Animazione

Sorrento 2012: Disney tra cinecomic animazione, fantasia e action

Nuove grandi animazioni e film live action, i cinecomic più attesi dell’anno targati Marvel, l’immancabile simpatia della Pixar e azione sfrenata. Grazie alle sue continue acquisizioni, sembra ormai sempre più chiaro come Disney stia diventando un ombrello sotto cui far convivere diversi generi e un’offerta cinematografica molto variegata. Lo dimostra anche il listino 2013, presentato ieri alle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento da Stefano Bethlen, responsabile della divisione theatrical di Walt Disney Italia.

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Una scimma agli Oscar: la Fox sfida gli scetticismi sulla performance capture.

Gli Oscar hanno sempre premiato il trasformismo degli attori: quando Nicole Kidman ricevette l’Academy Award fu lo stesso presentatore Denzel Washington a scherzare sul fatto che il premio se lo fosse aggiudicato in realtà il naso dell’attrice, deformato in The Hours per adeguarsi a quello della scrittrice Virginia Woolf. Eppure c’è un tipo di trasformazione che Hollywood non ha ancora pensato di ricompensare con una statuetta d’oro, vale a dire quella perseguita attraverso gli effetti speciali computerizzati e la performance capture. Ma ora le cose potrebbero cambiare sulla spinta dei nuovi kolossal basati su questa tecnologia, primo fra tutti Avatar, che seppur non premiato in questa categoria, ha contribuito a sdoganare un nuovo tipo di recitazione, basata sì sugli effetti digitali ma anche sulla bravura degli interpreti. Quest’anno, inoltre, sarà impossibile per l’Acadamey non porsi il problema di come valutare la prova regalata dal protagonista de L’Alba del Pianeta delle Scimmie, Andy Serkis, ormai portabandiera della motion capture grazie a una serie di ruoli memorabili: dal Gollum del Signore degli Anelli e da King Kong fino all’ultimissima parte da co-protagonista ne Le avventure di Tintin – Il segreto dell’unicorno, diretto da Steven Spielberg.

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VI Festival di Roma: una kermesse a tre dimensioni

Le avvisaglie c’erano già sin dall’annuncio che il VI Festival Internazionale del Film di Roma avrebbe avuto tra i suoi appuntamenti più attesi  il film di Steven Spielberg, prodotto da Peter Jackson, Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno. Alla presentazione di ieri, però, la kermesse capitolina ha confermato definitivamente di voler vivere l’edizione del 2011 in tre dimensioni, sia che si tratti di puro entertainment che di esperimenti d’autore.

Cominciamo dall’animazione: oltre alla versione in CGI del noto eroe del fumetto franco-belga, un altro evento che farà gola ad appassionati degli occhialetti e non, sarà la riproposizione in 3D del classico Disney Il Re Leone. L’iniziativa ha già avuto un enorme successo negli USA dove il lungometraggio, già campione di incassi alla sua uscita nelle sale nel 1994, ha ora  superato gli 80 milioni di dollari al box office, suscitando le attenzioni dell’industria e degli osservatori. Non più tardi di una settimana fa, ad esempio, Hollywood Reporter riferiva un’analisi secondo cui rilanciare “vecchi” capolavori rieditandoli in tre dimensioni potrebbe essere una soluzione per rivitalizzare i periodi dell’anno cinematograficamente meno proficui, facendo recuperare al botteghino addirittura tra i 200 e i 300 milioni di dollari. Cifre ovviamente improbabili per il mercato italiano, che comunque continua ad annoverare la pausa estiva come una delle sue criticità strutturali più difficili da superae. L’esperimento de Il Re Leone in 3D potrebbe dunque rivelarsi anche qui significativo, tanto più che la multinazionale dei sogni ha da poco annunciato l’intenzione di far uscire tra il 2012 e 2013 altri quattro classici rieditati in tre dimensioni, vale a dire La Bella e la Bestia, Alla ricerca di Nemo, Monsters & Co. e La Sirenetta.

