Carta vs. web: è questa l’ombra che si staglia sul prossimo futuro dell’industria dell’informazione? In realtà le sfumature del confronto sono molteplici, come mostra l’esempio statunitense ben fotografato dal rapporto The State of News Media 2013, elaborato dal Project for Excellence in Journalism del Pew Research Center. Uno studio da cui emergono tendenze contrastanti: da un lato, la crescente importanza dei nuovi pubblici digitali a fronte della contrazione di lettori e spettatori tradizionali, dall’altra un drastico calo negli investimenti pubblicitari sui “vecchi” media, decisamente non compensato dagli introiti delle piattaforme online. Un gap di risorse che secondo il centro di ricerca si rispecchia negativamente anche sul livello qualitativo dei contenuti offerti dai media classici, come le tv sempre più focalizzate sulle trasmissioni in studio, o quotidiani e periodici sempre più impegnati nel rilancio di notizie recuperate da altre fonti, piuttosto che nella copertura completa e circostanziata di argomenti anche in cima all’agenda politica e sociale (vedi crisi economica ed elezioni presidenziali). Il risultato? Stando a un sondaggio condotto sempre all’interno della ricerca, un terzo dei partecipanti avrebbe abbandonato la propria testata di riferimento per l’abbassamento del livello delle notizie. La stampa, inoltre, avrebbe visto ridurre notevolmente la propria capacità di impiego, con un calo del 30% rispetto al picco registrato nel 2000 e un totale di occupati full time sceso a circa 40 mila per la prima volta dal 1978.
Ecco nel dettaglio i dati chiave sull’andamento del mercato USA dell’informazione nel 2012.

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