Archivio per la categoria ‘Esercizio’

apr
13
2010
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Nasce Lumenor, Consorzio Esercenti Indipendenti

lumenor_logo.PNG

I grandi circuiti spadroneggiano (poi ora ce ne è uno davvero grande), le sale sole faticano (e se sono piccole e di città scompaiono) e alla fine arriva da un gruppo di esercenti indipendenti l’unica risposta possibile: un consorzio!

Almeno sulla carta si tratta della migliore risposta possibile al rischio di eccessiva concentrazione nel settore dell’esercizio cinematografico. Una grande opportunità, anche se di non facile attuazione. Comunque ricevo e volentieri pubblico il comunicato che si trova anche sul sito ufficiale.

Grazie all’impegno di alcuni professionisti del mondo cinematografico è stato costituito il Consorzio Lumenor.
Lumenor è un innovativo consorzio indipendente costituito tra professionisti ed esercenti multiplex per accentrare in un unico ufficio di Roma l’acquisizione di film e la gestione di servizi per multisale e multiplex in tutto il territorio nazionale.

A presiedere il Consorzio e incaricato dell’area programmazione è stato chiamato Carlo Bernaschi.
Lumenor fornirà ai suoi consorziati svariati servizi: dalla programmazione cinematografica a qualificati servizi fiscali, amministrativi, promozionali e di consulenza ed assistenza aziendale.

Il Consorzio Lumenor ha l’obiettivo di garantire ai distributori cinematografici un efficiente ufficio di programmazione, garantendo sia le migliori condizioni per l’espletamento dei film che l’assoluta trasparenza gestionale.
Inoltre creerà e supporterà innovative operazioni promozionali nei multiplex consorziati.

In questi giorni sono in corso i contatti per definire la squadra di esercenti consorziati e, entro fine aprile, con l’apertura dell’ufficio di Roma, si avvierà la prima fase di programmazione cinematografica centralizzata.

apr
09
2010
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Il Crocevia del 3D

Jeffrey Katzenberg è stato uno dei principali promotori del 3D ma il suo impegno nel convincere il mondo della bontà di questa nuova tecnologia non lo ha ancora ricompensato dello sforzo, visto che il risultato dell’ultima fatica della sua DreamWorks Animation sta ottenendo meno di quanto meriterebbe al box office.

Non solo, nonostante siano in molti a sostenere che il 3D dia il massimo proprio nei film d’animazione, i record di Avatar e Alice in Wonderland confrontati con i risultati dei film d’animazione stanno convincendo molti che, dal punto di vista commerciale, il 3D sia più utile ai film per adolescenti/adulti che per quelli “per bambini”, categoria in cui stanno purtroppo precipitando nuovamente i film d’animazione, che invece negli ultimi 10 anni avevano guadagnato anche fette di pubblico più adulto.

Penso vada letta con queste premesse in mente l’intervista a Katzenberg pubblicata oggi da Variety in cui il CEO della DWA dice chiaramente che il 3D in questo momento si trova ad un crocevia (della morte verrebbe da dire ricordando il film dei Coen) uscito dal quale il 3D potrebbe confermarsi 1) la più grossa innovazione e opportunità di crescita per il cinema su grande schermo da decenni” oppure b) “in pericolo di sparire entro un anno” o c) “entrambe le cose”.

Inutile dire che per Katzenberg la risposta è C e che torna sull’argomento oggi, forte delle critiche unanimi accumulate dal 3D di Scontro tra Titani, per sottolineare che la sua critica alla conversione dei film pensati per il 2D in 3D non nasce dalla paura di perdere sale per Dragon Trainer (anche se l’annuncio della Warner dell’uscita del film convertito a ridosso della sua data lo aveva fatto infuriare), ma dal rischio che in un momento in cui gli spettatori non hanno ancora capito bene cosa sia il 3D, operazioni del genere possano finire per distruggere la grande opportunità rappresentata dal nuovo formato, confondendo gli spettatori e facendogli pensare che questo 3D non è poi una grande cosa.

Dopo aver definito Avatar il punto più alto della breve storia del 3D, Katzenberg non si fa certo scrupolo di definire Clash of Titans il suo punto più basso e prosegue la sua intervista chiarendo una cosa che non è ancora ben chiara a tutti, cioè che ogni film in 3D ha una storia a se stante, perché la conversione dei film in 3D può avere un senso, se fatta a certe condizioni, su cui si è di recente espresso, prendendo una posizione che hanno applaudito in molti, anche Michael Bay.

