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	<title>CineGuru &#187; Digitale</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>VOD: vince la commedia in rosa. Le Amiche della Sposa noleggiato quasi 5 milioni di volte.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film di Paul Feig, con Kristen Wiig, sbanca anche le classifiche dell'on demand e porta a casa altri 40 milioni di dollari da aggiungere alle vendite delle copie su supporto fisico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il film più visto di sempre in <strong>video on demand</strong>? Ci si potrebbe immaginare qualche grande classico o qualche super-uscita degli anni passati. Magari <a href="http://www.screenweek.it/film/2984-Il-cavaliere-oscuro" target="_blank"><em>Il Cavaliere Oscuro</em></a>, <a href="http://www.screenweek.it/film/22131-Transformers-3" target="_blank"><em>Transformers 3</em></a>, qualche<em> Harry Potter</em> o via dicendo. E invece no: secondo la società specializzata in analisi del mercato del <strong>VOD</strong>, <strong>Rentrak’s OnDemand Essentials</strong>, la corona va a una commedia, e non una di quelle adolescenziali che ci si aspetterebbe di veder scaricata in massa da un pubblico prevalentemente maschile in età non troppo avanzata. Il titolo in questione è infatti <em>Bridesmaids</em>, conosciuto in Italia con il nome di <a href="http://www.screenweek.it/film/24915-Le-amiche-della-sposa" target="_blank"><em>Le Amiche della Sposa</em></a>, risposta femminile alla comicità demenziale che è stata uno dei maggiori successi della passata stagione cinematografica per <strong>Universal</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3256" title="bridesmaids-movie-mccarty" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/bridesmaids-movie-mccarty.jpg" alt="" width="410" height="599" /><br />
<span id="more-3255"></span><br />
<br/><br />
Stando ai dati diffusi da <strong>Rentrak</strong>, il film diretto da <strong>Paul Feig</strong> è stato noleggiato <strong>4,8 milioni di volte in circa quattro mesi</strong>, battendo ogni record finora raggiunto nel settore dell&#8217;on demand. Ne deriverebbero<strong> 40 milioni di dollari</strong>, raccolti tra copie digitali, pay-per-view, noleggi effettuati in camere d&#8217;albergo e VOD online. Non è la prima volta, d&#8217;altra parte, che il film stupisce per i suoi risultati. Sarà forse per questa sua natura ibrida di commedia sentimentale e scatologica o per la firma &#8211; come sceneggiatrice e attrice protagonista &#8211; della star del <em>Saturday Night Live</em> <strong>Kristen Wiig</strong>, ma <em>Le Amiche della Sposa</em> ha costituito un vero e proprio &#8220;caso&#8221; cinematografico nel 2011, avendo raccolto al botteghino USA la cifra assolutamente inaspettata di <strong>169 milioni di dollari</strong> (288 in tutto il mondo). È poi seguito il buzz legato alla <strong>Awards Season</strong> e infine le nomination all&#8217;<strong>Oscar</strong>: ben due, una per la miglior attrice non protagonista <strong>Melissa McCarthy</strong> e un&#8217;altra per la sceneggiatura originale, scritta a quattro mani da <strong>Annie Mumulo</strong> e dalla stessa <strong>Wiig</strong>. Nel settore dell&#8217;home video, il titolo ha riscosso uguali consensi, con circa 100 milioni realizzati dalle vendite nei soli Stati Uniti e, come vi abbiamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/redbox-come-incide-la-finestra-noleggio-di-blu-ray-e-dvd-3168" target="_blank">anticipato a gennaio</a>, la conquista del &#8220;podio&#8221; tra i film più noleggiati presso i distributori <strong>Blockbuser Express</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/bridesmaids-biggest-vod-kristen-wiig-universal-288163" target="_blank"><em>Hollywood Reporter</em></a></p>
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		<title>Parte la serie di Netflix, Lilyhammer, ma il portale si rifiuta di rendere pubblico il numero di visualizzazioni.</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la "messa in onda", o meglio in streaming, del suo primo serial, la compagnia compie un passo importante nella competizione con i grandi network. Ma si rifiuta di calcolare l'audience.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In diretta concorrenza con le tv americane via cavo e con il servizio di streaming di <strong>HBO</strong>, <strong>Netflix</strong>  dovrà presto  affrontare anche il nuovo soggetto che nascerà dall&#8217;<strong>alleanza tra Verizon e RedBox</strong> (l&#8217;articolo <a title="Verizon e RedBox confermano un nuovo servizio VOD." href="http://cineguru.screenweek.it/2012/02/verizon-e-redbox-confermano-un-nuovo-servizio-vod-3247" target="_blank">qui</a>). Il portale <strong>VOD</strong> intanto lancia l&#8217;offensiva con la sua prima serie autoprodotta, <em>Lilyhammer</em>, ma si rifiuta di rilasciare i dati di ascolto perché non c&#8217;è alcun inserzionista cui rendere conto dell&#8217;audience.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3254" title="lilyhammer_netflix" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/lilyhammer_netflix.jpg" alt="" width="525" height="262" /><br />
<span id="more-3253"></span> Come abbiamo avuto <a title="2 miliardi di ore di streaming negli ultimi 3 mesi: Netflix scala la classifica dei network più visti negli USA?" href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/2-miliardi-di-ore-di-streaming-negli-ultimi-3-mesi-netflix-scala-la-classifica-dei-network-piu-visti-negli-usa-3159" target="_blank">già modo di sottolineare</a>, la mossa di mettere in programma <strong>contenuti originali</strong> è di fondamentale importanza per <strong>Netflix</strong>, sia al fine di affrancarsi dal &#8220;ricatto&#8221; delle major e dei network con cui vuole competere, sia per non restare indietro rispetto a soggetti come <strong>YouTube</strong>, che ha già <a title="E il mondo si chiede: YouTube diventerà una TV?" href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/e-il-mondo-si-chiede-youtube-diventera-una-tv-2822" target="_blank">lanciato la sfida</a> a tutta la tv tradizionale con la messa in produzione di propri canali tematici con nomi quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>. La compagnia guidata da <strong>Reed Hastings</strong> ha cominciato invece meno in pompa magna, con un semplice serial (il prodotto d&#8217;altra parte più gradito dai suoi utenti) dal titolo <em>Lilyhammer</em>, con protagonista l’attore dei <em>Sopranos</em> e chitarrista di Bruce Springsteen <strong>Steven Van Zandt</strong>. I suoi otto episodi sono stati messi online tutti contemporaneamente a partire da lunedì, e ci si aspettava che <strong>Netflix</strong> comunicasse qualche dato sulle visualizzazioni, ma così non è stato.<br />
</br><br />
