Archivio per la categoria ‘Cinema 2.0’

giu
05
2010
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Download legale in Italia su PlayStation

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Nonostante qualche iniziativa per il download legale di film e serie TV sia partita anche in Italia (purtroppo tutte con l’uso del DRM di Windows Media) siamo molto lontani dall’avere un servizio in tal senso appartenente a questo secolo, cosa che invece è arrivata di recente addirittura in Francia.

Una passo importante per far assomigliare l’Italia ad un mercato evoluto lo ha fatto, ha partire dal 20 maggio, la Sony, che ha aperto la sezione Video del PlayStationStore anche in Italia.

Molti, di tutte le Major, e di sicuro appeal i titoli in distribuzione, a cominciare da Alice in Wonderland della Disney.

Il canale console da gioco è sicuramente uno dei più interessanti nuovi veicoli di distribuzione legale del cinema, visto che ha il grosso vantaggio di essere già collegato al televisore di casa e, nel caso della PS3, di essere già, per molte famiglie, non solo un oggetto con cui giocare ma già un apparecchio per la visione di film, visto che in molti utilizzano l’apparecchio della Sony come lettore Blu-Ray.

Dall’altra parte il limite di questo canale distributivo sta nel fatto che questi device sono comunque ben più specializzati di un computer e non offrono tutta quella flessibilità cui un consumatore auspica nel momento in cui investe cifre significative, fino a 20 Euro, nell’acquisto di un download.

Una volta acquistato un film, che sia su DVD o in download, il consumatore sente (e secondo me ha) il diritto di disporne come meglio crede, il che include la possibilità di vederselo su quanti più apparecchi possibili e anche quello di farsene un back-up, cosa che non mi è molto chiaro come si possa ottenere su PS3, che comunque ha il vantaggio di avere, nella PSP, anche un apparecchio portatile con cui godere dei film acquistati in mobilità.

Comunque sia applaudo l’ingresso di Sony in questo mercato, che in Italia stenta a decollare, mentre si spendono parole a non finire su una lotta alla pirateria persa in partenza in assenza di un’offerta legale appartenente al nostro secolo.

giu
03
2010
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I primi 5 minuti di Get Him to the Greek

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Universal ha messo online i primi 5 minuti di Get Him to the Greek.

Non è certo la prima volta che vengono messe online clip anche molto lunghe di un film ma in questo caso mi sento di fare la segnalazione anche qui perché l’inizio del film è non solo godibile ma anche emblematico di quanto ormai internet sia presente nel media mix con cui si riassume la caduta del protagonista di un film. Una volta ci sarebbero state solo copertine dei giornali e frammenti di TV, ora è internet a farla da padrona, direttamente o indirettamente, in un montaggio davvero interessante.

apr
24
2010
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Una specie di società di frutta

Sull’onda del successo (solo mediatico per alcuni) dell’iPad e degli ultimi risultati annunciati la Apple si è lasciata alle spalle i 200$ di quotazione intorno a cui orbitava da molti mesi, ha superato di slancio i 250$ e secondo alcuni potrebbe raggiungere tranquillamente i 300$. Con questi numeri sta per superare/ha superato in capitalizzazione la Microsoft, il che mi offre una buona occasione per pubblicare un po’ di grafici che mi sono tenuto da parte in queste settimane.

Questo qui sotto (fonte), ad esempio, ci dice da dove vengono i ricavi della casa di Steve Jobs. Da notare, ovviamente, il peso dell’iPhone.

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Da Royal Pingdom ecco poi una serie di grafici molto interessanti che confrontano l’andamento di ricavi e profitti tra Apple, Microsoft e Google nel lungo periodo, cominciamo con i ricavi, dal trend parecchio evidente.

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Ancor più interessante, volendo, il grafico dei profitti.