Così mentre c’è chi si domanda se non sia giusto pubblicizzare la differenza tra il 3D reale e il 3D tarocco, come è stato soprannominato qui in Italia già dall’uscita di Alice, il film oggetto di questo dibattito sta per arrivare anche nelle nostre sale, dove la montatura degli occhiali 3D ha già danneggiato in modo palese un mercato su cui siamo ancora più confusi che in altri paesi.

Sono molti gli spettatori, infatti, che pensano al 3d ancora come a quello dei trucchetti degli anni ‘70 e ‘80, e sostengono, usciti ad esempio dalla visione di Avatar, che “il film non era tutto in 3D”.

Qui da noi, ancor più che in mercati che hanno minor confusione e maggiore cultura tecnologica, anche sul 3D e su cosa significa dal punto di vista cinematografico, penso sarà molto importante lavorare con convinzione per la diffusione di una maggior cultura di questa forma di proiezione che rappresenta, davvero, una più coinvolgente esperienza cinematografica, nella mia esperienza anche per i film dedicati ai più piccoli.

Scritto da Davide in 3D, Cinema, Distribuzione, Esercizio, Film, Video
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mar
05
2010
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I soldi sono i muscoli di Dio

Non so se qualcuno se ne è accorto ma ultimamente ho preso l’abitudine di titolare i post su questo blog con parafrasi di titoli di film o con citazioni dagli stessi, qualcuno si ricorda per caso da dove viene il titolo di questo post?

Detto questo la mia crescente passione per gli infographic è rimasta stupita questa mattina dalla scoperta di questa bellissima immagine che riassume “alcune statistiche da dietro le quinte” dell’industria del cinema americana, sottolineando quanto, nonostante la crisi, l’industria del cinema sia più che fiorente.

Da notare: al punto 3), le quote di mercato del 2009, il 4) peso del mercato Europeo (più Medio Oriente e Africa) quasi equivalente a quello del mercato USA, la 5) distribuzione del prezzo del biglietto tra esercenti (45%) e studios (55%) che a loro volta spendono il 21% del totale in ADV, il 17% in produzione, l’11% in distribuzione e il 6% per gli attori, la 6) con Bay che guadagna più di Cameron (ma non ci credo).

Film industry by the numbers
Via: Online MBA

feb
10
2010
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Sequestrati occhiali 3D e chiusa sala a Livorno

Avatar è un fenomeno di dimensioni tali da attirare attenzioni di ogni genere, comprese quelle di chi più o meno opportunamente ha sollevato il problema degli occhialini 3D non usa e getta. Problema sollevato solo adesso che si inizia a percepire la dimensione economica del fenomeno 3D e non prima, eppure il 3D c’è da più di un anno ormai.

Non voglio qui negare che la cosa vada affrontata con tutte le cautele e la serietà del caso (anche qualche nostro lettore ha sollevato il problema) solo che in un paese in cui ci somministrano mozzarelle alla diossina, confezionano formaggi riciclando latticini scaduti con affogati gli scarafaggi e feci di roditore, fanno il pane con la legna delle bare, l’idea di fondo è che la priorità andrebbe data ad altro.

Ad esempio ieri hanno sequestrato 500 occhiali a al The Space-Medusa di Livorno e chiuso la relativa sala 3D a quanto pare per l’assenza del marchio “Ce” dagli occhialini stessi, come se fosse, effettivamente, il marchio “Ce” a fare la differenza tra una cosa dannosa per la salute e una cosa che non lo è.

Non si tratta di disfattismo, ma di priorità. Avendo dei bambini mi trovo quotidianamente a prestare attenzione ai giocattoli e altre cose che sono vendute a tonnellate nelle nostre strade e 9 su 10 ho la sensazione che tali marchi siano o contraffatti o ci sia qualcosa di poco chiaro sui criteri con cui vengono concessi, perché girano cose di una pericolosità assurda, sicuramente molto più alta degli occhialini Dolby 3D che hanno usato anche i miei figli.