<em>&#8220;Alcuni iscritti lo hanno amato così tanto da aver già visto tutti e otto gli episodi&#8221;</em>, si è limitato a dichiarare <strong>Ted Sarandos</strong>, responsabile dei contenuti del portale VOD, ricordando altresì che<em> &#8220;Netflix ha oltre 23 milioni di utenti e tutti avranno la possibilità di scoprire Lilyhammer, non solo in questi giorni ma per gli anni a venire&#8221;</em>. Col tempo, continua Sarandos, <em>&#8220;altri membri ne verranno a conoscenza grazie al passaparola degli amici o ai suggerimenti del nostro motore di ricerca&#8221;</em>, per cui non avrebbe senso sbandierare i dati di ascolto. &#8220;<em>Il nostro obiettivo è di dare alle persone la possibilità di scegliere, in modo che possano godere di film e programmi tv nel modo che più preferiscono, un episodio alla volta, tutti insieme, in salotto o sull&#8217;iPad&#8221;</em>, senza contare &#8211; punto fondamentale &#8211; che non ci sono pubblicità all&#8217;interno della serie, per cui <strong>Netflix</strong><em> &#8220;non deve misurare l&#8217;audience per gli inserzionisti, deve solo offrire un grande spettacolo ai propri utenti&#8221;</em>.<br />
</br><br />
Ragionamento apparentemente impeccabile, ma resta il dubbio: se si fosse trattato di milioni di spettatori, siamo proprio sicuri che Ted Sarandos non avrebbe avuto nemmeno la tentazione di comunicarlo al mercato? Ad ogni modo, come riferisce lui stesso  in un <a href="http://blog.netflix.com/2012/02/lilyhammer-premieres-today.html" target="_blank">post</a> sul blog di <strong>Netflix</strong>, <em>Lilyhammer</em>, che parla dell&#8217;esilio in Norvegia di un pentito di mafia in fuga dal boss tradito, è in onda anche sulla <strong>tv norvegese</strong>, dove è alla sua terza settimana di programmazione. E lì, assicura il Chief Content Officer, il serial è <strong>un successo sensazionale</strong>, con 1,2 milioni di spettatori su una popolazione complessiva di 5 milioni di persone, il che ne fa in assoluto la serie più vista nella storia del Paese. Che <strong>Netflix</strong> abbia già trovato il prossimo mercato europeo (dopo Inghilterra e Irlanda) in cui lanciare il proprio servizio di streaming?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.thewrap.com/media/article/netflix-wont-release-ratings-lilyhammer-ted-sarandos-explains-35169" target="_blank">The Wrap</a>, <a href="http://blog.netflix.com/2012/02/lilyhammer-premieres-today.html" target="_blank">Netflix</a></em></p>
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		<title>Verizon e RedBox confermano un nuovo servizio VOD.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/02/verizon-e-redbox-confermano-un-nuovo-servizio-vod-3247</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:46:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il provider e la catena di distributori automatici di DVD e Blu-ray si alleano per conquistare il mercato dello streaming e de noleggio per corrispondenza, finora capeggiato da Netflix. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indiscrezione era già trapelata a metà dicembre (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/verizon-e-redbox-ruomors-sullalleanza-che-potrebbe-competere-con-lo-streaming-di-netflix-3031">qui</a>), ma ora è stato confermato da entrambi i soggetti interessati: il provider di Internet, tv e telefonia <strong>Verizon</strong> e i <strong>distributori automatici di Blu-ray e DVD</strong> targati <strong>RedBox</strong> stanno mettendo a punto una partnership pronta a sfidare <strong>Netflix</strong> su entrambi i suoi segmenti di mercato: sia quello del <strong>video on demand</strong> che dell&#8217;<strong>home video</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3252" title="Redbox-Verizon" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/Redbox-Verizon.jpg" alt="" width="597" height="337" /></p>
<p>&nbsp;<br />
<span id="more-3247"></span></p>
<p>Se il CEO del celebre portale, <strong>Reed Hastings</strong>, continua a ribadire la volontà di affrancarsi dal business legato alle copie fisiche, sembra invece che la nuova<strong> joint venture</strong> intenda concentrarsi <strong>sia sullo streaming che sul noleggio per corrispondenza</strong>, con la differenza che per la restituzione i clienti potranno usare i <strong>chioschi di RedBox</strong> diffusi su tutto il territorio statunitense. Entrambi i servizi saranno ad abbonamento, ma nel comunicato stampa ufficiale le due compagnie hanno rimandato ulteriori dettagli (come prezzo, titoli disponibili e funzionamento delle sottoscrizioni) a data da definirsi. La partnership dovrebbe comunque diventare operativa nella seconda parte dell&#8217;anno e vedrà la creazione di un&#8217;apposita società da 450 milioni di dollari, detenuta al 65% da <strong>Verizon</strong>.<br />
<br/><br />
<em>&#8220;Se pensate all&#8217;esperienza che entrambe le parti portano alla joint venture, al potere dei due marchi, alla diffusione capillare dei distributori automatici, alla nostra presenza ovunque e in qualsiasi momento e all&#8217;impegno di entrambi nell&#8217;innovazione a vantaggio del consumatore, è chiaro come Verizon e RedBox costituiscano un&#8217;ottima squadra nel campo dell&#8217;entertainment&#8221;</em>, ha detto a proposito<strong> Bob Mudge</strong>, responsabile dell&#8217;area Consumer &amp; Mass Business Markets di <strong>Verizon</strong>. E la nuova partnership, secondo un&#8217;analisi citata da <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/redbox-owner-verizon-form-video-joint-venture-287229"><em>Hollywood Reporter</em></a><em>,</em> potrebbe in effetti risultare estremamente concorrenziale non solo per <strong>Netflix</strong> ma anche per gli operatori via cavo e via satellite statunitensi, dovendo in teoria consentire  l&#8217;introduzione di pacchetti di servizi over-the-top difficilmente replicabili da altri competitor. <strong>Verizon</strong> è infatti un player rilevante non solo nel campo della banda larga e della telefonia, ma anche della <strong>connected tv</strong>, e ha <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/11/mtv-hbocnn-e-tanti-altri-canali-tv-su-xbox-360-2977">recentemente aumentato la propria offerta di canali</a> grazie a un accordo con la <strong>Xbox di Microsoft</strong>.<br />
<br/><br />
La sfida, quindi, si sposta un&#8217;altra volta sul piano dei contenuti. <em>&#8220;I consumatori fanno riferimento a RedBox per i film di nuova uscita, e questa alleanza ci permetterà di aumentare il valore aggiunto della nostra offerta con più contenuti e maggior flessibilità nei canali di fruizione&#8221;</em>, ha detto <strong>Paul Davis</strong>, CEO della controllante dei chioschi, <strong>Coinstar</strong>. Ma è proprio questo il punto più controverso su cui si concentra l&#8217;attenzione degli analisti: è di pochi giorni fa la conferma definitiva che <strong>RedBox non rinnoverà l&#8217;intesa con Warner Bros</strong> dopo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/warner-bros-potrebbe-allungare-la-window-per-il-noleggio-home-video-ma-senza-il-placet-di-redbox-3166">la richiesta della major</a> di raddoppiare (56 giorni) la windows per l&#8217;uscita dei film in noleggio. Condizione finora accettata solo da <strong>Netflix</strong>, probabilmente proprio in virtù dell&#8217;intenzione di dismettere progressivamente il business non legato allo streaming. La notizia, comunque, ha fatto prevedere a molti tempi duri per i distributori automatici di DVD e Blu-ray, nel caso altri Studios dovessero allinearsi con la scelta di Warner.<br />
