Di cinema, e di esercizio in particolare, si parla sempre come un settore in difficoltà, reso instabile non solo dal frangente economico ma anche da alcune costanti criticità strutturali come la progressiva scomparsa delle sale urbane, aggravata negli ultimi tempi anche dalla lentezza nella conversione al digitale. Per questo motivo è circa da un anno che l’attenzione di tutte le categorie di settore si è spostata proprio su questo anello della filiera e, in particolare, su quei cinema monosala o comunque con pochi schermi collocati all’interno delle città, più in crisi degli altri ma anche più adatti a intercettare quel tipo di pubblico maggiormente interessato al prodotto italiano e di qualità. Il fronte tuttavia ha subito qualche scossone in questi giorni, quando a cambiare le carte in tavola sono intervenute tra capo e collo le liberalizzazioni. Nel nuovo decreto del Governo in materia di semplificazioni, era comparsa infatti anche una norma che aboliva la necessità dell’approvazione del ministero dei Beni Culturali per l’apertura di nuovi cinema fino a 3000 posti, fatte salve le altre autorizzazioni di tipo tecnico e urbanistico, come il nulla osta rilasciato dai vigili del fuoco.

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