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Mi sembra superfluo commentare quanto sia possibile individuare nei grafici tre fasi: una prima di cui non abbiamo gran memoria in Italia nella quale la Apple era addirittura più grande della Microsoft, la seconda di evidente sofferenza per una Apple priva del suo fondatore Steve Jobs, ed una terza in cui la Apple, di nuovo con Steve al timone, ha contribuito a cambiare il mondo sotto ai piedi del colosso di Redmond e non solo. Intendiamoci, dal 1995 ad oggi il mondo è cambiato non certo grazie alla Apple, che ha continuato a fare il suo mestiere, facendo in realtà molto poco su internet, ma facendo quel poco, alla fine l’iTunes Store, molto bene e integrandolo a meraviglia nell’ecosistema dei suoi prodotti hardware, con Mac che è diventato davvero quell’hub della vita digitale che fece sorridere molti al momento della sua presentazione, ma è oggi nelle abitudini di tutti.

Molto interessante un dato ricavato dai grafici, ovvero che nel 2009 Microsoft e Google erano praticamente allineati in termini di redditività, intorno al 27.6%, mentre la Apple era a solo 17.8%, ma in rapida crescita, vedremo cosa sarà successo alla fine dell’anno. Sempre dalla stessa fonte ecco un altro grafico che ci dice quanto queste società, più altre, hanno sul loro conto in banca.

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Ma perché parlo così tanto di Apple in questo blog che dovrebbe parlare soprattutto di Cinema e nuove tecnologie? Semplicemente perché Jobs nel suo essere il Ceo del decennio ha capito meglio e prima di altri che se internet avrebbe rivoluzionato i canali di distribuzione dell’audiovisivo ci sarebbe stato bisogno, a monte a e valle di questi canali, di nuovi “negozi” e nuovi “walkman” (e televisori) con cui fruire quegli stessi prodotti.

Ecco quindi prima l’iPod e poi l’iTunes Music Store, che successivamente è diventato l’iTunes Store quando ha cominciato a vendere anche serie tv e film.

La Apple ha sempre prodotto dell’hardware bello e innovativo che tutti vogliono, mosso da software altrettanto innovativo che ha indicato la strada di come avremmo interagito con tutti gli altri hardware (è stato così con l’interfaccia del Mac e il mouse e di nuovo, oggi, con l’intuizione dell’iPhone estesa alla superficie dell’iPad) e in più ha costruito intorno a tutto questo un sistema di distribuzione di contenuti che funziona, nonostante il DRM che, comunque giustamente, i detentori dei diritti delle opere audiovisive impongono.

Qui in Italia percepiamo poco questo aspetto perché siamo al minimo 4 anni indietro rispetto alla realtà americana da questo punto di vista. Scrivendo questo post ho ritrovato su NextScreen, dove originariamente era stato pubblicato, questo post sull’annuncio congiunto Jobs-Iger dello sbarco sull’iTunes Store (che per l’occasione toglieva Music dal suo nome) e mi rendo conto che sono passati quasi quattro anni da quel giorno e qui da noi non è ancora cambiato assolutamente niente!

Questo non è un post sulla pirateria, ma hai voglia a parlare di pirateria quando, dal punto di vista dell’offerta, siamo un paese indietro di quattro anni su temi fodnamentali come il download-to-own e il download-to-rent, mentre la nostra domanda è ovviamente, allineata a quella di tutto il pianeta.

Chiudo tornando alla Apple e alla Microsoft, che ha invece seguito un’altra strada, tentando comunque una sua strategia internet che a giudicare da un altro grafico in cui mi sono imbattuto proprio oggi non è certo stata altrettanto redditizia e strategicamente indovinata.

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Così, mentre mi domando se l’accordo con Facebook per Docs.com non arrivi un po’ troppo tardi e mi rispondo che no, non è troppo tardi perché al mondo ci sono milioni di persone che non sanno dell’esistenza di Google Docs che usano tutti i giorni sia Facebook che Office (anzi, direi che in ufficio usano proprio i due contemporaneamente), vado a vedermi Avatar sull’iPad… ovviamente comprato negli USA perché tristemente, da noi ancora non si può.

mar
26
2010
0

I giochi per iPhone superano il fatturato di quelli per PSP

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Secondo i dati della società di analisi Flurry (via Melamorsicata) il fatturato di giochi per iPhone/iPod Touch ha superato il fatturato di quelli per la PSP della Sony, mentre anche il Nintendo DS è in calo… e tra pochi giorni arriva sul mercato l’iPad, manco a dirlo le prime applicazioni per iPad approvate da Apple sono proprio le versioni HD o XL di alcuni giochi.