Le forze dell’ordine sono già impegnate in una lotta impari contro questo tipo di fenomeni e ho seri dubbi che siano impiegate al meglio quando costrette a fare queste operazioni. Meglio lasciarle sequestrare un po’ di robaccia per strada.

gen
26
2010
30

Il 3D in pellicola è realtà (da incubo)

oculr 3dIl 3D moderno è digitale, si basa su quella tecnologia e per quello funziona diversamente da quello del passato. Ma il digitale costa e oggi fanno capolino i primi sistemi per rendere i normali proiettori capaci di mandare film in pellicola 3D. Si tratta di una notizia ottima per gli esercenti e pessima per gli spettatori, i quali come spesso capita saranno per lo più ignari delle opportunità che gli sfuggono.
Da quando è cominciata la grande operazione di penetrazione nelle sale mondiali della tecnologia per la visione stereoscopica moderna, si è detto più volte che uno dei pregi maggiori è di forzare gli esercenti al passaggio verso i proiettori digitali. Anzi, è acclarato che tanta insistenza da parte dei produttori/distributori nel fare film in 3D e spingerli in giro (in molti casi finanziando le sale perchè comprino la tecnologia adeguata) è finalizzata ad avere il digitale nelle sale, cioè apparecchiature che consentano di distribuire i film non in pellicola (che significa portare le pizze con un camion e un impiegato) ma via internet (che significa abbattere grandissima parte dei costi).

Il sogno di un parco sale interamente digitali che sembrava ora finalmente ipotizzabile (sebbene in un remoto futuro) potrebbe infrangersi di fronte ai nuovi brevetti di Technicolor e OculR. Le due società hanno infatti messo a punto separatamente due sistemi diversi (leggi: rivali) per mandare film tridimensionali con un normalissimo proiettore in pellicola.
In entrambi i casi si tratta di fornire una pellicola stampata appositamente, una lente particolare che fa il lavoro e i soliti occhialini, il risultato (dicono le aziende) è pari a quello del 3D digitale.
In realtà pari non lo sarà mai, perchè di pellicola si tratta, il che significa che un margine di fastidiosa imprecisione è fisiologico (tanto che entrambi i sistemi sono dotati di sistemi di correzione in diretta per i proiezionisti) e soprattutto che non si potrà godere dello splendore del digitale.

Technicolor-3D-System-Diagram
OculR è una joint venture di ex dirigenti di Panavision (attrezzature), RealD (operatori nel campo del 3D) e MGM/Fox (distributori) e sfrutta un brevetto (Oculus 3D) che prevede di stampare pellicole nelle quali ogni frame è diviso in due verticalmente, cioè ogni fotogramma ha due immagini affiancate a polarità diversa. La lente speciale poi le rende una sola e la proietta sullo schermo. L’occhiale fa il resto come al solito.
Technicolor invece è il colosso della postproduzione che ha in mano già tantissima parte dei processi di lavoro sulla pellicola (compresa la sua digitalizzazione) per gran parte del mercato mondiale (il che significa, per dire, anche italiano) e ha messo a punto un sistema simile che divide il fotogramma sempre in due ma orizzontalmente con la relativa lente che aggiusta il tutto per la proiezione e gli occhialini a fare il lavoro di rifinitura finale.

L’idea, nella propaganda delle aziende, è di portare il 3D anche alle sale che non possono ammodernarsi e di consentire una più agevole transizione verso il momento in cui tutte diventeranno digitali. La realtà dei fatti però è che se le sale vogliono solo guadagnare di più da questo 3D (come è anche corretto), ma se possono comunque maggiorare il biglietto (e possono), perchè una volta passati a questo 3D low cost dovrebbero poi comprare un costosissimo proiettore digitale? E lo spettatore che si troverà di fronte un film 3D in pellicola non potendo conoscere la differenza che giudizio darà su questo nuovo stile di visione lontano anni luce dalla perfezione del digitale?
Per molto tempo abbiamo detto che il 3D moderno non è come quello di una volta, che risolve i suoi problemi e che è sostanzialmente migliore. La versione in pellicola rischia di negare quest’assunto riducendo drasticamente i passi avanti fatti dagli anni ‘80 ad oggi.

Scritto da Gabriele Niola in 3D, Digitale, Distribuzione, Esercizio, Tecnologia

gen
13
2010
0

Conversazioni

Questi sprazzi di conversazioni colte in questi giorni mi sono sembrate molto significative rileggendo questo intervento di Riccardo Tozzi su Repubblica.

