Cinema 2.0

Mercato europeo dell’on demand: #2 la crescita del ramo digital

Continuiamo con la nostra ricognizione nel mercato comunitario del video on demand, guidata dalla fotografia a 360° scattata nel rapporto sul settore pubblicato la settimana scorsa dall’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo. Dopo aver analizzato il contesto di crisi di alcuni dei media tradizionali in cui si è innestata la rivoluzione digitale dell’home entertainment, passiamo ora a occuparci dello sviluppo del comparto in termini di volume d’affari. Il punto di partenza è un’analisi del rinomato istituto di ricerca IHS in cui la crescita del video on demand online viene messa a confronto con il TV VOD, inteso come servizi di pay-per-view o via cavo. Quello che è evidente, è che nonostante i numeri della pay-tv riescano ancora a sovrastare quelli delle singole forme di distribuzione digitale, preso nella sua totalità il ramo del VOD via web è riuscito già nel 2012 ad aver ragione dei media tradizionali, rimanendo allo stesso tempo ben lontano dal punto di saturazione.

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Twitter Cinema Tags & #BoxOfficeItalia: Avengers già al top

Nelle sale arriverà mercoledì ma questa è già la seconda settimana che l’attesissimo cinecomic Marvel, Avengers: Age of Ultron, entra nella classifica dei film più twittati in Italia, stavolta balzando direttamente al top ma… non da solo. Nonostante l’altissimo hype a livello internazionale, sul social network i Vendicatori devono vedersela con un gruppo di concorrenti senza superpoteri ma comunque molto ben piazzati. Scopriamo quali grazie alla nostra infografica interattiva Twitter Cinema Tags, che come sempre ci permette di confrontare i risultati al botteghino con quelli online.

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Lo sviluppo del mercato europeo dell’on demand: #1 Il declino degli editori tradizionali

Questa settimana l’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo ha pubblicato il suo report completo sul settore del video on demand negli Stati Membri UE. I dati riportati sono quelli di cui si è parlato più volte nel corso di vari incontri di respiro internazionale, come il convegno organizzato la scorsa estate dallo stesso istituto per discutere delle norme a tutela del prodotto europeo da adottare nel mutato panorama tecnologico, o la due giorni di dibattiti e incontri sul nuovo assetto dell’industria cinematografica e televisiva ospitata dall’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma.  L’uscita del rapporto completo, intitolato appunto Lo sviluppo del mercato europeo dei servizi audiovisivi on demand,  aiuta però a mettere a fuco il quadro complessivo della situazione partendo da un punto di vista molto preciso, quello cioè di un’istituzione che da sempre monitora le criticità di un comparto fortemente soggetto alle pressioni delle big statunitensi. Prima erano soprattutto le major, che rischiavano di assorbire gli investimenti delle tv con il loro prodotto già preponderante nelle sale, oggi sono i colossi del web come iTunes, Amazon, Google e, last but not least, Netflix, la cui penetrazione nel settore UE è resa ancor più semplice dall’estrema flessibilità del canale distributivo dell’online. Questa analisi, in poche parole, racconta una storia, e noi intendiamo riassumervi i suoi punti salienti divisi per capitoli, partendo appunto dal contesto di crisi degli editori tradizionali europei in cui si sono venuti a insediare i nuovi grandi player dell’on demand.

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Toronto Film Festival: le serie tv arrivano in “Primetime”

La recente estensione delle agevolazioni fiscali all’intero settore della produzione audiovisiva, piuttosto che al solo cinema, ha evidenziato anche in Italia come le distinzioni tra i vari format dei contenuti “video” si stiano assottigliando inesorabilmente, in un contesto dove a contare è sempre di più il singolo fruitore con le sue esigenze e specificità, piuttosto che un pubblico generico da raggiungere con strategie e canali distributivi tradizionali.  A confermare il trend ora ci si mette anche una delle kermesse cinematografiche più rilevanti a livello globale, se non la prima per quanto riguarda il lato mercato e industry. Il Toronto International Film Festival ha annunciato l’apertura, per la prossima edizione (10-20 settembre 2015), di un programma parallelo, dedicato esclusivamente alle serie tv e chiamato Primetime.

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Il 2015 di Netflix parte bene: +4,9 milioni di nuovi utenti nel primo trimestre

Il 2015 non poteva iniziare meglio per Netflix, almeno dal punto di vista della crescita degli abbonati. Il servizio di video on demand ha infatti totalizzato nel primo trimestre dell’anno 4,9 milioni di abbonati nel mondo, un risultato record. Di questi 2,28 milioni nuovi utenti derivano dagli Stati Uniti mentre a livello internazionale si sono registrati 2,6 milioni di nuovi abbonati. Alla dine del trimestre la società può contare quindi complessivamente su quasi 62,3 milioni di utenti. Un risultato al di sopra delle stesse aspettative della piattaforma che a gennaio aveva stimato 4 milioni di nuovi clienti per i lperiodo considerato (1,8 milioni negli StatiUniti e 2,25 milioni nel resto del mondo).

