Cinema 2.0

Time Warner: l’on demand sempre più centrale per i ricavi delle media company

Lo SVOD (subscription video on demand) sta diventando una fonte di entrate sempre più rilevante non solo per il settore audiovisivo nel suo complesso ma anche per i colossi mediatici. A sostenerlo il CEO di Time WarnerJeff Bewkes, che presentando i dati trimestrali della compagnia ha sottolineato anche le rilevanti aspettative di crescita riguardanti il ramo dello streaming ad abbonamento. Se nel 2013 la cessione di diritti a operatori quali Netflix, Amazon e Hulu ha generato ben 400 milioni di dollari, per l’anno in corso ci si aspetta una crescita percentuale a doppia cifra “e per questo non intendo 10 o 20% ma molto di più”, ha sottolineato il top manager. A renderlo così fiducioso nel comparto, non solo la diffusione di questo modello di consumo ma anche la crescente concorrenza tra gli operatori, che sta spingendo verso l’alto anche i margini delle major dell’intrattenimento. 

vod mix USA

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Wide: dalla Francia al Regno Unito grazie al VOD

Se il leader americano dello streaming ad abbonamento, Netflix, sta per lanciare la sua offensiva al Vecchio Continente, i servizi già presenti nel mercato europeo si stanno organizzando per contrattaccare in anticipo. La casa di produzione e distribuzione Wide sta ad esempio oltrepassato i confini francofoni, lanciandosi nella distribuzione on demand dei suoi titoli in Inghilterra e Irlanda. Lo farà attraverso una partnership con la piattaforma VOD FilmDoo, specializzata appunto nel prodotto indipendente locale e internazionale. Il primo film della casa cinematografica francese a uscire “su richiesta” oltremanica sarà un titolo già passato alla Berlinale, Supernova, che sarà portato ind ay-and-date anche nelle sale dal distributore locale Matchbox. L’intesa con FilmDoo al momento sarà limitata alle due aree inglesi e irlandesi, ma l’intenzione è di espanderla ad altri territori anglofoni.

Supernova

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Gli italiani? Veri “onnivori digitali” [INFOGRAPHIC]

Il 44% degli italiani è dotato di tutti i principali dispositivi tecnologici necessari per connettersi: non più solo laptop ma anche smartphone e tablet, in un mix high-tech cui si accompagna anche una maggior voracità nel consumo di contenuti online. A rivelarlo è un’indagine di Deloitte svolta tra marzo e aprile 2014 su oltre 2 mila consumatori del nostro Paese, da cui si evidenzia non solo la diffusione dei telefonini di ultima generazione (posseduti dall’85% degli intervistati), ma anche il peso crescente dei tablet, che rispetto al 2013 hanno aumentato di ben il 20% la loro incidenza sulla dotazione tecnologica del campione. Insieme alla penetrazione dei dispositivi aumenta dunque la porzione dei cosiddetti “onnivori digitali”, distribuiti in modo equo tra uomini e donne (il 46% del totale) e tra le diverse fasce d’età. Perfino un quarto dei maturi, dai 67 ani in su, possiede sia tablet che laptop che smartphone,  dato in crescita fino al 52% passando ai millenials (14-24 anni) e che trova la sua massima espressione (54%) nella generazione X, cioè i primi alfabeti digitali tra i 31 e i 47 anni.

Deloitte onnivori digitali
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Netflix: come lo si può vedere dall’Italia e con quali conseguenze

Su Cineguru.biz abbiamo già parlato abbondantemente di Netflix, di come la sua formula ad abbonamento mensile abbia sostenuto la crescita del video on demand negli Stati Uniti e di come la sua progressiva espansione in Europa potrebbe scardinare e al contempo dare nuovo impulso a questo settore anche nel Vecchio Continente. A partire da settembre il servizio aprirà le attività in alcuni dei mercati più forti e strutturate dal punto di vista dell’audiovisivo, in particolare quello francese e tedesco, senza toccare però il nostro Paese, si dice a causa del nostro ritardo nella banda larga. In realtà c’è da chiedersi quanto l’esclusione dell’Italia non abbia a che fare con la difficoltà a reperire i diritti su film e contenuti di successo, in particolare di produzione nazionale, con la forza e l’influenza dei broadcaster su tutta la filiera e con la centralità di calcio e sport nell’intrattenimento domestico. Tutte questioni che potrebbero tuttavia diventare secondarie rispetto a un dato di fatto fondamentale: vedere Netflix dall’Italia non è solo tecnicamente possibile, ma potrebbe diventare presto un’alternativa cui rivolgersi per consumatori sottoposti a quello che appare come un palese “gap” di mercato.

netflix e l'italia

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Film al PC? Cederanno il passo alla smart tv, parola di Wuaki

La possibilità di vedere film al computer, con tutta la flessibilità concessa dallo streaming, è stato uno dei vettori fondamentali di crescita del video on demand. Con la diffusione del mobile, della quantità e della qualità dei dispositivi connessi, le modalità di visione di prodotti cinematografici e televisivi sul web sembrano però destinate a un’ulteriore evoluzione, sempre più lontana dallo schermo del computer. Una tendenza confermata dai risultati di Wuaki.tv, la piattaforma di VOD controllata dal colosso giapponese dell’eCommerce Rakuten, attiva in Spagna e Regno Unito e secondo indiscrezioni prossima a un’espansione europea di maggior rilievo. L’operatore ha infatti reso noto che i suoi contenuti trasmessi direttamente su smart tv sono aumentati del 65% dall’introduzione di un’app nativa del servizio sugli apparecchi dei principali marchi, quali LG, Samsung e Panasonic. Anche le delivery su altri dispositivi connessi mostrano cifre in rialzo: un +25% è stato registrato ad esempio sullo streaming verso tablet, console Xbox, smartphone e la chiavetta smart di Google, Chromecast. 

