perdere i grandi circuiti con migliaia di schermi, ma per gli indipendenti le cifre sono molto diverse, e secondo il magazine americano non dovrebbe essere difficile trovare comunque qualche cinema art house dove  far uscire i titoli di nicchia in contemporanea al noleggio via tv o via web.</p>
<p>Il <strong>vantaggio economico</strong>, d’altra parte, per <em>The Wrap</em> appare <strong>irrinunciabile</strong>: l’uscita simultanea non offre ai distributori solo la possibilità di <strong>risparmiare molto sulle campagne stampa</strong> e sulla <strong>diffusione delle copie</strong> su tutto il vasto territorio nazionale, ma soprattutto un sicuro ritorno addizionale sui propri investimenti. A fare gola sono i <strong>nuovi diritti sullo streaming online</strong> che vengono pagati da compagnie come <strong>Hulu</strong> e <strong>Netflix</strong>, anche se il piatto ricco rimane sempre il <strong>piccolo schermo</strong>. Mentre gli <strong>esercenti</strong> USA di solito dividono i guadagni nella misura <strong>50-50</strong>, o al massimo di 60-40, <strong>i grandi network</strong> <strong>via cavo</strong> di solito offrono<strong> ai  distributori il 70%</strong>, secondo le fonti interne al settore consultate da <em>The Wrap</em>. Senza contare poi tutti <strong>i passaggi dei trailer</strong> che ovviamente le stesse emittenti fanno per <strong>autopromozione sulle loro reti</strong>, e che consentono di <strong>abbattere in maniera decisiva i costi di promozione</strong>.</p>
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		<title>Anica sulle orme di iTunes. Migliaia di titoli del cinema italiano a breve disponibili in VOD.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 06:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La "massa critica" di titoli cinematografici necessaria a realizzare unv erio servizio VOD in arrivo grazie allos forzo di Anica. L'Associazioen lavora su un portale dedicato, con milgiaia di titoli e ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;affermazione anche in Italia del <strong>video on demand</strong>  non è utopia: presto vedrà la luce un <strong>portale interamente dedicato al cinema italiano</strong> e sviluppato da <strong>Anica</strong>, che sarebbe al lavoro sul progetto da mesi. A rivelarcelo, durante la presentazione delle <strong>Giornate Professionali di Cinema di Sorrento</strong>, è stato lo stesso <strong>Lamberto Mancini</strong>, Segretario Generale dell&#8217;Associazione che riunisce le varie categorie dell&#8217;industria cinematografica:</p>
<p><em>&#8220;Siamo impegnati da tempo nella creazione di un portale che possa consentire la<strong> distribuzione in modalità VOD del cinema italiano</strong>. Abbiamo avuto diverse adesioni e ne stiamo raccogliendo altre, abbiamo già la tecnologia e stiamo affinando il modello di business. Immaginatelo come un negozio, un grande negozio italiano&#8221;.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2939" title="anica_logo" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/anica_logo.jpg" alt="" width="514" height="358" /></p>
<p><span id="more-2938"></span></p>
<p>L&#8217;esempio a  cui guardare è però quello già affermato a livello internazionale, vale a dire <strong>iTunes</strong>: <em>&#8220;Il meccanismo è esattamente lo stesso, avremo sia<strong> film current</strong> che di <strong>library</strong>, con<strong> prezzi differenziati</strong> caso per caso&#8221;</em>, ma comunque, assicura <strong>Mancini</strong>, assolutamente analoghi a quelli <em>&#8220;già stabiliti dal mercato&#8221;</em>. L&#8217;idea è di prestare <em>&#8220;attenzione ai pubblici&#8221;</em>, cui <strong>Anica</strong> guarderà sia per la determinazione delle tariffe che per le strategie di marketing e di contatto con i possibili utenti online.</p>
<p>Come ci conferma il Segretario Generale, il riferimento ai <strong>prezzi già fissati dal mercato</strong> sgombera anche il campo da dubbi riguardo a eventuali <strong>offerte di tipo premium</strong>, come quelle che stanno sperimentando le major negli USA e che hanno portato a duri scontri con gli esercenti sulla questione delle <strong>window</strong>. Nonostante l&#8217;idea di far uscire in contemporanea i film sul grande schermo e online, al prezzo maggiorato di circa 30 euro, fosse stata <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2731">rilanciata poco tempo fa</a> dal patron di <strong>Filmauro</strong>, <strong>Aurelio De Laurentiis</strong>, per ora è probabile che le finestre di programmazione vengano rispettate e che soprattutto sia garantito l&#8217;accordo tra tutti gli anelli della filiera cinematografica.</p>
