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Nielsen: l’audience non è solo quella delle “vecchie tv”, ma loro non se ne sono accorte

Tutti ne parlano, ma chi è che lo usa? Lo SVOD, subscription video on demand, è ormai sulla bocca di ogni analisi riguardante i nuovi modelli di offerta e consumo audiovisivo, specie da quando anche le emittenti televisive, italiane e non, si sono convinte a rivolgersi all’online per non perdere il treno dello streaming. Stando alle ultime rilevazioni di Nielsen, questo protagonismo non è ingiustificato: il 40% delle case americane avrebbe infatti accesso a un servizio di video on demand, e la fetta sarebbe anche cresciuta da gennaio a novembre-dicembre 2014, con un aumento piuttosto significativo di circa 5 punti percentuali.

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Web advertising: il sorpasso si prepara nel Regno Unito

Nonostante percentuali in costante crescita, finora la raccolta pubblicitaria digitale è sempre arrivata al secondo posto rispetto a quella dei media tradizionali. Caratterizzate da livelli di spesa di gran lunga inferiori, le inserzioni online non sono ancora riuscite a compensare le perdite registrate dai canali di distribuzione nati con l’analogico, evidenziando un gap e una dispersione di risorse finanziarie che, secondo alcune analisi, starebbe arrecando danno alle routine produttive e dunque alla qualità di tutti gli editori di contenuti. La cavalcata del web però non si ferma e, anzi, nel Regno Unito starebbe quasi per raggiungere il tanto atteso sorpasso. Dei 15,7 miliardi di sterline di raccolta previsti per il 2015, oltre 8 miliardi proverranno infatti dagli investimenti sull’online  (in crescita di 12,8 punti percentuali anno su anno), facendo della Gran Bretagna il primo mercato dove la pubblicità sui nuovi media supera quella tradizionale su carta stampata, affissionistica, tv e radio.

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Video, Facebook vs YouTube: la sfida corre Fast and Furious

Dopo il clamore suscitato da iniziative come l’Ice Bucket Challenge, per il social network di Zuckerberg è arrivata l’ora di affilare le lame e mostrare ai “big spender” la forza promozionale della piattaforma in fatto di video. Se appare ormai chiaro come Facebook stia puntando a erodere il primato di YouTube in quanto destinazione per il consumo e il lancio di contenuti audiovisivi,  sembra che il debutto online del nuovo trailer di Fast and Furious 7 sia servito a evidenziare il potenziale di marketing per questo tipo di materiali.

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Advertising: la raccolta USA in picco grazie al digitale

Una cifra record pari a 172 miliardi di dollari verrà raggiunta nel 2015 dagli investimenti pubblicitari statunitensi, e questo grazie alla crescente spesa nel settore digitale. A sostenerlo un report della società Magna Global, secondo cui il prossimo anno il mercato americano dell’advertising riuscirà a battere il precedente traguardo segnato nel 2007 e pari a 169 miliardi di dollari, toccando il picco massimo degli ultimi 10 anni. E un terzo di questa cifra sarà destinata alla pubblicità online.

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Internet batte tv: nel 2013 i ricavi dell’advertising sul web superano per la prima volta quelli dei broadcaster

L’atteso sorpasso alla fine è diventato realtà. Come appena rivelato dall’Interactive Advertising Bureau (IAB), l’anno scorso gli investimenti per la pubblicità su Internet hanno raggiunto negli USA i 42,8 miliardi di dollari, segnando non solo un aumento del 17% rispetto al record di oltre 36 miliardi stabilito nel 2012, ma anche una storica vittoria rispetto ai media tradizionali. Sempre nel 2013, infatti, la spesa degli inserzionisti sulla tv via etere si è fermata a poco più di 40 miliardi, cedendo  per la prima volta il passo all’advertising online.