Ma la Disney non è l’unica a sondare il terreno: il Festival del Film di Roma ospiterà infatti anche Totò in 3D – Il più grande spettacolo del mondo, il nuovo cavallo di battaglia di Filmauro. Altri grandi titoli stereoscopici in rassegna sono poi il documentario di Wim Wenders, Pina, dedicato alla grande danzatrice tedesca Pina Bausch e un’altra prova d’autore su cui si concentrano molte aspettative, cioè l’ Hugo Cabret di Martin Scorsese, di cui però verranno mostrati solo dei frammenti. Un film che, tanto per dare un’idea delle sue possibili implicazioni, The Wrap ha definito come la possibile salvezza del 3D, per la maestria con cui il sempre meticoloso regista newyorkese è riuscito a sfruttare il mezzo ponendolo a servizio della storia.

Parlando di innovazione, infine, si può ricordare D-Cinema: viaggio nel digitale, la tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo  che si svolgerà il 1 novembre. Altri incontri che potrebbero interessare gli addetti ai lavori sono inoltre Cinema ed economia: una fotografia in movimento, presentazione in forma di dibattito del nuovo numero della rivista “Economia della Cultura” edita da Il Mulino ( 3 novembre), l’incontro organizzato da FERPI La comunicazione per il cinema. quali scenari? (28 ottobre), e ovviamente il programma del Mercato del Cinema – Business Street, che tornerà sulla questione Banche, Imprese & Cinema (28 ottobre)  e soprattutto sullo stretto legame tra produzione cinematografica ed editoria.

Addio a Steve Jobs: il futuro di Pixar, iCloud e AppleTV

In una giornata come questa, tutto il mondo dell’informazione non può che essere concentrato sulla scomparsa, a soli 56 anni, del creatore di Apple Steve Jobs. Hollywood Reporter gli ha voluto rendere omaggio con un approfondimento riguardo all’influenza e all’eredità che il guru dell’informatica e della tecnologia lascerà all’industria del cinema, partendo dalla sua esperienza con la Pixar e con la Disney fino ad arrivare ad Apple TV.

Come noto, nell’86 Jobs comprò dalla Lucasfilm il Graphics Group, destinato a diventare di lì a poco la casa di produzione che sdoganò l’uso della CGI e del 3D nei film d’animazione. Dopo che la Pixar venne acquistata nel  2006 dalla Disney, Jobs riuscì a ottenere una partecipazione del 7,3% nella grande multinazionale cinematografica, e nonostante le difficoltà e le assenze causate dalla sua malattia continuò a sedere nel CDA fino alla sua dipartita. Questo è il motivo per cui fonti vicine alla major citate da Hollywood Reporter non credono che la sua uscita di scena porterà a “un vero cambiamento in ciò che la Disney fa quotidianamente“. La differenza potrebbe invece essere maggiormente accusata dalla Pixar di John Lasseter, per cui Jobs costituiva un sicuro alleato nei rapporti con la compagnia, soprattutto in un momento in cui grandi uscite come Cars 2 non danno i risultati sperati. “Ai burocrati non piacciono le cifre che la Pixar spende per realizzare i suoi film, ma nessuno oserà toccarla finché c’è Jobs”, riporta il magazine riferendosi a dichiarazioni rilasciate da una fonte vicina a Disney prima della tragica notizia.

Un altro campo in cui il colosso dell’animazione potrebbe rivedere le proprie posizioni è UltraViolet, il nuovo sistema cloud per lo storage dei cataloghi home video personali, che sta per partire con il sostegno di ben 70 compagnie, tra cui Microsoft, Netflix, Comcast, Sony e molti altri Studios. Tranne, per l’appunto, Disney e ovviamente Apple, impegnata a sviluppare la propria piattaforma iCloud. Un servizio che tra l’altro per ora prevede di gestire musica e altri tipi di contenuti, ma non film e show televisivi, fronte su cui Jobs pare si stesse muovendo con trattative di cui però, spiega sempre Hollywood Reporter, non sono noti i dettagli. Con la sua scomparsa, appare dunque lecito chiedersi se Disney continuerà a tenersi fuori da UltraViolet, oltre che a puntare sulla sua catena di negozi sparsi in tutto il mondo, riacquistata proprio sotto spinta di Jobs e sempre più vicina al modello Apple Store.