1) Grande negozio di DVD, gruppo di ragazzini di fronte alle ultime uscite

Ragazzina: “io di questo mi compro il DVD originale, lo voglio bello, pulito con la sua copertina, al suo posto nella mia collezione”

Ragazzino: “io non capisco cosa ci fai con tutte queste scatole, è molto meglio averne centinaia, anche migliaia, tutti sul tuo pc, te li puoi tenere in ordine anche lì”

Ragazzina: “si, ma io non voglio perdere tempo a cercare quelli che si vedono bene, a rinominarli e li voglio originali”

Il ragazzino che, con gli ormoni a 1000, farebbe qualsiasi cosa per la ragazzina, passerà notti insonni a cercarle i film che si vedono meglio, la inizierà alle vie della pirateria e una volta scoperto che online si può avere molto e gratis, un altro potenziale consumatore di cinema legale sarà perso. La pirateria va combattuta, certo, ma è l’assenza di un’offerta legale che moltiplica i pirati.

2) Camminando per strada, padre e figlia

Figlia: “ieri al cinema ero arrivata presto, avremmo potuto prendere i posti centrali, ma i miei amici sono arrivati tardi. Abbiamo visto il film di Natale, carino, divertente, è bello vederlo insieme, ma non c’è bisogno di andare al cinema per vedere questi film”

Padre: “certo, ormai il cinema ha senso solo per i grandi film spettacolari, questi si possono vedere tranquillamente sul televisore, o sul pc”

La televisione programma prevalentemente prodotti a basso costo, la domanda di intrattenimento di qualità domestico è sempre alta, un certo tipo di cinema rimane la risposta migliore a questo bisogno, sicuramente c’è un problema d’offerta. I plus del cinema ci sono ancora.

3) Cinque persone sedute al bar, di domenica a pranzo, discutono su cosa andare a vedere

Signore 1: “Potremmo andare a vedere A Serious Man”

Coppia: “l’abbiamo già visto e poi non è come gli ultimi dei Cohen”

Signore 2: “che ne dite di Brothers?”

Coppia: “l’abbiamo già visto e nemmeno ci è piaciuto tanto”

Signore 1: “ma come fate a vedere tutto?”

Coppia: “beh, una volta che vai al cinema una due volte alla settimana è fatto, però non abbiamo visto Sherlock Holmes”

Signora 1: “La critica l’ha distrutto a Sherlock Holmes”

Signora 2: “Guarda sul giornale, che altro c’è?”

Signora 1: “Qui vicino fanno Il mio amico Eric, vi leggo la trama…”

Esistono ancora. Sempre che i cinema di città restino aperti per altri 20 anni almeno andranno al cinema, anche se spero smettano di leggere solo le opinioni dei critici sui quotidiani perché rischiano di perdersi qualcosa.

nov
16
2009
35

New Moon al cinema da mercoledì 18 novembre

The Twilight Saga New Moon movie poster Volturi

Ci siamo. A un anno da Twilight arriva al cinema New Moon, secondo capitolo dell’ormai celeberrima Twilight Saga!

Il film esce di mercoledì e, per l’occasione, abbiamo deciso di aprire un round speciale della Box Office Cup e ripristinare una vecchia tradizione: regaleremo infatti un iPod Shuffle (quello della precedente generazione) a chi si avvicinerà di più all’incasso del giorno d’esordio del film, ovvero mercoledì 18/11.

apple_ipod_shuffle_c.jpgIn caso di parità tra due partecipanti, ovvero in caso di persone che siano equidistanti dal risultato finale in migliaia di Euro ma con segno diverso (+ o -, ad esempio 1.000 Euro in più o 1.000 Euro in meno) l’iPod sarà regalato alla persona che avrà fatto la previsione più prudente (sempre nell’esempio i 1.000 Euro in meno).

Ora via alle previsioni, c’è tempo fino a mercoledì alle 15 per fare la vostra!

NOTA BENE: come abbiamo scritto sopra ed anche nei commenti non si deve fare la propria previsione qui nei commenti, ma nell’apposito round della Box Office Cup!

nov
04
2009
0

The Space Cinema sigla un accordo con Arts Alliance Media

Il nome potrà convincermi poco, ma l’accordo appena annunciato è molto interessante.