<p>Un accordo che sarà fondamentale anche per la questione dei diritti:</p>
<p><em> &#8221;Si dice sempre che non c&#8217;è cinema italiano in VOD, ma non è vero. Basta fare un giro su <strong>iTunes</strong> o sui siti che vendono prodotti di elettronica. C&#8217;è poi il <strong>canale cinema di Telecom</strong> e varie altre opportunità. Ma <strong>nessuno ha la massa critica</strong> che noi riteniamo di poter avere in quanto Anica. Questa è la nostra differenza, l&#8217;Associazione <strong>rappresenta sia i produttori che i distributori</strong>, e questo non è irrilevante quando il diritto VOD non sempre è in mano a una categoria o all&#8217;altra. Bisogna controllare la contrattualistica film per film, ma Anica, avendo al suo interno sia produttori che distributori, riteniamo possa pervenire a una buona composizione&#8221;</em>.</p>
<p>I <strong>film</strong> saranno disponibili <strong>sia in noleggio che in vendita</strong>, e perciò saranno perseguite allo stesso modo la via dello <strong>streaming</strong> e del <strong>download</strong>, ovviamente legale, dei titoli in catalogo. Sono ancora<strong> top secret</strong> le <strong>tempistiche</strong> e <strong>la rosa</strong> <strong>di film</strong> con cui verrà inizialmente lanciata l&#8217;offerta, ma l&#8217;ordine, rivela <strong>Mancini</strong>, è sicuramente quello delle <strong>migliaia</strong>. <em>&#8220;È chiaro che sul cinema italiano le library pesano molto di più delle nuove uscite</em> &#8211; aggiunge inoltre il Segretario Generale dell&#8217;Anica &#8211; <em>abbiamo una storia cinematografica per cui, se dovessero aderire certi player, potremmo  trovarci ad offrire centinaia e centinaia di film di library&#8221;</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giornate professionali di Sorrento: presentati i dati sul cinema italiano nel 2011</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/giornate-professionali-di-sorrento-presentati-i-dati-sul-cinema-italiano-nel-2011-2925</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 11:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Box Office]]></category>
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		<category><![CDATA[Infographic]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione]]></category>
		<category><![CDATA[botteghino]]></category>

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		<description><![CDATA[La quota di mercato italiano schizza al 38% ma si accompagna al parallello calo di presenze ai film made in USA. Ne risulta una perdita di pubblico che il presidente dell'Anica suggerisce di combattere con nuovi multisala urbani e un nuovo modello di business. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>quota di mercato del cinema italiano</strong> continua a regalare ottime performance:  da inizio anno a oggi, i film e le coproduzioni del nostro Paese hanno fatto registrare incassi per quasi 203 milioni e mezzo di incasso e più di 33 milioni di presenze, pari al 38% del totale. Questi i dati salienti dell’andamento del <strong>botteghino nel 2011</strong>, resi noti alla presentazione della <strong>34° edizione delle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento</strong>, in programma dal 28 novembre al primo dicembre, con una coda lunga di eventi che animeranno la città anche dopo il termine ufficiale della kermesse.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2926" title="quote di mercato 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/quote-di-mercato-2011.jpg" alt="" width="594" height="351" /></p>
<p><span id="more-2925"></span>L&#8217;evento sarà come sempre fondamentale occasione di incontro per le varie categorie della filiera cinematografica,  con  <strong>10 convention</strong> e diversi incontri  in cui le distribuzioni avranno modo di <strong>presentare i listini</strong> del prossimo anno e alcuni dei loro titoli di punta. Nove sono le <strong>anteprime</strong> previste:  <strong>Il Gatto con gli stivali 3D</strong>, a metà dicembre nelle sale con Universal, <strong>Le Idi di Marzo </strong>(01 Distribution),<strong> </strong>interpretato e diretto da George Clooney, <strong>The Best Exotic Marigold Hotel</strong> (20th Century Fox ), <strong>A Few Best Man &#8211; Tre uomini e una pecora</strong> (Lucky Red), <strong>Killer Joe</strong> (Bolero Film), <strong>Henry </strong>(Iris Film), <strong>Hysteria</strong> (Bim), <strong>Arthur e la guerra dei due mondi</strong> (Moviemax), <strong>La chiave di Sarah</strong> (Lucky Red).</p>