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Home entertainment: il noleggio digitale si mangia il fisico

Grazie allo streaming legale di Netflix, Amazon e Hulu, il video on demand si è da tempo affermato come il ramo più attivo e in crescita del settore dell’home entertainment. Nel corso di quest’anno però il noleggio di film e serie tv online potrebbe assumere un peso ancora più rilevante, arrivando a contare per il 49% di tutto il comparto, in aumento di 15 punti percentuali rispetto alla quota di mercato detenuta nel 2014. A sostenerlo è un’analisi del Convergence Consulting Group, secondo cui l’arrivo in campo della versione SVOD (subscription video on demand) di grandi network tradizionali come HBO e CBS, unita alla nascita di offerte multicanale come quella di Playstation Vue e Dish, è destinato a imprimere un’accelerazione fondamentale all’on demand fornito via Internet, aumentando il distacco rispetto alle altre voci che compongono il fatturato del noleggio di home entertainment.

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Twitter Cinema Tags & #BoxOfficeItalia: arrivano gli Avengers!

Nello scorso weekend l’ultimo capitolo della saga ad alta velocità Fast And Furious 7 è tornato a vincere la corsa del botteghino nostrano, raccogliendo 3,5 milioni di euro e arrivando a un totale di oltre 14,5 milioni. Primato confermato anche sui social network, dove ha raccolto il 36% dei cinguetti a tema cinema postati dal pubblico italiano negli ultimi 7 giorni. Stavolta però, si assottiglia il vantaggio rispetto al secondo titolo più forte online, un blockbuster su cui sta gradualmente montando l’hype del web. Parliamo infatti di Avengers: Age of Ultron,  il nuovo attesissimo cinecomic Marvel nelle nostre sale dal prossimo 22 aprile e già al centro del 15% del buzz generato dalla piattaforma di micro-blogging, come ci illustra la nostra infografica interattiva Twitter Cinema Tags, che come sempre ci permette di confrontare i risultati sul grande schermo con quelli online.

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HBO Now, Sling TV, Playstation Vue, YouTube: la tv è morta, viva la tv

È forse un po’ presto per annunciare ufficialmente il decesso della regina del salotto, almeno nella sua versione tradizionale. Vero è, tuttavia, che i cambiamenti in corso nell’ultimo mese nel mercato USA del video on demand stanno imprimendo una decisa accelerazione alla migrazione dei contenuti TV verso la distribuzione via streaming. Il motore più evidente di questa transizione è rappresentato dal debutto dei servizi SVOD (subscription video on demand) di emittenti come HBO e CBS, che si sono decise per la prima volta a tagliare il cordone ombelicale rispetto all’abbonamento ai servizi di pay-tv. A fianco di questa offerta c’è poi quella dei nuovi pacchetti che stanno debuttando online a costi più significativi rispetto a quelli caratteristici di Internet, come PlayStation Vue di Sony: una combinazione di tantissimi canali televisivi cui accedere tramite la console per videogame al prezzo di 49.99 dollari al mese, contro i 64 dollari mediamente necessari per un un buon abbonamento via cavo. Un nuovo modello di video on demand, dunque, basato su contenuti di tipo “premium” e volto sostanzialmente a riprodurre sulla rete le dinamiche della tv satellitare o cablata, ma con maggior flessibilità e ovviamente con l’aggiunta di tutti vantaggi tipici della navigazione via web.

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HBO Now è realtà: ora in streaming su Apple TV

La svolta era stata ampiamente preannunciata nel corso degli scorsi mesi e ora è finalmente in azione: ha fatto ieri il proprio debutto online HBO Now, il servizio di video on demand afferente alla popolare pay-tv americana, ma sganciato dal possesso o meno di un abbonamento alla programmazione via cavo. Si tratta perciò di una vera e propria offerta SVOD (subscription video on demand) cosiddetta “standalone” e pensata su misura per i cord cutters, ovvero gli utenti ormai migrati sulla più economica fruizione online di contenuti prima veicolati dai soli canali televisivi tradizionali. Per ora il servizio è disponibile -parliamo ovviamente degli USA – sotto forma di app per chi connette il piccolo schermo in rete attraverso Apple Tv o per i clienti della banda larga dell’operatore Cablevision.

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YouTube si allea con Toei per rilanciare le produzioni giapponesi in costume

Se la produzione di contenuti originali è la nuova frontiera della sfida tra i grandi concorrenti del settore dei video online, in Giappone Google è andato dritto al cuore dell’audiovisivo locale, stringendo una partnership con gli studi Toei per rilanciare le fiction in costume. Può sembrare paradossale che ci sia bisogno di un colosso della Silicon Valley per veder rifiorire a Tokyo set popolati di samurai, shogun e altre figure del Giappone feudale. Eppure sembra proprio che attualmente le produzioni ad ambientazione storica siano state marginalizzate rispetto all’epoca d’oro del cinema e della tv nipponica, spingendo Big G a incentivare i creatori della controllata YouTube a cimentarsi con il patrimonio culturale del Sol Levante. L’obiettivo esplicito dell’operazione infatti è riportare in auge il genere storico presso le nuove leve, non solo di spettatori ma anche di videomaker, che ovviamente hanno più difficoltà a mettere in scena storie in costume per il costo dell’allestimento e per la mancanza di expertise.

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