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Internet batte tv: nel 2013 i ricavi dell’advertising sul web superano per la prima volta quelli dei broadcaster

L’atteso sorpasso alla fine è diventato realtà. Come appena rivelato dall’Interactive Advertising Bureau (IAB), l’anno scorso gli investimenti per la pubblicità su Internet hanno raggiunto negli USA i 42,8 miliardi di dollari, segnando non solo un aumento del 17% rispetto al record di oltre 36 miliardi stabilito nel 2012, ma anche una storica vittoria rispetto ai media tradizionali. Sempre nel 2013, infatti, la spesa degli inserzionisti sulla tv via etere si è fermata a poco più di 40 miliardi, cedendo  per la prima volta il passo all’advertising online.

crescita mobile

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Mercato dei media: crescono gli introiti dell’informazione online, ma non compensano le perdite della stampa

Carta vs. web: è questa l’ombra che si staglia sul prossimo futuro dell’industria dell’informazione? In realtà le sfumature del confronto sono molteplici, come mostra l’esempio statunitense ben fotografato dal rapporto The State of News Media 2013, elaborato dal Project for Excellence in Journalism del  Pew Research Center. Uno studio da cui emergono tendenze contrastanti: da un lato, la crescente importanza dei nuovi pubblici digitali a fronte della contrazione di lettori e spettatori tradizionali, dall’altra un drastico calo negli investimenti pubblicitari sui “vecchi” media, decisamente non compensato dagli introiti delle piattaforme online. Un gap di risorse che secondo il centro di ricerca si rispecchia negativamente anche sul livello qualitativo dei contenuti offerti dai media classici, come le tv sempre più focalizzate sulle trasmissioni in studio, o quotidiani e periodici sempre più impegnati nel rilancio di notizie recuperate da altre fonti, piuttosto che nella copertura completa e circostanziata di argomenti anche in cima all’agenda politica e sociale (vedi crisi economica ed elezioni presidenziali). Il risultato? Stando a un sondaggio condotto sempre all’interno della ricerca, un terzo dei partecipanti avrebbe abbandonato la propria testata di riferimento per l’abbassamento del livello delle notizie. La stampa, inoltre, avrebbe visto ridurre notevolmente la propria capacità di impiego, con un calo del 30% rispetto al picco registrato nel 2000 e un totale di occupati full time sceso a circa 40 mila per la prima volta dal 1978.

Ecco nel dettaglio i dati chiave sull’andamento del mercato USA dell’informazione nel 2012.

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I LOVE FOX: quando la campagna punta all’engagement

Come aumentare il coinvolgimento del proprio pubblico tramite un’iniziativa promozionale? L’emittente televisiva FOX ha pensato di farlo invitando tutti i fan delle sue serie tv a dichiarare il proprio amore per i loro programmi preferiti. Se di engagement si tratta, d’altra parte, perché non esprimerlo proprio in termini affettivi, sottolineando il rapporto particolarissimo che lega i serial e i loro spettatori più fedeli? La campagna, sviluppata a livello internazionale, si chiama I LOVE FOX e punta su pochi semplici elementi, impiegando però non solo i canali pubblicitari tradizionali ma anche i social network, in modo da stimolare la partecipazione attiva dei suoi destinatari.

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Traffico web: discrepanze nella misurazione anche in USA, ma contano trasparenza e qualità.

Nelle ultime settimane abbiamo ripreso l’approfondimento portato avanti da Il Fatto Quotidiano in merito alle metodologie di Audiweb e, più in generale, alle problematiche riguardanti la trasparenza dei dati sul traffico in Rete. Dopo aver illustrato i punti più controversi del sistema di rilevazione adottato dalla società partecipata dalle associazioni di editori e inserzionisti online (il nostro articolo QUI), nonché l’opacità di alcuni accorpamenti editoriali sul web (che trovate QUI), la mini-inchiesta passa ora al confronto col contesto internazionale, dove sembrano vigere più o meno gli stessi nodi e le stesse preoccupazioni. A fare luce su tale scenario, è stata chiamata Layla Pavone, AD dell’agenzia digitale Isobar, presidente della Consulta Digitale di Assocomunicazione e presidente onorario di Iab Italia, l’associazione che rappresenta gli operatori del mercato della comunicazione digitale interattiva nel nostro Paese.

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Facebook, Twitter, LinkedIn: come si compone il popolo dei social network [INFOGRAPHIC].