<br/><br />
Nati con il costo estremamente conveniente di 1 dollaro al giorno (prezzo solo lievemente aumentato a fine 2011), i chioschi dal tipico colore rosso sono infatti sempre stati osteggiati dalle major, che vi intravedono una svalutazione del proprio prodotto. Tanto che molte stanno cercando di virare piuttosto sul <strong>VOD</strong>, in particolare attraverso la sperimentazione di servizi premium a prezzo maggiorato (fronte su cui si scontrano però con l&#8217;opposizione degli esercenti). Difficile dunque prevedere come si inserirà la nuova joint venture in questo contesto, soprattutto finché non sarà definita la portata di un altro mercato nascente come quello delle tv connesse in Rete.<br />
<br/></p>
<p>Fonte:<a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/redbox-owner-verizon-form-video-joint-venture-287229"><em> Hollywood Reporter</em></a>, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204662204577201343790367680.html?mod=googlenews_wsj"><em>Wall Street Journal</em></a></p>
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		<title>Sei emendamenti bloccano Fava: stop al SOPA all&#8217;italiana.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:50:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sei forze politiche intervengono trasversalmente per archiviare il tentativo di mano pesante contro la pirateria introdotto dalla Lega nella Legge Comunitaria 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se negli <strong>Stati Uniti</strong> il fronte <strong>anti-SOPA</strong> ha ottenuto una temporanea vittoria con l&#8217;ulteriore rinvio della discussione sul nuovo disegno di legge contro la pirateria, anche in Italia si è infine dissolto lo spettro di una normativa altrettanto rigida e contestata in materia di <strong>copyright in Rete</strong>. Si tratta della norma introdotta dal deputato della Lega <strong>Giovanni Fava</strong> all&#8217;interno della <strong>Legge Comunitaria 2011</strong>, che avrebbe consentito &#8220;a qualunque soggetto interessato&#8221; di agire presso i provider per ottenere la rimozione dei contenuti ritenuti illeciti.</p>
<p><span id="more-3237"></span>Secondo i suoi detrattori, tale previsione avrebbe anche finito per imporre ai fornitori del servizio di monitorare costantemente in via preventiva le attività dei propri utenti bloccando i contenuti a rischio, pena il concorso di colpa nella <strong>violazione della proprietà intellettuale</strong>. Cioè esattamente quello contro cui <strong>Google</strong> e altri soggetti si stanno battendo strenuamente negli Stati Uniti, sia per l&#8217;eccesivo onere economico comportato dall&#8217;obbligo, sia per le sue chiare derive di ordine censorio. L&#8217;emendamento <strong>Fava</strong>, ribattezzato immediatamente sia &#8220;<strong>SOPA italiano</strong>&#8221; che &#8220;<strong>bavaglio al web</strong>&#8220;, sarebbe stato inoltre capace di colpire qualsiasi sito, dalle testate giornalistiche ai social network come<strong> Facebook e Twitter</strong>. La norma è però caduta sotto i colpi di altri<strong> sei emendamenti</strong>, praticamente tutti identici e più che bipartisan, presentati da Pdl, Idv, Fli, Apli, Pd e Udc. Il risultato sono stati 365 voti a favore, 57 contrari e 14 astensioni, che per ora archiviano l&#8217;ultimo tentativo di imporre la linea dura contro la pirateria.</p>
<p>Di segno opposto, ovviamente, la reazione dei sostenitori del provvedimento. Come riportato da <a href="http://www.primaonline.it/2012/02/02/101161/internet-confindustria-cultura-no-proposta-fava-occasione-persa/"><em>Prima Comunicazione</em></a>, ha parlato di &#8220;occasione persa&#8221; il presidente di<strong> Confindustria Cultura Italia</strong>, <strong>Marco Polillo</strong>, secondo cui la normativa europea non ritiene responsabili i siti o i service provider se i contenuti illeciti sono pubblicati a loro insaputa, e l&#8217;emendamento <strong>Fava</strong> avrebbe proposto semplicemente <em>&#8220;di tornare a una reale insaputa&#8221;</em>, piuttosto che presumere la loro estraneità ai fatti fino alla notifica delle autorità preposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_23/nofava-sopa_f28bd024-45b4-11e1-9389-b1111b488a17.shtml?fr=correlati" target="_blank">Corriere.it</a>, <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_145863,00.html" target="_blank">B2B24.it</a>, <a href="http://www.primaonline.it/2012/02/02/101161/internet-confindustria-cultura-no-proposta-fava-occasione-persa/" target="_blank">Prima Comunicazione</a></p>
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		<title>Facebook, da Abduction a Spartacus, piace sempre di più a Studios e TV.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:36:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La serie di Starz e il film Lionsgate sbarcano sul social network in "day-and-date" con le release in tv e in home video, con risultati che fanno ipotizzare un ulteriore sviluppo del VOD social. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi abbiamo <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2967" target="_blank">già parlato</a> di come sempre più produzioni indipendenti trovino uno sbocco ideale nel <strong>VOD</strong>, sia online che tramite i canali della tv tradizionale, e in particolar modo nel VOD cosiddetto <em>day-and-date</em>, cioè reso disponibile agli utenti nello stesso giorno dell&#8217;uscita sul grande schermo. Bene, ora il fenomeno sembra in via di espansione anche su <strong>Facebook</strong>, il popolare social network che si prepara a sbarcare in Borsa, e che a tal fine ieri ha reso noto un dossier in cui si parla di quasi <strong>850 milioni di utenti</strong> mensili e di un fatturato vicino ai <strong>quattro miliardi di dollari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3235" title="abduction-movie" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/02/abduction-movie.jpg" alt="" width="550" height="272" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-3234"></span>Cifre roboanti a parte, in materia di film e più in generale di prodotti audiovisivi, non è la prima volta che entra in gioco la creatura di <strong>Mark Zuckerberg</strong>: è passato poco meno di un anno, infatti, da quando <strong>Warner Bros</strong> ha cominciato a usare <strong>Facebook</strong> per offrire alcuni dei propri titoli in <strong>streaming online</strong>, a partire da uno dei suoi più grandi successi degli ultimi anni, <em>Il Cavaliere Oscuro</em>. La novità sta dunque nel fatto che adesso il social network sia stato scelto dalla casa cinematografica <strong>Lionsgate</strong> e dalla tv premium <strong>Starz </strong>per lanciare due titoli in contemporanea rispettivamente all&#8217;uscita in home video e sul piccolo schermo. </p>