<p>Come sempre, le <strong>Giornate di Sorrento</strong> sono però anche la sede per confrontarsi rispetto alle <strong>criticità</strong> che emergono dai dati sul mercato del cinema. L&#8217;ultimo anno sembra marcare un traguardo importante per<strong> i film del nostro Paese</strong>, che in termini di presenze sono <strong>cresciuti di quasi 10 punti percentuali</strong> rispetto al 2010. Un <strong>aumento</strong> a cui però ha corrisposto il <strong>pari decremento della quota di mercato del cinema USA</strong>,  scesa dal 68,68 al 48,3% dei biglietti staccati. Emerge perciò uno scarto da cui non deriva un&#8217;espansione del pubblico ma un semplice spostamento, che non è l&#8217;obiettivo a cui punta l&#8217;industria. <em>&#8220;I dati confermano in modo clamoroso che continua la crescita del cinema italiano. Abbiamo la possibilità di raggiungere quel fatidico 40%, con un risultato straordinario, meglio di quello francese e unico al mondo&#8221;</em> &#8211; ha dichiarato a proposito il <strong>presidente dell&#8217;Anica</strong>, <strong>Riccardo Tozzi</strong> &#8211; <em>&#8220;ma si continua a registrare una flessione nelle presenze ai film americani, diminuite di circa 16 milioni, con un saldo negativo di 10 milioni non compensato  dalla fetta italiana. Il che ci pone un problema di sistema. Il nostro rapido passaggio dal 10 al 40% del mercato significa che è arrivato un tipo di pubblico nuovo, che conosciamo meno e che non riusciamo a intercettare&#8221;</em>.</p>
<p>Colpa, secondo <strong>Tozzi</strong>, non tanto di scelte sbagliate dal punto di vista produttivo ma dello <strong>squilibrio</strong> che si è venuto a creare nel <strong>settore dell&#8217;esercizio</strong>, orfano di molte piccole strutture di città:<em> &#8220;La gran parte degli spettatori è nei centri urbani, dove invece ci sono sempre meno schermi&#8221;</em>. I <strong>multisala all&#8217;interno del tessuto cittadino</strong> sono perciò il fronte su cui il presidente dell&#8217;Anica ritiene fondamentale avviare un processo di espansione e ammodernamento, in modo da riconquistare pubblico e superare la soglia dei 100 milioni di biglietti intorno a cui continua a navigare il botteghino nonostante le ottime performance dei film italiani:</p>
<p><em>&#8220;Occorre un modello nuovo di sala. Non si possono ripopolare i centri urbani con le strutture tradizionali, ci vogliono cinema  un po’ più clamorosi. Deve cambiare il modello di business, tenendo in considerazione che gli introiti delle sale sono fatti sì di biglietto ma anche di concession, e se le sale urbane lavorano solo sul biglietto non possono che fallire. Il compito spetta alle strutture, ma anche a Comuni e Regioni che devono dare impulso alla trasformazione&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2927" title="incassi 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/incassi-2011.jpg" alt="" width="599" height="349" /></p>
<p>E se Tozzi continua a proporre il <strong>&#8220;modello Londra&#8221;</strong>, con le nuove accessoriate sale di Leicester Square, il rappresentante dei<strong> distributori dell&#8217;Anica</strong>, <strong>Filippo Roviglioni</strong>, ha ribadito la necessità di <strong>eliminare quel gap estivo</strong> che riduce la stagione cinematografica a 8 mesi, possibilmente con la programmazione di grandi titoli italiani da aggiungere allo sforzo in questo senso già compiuto dalle major americane. Il presidente dell&#8217;<strong>Agis</strong>, <strong>Paolo Protti</strong>, da parte sua ha fatto riferimento al quadro politico e citato la <a href="http://www.google.it/search?q=Lionello+Cerri&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a">lettera di Andrea Carandini al <em>Corriere della Sera</em></a> sulla necessità di <em>&#8220;integrare i beni e la produzione culturale nella strategia del Paese&#8221;</em>, nonché a quelle <strong>riforme a costo zero</strong> che l&#8217;Associazione dello spettacolo aveva già <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2751">presentato al precedente Governo</a>. <strong>Angelo Barbagallo</strong>, rappresentante dei produttori dell&#8217;<strong>Anica</strong>, ha invece messo in evidenza quello che definisce <strong>&#8220;il problema delle risorse&#8221;</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Nonostante crescano i proventi sala, mancano le risorse per produrre, soprattutto per avere un&#8217;offerta ampia, diversificata al suo interno. Il successo del cinema italiano è concentrato su una rosa piccola di titoli, tutte commedie. L’altro cinema ha sofferto molto, con risultati al di sotto delle aspettative. Questo per la trasformazione antropologica del pubblico e la progressiva scomparsa delle sale nei centri storici&#8221;, </em>oltre che alla tendenza<em> &#8220;di tutti gli altri player del settore a pagare meno del prezzo giusto. C&#8217;è anche  chi non paga per niente, cioè la pirateria, mentre sull&#8217;offerta legale online il Paese sconta un grave ritardo&#8221;</em>.</p>