E parlando della compagnia legata più di tutte al nome di Jobs, qualche incertezza potrebbe aprirsi anche sul futuro di Apple TV, un sistema ancora poco diffuso per trasportare sul “piccolo schermo” i contenuti scaricati da iTunes, ma anche quelli provenienti da altri canali come Youtube o Netflix. Un apparecchio che potrebbe avere tutte le caratteristiche per affermarsi sul mercato più o meno al pari di altri prodotti Apple, ma che come tutte le altre attività dello storico marchio non potrà più avvalersi del genio tecnologico, ma anche promozionale, di Jobs.

Fonte: Hollywood Reporter

Dreamworks Animation e Netflix verso un accordo in esclusiva

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno ed è stata riportata sia da Deadline che da Bloomberg. La Dreamworks Animation e il provider Netflix sono nelle fasi terminali per raggiungere un importantissimo accordo per la cessione dei diritti dei film dello studio in esclusiva a Netflix, che li sfrutterebbe nella sua sezione di pay tv.

L’accordo è in fase di chiusura e probabilmente verrà confermato o già alla chiusura dei mercati di questa sera o comunque entro i prossimi giorni. Attualmente i diritti li possiede il canale via cavo HBO, con cui ha un accordo fino al 2014. Ogni nuovo accordo quindi ha bisogno del consenso di HBO per proseguire, ma The Hollywood Reporter aveva anticipato che la società stessa aveva già chiesto alla Dreamworks di scogliere il contratto con due anni di anticipo quindi, a meno di ulteriori colpi di scena, probabilmente non dovrebbero esserci ostacoli.


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Chris Meledandri raddoppia la produzione della Illumination Entertainment

Chris Meledandri, per chi non lo sapesse, ha fondato nel 2007 la Illumination Entertainment dopo aver lasciato la carica di presidente della Fox Animation. Lo studio è legato al gruppo Nbc Universal, con cui è impegnato nella produzione di una pellicola all’anno pur mantenendo completa indipendenza creativa.

Cattivissimo Me Teaser Poster Italia 02

Ma dopo il grandissimo successo di Cattivissimo Me, che ha incassato quasi 530 milioni di dollari in tutto il mondo (dopo esserne costati solamente 69 milioni) i suoi piani per l’azienda sono in fase di cambiamento.

Con l’assunzione di Ashley Kramer come vicepresidente esecutivo della produzione e di Gail Harrison come supervisore del marketing creativo, Meledandri ha dato il via ad un piano di espansione che ha come scopo di raddoppiare la produzione cinematografica entro il 2012-2013, passando quindi a due pellicole l’anno.

Il produttore de L’era Glaciale è molto soddisfatto dell’andamento della Illumination e ha intenzione di riempire a breve alcune posizioni chiave nell’azienda per consolidare la squadra e rendere possibile raddoppiare la produzione. Ritiene ad esempio la figura di Gail Harrison “una delle priorità della Illumination”  per rafforzare il team di marketing e creare di ogni pellicola per famiglie in uscita un vero e proprio brand, legato a tantissimi contenuti e settori esterni alla pellicola.

Come ad esempio Hop, il film di prossima uscita dello studio, la cui promozione è legata ad esempio a Wallmart (la più grande catena di negozi degli USA) e a tanti altri prodotti con una campagna transmediale che inizia ad essere sempre più frequente, soprattutto per i film d’animazione.

Hop Poster Italia 3

Meledandri ha precisato che quando si passerà al regime di due film all’anno, uno sarà una classica pellicole d’animazione in CG 3D mentre l’altra necessariamente un film in stop-motion, un ibrido, o un film in live action perché l’azienda non è in grado di gestire attualmente l’elevata densità di lavoro che portebbe la produzione contemporanea di due cartoon.

Nonostante sembri un mercato redditizio, il mondo dei film d’animazione sta diventando sempre più competitivo e infatti non tutti i prodotti funzionano allo stesso modo (vedi il recente insuccesso di Milo su Marte) e si deve puntare molto sulla qualità. Per questo il manager ha affermato che la Illumination inizierà ad acquisire un numero maggiore di progetti, senza allo stesso tempo “esagerare”.