E il cinema? Al di là dell’ancora triste considerazione che nel nostro mercato manca una degna offerta legale di titoli è inutile negare che dopo aver imposto il nuovo Walkman e un nuovo modo di concepire il telefono (che è anche console da gioco portatile e tanto altro) Apple con l’iPad avrà un enorme impatto anche sugli hardware portatili per vedere film. Non che non ci siano e non ci saranno tablet alternativi al dispositivo della mela (ecco qui sette alternative all’iPad), ma come al solito la Apple è la prima a credere in un prodotto e ad avere la credibilità per proporre un cambio di uso ed abitudine che erà già lì ma aveva bisogno di un calcetto. Il calcetto Apple lo può dare perché come al solito il suo non è solo un hardware, ma un device inserito in un ecosistema di servizi ed applicazioni che ne rendono immediatamente comprensibili le infinite potenzialità.

Intanto il primo spot dell’iPad è stato trasmesso la notte degli Oscar, Steve Jobs presente in sala.

mar
04
2010
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Alice in Internet

Nella mia personale classifica delle campagne di lancio online meglio orchestrate e riuscite degli ultimi anni Alice in Wonderland si è ovviamente guadagnata una posizione di favore e non perché abbiamo avuto l’onore di parteciparci con la sponsorizzazione del nostro blog e con al gestione delle fan page ufficiali del film su Facebook.

La campagna non è stata necessariamente più ricca di altre dal punto di vista di presenze su internet più o meno ufficiali, applicazioni per iPhone o virali ed altro (anche se i live su Ustream sono stati una novità), ma è stata molto ben orchestrata e gestita proprio nel rapporto con i blog cinematografici e non.

Soprattutto la gestione dei materiali ha permesso di generare un crescendo che con la propagazione a cerchi concentrici delle news ha coinvolto davvero tutti, allineando le date di release dei materiali in tutti i paesi, in modo che le esclusive fossero tali in tutti i territori.

Questa gestione ha fatto si che ovunque di parlasse del film. Il rovescio della medaglia, guardandola dal punto di vista del publisher di un sito di cinema, è proprio che sui siti di frontiera, quelli che competono per non lasciarsi sfuggire nemmeno una news, si sia finito per “parlarne troppo di fronte a troppo poco” e come sempre accade è il miglio organo di autocontrollo che abbiamo, “i lettori”, a farcelo notare. A noi è successo nei i commenti a questo post.

Sono convinto che la strategia adottata sia la migliore per arrivare a tutti, ma questa frequenza di sollecitazioni può forse essere eccessiva per gli appassionati, che possono finire per stancarsi. Ed ecco che abbiamo imparato qualcosa di nuovo.

Anche se devo dire che presentare uno alla volta tutti i giocattoli di Toy Story 3 è davvero divertente!

feb
15
2010
2

Alice… attraverso la finestra

[UPDATE del 17/2: un articolo di Variety di ieri fa il punto sulla situazione, osservando che i cinema USA, che inizialmente avevano accettato tranquillamente la posizione Disney comprendendo l'esigenza di una maggiore flessibilità, potrebbero a loro volta irrigidirsi a seguito delle reazioni inglesi, italiane e olandesi.]

Mentre finivo il mio post sul 3D tarocco è esploso anche in Italia il caso Disney vs esercenti con al centro Alice in Wonderland (qui un articolo sul problema a livello internazionale).

Si tratta dell’ennesimo, in questo caso penso importante, capitolo di una questione decisiva per il futuro del cinema, che fino ad oggi è quasi sinonimo di film, e della loro distribuzione.

Un breve riepilogo:

- L’oggetto del contendere sono le windows, ovvero quelle finestre temporali che regolamentano (in alcuni paesi per accordi, in altri con vere e proprie leggi) l’uscita di un film prima al cinema e poi in home video e in tutti gli altri canali via via più “poveri”.