<p>Il riferimento è evidentemente alla questione del <strong>prelievo di filiera</strong>, ma anche a quell&#8217;<strong>omologazione del gusto</strong> che sembra evidenziarsi a latere della vetta del botteghino conquistata dai titoli italiani. Un problema a cui non si è mostrato indifferente nemmeno il <strong>nuovo presidente dell&#8217;Anec</strong>, <strong>Lionello Cerri</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Come si modifica il tessuto urbano, così cambia il gusto del pubblico. Noi abbiamo potuto farci un gusto cinematografico diverso, le nuove generazioni vengono da un gusto formato dalla tv e apprezzano un certo modello visivo. L&#8217; educazione all&#8217;immagine è perciò fondamentale. Stanno cambiando le strutture, ma anche i pubblici nelle nostre città, divisi tra un cinema commerciale, di azione, di effetti speciali, e uno di sentimento, di parola, d’autore. Queste due audience non si scontrano, anzi  sono diverse e probabilmente richiedono servizi diversi. Sta a noi collegarle e far trovare strutture adeguate a ogni tipo di pubblico per farlo crescere&#8221;</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2928" title="top 20 incassi 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/top-20-incassi-2011.jpg" alt="" width="598" height="269" /></p>
<p>Forse per la prima volta in un&#8217;occasione ufficiale, è stato perciò riconosciuto <strong>quanto il successo del cinema italiano al botteghino dipenda dalla tv</strong>, ma, afferma <strong>Barbagallo</strong>, <em>&#8220;questo non è un difetto assoluto, lo diventerebbe se si finisse per produrre solo quel tipo di film&#8221;</em>. Secondo <strong>Tozzi</strong>, inoltre, ormai <strong>tutta la produzione culturale</strong>, perfino quella letteraria, <strong>passa per la televisione</strong>:</p>
<p><em>&#8220;Anche in <strong>Francia</strong>, se andiamo nei multisala del centro, <strong>su 10 film 8 sono commedie</strong>. L&#8217;Italia da questo punto di vista si sta normalizzando. Certo se ci fermassimo solo a quello, non si potrebbe più parlare di normalizzazione. Ma ora, probabilmente, stiamo assistendo a uno <strong>smottamento del pubblico della fiction</strong> che non vuole prodotti di ricerca ma di riconoscimento, vuole cioè ritrovare i casi della sua vita, trattati in modo semplice, gratificante e divertente. Questo è <strong>un pezzo di cinema decisivo ovunque</strong> e non c&#8217;è motivo che non lo sia anche qui da noi. La questione non è né morale né culturale, ma solo materiale, cioè<strong> fare i multisala nei centri urbani</strong>&#8220;.</em></p>
<p>Per quanto riguarda invece la questione <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2846"><strong>Siae-trailer sui siti internet</strong></a>, <strong>Roviglioni</strong> rimanda a <strong>Sorrento</strong>, dove probabilmente verrà presentato<em> &#8220;un <strong>tentativo di conciliazione</strong>, elaborato da<strong> Anica e Società degli autori ed editori</strong>,  che possa rispettare il diritto d’autore  e un corrispettivo congruo senza bloccare il meccanismo promozionale dei trailer&#8221;</em>.</p>
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		<title>MEDIA Salles: la digitalizzazione rallenta in Italia, mentre in Europa si avvicina il &#8220;tipping point&#8221;</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/media-salles-la-digitalizzazione-rallenta-in-italia-mentre-in-europa-si-avvicina-il-tipping-point-2806</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 09:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'esercizio cinematografico ancora nell'occhio del cicolone alla Tavola Rotonda "D-Cinema: viaggio nel digitale", organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo al VI Festival Internazionale del Film di Roma. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tornato a parlare di esercizio ieri all’incontro organizzato dalla <strong>Fondazione Ente dello Spettacolo</strong> nell’ambito del <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> e intitolato <em>D-Cinema: viaggio nel digitale</em>.  Come ha spiegato il presidente della FEdS, <strong>Dario Edoardo Viganò</strong>, la nuova tecnologia rinnova infatti “le modalità, i luoghi e i tempi” della fruizione del prodotto cinema, con conseguenze che investono in primo luogo le sale, per poi influenzare, a cascata, l’intera filiera della settima arte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2807" title="sala2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/sala2.jpg" alt="" width="468" height="334" /></p>
