Digitale

Europa vs. Google: il Parlamento chiede la divisione

Quanti, oltre a possedere un account gmail, usano Chrome come browser, Android sullo smartphone e Google quale motore di ricerca? Bene, secondo il Parlamento Europeo la combinazione di questi servizi, anziché un valore per l’utente, rischia di configurare un abuso di posizione dominante, e ha chiesto alla Commissione di verificarne la compatibilità con le norme comunitarie sull’antitrust e prendere in considerazione l’ipotesi dell’unbundling del servizio di ricerca. La risoluzione in materia è stata adottata oggi dell’organismo UE e, come è bene ricordare, non possiede carattere legislativo né vincolante, ma pone comunque una certa pressione sui commissari intenti a indagare sulle pratiche commerciali di Big G e la loro concorrenzialità. Un’indagine che procede da cinque anni e che, ha sottolineato il portavoce della responsabile antitrust Margarethe Vestager, ha ancora bisogno di tempo per pervenire a una conclusione, in cui si terrà conto e verranno rispettati i diritti di tutte le parti in causa. Non è insomma detto che la Commissione adotti appieno la linea dura del Parlamento e una misura, come quella della divisione del motore di ricerca dagli altri servizi offerti da Google, così come da ogni altro operatore del web europeo. Provvedimento solitamente legato ai servizi essenziali gestiti dagli ex-monopolisti di Stato, giudicato sproporzionato quando non proprio folle dagli osservatori internazionali ma anche europei, che temono le ripercussioni di un simile approccio sulla competitività di tutte le aziende del Vecchio Continente.

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Oltre 150 milioni di download per Sky on Demand

Sky On Demand ha superato i 150 milioni di titoli scaricati dal lancio, avvenuto a luglio del 2012. Un traguardo significativo, che dà la misura di come il servizio sia ormai entrato nelle abitudini di visione delle famiglie Sky che hanno collegato il proprio My Sky alla rete e che, con la massima semplicità, vivono liberamente il proprio intrattenimento, scegliendo in ogni momento quali programmi vedere e quando farlo. Il servizio, fruibile attraverso il decoder My Sky HD è stato attivato da circa 1.3 milioni di abbonati, la più ampia platea televisiva connessa a servizi on demand in Italia. Gli abbonati hanno così accesso a una videoteca di oltre 2.500 titoli di cinema, serie tv, intrattenimento, documentari e programmi per bambini, da scaricare in pochi secondi sul proprio decoder e da vedere in qualsiasi momento.

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Il VOD di Wuaki arriva anche in Germania e in 4k: Italia alle porte?

Non solo Netflix: con meno clamore rispetto al concorrente americano ma in linea con le tempistiche preannunciate in estate dai vertici dell’azienda, il servizio di video on demand Wuaki.tv sta procedendo con l’espansione europea e, dopo aver aggiunto la Francia a Spagna e Regno Unito, ieri ha ultimato il debutto in Germania, forte anche di un’offerta in Ultra HD ancora poco diffusa nel Vecchio Continente. Controllata dal colosso giapponese dell’eCommerce Rakuten, la piattaforma dovrebbe inoltre ampliare la propria presenza anche all’Italia, come anticipato da diversi rumor, per poi continuare il roll-ou in altri territori europei e proporsi dunque quale player di primo piano del mercato video over the top, accanto alla nota produttrice di House of Cards e Amazon. La notizia del debutto tedesco, in particolare, è stata accompagnata da quella di un’estensione del catalogo in 4k al nostro Paese già nelle prossime settimane, con una mossa che porterebbe una discreta ventata di internazionalità in un settore dominato dai nuovi operatori legati ai broadcaster, Sky Online e Infinity di Mediaset.

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La nuova Mediaset Premium, eletto il cda

Ufficializzata la nascita di Mediaset Premium come società automona dal Gruppo Mediaset: ieri l’assemblea dei soci ha aumentato il capitale sociale a 30 milioni di euro mediante il conferimento da parte di Rti spa del ramo d’azienda costituito dal complesso delle attività “tv a pagamento” con effetto dal prossimo 1 dicembre 2014. Eletto anche il nuovo consiglio d’amministrazione formato da Marco Giordani (presidente), Franco Ricci (amministratore delegato) e dai consiglieri Yves Confalonieri, Enrico Gerardo, Marco Rosini, Simone Sol.