- Da una parte ci sono gli esercenti, cioè i gestori dei cinema, che vogliono che le windows siano il più lunghe possibile: se oggi esce un film nuovo è evidente che più tempo passerà prima che arrivi in home video e/o in tv più lo spettatore è incentivato ad andarlo a vedere nei cinema.

- Dall’altra ci sono i distributori, cioè che produce/distribuisce il film al cinema, che iniziano ad essere tentati e/o costretti a ridurre queste windows, soprattutto la prima, perché gli investimenti fatti per lanciare un film sarebbero ottimizzati se si potesse venderlo contestualmente su più canali e perché la pirateria sta sbriciolando l’home video.

Tutte le parti hanno le loro ragioni. I cinema difendono un settore che continuerebbe ad esistere, ma subirebbe comunque una grossa ridimensionata dall’uscita in contemporanea di un film anche su altri supporti home. I distributori vogliono ottimizzare le risorse. Tutti hanno il problema pirateria, che allontana la gente dai cinema, divora l’home video, cresce ogni giorno e finisce, in questo modo, per danneggiare soprattutto la produzione.

Il problema è che alla fine il rischio per chi produce e distribuisce film è che il guadagno ottenuto difendendo le sale cinematografiche venga superato dalla perdita di non poter vendere, subito, i film anche in home video (e su tutti gli altri personal media emergenti), rinunciando così al “pagamento del prezzo del biglietto” dei tanti che finiscono per essere pirati semplicemente perché c’è la domanda (di film, subito disponibili sui personal media), ma manca l’offerta legale degli stessi.

Tutto il settore ha consapevolezza di questo problema (si, c’è ancora chi non crede che internet sia un canale distributivo, ma diciamo che si stanno estinguendo), solo che l’avvicinamento ad un nuovo equilibrio non può avvenire gradualmente e con consapevolezza, ma attraverso momenti di continua e progressiva rottura cui dovremmo abituarci.

Credo infatti che mentre da una parte, nonostante l’evidenza della necessità di reagire all’evoluzione del mercato assecondandone le esigenze, la resistenza al cambiamento sarà estrema, dall’altra il bisogno di guadagnare maggiori gradi di libertà nella gestione della distribuzione di un prodotto che viene trattato tutto allo stesso modo sia ormai imprescindibile.

Il momento per fare questa operazione è propizio e unico perché i film in 3D, almeno finché non avremo i televisori 3D, si vanno a vedere solo al cinema. In questo caso i cinema non hanno bisogno della protezione della window per riempire le sale, perché il prodotto è unico ed irripetibile nella sua esperienza 3D solo in una sala cinematografica, mentre tutto il pubblico che al cinema non andrebbe comunque e per alcun motivo è perso in quanto si sarà sicuramente procurato la copia pirata del film.

E’ quindi inevitabile che i distributori provino ora, con la variabile 3D in gioco, a forzare la mano su una questione che è di vitale importanza per il futuro dell’intero settore.

Dall’altra parte capisco la resistenza dell’esercizio nel creare un precedente che finirebbe per valere, una volta passato, anche per i film non in 3D, e nel dare il via ad un fenomeno che comunque ridurrebbe il peso delle sale sul bilancio finale di un film e metterebbe in crisi, nel tempo, tante strutture, investimenti e posti di lavoro.

La finestra aperta dal 3D, che rende solo palese una cosa che cuor nostro tutti già sappiamo su quanto ci siano film da cinema e film che possono essere visti tranquillamente anche a casa, è però un’opportunità per tutti. Perché continuare a lasciare insoddisfatta una domanda di mercato che vuole alternative al cinema, soprattutto per certi film, significa solo perdere spettatori.

feb
15
2010
2

Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

feb
13
2010
0

Open Source Cinema

Via infoservi ho scoperto il progetto Open Source Cinema. Sintetizzato qui da Massimo Menichinelli e partito da questo sito il progetto ha dato origine a un documentario sull’evoluzione del copyright presentato in vari Festival e di cui si trova qui sotto il trailer.

Il film non è acquistabile via internet dall’Italia, anche se qualcosa si può trovare qui e a quanto ho capito in Italia dovrebbe essere approdato, o approdare, su Cult.