<p><span id="more-2806"></span>Lo conferma <strong>Nicola Maccanico</strong>, direttore generale di <strong>Warner Bros</strong>, la cui impressione è che l’industria <em>“sia troppo concentrata sul prossimo film piuttosto che sul sistema”</em>, ora incentrato sulla rincorsa di un certo cinema commerciale e giovanile che però non soddisfa tutta la domanda, specie quella <em>“degli adulti che vanno a cercare una sala e, al suo posto, ci trovano un negozio di vestiti”</em>. Ben venga quindi il sostegno alla produzione,<em> “ma solo se si inserisce in un contesto più ampio”</em>, dove l’esercizio assume la parte del leone.  Secondo <strong>Maccanico</strong>, ci vuole “<em>un approccio più laico</em>”, la consapevolezza <em>“che non tutti i film devono uscire per forza in sala, che l’affollamento di troppi film va a beneficio solo dei grandi titoli, e che bisogna aumentare l’offerta legale su internet”</em>. Senza tuttavia dimenticare la lotta alla pirateria e la necessità di aumentare la banda.</p>
<p>Il <strong>digitale</strong> rientra in questo processo in primo luogo per la <strong>riconversione imposta a tutte le strutture</strong> operanti nell’esercizio. Secondo i dati del programma <strong>MEDIA Salles</strong>, su <strong>34 Paesi europei e 36mila schermi monitorati</strong>, 10.341 (cioè <strong>circa il 30%</strong>) sono ormai <strong>passati al digitale</strong>, per un totale di 4 mila cinema. Solo nel <strong>2011</strong>, la digitalizzazione ha raggiunto quota <strong>+121%</strong>. Nei 6 mercati trainanti a dominare è la <strong>Francia</strong>, che ha già <strong>riconvertito 1/5 dei suoi schermi</strong> nonostante non sia stata tra i pionieri della trasformazione; seguono Germania, Regno Unito, Russia, <strong>Italia</strong> e Spagna. Il nostro Paese, in particolare, solo nel <strong>2011</strong> ha <strong>superato la soglia delle mille sale digitali</strong>, facendo registrare un incremento di circa il 18% che appare nettamente inferiore rispetto alle percentuali dei suoi 5 competitor europei, tutte comprese in una fascia tra il 20 e il 40%.</p>
<p>Il dato era stato già oggetto di discussione nei giorni scorsi al Festival: il presidente dell’<strong>Anec</strong>, <strong>Paolo Protti</strong>, aveva puntato il dito contro la <strong>mancanza di uno standard condiviso</strong> per il digitale,  tecnologia in continua evoluzione e quindi ad alto rischio obsolescenza, con tutte le conseguenze che ciò comporta in termini di investimenti. In secondo luogo aveva citato il <strong>calo di appeal del 3D</strong> (finora così determinante che nei Paesi di più recente digitalizzazione, come la Russia, è arrivato a coincidere con il 100% degli schermi attrezzati) e il mancato accordo con i distributori su quella <strong>flessibilità della programmazione</strong> che potrebbe costituire il vero motore del cambiamento per le piccole sale. A latere,  i <strong>ritardi del Mibac</strong> nell’<strong>adeguare il tax credit</strong>, che per ora crea in capo agli esercenti un credito non esigibile a causa della bassa pressione fiscale sugli introiti, altrettanto bassi se non proprio inesistenti. Per fare in modo che lo sgravio fiscale abbia effetto, lo Stato deve quindi modificare la normativa esistente, che non prevede la cedibilità di questo credito a terzi e in particolare le banche.  In merito agli stessi dati, tanto <strong>Luigi Grispello, </strong>vice presidente MEDIA Salles e vice presidente vicario Anec, quanto <strong>Carlo Bernaschi, </strong>presidente Anem, avevano invece concentrato la loro attenzione sul<strong> </strong><em><strong>virtual print fee </strong></em>e<strong> </strong>la necessità di rivedere questo modello poco praticabile dalle piccole strutture, in quanto richiede investimenti iniziali non sostenibili da parte di molte sale.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2808" title="Empire_at_Leicester_Square_London" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/Empire_at_Leicester_Square_London.jpg" alt="" width="468" height="325" /></p>