<p><strong>Starz</strong> ha addirittura anticipato di una settimana la trasmissione del primo episodio del suo serial peplum <em>Spartacus: Vengeance</em>, anche se in realtà più che un vero e proprio noleggio via <strong>Facebook</strong> si parla di un&#8217;anteprima a scopo promozionale. Il risultato però, come riporta <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank"><em>Home Media Magazine</em></a>, sembra essere stato comunque molto soddisfacente, con più spettatori di tutti quelli che avevano visto in digitale la prima stagione, <a href="http://www.episode39.it/shows/236-Spartacus-Gli-dei-dellarena" target="_blank"><em>Spartacus: Blood and Sand</em></a>, distribuita lungo ben tredici settimane. Secondo il vice presidente senior di <strong>Starz</strong>, <strong>Kelly Bumann</strong>, al successo dell&#8217;anteprima ha contribuito soprattutto la base di quasi due milioni e mezzo di fan che il telefilm ha su <strong>Facebook</strong>: <em>&#8220;Dar loro un assaggio è sicuramente servito, e abbiamo intenzione di rifarlo&#8221;</em>. <a href="http://www.screenweek.it/film/24121-Abduction-%E2%80%93-Riprenditi-la-tua-vita" target="_blank"><em>Abduction</em></a>, il thriller <strong>Lionsgate</strong> con la star di <em>Twilight</em> <strong>Taylor Lautner</strong>, è uscito sul social network a metà gennaio, in <em>day-and-date</em> con i dischi home video, e stando al vice presidente esecutivo del marketing dello studio cinematografico, <strong>Anne Parducci</strong>, è stato &#8220;<em>un buon inizio</em>&#8220;, grazie alla peculiarità di <strong>Facebook</strong>, che consente di <em>&#8220;vedere il film e interagire al contempo con gli amici, ed è solo l&#8217;inizio di una nuova concezione social con cui dobbiamo cominciare a confrontarci sin da adesso&#8221;</em>.<br />
<br/><br />
<em> &#8221;In teoria non c&#8217;è nessun motivo per cui Facebook non debba diventare un vero canale premium in futuro, in diretta concorrenza con Netflix o reti come Showtime&#8221;</em>, aggiunge l&#8217;analista del <strong>NPD Group</strong>, <strong>Russ Crupnick</strong>, secondo cui il fenomeno riceverà una spinta decisiva con la diffusione delle<strong> tv connesse a Internet</strong>. &#8220;<em>C&#8217;è un pubblico di massa che segue i talent sul social network, perciò l&#8217;opportunità di indirizzare i fan, per esempio, di Clooney o Claire Danes verso i loro film in uscita mostra dell&#8217;enorme potenziale&#8221;</em>. E questi sviluppi potrebbero non fermarsi ai prodotti cinematografici. Stando a <strong>Dean Alms</strong> di <strong>Milyoni</strong>, la società che ha sviluppato le pagine <strong>Facebook</strong> da cui fruire lo streaming di più di una dozzina tra major e distribuzioni indipendenti, a partire da questo mese i suoi utenti avranno a disposizione anche diverse serie tv. Ma c&#8217;è ancora riserbo su quali saranno i titoli che cominceranno a colonizzare l&#8217;universo social.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.homemediamagazine.com/streaming/facebook-adding-studio-friends-26255" target="_blank">Home Media Magazine</a>, <a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/facebook-files-5b-ipo-8th-anniversary-sits-4b-cash-35011" target="_blank">The Wrap</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/obama-diventa-social-il-presidente-parla-di-economia-attacchi-militari-e-sopa-in-videoconferenza-su-google-3230</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+. Sul piatto anche la questione SOPA e il dibattito su copyright e difesa della libertà della Rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di <strong>Google+</strong> che hanno avuto l&#8217;occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong>. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell&#8217;esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l&#8217;attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo <em>State of the Union</em> della settimana scorsa. La &#8220;chiacchierata&#8221; su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di <strong>YouTube</strong>, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla<strong> pirateria su Internet</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3231" title="obama google plus" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/obama-google-plus.jpg" alt="" width="500" height="316" /><br />
<span id="more-3230"></span></p>
<p>Ha già fatto il giro del mondo l&#8217;ammissione degli attacchi compiuti in Pakistan da velivoli telecomandati americani, e per quanto il Presidente abbia specificato trattarsi di azioni mirate contro terroristi attivi, la dichiarazione non sembra di secondo piano, poiché finora la circostanza era sempre stata negata dagli USA. Restando in tema di <strong>web</strong>, Obama ha invecw usato l&#8217;incontro con gli utenti di <strong>Google+</strong> per ribadire la propria posizione riguardo al controverso disegno di legge antipirateria noto come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong>, la cui discussione in Parlamento è stata rimandata a seguito delle proteste emerse dal mondo del web (il nostro articolo <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/imagine-a-world-internet-si-rivolta-al-sopa-ddl-usa-contro-la-pirateria-3202" target="_blank"><strong>qui</strong></a>). In realtà, già prima dello &#8220;sciopero&#8221; della Rete, la Casa Bianca aveva chiarito in un post sul proprio sito che il Governo degli Stati Uniti non avrebbe appoggiato<strong> nessuna misura restrittiva della libertà in Rete</strong>, ed è esattamente quello che il Presidente è tornato ad affermare ieri, invocando però anche un confronto costruttivo tra le opposte parti in causa, vale a dire Hollywood e le imprese dell&#8217;hi-tech in genere identificate con la Silicon Valley.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo espresso la nostra preoccupazione in merito a come il testo legislativo era stato scritto, quindi abbiamo chiesto a tutti di tornare al tavolo delle trattative e stilare un documento condiviso&#8221;</em> &#8211; ha affermato <strong>Obama</strong>, ma, come sottolinea <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank"><em>Variety</em></a>, il tema è così caldo che il moderatore dell&#8217;incontro su <strong>Google+</strong>, <strong>Steve Grove</strong>, si è trovato a citare come domanda più ricorrente:<em> </em></p>