Devo dire che più passa il tempo, forse perché invecchio, più mi ritrovo paradossalmente all’opposto di posizioni che avevo qualche anno fa sul tema del rapporto tra user generated content e diritto d’autore.

Il problema è che in questi anni, nonostante alcuni esempi degni di nota (come lo stesso Girl Talk di cui si parla nel film) che a loro volta hanno comunque costruito un proprio modello economico e una personale passione per i mashup dei trailer dei film, di contenuti audio/video generati dagli utenti che valesse la pena di vedere/ascoltare ne ho visti veramente pochi.

Si, la realtà non è solo o bianco o nero, e proprio per questo non è possibile, solo perché crediamo in una nuova era digitale, abbracciarla senza se e senza ma.

video platform
video management
video solutions
free video player

feb
11
2010
0

6 anni di Facebook

Se nel resto del mondo i social media erano al centro dell’attenzione anche fin da prima della sua esplosione, in Italia è stato sicuramente Facebook a dare al fenomeno una rilevanza nel mondo reale, tanto da modificare la quotidianità con cui ci relazioniamo al prossimo.

Nel bene e nel male, con qualche esasperazione che porta a seguire l’ultima moda come se tutto il resto non esistesse più (mentre esisteva prima, esiste ancora e esisterà in forme diverse e forse anche più importanti in futuro), Facebook ha assunto una dimensione significativa anche nel come si promuovono i film.

E’ anche in quest’ottica che ripropongo questi sei anni di Facebook riassunti in un’immagine per Mashable (via infoservi).

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gen
29
2010
2

Online per la giuria i film del David di Donatello

Fin dal lontano 1994, quando vidi il primo video attraversare l’oceano ed arrivare sulla scrivania del mio computer (era uno spot della Apple) penso al momento in cui anche i film avrebbero potuto essere distribuiti via internet.

Ormai sappiamo tutti bene quanto questo sia una realtà, anche se l’assenza di una degna offerta legale in italiano pesa come un macigno su qualsiasi lamentela contro la pirateria, però nonostante il mio amore per l’innovazione mi suona un po’ strana questa iniziativa comunicata oggi alla giuria del David di Donatello.

Segue il testo di una mail inviata oggi ai membri della giuria.

Oggetto: PRIMA COMUNICAZIONE AI GIURATI

Ill.mo Giurato,

l’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello è lieta di
presentarle il *David Movie Delivery System (DMDS)*, un sistema web in
grado di mostrarle tutti i film delle case produttrici che quest’anno
hanno deciso di aderire all’iniziativa.

Si tratta di un sistema _legale, sicuro e non piratabile_. Con il David
Movie Delivery System _potrà guardare tutti i film iscritti al servizio
in qualsiasi momento e da qualsiasi parte del mondo_: sarà sufficiente
un computer, una connessione ad internet e, ovviamente, le proprie
chiavi d’accesso al sistema.

Ogni film sarà visibile una, due o tre volte a seconda di quanto ha
stabilito la casa di produzione cui il film appartiene.

A breve, la LookAround srl, ideatrice del progetto insieme al David e a
T2web srl, le invierà una mail con istruzioni semplicissime e le sue
personali chiavi di accesso al sistema.

LookAround e T2Web saranno inoltre a disposizione per rispondere alle
vostre domande di natura tecnica e non.

Sicuri di farvi cosa gradita nel modernizzare il Premio e le modalità di
fruizione dei film in concorso, ringraziamo per la collaborazione e
porgiamo cordiali saluti.

Ora sappiamo tutti bene che anche l’Academy ha parecchi problemi a far vedere ai giurati i film destinati agli Oscar e di analogo problema soffre il nostro prestigioso equivalente nazionale.

In teoria qualsiasi mezzo possa facilitare la visione dei film da parte dei membri della giuria dovrebbe essere ben accetto, però resto dell’idea che al nostro cinema più che ad altro (vedi Avatar e i blockbuster americani) farebbe bene che i film venissero visti innanzitutto al cinema.

Si può predicare di vedere i film in sala e poi dire palesemente che il più prestigioso premio italiano viene assegnato da una giuria che potrà fare a meno di mettere piede in sala e vedere i film su internet?