<p>Oggi, secondo<strong> MEDIA Salles</strong>, il <strong>tipping point</strong>, cioè il momento in cui <strong>più del 50% delle sale europee saranno digitalizzate</strong>, si avvicina velocemente e potrebbe essere raggiunto già nel 2012. Nel vecchio continente però,  esistono moltissimi piccoli esercizi che rischieranno di rimanere esclusi nel momento in cui la massa critica di schermi attrezzati convincerà le distribuzioni ad abbandonare in via definitiva la pellicola. Basti pensare alle <strong>circa 7mila monosale</strong>, che rappresentano il <strong>20% degli schermi totali ma solo il 7% di quelli già digitalizzati</strong>. Questo perché la conversione aiuta le economie di scala e abbatte i costi del personale, ma entrambi i vantaggi appaiono molto ridimensionati per le piccole strutture. E a farne le spese, secondo MEDIA Salles, è già il<strong> prodotto europeo</strong>, la cui <strong>quota di mercato risulta in flessione</strong> rispetto a quella statunitense.</p>
<p>Secondo <strong>Valter Casini</strong>, AD di <strong>Circuito Cinema</strong>, è però inutile ricordare agli esercenti l&#8217;urgenza di passare al nuovo sistema: <em>&#8220;La digitalizzazione è ineluttabile, le tecnologie sono l’unico driver di mercato. <strong>L&#8217;unica vera variabile in questo processo è il tempo</strong>, e quello dipende dalle capacità di investimento degli esercenti e dal sostengo da parte della filiera. Ma ad oggi le banche non finanziano, lo Stato non eroga contributi, i distributori hanno previsto il VPF, che però per sua natura è contributo ex post e non ex ante. Allora, se si vuole agire in fretta sul fattore tempo, c&#8217;è bisogno di usare la leva finanziaria&#8221;</em>. Oltre che di dialogare con i <strong>Comuni</strong> su balzelli come <strong>TARSU</strong> (uguale a quella di supermercati e ristoranti) e <strong>Ici</strong>, mentre con le <strong>Regioni</strong> delle norme sul <strong>sostegno alla modernizzazione </strong>delle sale, non sempre previsto e spesso non cumulabile con gli aiuti provenienti dallo Stato centrale.</p>
<p>L&#8217;AD di <strong>Cinecittà Luce</strong>,<strong> Luciano Sovena</strong>, dal canto suo vorrebbe che<strong> il digitale</strong> diventasse un modo per <strong>evitare il passaggio in sala</strong> di molte opere autoreferenziali, autofinanziate e destinate al tracollo al box office.  I <strong>100 Autori</strong>, invece, per bocca di <strong>Maurizio Sciarra</strong>, sono tornati a protestare per la <strong>strozzatura presente sul mercato della distruzione</strong>, individuata come principale colpevole del rallentamento del digitale.  <strong>Riccardo Tozzi</strong>, <strong>presidente Anica  e produttore Cattleya</strong>,  è tornato infine a ribadire quanto sia importante per chi sta a monte della  filiera, preoccuparsi di dove saranno fruiti i suoi film, altrimenti: <em>&#8220;Finiremo ancora nel guazzabuglio distributivo in cui siamo adesso, un momento in cui i film si divorano l’un l’altro perché non sappiamo più dove metterli. E non è che non sappiamo dove far uscire l&#8217;opera prima o il film difficile, ma la commedia da 6 milioni di euro&#8221;</em>. Secondo Tozzi, la cura sarebbe <strong>riproporre il multiplex ma in città</strong>, come già successo nelle grandi metropoli come <strong>Londra</strong>, visto che le tante strutture nate ai margini dei centri urbani rispetto agli anni &#8217;90 hanno raddoppiato il numero degli schermi ma non dei biglietti, rimasti sempre intorno ai soliti 100 milioni. Il che fa ritenere al presidente dell&#8217;Anica che <strong>il pubblico si sia semplicemente &#8220;spostato&#8221;</strong>, sia di luogo che di fascia d&#8217;età, escludendo i prodotti meno commerciali e di solito più appetibili per adulti e anziani. Il discorso è sempre lo stesso:  aumentata <strong>la quota del cinema italiano</strong> (che Tozzi dà per scontato supererà il <strong>40%</strong> a fine 2011), l&#8217;unico modo per crescere ancora è far ingrandire la torta degli incassi agendo sull&#8217;esercizio. E oltre alla creazione di<strong> &#8220;multiplex di città&#8221;</strong>, suggerisce la costituzione di un circuito di sale comunali su modello francese, che consta di 1500 schermi e secondo il presidente Anica fa gran parte della differenza tra il Paese d&#8217;Oltralpe e l&#8217;Italia.</p>