<p><em>&#8220;Perché ha dato il suo personale supporto alla richiesta di estradizione del cittadino britannico Richard O&#8217;Dwyer per il solo fatto di aver pubblicato dei link a materiale lesivo del copyright, usando un trattato pensato per combattere il terrorismo e consentire che i terroristi siano sottoposti alla giustizia americana&#8221;</em>?</p>
<p>La domanda si riferisce al sito <strong>TVShack</strong> dello studente britannico <strong>O&#8217;Dwyer</strong>, e <strong>Obama</strong> ha ribattuto facendo presente come la legge USA sia congegnata apposta affinché il Presidente non possa entrare nel merito delle richieste di estradizione, di competenza del Dipartimento di Giustizia. La richiesta, per altro, è ancora pendente, poiché aspetta la firma del Segretario di Stato USA, <strong>Hillary Clinton</strong>.</p>
<p>In sintesi, non è la prima volta che Obama affronta il <strong>social network</strong>: l&#8217;aveva già fatto con <strong>Facebook</strong> in un evento tenutosi l&#8217;aprile scorso e a cui aveva partecipato anche il co-fondatore e CEO<strong> Mark Zuckerberg</strong>. Ma con la questione <strong>SOPA</strong> ancora scottante e il dibattito su copyright e libertà d&#8217;espressione che l&#8217;ha circondata, la scelta del Presidente di comparire in una chat su <strong>Google+</strong> appare quantomeno significativa. Anche perché come evidenzia <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank"><em>PC Magazine</em></a>, a differenza dall&#8217;incontro trasmesso via streaming dal quartier generale di Facebook qualche mese fa, quest&#8217;ultima iniziativa si inserisce perfettamente anche nelle funzionalità del social network e ne promuove un uso a disposizione di ogni utente, dimostrando le potenzialità e l&#8217;influenza che i<strong> social media</strong> esercitano ed eserciteranno non solo sulla vita privata, ma anche sulla sfera politica negli anni a venire. Meno rilevante appare invece il contributo al dibattito sulle norme antipirateria, che tuttavia si è confermato di stringente attualità nonostante il rinvio dei disegni di legge pendenti alla Camera e al Senato statunitense.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.variety.com/article/VR1118049500?refCatId=13" target="_blank">Variety</a>, <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2399604,00.asp" target="_blank">PCMag</a>, <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Obama-vero-droni-usati-Pakistan/31-01-2012/1-A_001203413.shtml">Corriere.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Video online: Facebook batte Twitter nello share, gli utenti mobile più &#8220;fedeli&#8221; di quelli tradizionali [Infographic]</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/video-online-facebook-batte-twitter-nello-share-gli-utenti-mobile-piu-fedeli-di-quelli-tradizionali-infographic-3223</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile sono più "pazienti" e usano prevalentemente iPhone. Negli USA, per ogni video condiviso su Twitter ci sono 8 share su Facebook, in Italia 17. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>YouTube</strong> mantiene ben saldo il proprio primato nella fruizione di <strong>video online</strong>. Secondo le ultime stime, rivelate da <a href="http://www.reuters.com/article/2012/01/23/us-google-youtube-idUSTRE80M0TS20120123"><em>Reuters</em></a>, l&#8217;ammontare delle sue<strong> visualizzazioni mensili</strong> avrebbe superato quota <strong>4 miliardi</strong>, in crescita del 25% negli ultimi otto mesi. <strong>60</strong> sono invece le <strong>ore di upload al minuto</strong>, in decisa crescita rispetto alle 48 dichiarate lo scorso maggio. Merito in parte dei contenuti originali che il portale di <strong>Google</strong> ha cominciato a produrre anche in partnership con personaggi chiave dello showbiz, quali <strong>Madonna</strong> e <strong>Jay-Z</strong>, per competere con i grandi network statunitensi. Per ammissione dello stesso sito, gran parte dell&#8217;incremento si deve tuttavia allo sforzo sostenuto per diffondersi su varie piattaforme come <strong>smartphone e tablet</strong>. Quanto influiscono i <strong>dispositivi mobili</strong> sul <strong>consumo di video online</strong>? Vi proponiamo un&#8217;<strong>infografica</strong> elaborata a proposito dall&#8217;host di web video <a href="http://wistia.com/blog/movies-on-the-move-video-engagement-on-desktops-vs-mobile-devices-infographic/"><strong>WISTIA</strong></a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3226" title="mobileinfographic 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-1.jpg" alt="" width="580" height="544" /></p>
<p><span id="more-3223"></span></p>
<p>Basandosi sul report trimestrale di <strong>Ooyala</strong>, che prende in considerazione il comportamento di più di <strong>100 milioni di visitatori unici</strong>, l&#8217;infographic mostra prima di tutto come gli utenti che fruiscono i video tramite device di tipo mobile siano <strong>più &#8220;pazienti&#8221;</strong>, nel senso che portano a  termine la visione di almeno 3/4 di un video in misura addirittura doppia rispetto ai classici<em> desktop viewers</em>. La leadership dei dispositivi mobili utilizzati per la visione online va agli <strong>iPhone</strong>, con una fetta di ben il 71,8%, seguiti da quelli <strong>Android</strong> con un distacco di più di 50 punti percentuali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3227" title="mobileinfographic 2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-2.jpg" alt="" width="580" height="997" /><br />
A conferma dalla prima tendenza mostrata dai grafici, emerge inoltre che i <strong>tablet</strong> si prestano alle <strong>visualizzazioni di 10 minuti o più</strong> di web video, mentre al computer prevale un uso molto più rapido e frammentario che non arriva nemmeno a un minuto. La situazione appare invece più equilibrata per quanto riguarda i telefonini. Allo stesso modo, la percentuale di spettatori realizzati sui diversi dispositivi cambia a seconda che si parli di video guardati quasi fino alla fine o per la porzione minima di un quarto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3228" title="mobileinfographic 3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-3.jpg" alt="" width="580" height="743" /></p>
<p>Interessante infine il confronto tra la potenza di <strong>Twitter e Facebook</strong> nel <strong>video sharing</strong>, dove i cinguettii appaiono sconfitti tanto nel Nord America quanto in molti Paesi europei e asiatici, eccezion fatta per il Giappone. Negli <strong>USA</strong>, il rapporto tra lo share via Twitter e via Facebook e di <strong>1 a 8</strong>, in Italia raggiunge la proporzione quasi record (seconda solo a Taiwan) di 1 a 17.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3229" title="mobileinfographic 4" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/mobileinfographic-4.jpg" alt="" width="580" height="461" /><br />