L’intenzione è quella di mantenere un rapporto di 3.5 tra i progetti comprati e quelli sviluppati, un coefficiente decisamente inferiore rispetto a quelli di altri studios d’animazione. Quindi la selezione e l‘attenzione verso uno standard qualitativo molto elevato sono le parole chiave per l’espansione della sua azienda per Chris Meledandri.

Fonte: deadline

L’infografico sulla storia degli Oscar per i film d’animazione

Sono passati quasi 70 anni dal primo lungometraggio animato della storia del cinema, quel Biancaneve e i Sette Nani che cambiò tutto. Alla pellicola di Walt Disney venne assegnato un Oscar onorario quell’anno, ma ci vollero ben 59 anni affinché venisse istituita ufficialmente la categoria dell’Academy Award per il Miglior Film d’Animazione dell’anno.

Questo bell’infografico riassume molte informazioni utili sulla storia di questo premio e anche su alcune sue regole.

Infatti servono che almeno 8 pellicole animate siano uscite nelle sale americane per far partire la votazione (in questo caso le nomination sono 3), mentre se dovessero essere rilasciati più di 15 film animati il numero di nomination salirebbe a 5 (caso successo nel 2003 e nel 2010).

Dei 34 film nominati dal 2001, 19 sono stati creati con la computer graphic, 11 con l’animazione tradizionale e 4 in stop motion. La Pixar guida con 7 nomination, mentre la Dreamworks è a quota 6.

In generali i film di animazione hanno ricevuto nella storia 137 candidature, per un totale di 26 Oscar vinti. In tre occasioni alcuni cartoon sono stati nominati a Miglior Film: è successo con la Bella e la Bestia, con UP e con Toy Story 3 proprio quest’anno.

Ecco l’infografico con tutte le curiosità:

I 3 film nominati quest’anno sono molto diversi tra loro. Toy Story 3, il più grande incasso della storia dell’animazione, Dragon Trainer, considerato il miglior prodotto Dreamworks in assoluto, e The Illusionist, che ha ricevuto pareri entusiasti in tutto il mondo nonostante i bassissimi incassi.

Chi vincerà? Lo scopriremo domenica 27 febbraio.
Fonte: glass

Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

CineGuru.biz Cold News # 29

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Cineguru.biz Cold News è una raccolta di link a news che ritengo interessanti per i temi trattati in questo blog e a cui ho potuto dedicare solo un breve commento.

- Popco più di tre anni fa aprivamo il nostro primo blog monotematico dedicato a un film, Spider-Man 3. Oggi lo abbiamo salutato.

- Avatar e la salvezza del cinema, ecco un altro entusiasta!

- Twitter ha contribuito al successo di District 9, noi di ScreenWEEK.it amiamo questo social network da tempi non sospetti e intanto D9 parla anche italiano.

- E’ online il numero 235 del nostro magazine, che festeggia in questi giorni il suo quinto compleanno. I film in uscita questa settimana sono Ricatto d’amore, Game, Segnali dal Futuro, La Custode di mia sorella, Le ombre rosse, L’amore e basta e Videocracy.

- Iginio Straffi vuole “spezzare l’egemonia Disney Pixar alla Notte degli Oscar”, io glielo auguro e il fatto che abbia preso uno sceneggiatore cinematografico potrebbe aiutare, però…

- BlogBabel va all’asta su Ebay, che è una cosa che qui è piuttosto fuori luogo e non interessa nessuna, ma modo suo è una notizia che andrebbe commentata.

Ice Age 3D è subito record

La nuova stagione parte alla grande e non solo per le succulente anticipazioni di Avatar.

Il migliore auspicio per l’anno nuovo arriva dall’incasso record di Ice Age 3D che, con i suoi 6.800.000 Euro nel primo weekend di programmazione, ha infranto più di un record e sbaragliato ogni previsione.

Numeri alla mano la prima vera uscita in 3D del mercato italiano (250 schermi sono già un bel numero anche se sono solo 1/4 del totale) conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, la validità del nuovo formato, che, ricordiamolo, è uno strumento nuovo in mano a creativi che probabilmente impiegheranno anni per cominciare a sfruttarlo al meglio.

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