Come rivela una quantità sempre più ingente di ricerche, il rapporto tra italiani e social network continua a evolversi e diventare sempre più stretto. Ormai gli iscritti a Facebook costituiscono, secondo il Censis, il 66,6% di chi naviga in Rete, corrispondente a circa il 41,3% di tutta la popolazione e al 79,7% dei giovani. Ma nonostante la piattaforma creata da Zuckerberg rimanga la destinazione social più popolare, con più di 22 milioni di iscritti, cresce anche l’attenzione per altri strumenti come il micorblogging di Twitter (4,1 milioni di utenti) o la rete professionale di LinkedIn (con un “pubblico” di quasi 3 milioni). Considerando gli spazi pubblicitari messi a disposizione da tutti e tre i social network, come può orientarsi un inserzionista per trovare il proprio target di elezione? Ecco un’infografica per addentrarsi meglio nel campo dell’audience dei navigatori social.

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Italiani e digitale: l’evoluzione del rapporto con mobile e online in una ricerca comScore.

Si parla spesso del gap tecnologico del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi ritrovati dell’hi-tech. Ma come si rapportano davvero gli italiani rispetto all’evoluzione dei dispositivi e delle piattaforme che sfruttano l’esplosione del digitale? Ad analizzarlo, una ricerca presentata in occasione dello Iab Forum di Milano dal vicepresidente internazionale di comScore, Beth Uyenco, e da Fabrizio Angelini di Demoskopea.

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YouTube, Generazione V: il target 18-34 più davanti allo streaming che alla tv.

Con 800 milioni di utenti che vedono 3 miliardi di ore di contenuti al mese, YouTube non sembrerebbe aver bisogno di “farsi pubblicità”, eppure anche il colosso dei video online non ha mancato di presentare la propria offerta ai Digital NewFronts, gli incontri tra inserzionisti e web tv che si sono conclusi la scorsa settimana a New York. Che YouTube avesse in progetto di creare una rosa di canali specializzati, gestiti o comunque caratterizzati da grandi nomi dell’entertainment, non è certo una novità: la controllata di Google ha infatti svelato da tempo la sua strategia che punta sulla produzione di contenuti originali in grado di competere con la tv. Gli upfronts dei broadcaster della Rete sono stati però un’occasione per definire meglio l’offerta e rivelare anche qualche dato più preciso sull’audience di YouTube, di sicuro interesse per chi investe in advertising online, ma non solo. E nel frattempo, sono arrivate anche indiscrezioni su un possibile aggancio degli abbonamenti della concorrente Hulu alla pay tv, scelta che restringerebbe fortemente il campo del portale VOD, a tutto vantaggio delle piattaforme aperte come, appunto, YouTube.

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Digital Content NewFronts: AOL sulle orme di YouTube. Hulu a quota 2 milioni di iscritti.

Cominciano ad arrivare i primi risultati dei Digital Content NewFronts di New York, l’iniziativa lanciata dai maggiori provider di contenuti video online per presentare i propri “palinsesti” virtuali a potenziali inserzionisti, in maniera del tutto analoga a ciò che fanno normalmente i broadcaster statunitensi durante i cosiddetti upfront televisivi che si tengono a maggio.

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Advertising digitale: nel 2012 il primato sarà di video e mobile.

Vi abbiamo parlato ieri della fetta sempre più ampia che il web intende conquistarsi all’interno del mercato pubblicitario. Ma quali sono i canali maggiormente in grado di attirare tali investimenti? Una risposta proviene dalla ricerca condotta da ValueClick (e rielaborata graficamente da eMarketer) su circa 300 professionisti del marketing digitale in merito ai trend riscontrati e ai piani di investimento delle aziende nel campo dell’advertising digitale.

 

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Pubblicità: interazione e concorrenza tra web e tv.

Nell’ultimo anno, gli investimenti in pubblicità negli Stati Uniti sono cresciuti solo dello 0,8%, chiudendo a 144 miliardi di dollari. Se la cifra appare consistente, in realtà si tratta del risultato di un trend negativo, che addirittura ha visto l’ultimo trimestre in perdita di un punto percentuale. Si tratta del primo con il segno meno da fine 2009, anche se, sottolinea l’istituto di ricerca Kantar Media, è dal rimbalzo post-recessione d’inizio 2010 che la crescita del settore appare in costante rallentamento, trimestre dopo trimestre. A essere più colpiti, secondo gli esperti, sarebbero i media tradizionali, uniti tuttavia ai “format” digitali più collaudati, mentre non è ancora chiaro se questa sia da considerare una contingenza o una vera e propria migrazione verso le “piattaforme digitali” emergenti.

Fonte: Next TV

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