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		<title>Indicinema: il rilancio degli indipendenti al Festival del film di Roma.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/10/indicinema-il-rilancio-degli-indipendenti-al-festival-del-film-di-roma-2798</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 08:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La kermesse capitolina ospita un dibattito sul futuro del cinema indipendente, che per cogliere le opportunità offerte dal digitale deve darsi un profilo imprenditoriale serio e credibile. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>500-600 mila euro di budget</strong>, utilizzo delle <strong>tecnologie digitali</strong> e di n<strong>uove metodologie per la promozione</strong> dei film, meno incentrate sul cartaceo e più sul web e sull&#8217; &#8220;accompagnamento&#8221; fisico dei film nelle sale da parte di realizzatori e cast. Questo è l&#8217;<strong>identikit del nuovo cinema indipendente</strong> tracciato da <strong>Indicinema</strong>, progetto nato a maggio di quest&#8217;anno per trovare <strong>un approccio industriale serio</strong> per questo settore, caratterizzato da disponibilità economiche limitate e troppo spesso anche da autofinanziamento e varie  forme di sommerso. Se ne è parlato ieri al convegno intitolato <strong>&#8220;La proposta Indicinema per il rilancio della produzione indipendente&#8221;</strong>, che ha chiuso un ciclo di tre incontri ospitati dal <em><strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong></em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2799" title="indicinema" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/indicinema.jpg" alt="" width="530" height="204" /></p>
<p><span id="more-2798"></span></p>
<p>Ad aprire il dibattito il regista <a href="http://www.screenweek.it/star/20480-Pasquale-Scimeca"><strong>Pasquale Scimeca</strong></a>, che ha ricapitolato le principali criticità del settore, partendo dal caso del suo <a href="http://www.screenweek.it/film/22746-Rosso-Malpelo"><em>Rosso Malpelo</em></a>, uscito nel 2006 su canali assolutamente inusuali e forte di un<strong> incasso di più di 800 mila euro</strong> a fronte di un costo di 850. <em>&#8220;Per un film indipendente è un grande successo, al pari di quei titoli osannati perché riescono a  guadagnare 3-4 milioni ma ne sono costati 6&#8243;</em>, ha spiegato Scimeca, aggiungendo che oggi <strong>senza i costi legati alla pellicola</strong> le spese della produzione si assottigliano ulteriormente e non giustificano quei <em>&#8220;ragionamenti per cui non si pagano le persone, i diritti e le location&#8221;</em>. Il <strong>vero ostacolo</strong> per gli indipendenti è costituito invece dalla <strong>distribuzione</strong>: &#8220;<em>Un<strong> sistema di tipo monopolistico</strong>, dove operano una decina di attori che fanno finta di essere diversi ma in realtà  propongono tutti lo stesso prodotto&#8221;. </em>E non bisogna illudersi,<em> &#8220;non ci si può ritagliare piccole nicchie: o non le danno o ti mettono in luogo dove nessuno può vederti, facendoti uscire in estate o per un tempo ristrettissimo&#8221;</em>.</p>
<p>La soluzione trovata da <strong>Scimeca</strong> per <em>Rosso Malpelo</em> fu la creazione di un <strong><em>&#8220;mercato parallelo&#8221;</em></strong>, mettendo in rete una serie di realtà individuali e completamente slegate fra loro: <strong>cineclub, scuole</strong> (molto  adatte allo scopo visto il soggetto del film) e realtà associative. A questo proposito, Scimeca consiglia di andare a <strong>cercare caso per caso</strong> i soggetti in teoria anche lontani dal cinema ma vicini ai temi dell&#8217;opera, come nel suo caso fu per <a href="http://www.screenweek.it/film/12046-Placido-Rizzotto"><em>Placido Rizzotto</em></a> e Libera di Don Ciotti, che ha usato per molto tempo il film nei suoi <strong>programmi di educazione</strong> alla legalità. Tornando a <em>Rosso Malpelo</em>, il problema principale una volta individuati i luoghi adatti è stato <em>&#8220;confrontarsi con molte realtà abituate ad organizzare proiezioni gratuite con DVD comprati e acquistati magari all&#8217;edicola&#8221;</em>. Quando si parla di un sistema industriale, invece, gli<strong> incassi vanno registrati</strong> e spediti alla Siae in modo da avere dei <strong>dati certi sull&#8217;andamento del film</strong>. È stato inoltre fondamentale abbassare il costo dell&#8217;ingresso, tanto che gli 800 mila euro di <em>Rosso Malpelo</em> sono stati realizzati con biglietti da 3-4 euro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2800" title="et in terra pax" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/et-in-terra-pax.jpg" alt="" width="530" height="335" /></p>