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Mercato dei media: crescono gli introiti dell’informazione online, ma non compensano le perdite della stampa

Carta vs. web: è questa l’ombra che si staglia sul prossimo futuro dell’industria dell’informazione? In realtà le sfumature del confronto sono molteplici, come mostra l’esempio statunitense ben fotografato dal rapporto The State of News Media 2013, elaborato dal Project for Excellence in Journalism del  Pew Research Center. Uno studio da cui emergono tendenze contrastanti: da un lato, la crescente importanza dei nuovi pubblici digitali a fronte della contrazione di lettori e spettatori tradizionali, dall’altra un drastico calo negli investimenti pubblicitari sui “vecchi” media, decisamente non compensato dagli introiti delle piattaforme online. Un gap di risorse che secondo il centro di ricerca si rispecchia negativamente anche sul livello qualitativo dei contenuti offerti dai media classici, come le tv sempre più focalizzate sulle trasmissioni in studio, o quotidiani e periodici sempre più impegnati nel rilancio di notizie recuperate da altre fonti, piuttosto che nella copertura completa e circostanziata di argomenti anche in cima all’agenda politica e sociale (vedi crisi economica ed elezioni presidenziali). Il risultato? Stando a un sondaggio condotto sempre all’interno della ricerca, un terzo dei partecipanti avrebbe abbandonato la propria testata di riferimento per l’abbassamento del livello delle notizie. La stampa, inoltre, avrebbe visto ridurre notevolmente la propria capacità di impiego, con un calo del 30% rispetto al picco registrato nel 2000 e un totale di occupati full time sceso a circa 40 mila per la prima volta dal 1978.

Ecco nel dettaglio i dati chiave sull’andamento del mercato USA dell’informazione nel 2012.

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I LOVE FOX: quando la campagna punta all’engagement

Come aumentare il coinvolgimento del proprio pubblico tramite un’iniziativa promozionale? L’emittente televisiva FOX ha pensato di farlo invitando tutti i fan delle sue serie tv a dichiarare il proprio amore per i loro programmi preferiti. Se di engagement si tratta, d’altra parte, perché non esprimerlo proprio in termini affettivi, sottolineando il rapporto particolarissimo che lega i serial e i loro spettatori più fedeli? La campagna, sviluppata a livello internazionale, si chiama I LOVE FOX e punta su pochi semplici elementi, impiegando però non solo i canali pubblicitari tradizionali ma anche i social network, in modo da stimolare la partecipazione attiva dei suoi destinatari.

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Traffico web: discrepanze nella misurazione anche in USA, ma contano trasparenza e qualità.

Nelle ultime settimane abbiamo ripreso l’approfondimento portato avanti da Il Fatto Quotidiano in merito alle metodologie di Audiweb e, più in generale, alle problematiche riguardanti la trasparenza dei dati sul traffico in Rete. Dopo aver illustrato i punti più controversi del sistema di rilevazione adottato dalla società partecipata dalle associazioni di editori e inserzionisti online (il nostro articolo QUI), nonché l’opacità di alcuni accorpamenti editoriali sul web (che trovate QUI), la mini-inchiesta passa ora al confronto col contesto internazionale, dove sembrano vigere più o meno gli stessi nodi e le stesse preoccupazioni. A fare luce su tale scenario, è stata chiamata Layla Pavone, AD dell’agenzia digitale Isobar, presidente della Consulta Digitale di Assocomunicazione e presidente onorario di Iab Italia, l’associazione che rappresenta gli operatori del mercato della comunicazione digitale interattiva nel nostro Paese.

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Facebook, Twitter, LinkedIn: come si compone il popolo dei social network [INFOGRAPHIC].

Come rivela una quantità sempre più ingente di ricerche, il rapporto tra italiani e social network continua a evolversi e diventare sempre più stretto. Ormai gli iscritti a Facebook costituiscono, secondo il Censis, il 66,6% di chi naviga in Rete, corrispondente a circa il 41,3% di tutta la popolazione e al 79,7% dei giovani. Ma nonostante la piattaforma creata da Zuckerberg rimanga la destinazione social più popolare, con più di 22 milioni di iscritti, cresce anche l’attenzione per altri strumenti come il micorblogging di Twitter (4,1 milioni di utenti) o la rete professionale di LinkedIn (con un “pubblico” di quasi 3 milioni). Considerando gli spazi pubblicitari messi a disposizione da tutti e tre i social network, come può orientarsi un inserzionista per trovare il proprio target di elezione? Ecco un’infografica per addentrarsi meglio nel campo dell’audience dei navigatori social.

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Italiani e digitale: l’evoluzione del rapporto con mobile e online in una ricerca comScore.

Si parla spesso del gap tecnologico del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi ritrovati dell’hi-tech. Ma come si rapportano davvero gli italiani rispetto all’evoluzione dei dispositivi e delle piattaforme che sfruttano l’esplosione del digitale? Ad analizzarlo, una ricerca presentata in occasione dello Iab Forum di Milano dal vicepresidente internazionale di comScore, Beth Uyenco, e da Fabrizio Angelini di Demoskopea.

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