4 Novembre 2009, Londra, Gran Bretagna – The Space Cinema, il primo circuito cinematografico italiano e Arts Alliance Media (AAM) – leader europeo nella fornitura di tecnologia e distribuzione di contenuti per la visione cinematografica digitale – annunciano la firma di un accordo in esclusiva basato sul modello del Virtual Print Fee (VPF) per fornire e integrare i sistemi di proiezione cinematografica digitale in tutte le 24 location in cui The Space Cinema è presente in Italia. Inoltre, AAM fornirà un sistema satellitare – non su base esclusiva – a ognuna delle 24 strutture cinematografiche, in collaborazione con il suo partner Arqiva Satellite & Media. Le prime sale digitali saranno operative prima di Natale, in tempo per le festività, così da avere almeno un impianto installato in ciascun cinema del circuito. Entro il primo trimestre 2010 è prevista una seconda fase di installazione di altri 50 impianti. The Space Cinema installerà per quella data i sistemi 3D in tutte le sue sale digitali, così da poter programmare i titoli più attesi in tre dimensioni come “Avatar” di James Cameron dalla Twentieth Century Fox, in uscita in Italia a gennaio. I sistemi satellitari – inoltre – permetteranno a The Space Cinema di mostrare in diretta “contenuti alternativi” come eventi sportivi e concerti e di ricevere contributi e trailer via satellite, invece che attraverso copie distribuite fisicamente su hard disk nei diversi cinema. In aggiunta ai proiettori e ai server digitali, AAM installerà nei cinema di The Space il proprio Digital Cinema Network Software, con incluso il Theatre Management System (TMS), un sistema che consentirà la gestione centralizzata e un controllo totale sugli impianti e sui contenuti dell’intero circuito.

Il comunicato prosegue qui, oppure qui, oppure qui.

ott
30
2009
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Lo spazio e il cinema

E’ stato presentato a Roma giovedì scorso The Space Cinema, il circuito di multiplex nato dall’acquisizione da parte di Medusa Multicinema di Warner Village Cinemas, all’interno di un progetto che ha come socio di maggioranza la 21 Investimenti di Alessandro Benetton.

“Il circuito ha 24 strutture in Italia pari a 242 sale e un potenziale di 16 mln di biglietti staccati l’anno”, sintetizza così l’ANSA la nascita del più grande circuito cinematografico d’Italia, che vuole però proporre anche un modello nuovo di sfruttamento dello spazio del cinema, non più appannaggio esclusivo dei film, ma con un palinsesto di contenuti addizionali “da eventi sportivi di cartello, come il calcio e il rugby, ai gran premi di moto GP, dalle notti della vela italiana con Luna Rossa ai concerti di musica rock, fino a trasmissione in diretta di opere della musica lirica” ricorda, tra gli altri, Cinema del silenzio.

Nel commentare la notizia Cineuropa parla poi del “valore aggiunto offerto allo spettatore” (“spazi per babysitting, sale dedicate ai trailer e pensate come luoghi ludici dove prendere un aperitivo con gli amici, proiezioni antimeridiane di film per famiglie”) dal nuovo circuito e del “trattamento speciale” che dovrebbe discenderne da parte dei distributori, tema che ha tenuto banco nelle scorse settimane con momenti di rigidità poco comprensibili dal pubblico che hanno lasciato interdetti molti spettatori.

Le intenzioni di innovare e migliorare l’esperienza di contorno alla fruizione del film, fino a dargli una nuova centralità, ci sono tutte, anche se in parte trovo descritte esperienze già a disposizione di chi frequenta i multiplex inseriti nei centri commerciali. Si tratterà di vedere quali e quante di queste innovazioni diventeranno realtà incontrando l’effettivo interesse del pubblico.

Due parole infine sul nuovo brand, curato da Fabrica.

Trovo carine le animazioni del logo (molto più del logo stesso) che accompagneranno lo spettatore in sala differenziandosi in base al genere di film proiettato (video qui sotto), perché hanno per protagonisti spettatori che al cinema si emozionano e trasformano e perché accennano al cinema come ad un’esperienza sociale (ci sono altre persone in sala).

Letto in quest’ottica il trattamento visivo identico a quello della comunicazione Apple per lo spot dell’iPod (a inizio del post il primo spot) tenta probabilmente di strizzare l’occhio a valori che il brand Apple ha saputo così ben comunicare, pur non potendo offrire lo stesso tipo di dinamismo, inserendoli però in un contesto sociale.

Non mi convince, invece, il nome. Tanto funzionava bene Warner Village, metafora di un villaggio con Il Cinema al centro, quanto mi sembra che in The Space Cinema l’accento sia tutto sullo spazio. Io, che ormai non sono più giovane, credo che la centralità debba ancora essere sul cinema e la sua capacità di far vivere emozioni uniche indipendentemente da tutto quello che c’è (o non c’è) intorno.