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La NATO su Netflix: un castello di carte

In un articolo su Pro.Boxoffice.Com  a firma di Patrick Corcoran, Vice President & Chief Communications Officer della NATO, l’associazione americana degli esercenti cinematografici si esprime in merito a Netflix e a alle uscite simultanee rispetto alla sala cinematografica. L’articolo  – intitolato Netflix and the Myth of Innovation: Simultaneous Release Is a House of Cards (Netflix e il mito dell’innovazione: le uscite simultanee sono un “castello di carte”, in riferimento al titolo della serie tv House of Cards) – prende il via dalla decisione di Netflix, operatore leader nelle distribuzione streaming, di distribuire day and date il  sequel de la tigre e il dragone, sia VOD che sugli schermi IMAX. Decisione contestata fortemente dal mondo dell’esercizio, mentre il responsabile dei contenuti di Netflix Ted Sarandos continua a parlare di “vecchi modelli di distribuzione”.

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Amazon, nel 2015 un nuovo servizio VOD gratuito?

La notizia, dopo alcune indiscrezioni nei mesi scorsi, giunge dal New York Post: Amazon starebbe per lanciare nelgi Stati Uniti, nel 2015, un nuovo servizio VOD, separato dal servizio Prime Instant Video (che attualmente costa 99 dollari all’anno). La nuova offerta dovrebbe essere gratuita o comunque proposta a un prezzo molto ridotto e, soprattutto, dovebbe basarsi sull’inclusione di annunci pubblicitari. Una mossa che permetterebbe a Amazon, secondo alcuni analisti di sferrare una seria sfida a Netflix e Hulu.

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Redbox: prezzi più alti e videogame, la nuova strategia dell’home video USA

Da 1,20 a 1,50 dollari a notte per il noleggio dei DVD, mentreBlu-ray e videogame saliranno rispettivamente a 2 e 3 dollari. A partire da dicembre i consumatori americani ancora affezionati al videonoleggio dovranno cominciare a fare meglio i conti quando si accingeranno a prelevare film e giochi dai popolari distributori automatici di Redbox, famosi per i loro prezzi altamente concorrenziali che permettono di godere delle ultime uscite in home video pagando anche meno del video on demand online. Nonostante il costo per disco sia ancora contenuto, l’incremento stabilito per il costo di noleggio è nell’ordine del 25% ed è il primo per quanto riguarda il comparto game e alta definizione, per i film invece c’era già stato uno storico aumento nel 2011 rispetto a quel “1 dollaro a notte” che ha aiutato il successo e la diffusione dei tipici chioschi rossi su tutto il territorio statunitense, in particolare nelle location della grande distribuzione.

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I consumatori citano Netflix in Francia

Ancora tensione in Francia per Netflix, l’operatore di SVOD (subscription video on demand), sbarcato a settembre Oltralpe. Qualche settimana fa c’erano state polemiche riguardo al rispetto delle finestre theatrical per alcuni film.Oggi la principale associazione dei consumatori francesi, la CLCV, ha citato in giudizio presso la Corte di Parigi la società per clausole dannose e illegali. La CLCV precisa di aver accolto molto positivamente l’ingresso in Francia dell’operatore in quanto Netflix ha contribuito ad aumentare la concorrenza e a introdurre un modello innovativo nell’offerta televisiva. Tuttavia l’associazione ha evidenziato alcune derive nel contratto proposto da Netflix riguardo al rispetto dei diritti dei consumatori e in contrasto con la legge francese.

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Netflix si mangia la banda larga in Nordamerica

Il servizio di video streaming Netflix è l’applicazione numero 1 nel Nord America in quanto a consumo di banda larga con il 34,9% di tutto il traffico rilevato nel periodo di punta (dalle 19.00 alle 23.00) sulle reti a banda larga del territorio nordamericano: Netflix infatti rappresenta, secondo uno studio di Sandvine, oltre il doppio del consumo di banda da parte di You Tube (14%).

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Tv connesse e banda larga: l’Italia ancora in ritardo rispetto alla UE

La scarsa penetrazione della banda larga, come ormai sappiamo, è una delle principali motivazioni che continua a tenere lontani dal nostro Paese grandi operatori internazionale del video on demand come Netflix. La misura esatta di questa criticità strutturale è offerta dal Rapporto I-Com 2013 su Reti e Servizi di Nuova Generazione, presentato ieri a Roma e incentrato sia sui temi della connettività, sia sullo stato di un settore centrale nel processo della convergenza mediatica quali le tv connesse in rete.

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