Chi realizza video per il web è perciò avvertito: pensare in anticipo al canale prediletto su cui si desidera che avvenga la fruizione e in generale ottimizzare i contenuti anche per i dispositivi mobili.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Netflix affronta la class action degli azionisti, ma è primato nel VOD.</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2012/01/netflix-affronta-la-class-action-degli-azionisti-ma-e-primato-nel-vod-3217</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 20:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli investitori citano in giudizio il management per la perdita di valore in Borsa, ma il titolo cresce grazi ai risultati di una ricerca NPD Group secondo cui la società detiene il 55% del mercato dello streaming on demand a pagamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può certo dire che sia un periodo tranquillo per <strong>Netflix</strong>: dall&#8217;apertura del servizio in <strong>Inghilterra e Irlanda</strong>, fino allo sbarco su <strong>Playstation Vita</strong> e alla nuova window imposta da <strong>Warner</strong> <strong>Bros</strong> per il noleggio dei suoi film in DVD e Blu-ray, la compagnia di Los Gatos ha vissuto un inizio anno decisamente movimentato. Partiamo dalle ultime notizie, cioè le <strong>dimissioni del Chief Marketing Officer</strong>, <strong>Leslie Kilgore</strong>, di cui ancora non si conosce il sostituto. La sua è la prima &#8220;testa&#8221; a cadere dopo un evento ben più rilevante, cioè la <strong>class action lanciata da un gruppo di azionisti</strong>, che evidentemente hanno deciso di non sottostare passivamente al crollo della società in Borsa causato dall&#8217;aumento dei prezzi partito a luglio e dalla decisione &#8211; poi abbandonata &#8211; di separare il business dello streaming da quello del noleggio per corrispondenza delle copie fisiche di film e serie tv. Il <strong>CEO Reed Hastings</strong>, non è un mistero, cerca da tempo ormai di spostare <strong>Netflix</strong> in via definitiva sul <strong>VOD</strong>, per competere con le grandi tv statunitensi, ma il processo si è dimostrato più lungo e complicato del previsto, e poco gradito ai consumatori americani ancora affezionati al noleggio per posta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1612" title="netflix_menu20100901.jpg" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/01/netflix_menu20100901.jpg" alt="" width="484" height="344" /><br />
<span id="more-3217"></span></p>
<p>Risultato? Nel clamoroso terzo trimestre del 2011 la compagnia ha perso quasi un milione di utenti e il valore delle sue azioni è passato da 300 a una media di 70-80 dollari, con ripercussioni evidenti sugli investitori. Ora alcuni di loro hanno citato in giudizio i vertici della società, accusandoli di aver trasmesso al mercato informazioni false e ingannevoli sulle proprie strategie e sui contratti firmati con gli Studios, in modo da gonfiare il prezzo delle azioni. Secondo il quadro disegnato dai sostenitori della class action, <strong>Netflix</strong> avrebbe saputo che molti degli accordi con i suoi fornitori di contenuti erano in scadenza e che avrebbe dovuto rinnovarli a prezzo ben più alto, e avrebbe perciò tentato di reperire liquidità in Borsa, salvo poi veder crollare il titolo una volta rivelate le intenzioni del management. Di certo non si tratta di una notizia positiva, ma per il momento <strong>Netflix</strong> l&#8217;ha superata senza un graffio: merito di una <strong>ricerca sul settore dell&#8217;home video</strong> e del <strong>VOD</strong> condotta da <strong>NPD Group</strong>, che ha rivelato come la compagnia di Los Gatos sia il<strong> leader assoluto dell&#8217;on demand a pagamento negli Stati Uniti</strong>. La sua quota di mercato avrebbe subito una flessione di quattro punti percentuali a causa dell&#8217;aumento del prezzo del servizio, ma si tratterebbe comunque di un passaggio<strong> dal 59 al 55%</strong>, che non intaccherebbe perciò il suo primato nello streaming di contenuti audiovisivi digitali. Anche la sua posizione nel settore del<strong> noleggio delle copie fisiche</strong> rimarrebbe <strong>stabile</strong> al 30% di un mercato la cui nuova leadership spetta invece a <strong>RedBox</strong>, descritta come il principale beneficiario della crisi delle videoteche.</p>
<p>Sempre la ricerca di <strong>NPD Group</strong> mette però in luce come il vero motore del cambiamento nel mercato dell&#8217;home video sia proprio  l&#8217;<strong>on demand</strong>, con sempre più consumatori intenti ad attrezzarsi per accedere ai servizi di streaming, e non stupisce che dopo la pubblicazione di questi dati, le azioni di <strong>Netflix</strong> siano tornate a salire superando nuovamente la soglia dei 100 dollari. In questo scenario, inoltre, appare meno critica sia la class action, sia il raddoppio della window imposto da <strong>Warner Bros</strong> per l&#8217;<strong>affitto di DVD e Blu-ray</strong>, che ora la compagnia di Los Gatos non potrà offrire in noleggio prima di 56 giorni dalla loro uscita per la vendita. <strong>Netflix</strong> si era guadagnata più di qualche biasimo per aver accettato queste condizioni, rifiutate con decisione da competitor come appunto <strong>RedBox</strong> e <strong>BlockBuster</strong>. L&#8217;alternativa sarebbe stata però acquistare a prezzo maggiorato i dischi da rivenditori autorizzati,andando a rinforzare le tesi di chi accusa la compagnia di pagare troppo i propri contenuti. E considerando quanto Hastings abbia sottolineato la minor importanza del noleggio per posta rispetto allo streaming, il nuovo accordo con Warner non sembra incoerente con la strategia perseguita fino ad ora. Che poi dia i suoi frutti, è da vedere: certamente, è questo il campo in cui <strong>Netflix</strong> viene inseguita dai concorrenti.</p>
<p>Il servizio di streaming dei grandi network, <strong>Hulu</strong>, ha infatti annunciato la produzione in proprio di una serie tv, dopo che <strong>Netflix</strong> ne ha messe in programma ben due originali e non acquistate dai broadcaster tradizionali. All&#8217;ultimo CES <strong>Netflix</strong> ha annunciato la partnership con <strong>Playstation Vita</strong>, e l&#8217;inglese <strong>LoveFilm</strong> ha risposto con un&#8217;app per la smart tv <strong>LG</strong>.  La società di <strong>Hastings</strong> continua dunque a essere un trend setter, la sfida sarà dimostrarsi all&#8217;altezza degli obiettivi preposti, cioè battere le emittenti come HBO e tutti gli altri competitor anticipandoli nella corsa al mercato del <strong>VOD</strong> e, probabilmente, delle <strong>tv connesse in Rete</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.thewrap.com/movies/article/netflix-shakes-marketing-team-34637">The Wrap</a></em>,  <a href="http://www.businessweek.com/news/2012-01-20/netflix-rises-5-after-report-on-market-share-los-angeles-mover.html"><em>The Business Week</em></a>, <a href="http://feedproxy.google.com/~r/slashfilm/~3/Mc9rg0TWMFM/"><em>SlashFilm</em> </a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Borg, presidente distributori Anica: prolungare la stagione, sfruttare il digitale e nuove campagne di sensibilizzazione.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Richard Borg]]></category>