Insomma di “space” commerciali ce ne sono tanti, il Cinema bisogna continuare a riempirlo con i Film(s) e le emozioni che solo loro sanno dare.

apr
09
2009
2

Box Office Cup e Mostri contro Alieni

Si chiude domani alle 15 la possibilità di giocare al round della Box Office Cup relativo al weekend di Pasqua. La segnalazione mi offe l’occasione per una breve riflessione sul risultato di Mostri contro Alieni dello scorso weekend, che ancora non ho avuto il tempo di commentare.

Non è un segreto che il risultato sia stato basso rispetto alla media delle previsioni della scorsa settimana e nonostante il buon andamento globale del film ci sono mercati europei in cui il film ha deluso ancora più che in Italia.

I perché presi in considerazione dai vari commentatori sono diversi. BadTaste attribuisce il risultato ad un basso appeal del titolo osservando che “è evidente che il pubblico italiano (come insegna il caso Wall-E) se non vede animaletti parlanti i cartoni non è interessato a scoprirli” mentre BoxOfficeClub si domanda quanto possa aver pesato il mediocre andamento dello sfruttamento 2D di un film che può essere stato effettivamente percepito come “o lo vedo in 3D o niente”.

In tal caso non possiamo che aspettare di vedere quale sarà il risultato di Mostri contro Alieni a fine corsa, che penso sia la cosa più logica da fare in questo caso: siamo di fronte ad un’innovazione che si porta dietro complesse conseguenze di percezione, comunicazione e mercato e non penso si potranno esprimere giudizi se non alla fine dell’anno, quando ci sarà una casistica minima su cui fare dei conti.

Il caso specifico si trova poi a scontare anche l’effetto del tragico evento che ha colpito il nostro paese in questi giorni, un qualcosa che certo non rende questa Pasqua la più felice degli ultimi anni.

Dato per acquisito che chi vuole vedere questo film lo vuole vedere in 3D e che siamo di fronte ad un caso influenzato anche da fattori contingenti è chiaro che il titolo DreamWorks Animation potrà essere valutato solo nel medio periodo, che è poi l’intervallo di tempo in cui si è costruito il sorprendente risultato di un film oggettivamente più debole: Viaggio al centro della terra 3D.

A conferma di questa sensazione va considerato che il 3D ha prevalso anche in altri mercati. Variety parla di un 36% in Spagna (col 20% degli schermi) evidenziando quanto il 47% (sul 19% degli schermi) dell’Italia vada ancora più nettamente in questa direzione.

Sarei curioso di conoscere l’incidenza percentuale delle presenze 3D sul totale delle presenze, per avere un’idea del risultato indipendentemente dal fattore prezzo, che ovviamente ha un impatto sul risultato finale.

Avendo toccato l’argomento prezzi colgo l’occasione per commentare anche il post molto polemico che Gabriele Niola ha pubblicato sul suo blog attribuendo agli esercenti tutta la responsabilità e il beneficio dell’incremento di prezzo delle proiezioni 3D.

Non dovrebbe sfuggire ad un commentatore solitamente attento come Gabriele che prima di tutto il 3D ha un costo vivo di gestione degli occhiali di cui qualcuno si deve fare carico, una voce che ad esempio è al centro di un acceso confronto tra distributore ed esercenti sia negli USA che in Francia, e che influenza in parte il costo del biglietto.

Al di là di questo sappiamo poi tutti che l’incasso al netto delle tasse viene diviso tra distributore/produttore ed esercente e che quindi il maggior prezzo non solo è a fronte di un prodotto che ha comunque un valore aggiunto (che possa piacere o non piacere ed essere percepito o non percepito è un altro discorso) ma soprattutto viene suddiviso tra chi ha sostenuto gli investimenti per proporcelo: l’esercente ha dovuto adeguare gli impianti di proiezione e il produttore sostiene un maggior costo di realizzazione.

Si è tradizionalmente pronti ad attaccare prima di ogni altra cosa le variazioni del prezzo del biglietto cinematografico e potremmo anche discutere sull’opportunità di una tale variazione in un momento di crisi come questo, ma la realtà è che il cinema, il cinema in sala che tanto amiamo, si trova anche costretto a proporre la sua più importante innovazione dall’avvento del colore (per dirla con le parole di Katzenberg), quella che dovrebbe dargli un po’ di ossigeno, nella peggiore crisi economica di sempre e forse, in questo andrebbe appoggiato più che criticato, anche perché il 3D potrebbe riservare delle sorprese anche ai suoi più accesi critici ben prima dell’arrivo di Avatar, non credi Gabriele? ;)