<p>L&#8217;idea di <strong>Indicinema</strong> è quindi di mettere a punto un<strong> service in grado di riunire esperienze</strong> come quella di Scimeca in una sorta di <strong>database</strong>, anche per preservare i produttori indie da qualche intoppo come quello affrontato dal poetico e drammatico <a href="http://www.screenweek.it/film/25272-Et-in-terra-Pax"><em>Et in terra pax</em></a>, di cui ha parlato il produttore <strong>Simone Isola</strong>, di <strong>Kimera Film</strong>. Si tratta di un progetto nato da un gruppo di allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia con un budget previsto di 300 mila euro. Ma dopo le porte chiuse dalla <strong>Rai</strong>, che non ne ha acquistato i diritti d&#8217;antenna, e dal <strong>Mibac</strong>, che non  gli ha erogato contributi poiché il costo era ritenuto troppo basso per un prodotto non amatoriale, si sono ritrovati con soli 50 mila euro investiti dal produttore <a href="http://www.screenweek.it/star/40355-Gianluca-Arcopinto"><strong>Gianluca Arcopinto</strong></a>, bastati giusto per coprire il costo delle 3 settimane di riprese. Dopo essere stato ben accolto a Venezia e aver cominciato un iter per di <strong>più di 30 festival internazionali</strong>, <em>Et in terra pax</em> è stato <strong>distribuito da Cinecittà Luce</strong>, ma a ridosso dell&#8217;estate, con molti mesi di ritardo e in <strong>non più di 10 copie</strong>, senza coprire nemmeno tutte le capozona. Nonostante tutto, il film ha registrato una buona media per sala e a gennaio uscirà in Francia con il doppio delle copie avute in Italia, e c&#8217;è la possibilità che sia acquistato anche da un canale televisivo.</p>
<p>Si è rifiutato invece di affidare la propria commedia alle distribuzioni <strong>Gian Paolo Vallati</strong>, autore del film<a href="http://www.screenweek.it/film/27930-Cara-ti-amo-"><em> Cara ti amo</em></a>, che sta c<strong>ontattando &#8220;porta a porta&#8221; agli esercenti</strong> interessati: <em>&#8220;Visto l&#8217;esempio di Et interra pax e del film di Laura Luchetti</em> [<a href="http://www.screenweek.it/film/24004-Febbre-da-fieno">Febbre da fieno</a> ndr] <em>massacrato da una distribuzione sbagliata, ho deciso di fare da solo anche <strong>per non cedere tutti i diritti</strong>, da quelli sull&#8217;home video a quelli d’antenna, senza avere così neppure la minima possibilità di rientrare dei costi&#8221;</em>. Ma c&#8217;è anche chi, per abbattere i costi di realizzazione, ha inventato <strong>un modo completamente diverso di finanziare il cinema</strong>, come <strong>The Coproducers</strong> &#8211; rappresentati da <strong>Marco Bonini</strong> &#8211; che hanno trovato il sistema di far <strong>partecipare tutta la troupe alla produzione</strong> e di conseguenza ai ricavi del film. Come? Con l&#8217;<strong>acquisto collettivo dei diritti di sfruttamento della sceneggiatura</strong>, con quote differenziate da cui dipenderà poi anche la spartizione degli introiti. Il contratto che rende possibile il meccanismo è scaricabile dal sito <a href="http://www.thecoproducers.org">www.thecoproducers.org</a> ed è stato riconosciuto valido anche a livello istituzionale.</p>
<p>In rappresentanza delle<strong> categorie professionali</strong>, il presidente della <strong>FIDAC (Federazione Italiana Associazioni del Cineaudiovisivo)</strong> nonché storico montatore <strong>Roberto Perpignani</strong> ha dato la disponibilità a lavorare con serie produzioni indie anche a costi ridotti, purché venga rispettata la legalità, mentre più complesse sono le rivendicazioni dl sindacato, di cui ha parlato <strong>Silvano Conti di SLC/CGIL Nazionale</strong>.<em> &#8220;Una delle nostre maggiori preoccupazioni era la delocalizzazione, che però in questa fase appare meno virulenta così come il sommerso. Ora la priorità è chiudere i contratti nazionali, sia per la produzione e distribuzione, sia per l&#8217;esercizio&#8221;</em> ha dichiarato il sindacalista, che più in generale vede nel Governo la volontà di destrutturare la normativa del settore, come dimostrerebbe la <strong>drastica riduzione del budget di Cinecittà</strong> e il <strong>blocco dei fondi dell&#8217;Enpals</strong>. L&#8217;Ente previdenziale dello spettacolo, come denunciato recentemente anche dall&#8217;Agis, non erogando pensioni ha accumulato un patrimonio di quasi un miliardo e mezzo di euro. Un &#8220;tesoretto&#8221; che, sia Indicinema sia il sindacato, chiedono non resti alla mercé del ministro dell&#8217;Economia ma sia utilizzato a favore delle produzioni, per sollevarle dall&#8217;onere spesso gravoso di versare i contributi dei propri collaboratori. Conti ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza di chiudere il contratto collettivo anche per la passibilità di inserirvi condizioni diverse non solo per cinema, fiction e  tv, ma  anche a seconda del tipo di produzione, favorendo quelle che richiedono magari più flessibilità come i documentari.</p>
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