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		<description><![CDATA[Stabilire un unico giorno per il biglietto del cinema a prezzo scontato, migliorare la dislocazione degli schermi sul territorio nazionale, rilanciare le campagne di promozione e rinvigorire la programmazione estiva, con un occhio alla digitalizzazione e alla flessibilità del "palinsesto" delle sale: questi i nodi cruciali individuati dal neo presidente dei distributori Anica, Richard Borg...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rilanciare iniziative promozionali di rilievo nazionale, aumentare e razionalizzare gli schermi, digitalizzare gli archivi e prolungare la stagione cinematografica lungo quei mesi estivi in cui si registra un vuoto di uscite riempito solo da qualche grande titolo americano. Questa la ricetta per il cinema italiano proposta da <strong>Richard Borg</strong>, AD di <strong>Universal Pictures</strong> in Italia e nuovo presidente dei distributori dell&#8217;<strong>Anica</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2939" title="anica_logo" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/anica_logo.jpg" alt="" width="490" height="342" /></p>
<p><span id="more-3209"></span><em>“Se ci fosse una giornata unica in tutta Italia per i biglietti a prezzo ridotto, si potrebbe pensare a una grande campagna nazionale per convincere il pubblico”</em>, ha dichiarato <strong>Borg</strong> in un&#8217;intervista al <a href="http://www.giornaledellospettacolo.it/news-e-attualita/news/9024-cinema-borganica-campagna-promozionale-e-unificazione-giorno-biglietto-ridotto-.html"><em>Giornale dello Spettacolo</em></a>, sposando così la linea accennata anche dal presidente dell&#8217;<strong>Anem</strong> <strong>Carlo Bernaschi</strong> nel corso della presentazione dei dati sull&#8217;andamento del cinema nel nostro Paese nel 2011. La posizione di <strong>Borg</strong> segnala perciò il permanere di quella comunione d&#8217;intenti tra le varie categorie del settore, in particolare distributori, produttori ed esercenti, che si è rinsaldata negli anni passati durante le battaglie per ottenere forme di sostegno pubblico certe e non clientelari, come gli incentivi fiscali, ma che continua a funzionare con lo scopo di risolvere le criticità strutturali ancora gravanti sui risultati di questo comparto dei media e dell&#8217;entertainment.</p>
<p>“<em>Uno dei principali obiettivi che abbiamo tutti</em> – ha continuato <strong>Borg</strong> &#8211; <em>è capire come allargare il nostro mercato</em>&#8220;, e per farlo bisogna tornare a fidelizzare il pubblico, ricordando il valore del cinema come mezzo d&#8217;intrattenimento, ma anche di emancipazione culturale e di apprendimento. Dato il frangente economico, tuttavia, risulta fondamentale anche non disorientare il pubblico con politiche di sconto scoordinate e confusionarie, che variano di esercente in esercente e di regione in regione. Bisogna dunque pensare a un solo giorno a prezzo agevolato, che potrebbe essere quello immediatamente precedente al weekend, il giovedì, oppure il mercoledì sulla scia del modello francese.</p>
<p>Secondo obiettivo, allargare e riportare ordine nel parco sale: <em>&#8220;Gli schermi che abbiamo sono insufficienti e anche distribuiti male, con concentrazioni e vuoti&#8221;</em>, ha precisato il rappresentante dei distributori, riportando alla ribalta il tema, molto dibattuto, di quella potenziale domanda di cinema inespressa da diverse zone del nostro territorio a causa della difficoltà di raggiungere la sala. La crescita dei multiplex, solitamente collocati in aree periferiche e orientati a una programmazione per lo più giovanilistica, ha infatti lasciato sul campo molti cinema urbani, che tuttavia rappresentavano il luogo prediletto di fruizione per un tipo diverso di pubblico, più adulto e orientato a film d&#8217;autore, ma non solo. Permane inoltre il problema del sostanziale stop che si registra nella stagione estiva, priva di titoli importanti se non per pochi kolossal statunitensi, che comunque negli ultimi anni sono riusciti a mantenere ottime performance nonostante la calura dei mesi da luglio in poi. Oggi che il prodotto italiano ha recuperato quote impressionanti di mercato, arrivando al 37% delle presenze, appare più importante che mai prolungarne la stagione lungo l&#8217;intero arco dei 12 mesi dell&#8217;anno: <em>&#8220;Che ne prendano atto i produttori e i distributori italiani, una grande commedia italiana può benissimo uscire in estate&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Borg</strong> non dimentica infine il lato dell&#8217;aggiornamento tecnologico, forse uno dei più critici e meno affrontati del cinema italiano:<em> &#8220;I film italiani di grande qualità una volta venivano trasmessi sul piccolo schermo, ma sono spariti ormai da tempo. Bene, questi film esistono ancora, penso agli archivi del Luce. Cosa aspettano a digitalizzarli e a farli uscire in sala&#8221;</em>? Il vantaggio sarebbe evidente non solo per chi detiene i diritti delle library, ma anche per gli esercenti. Si apre perciò un ampio spiraglio sul fronte della tanto ambita multiprogrammazione: <em>&#8220;Uno dei miei obiettivi come presidente dei distributori, è di normalizzare i rapporti tra esercizio e distribuzione, rendendoli più proficui&#8221;</em>.</p>
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		<title>Imagine a world: Internet si rivolta al SOPA, ddl USA contro la pirateria.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Infographic]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Online]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[PIPA]]></category>
		<category><![CDATA[Protect IP Act]]></category>
		<category><![CDATA[Rupert Murdoch]]></category>
		<category><![CDATA[SOPA]]></category>
		<category><![CDATA[Stop Online Piracy Act]]></category>