Wuaki

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Video Shorts: Amazon punta sulle clip e sfida YouTube, ma non troppo

Una nuova sezione gratuita dedicata a video brevi di ogni genere, dai trailer, ai tutorial, a quelli musicali. È questa l’ultima mossa del colosso dell’eCommerce per affermarsi quale piattaforma principe del consumo audiovisivo. Mentre YouTube sta per assottigliare in modo sostanziale la sua offerta pubblica di contenuti, almeno secondo indiscrezioni sempre più insistenti, con l’intento di convertirsi a una formula ad abbonamento in stile Spotify, Amazon fa esordire la sua nuova sezione Video Shorts, dove si trovano bene in evidenza gli ultimissimi materiali promozionali dei film di maggior richiamo, ma anche Katy Perry e il vasto catalogo di VEVO, tra i partner più “irrequieti” e fondamentali della piattaforma di Google.

video shorts amazon

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Netflix: la Francia ridurrà la finestra SVOD per contrastare l’impatto dell’operatore straniero

Cedere terreno per contrattaccare. Questa sembra la mossa scelta dal sistema francese per contrastare l’arrivo di Netflix, potente player americano del video on demand. Come l’intera filiera audiovisiva, nel Paese d’oltralpe anche la fruizione di film e serie tv in Rete è soggetta infatti a un rigido sistema regolatorio, che attualmente prevede un periodo di 36 mesi affinché un titolo arrivi dal grande schermo al catalogo degli operatori di SVOD, quelli cioè che offrono contenuti on demand a fronte di un abbonamento, di solito mensile. Un tempo piuttosto lungo, che Netflix, operativa sul web francese a partire dal prossimo settembre, ha deciso di aggirare stabilendo la sede del proprio business in Lussenburgo, territorio a quanto pare più flessibile e non solo dal punto di vista fiscale.

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Speciale video on demand: intervista a Luca Argentero, direttore artistico di Megatube

Portali che offrono abbonamenti mensili, solitamente compresi tra 10 e 20 euro, altri che invece funzionano come vere videoteche sul web, dove acquistare o noleggiare singoli film o serie tv. Se questi sono i principali modelli di business che si sono affermati in campo internazionale per il video on demand online, in realtà la flessibilità del web consente anche altre opzioni, ritagliate sulle esigenze e le abitudini di consumo del pubblico. Vi abbiamo già parlato a questo proposito di Megatube, un canale tutto italiano e completamente free, ospitato su YouTube e dotato di due sezioni: una dedicata alle web serie e una ai film, con una selezione di piccoli cult, animazione giapponese e titoli di genere in grado di far gola a molti appassionati di settima arte. Abbiamo chiesto a Luca Argentero, direttore artistico del canale, di parlarci della particolare formula di Megatube e di come stanno cambiando i comportamenti dello spettatore italiano di fronte alle possibilità offerte dal video on demand (per una fotografia di questo mercato, vi rimandiamo alla nostra apposita sezione su Cineguru). 

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Tv connesse: il mercato USA arriverà alla saturazione in 4 anni

Oltre 200 milioni di tv saranno connesse in Rete entro il 2017, cioè più del doppio dei nuclei abitativi con Internet previsti per quella data negli Stati Uniti. Queste le stime di crescita per un mercato che non comprende solo smart tv, ma anche una serie di altri dispositivi preposti a rendere il piccolo schermo una piattaforma da cui fruire della normale programmazione dei broadcaster così come di contenuti on demand, giochi, applicazioni e quanti più servizi consentiti dalle potenzialità del web. Nella previsione rientrano perciò anche console per videogame, lettori Blu-ray smart, e set-top box o chiavette per inviare in streaming i contenuti allo schermo.

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Netflix: 50 milioni di abbonati nel mondo in attesa dell’espansione europea del prossimo autunno

A tre mesi dal suo sbarco sul mercato francese, previsto per settembre, Netflix conta già su 50 milioni di abbonati a livello mondiale. Lo rivela l’ultima trimestrale del leader americano dello SVOD (subscription video on demand), che indica 1,69 milioni di nuovi utenti aggiunti tra aprile e giugno 2014, vale a dire il 16% in più di quanto atteso dagli analisti. 1,12 milioni di questi nuovi clienti provengono inoltre dai territori internazionali, mentre negli Stati Uniti se ne sono contati altri 570 mila. Il totale è di 13,8 milioni di iscritti al di fuori dell’area americana, in aumento del +78% rispetto all’anno scorso.

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