		<category><![CDATA[Wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi Internet sciopera contro i testi normativi USA che vorrebbero dare allo Stato il potere di bloccare tutti i siti esteri ritenuti malevoli e imporre ai provider l'obbligo di censurare di propria iniziativa i contenuti all'apparenza illegali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un omaggio a<strong> John Lennon</strong> ma l&#8217;atto di protesta scelto da <strong>Wikipedia</strong> contro due disegni di legge pendenti al Parlamento statunitense, meglio conosciuti come <strong>SOPA &#8211; Stop Online Piracy Act</strong> e <strong>PIPA &#8211; Protect IP Act</strong>, volti a stabilire norme estremamente severe contro la <strong>violazione del copyright in Rete</strong>. Oggi è il giorno scelto non solo dall&#8217;enciclopedia partecipata, ma da centinaia di siti Internet per esprimere il proprio dissenso con diverse forme di contestazione e autocensura. <strong>Google</strong> alla fine non ha scioperato, ma aggiungerà al logo una grossa barra nera e un link che rimanda a una pagina dedicata alla petizione per fermare la legge e un&#8217;infografica che ne ripercorre i vari passaggi. Bloccare il più importante portale di ricerca al mondo sarebbe stato un ottimo modo per dare un&#8217;idea immediata di cosa significherebbe non avere più a propria disposizione quell&#8217;enorme bacino di conoscenza che è il web, ed è questo il tema scelto invece dalla versione inglese di <strong>Wikipedia</strong>, che oggi si è dichiarata &#8220;blacked out&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3203" title="wikipedia sopa" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/wikipedia-sopa.jpg" alt="" width="594" height="469" /><br />
<span id="more-3202"></span>Ma quali sono le implicazioni di questi due disegni di legge? La questione ha avuto eco mondiale dopo che la <strong>Casa Bianca</strong> ha reso noto (<a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2012/01/14/obama-administration-responds-we-people-petitions-sopa-and-online-piracy" target="_blank">vedi il sito</a>) che non sosterrà alcuna legislazione che riduca la libertà di espressione, aumenti i rischi per la cybersecurity o mini alle basi la capacità di Internet di essere uno strumento globale, dinamico e innovativo; ma anche dopo che il tycoon dell&#8217;infotainment<strong> Rupert Murdoch</strong> ha attaccato su  <a href="https://twitter.com/rupertmurdoch" target="_blank">Twitter</a> lo stesso <strong>Obama</strong> e tutte le compagnie della Silicon Valley accusandole di &#8220;puro furto&#8221;. In realtà l&#8217;iter del testo normativo è cominciato da mesi e non smette di suscitare scontri aperti tra i suoi sostenitori, cioè la maggior parte delle industrie del settore dei media &#8211; da quelle attive nel campo musicale a quello cinematografico e dell&#8217;informazione &#8211; e i suoi detrattori, come <strong>Google, Facebook, Wikipedia</strong> ma anche innumerevoli<strong> organizzazioni per la difesa dei diritti umani</strong> e associazioni preoccupate di preservare la libertà di espressione sul web, che vedono minacciata da un atto in cui sono previsti poteri straordinari di filtraggio e oscuramento dei contenuti online.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3204" title="infografica Google SOPA" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infografica-Google-SOPA.jpg" alt="" width="595" height="384" /></p>
<p>Come vi abbiamo già riassunto a fine novembre (vai all&#8217;<a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2917" target="_blank">articolo</a>), quando la compagnia di Palo Alto, i social network e altri grandi player del web come eBay hanno inviato un&#8217;apposita lettera congiunta al Congresso americano, e come bene riassume l&#8217;infografica preparata dal sito <a href="http://americancensorship.org/infographic.html" target="_blank"><em>AmericanCensorship.org</em></a>, sono vari i punti più controversi della proposta di legge. Il primo, consiste nel notevole ampliamento dei<strong> poteri del Dipartimento di Giustizia</strong> nei confronti dei <strong>siti esteri ritenuti colpevoli di violazione delle norme sul diritto d&#8217;autore</strong>, che darebbe allo Stato la facoltà di bloccare non solo i domini<strong> .com</strong> ma anche quelli su cui in teoria non si estenderebbe la giurisdizione americana. La misura sembra aver incontrato anche l&#8217;opposizione del <strong>Parlamento Europeo</strong>, che nei giorni del divampare del dibattito ha ribadito in una risoluzione la necessità di tutelare l&#8217;integrità di Internet a livello globale impedendo azioni unilaterali in grado di bloccare i domini o gli indirizzi IP; più in generale, gli oppositori del <strong>SOPA</strong> la abbinano ai filtri DNS già utilizzati dai regimi autoritari come Iran, Cina e Siria.<br />
<a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-3205" title="infographic SOPA 1" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA-1-598x1024.jpg" alt="" width="598" height="1024" /></a></p>
<p>C&#8217;è poi la <strong>responsabilità di bloccare i contenuti lesivi</strong>, attribuita ai <strong>provider</strong> e ai <strong>portali</strong> web: siti come <strong>Google </strong>e<strong> YouTube</strong> dovrebbero realizzare a proprie spese e a propria discrezione un monitoraggio continuo e costante di ciò che i loro utenti caricano e scambiano online, bloccando tutto il materiale che, dal loro punto di vista, infrange il copyright di terzi. Oltre all&#8217;onere economico di un tale obbligo, si contesta il potere decisionale e censorio attribuito a questi soggetti, che oltre ad essere pericoloso per la privacy degli utenti, porterebbe quasi certamente all&#8217;autocensura dei siti in questione per evitare di incappare in conseguenze legali. Sarebbe un deciso cambiamento di rotta rispetto a oggi (vedi il caso <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/10/viacom-vs-google-si-riaccende-la-battaglia-sul-copyright-2742" target="_blank"><em>Viacom vs. Google</em></a>), in cui portali come <strong>YouTube</strong> hanno solo l&#8217;onere di provvedere alla pronta rimozione dei contenuti che violano il diritto d&#8217;autore una volta ricevuta la segnalazione dai legittimi proprietari, ma non prima in base a un&#8217;autonoma quanto dubbia presunzione di reato. La gravità di questa previsione di legge aumenta se si considera la<strong> vaghezza della definizione di &#8220;contenuto lesivo&#8221;</strong> e di<strong> sito malevolo</strong>: secondo alcuni esperti, le maglie del testo normativo sarebbero così ampie che potrebbero arrivare a includere anche i materiali condivisi con i propri amici sui social network o addirittura scambiati via mail, con effetti pesantissimi per ogni web surfer.<br />
<img class="aligncenter size-large wp-image-3206" title="infographic SOPA2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA2-788x1024.jpg" alt="" width="593" height="771" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;orientamento principale sembra quello secondo cui leggi così stringenti non verranno approvate dai legislatori statunitensi nonostante godano del sostegno della maggior parte dei colossi mediatici, secondo cui l&#8217;urgenza di bloccare la pirateria di contenuti audio e video dovrebbe prevalere rispetto alle preoccupazioni riguardo alla libertà di Internet. La Rete però oggi sciopera, e sembra piuttosto certo che la sua voce non rimarrà inascoltata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3207" title="infographic SOPA3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/infographic-SOPA3.jpg" alt="" width="592" height="546" /></p>
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