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	<title>CineGuru &#187; 3D</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>3D, smart o social: quale sarà la tv del futuro?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il CES di Las Vegas ha visto ancora una volta protagoniste le tv: alcune 3D, anche senza bisogno degli occhialetti, molte smart, altre social e tutte immancabilmente connesse in rete. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come hanno messo in luce in molti, saranno anche passati 45 anni dalla prima edizione, ma l’ultimo <strong>CES</strong> ha visto ancora una volta protagoniste le tv. Alcune <strong>3D</strong>, anche senza bisogno degli occhialetti (come quella di Toshiba che riconosce il movimento dello spettatore ed emette fasci di luce differenziati per “seguirne” gli occhi), molte <strong>smart</strong>, alcune <strong>social</strong> e tutte immancabilmente<strong> connesse in rete</strong>, le televisioni sono state al centro di annunci e presentazioni, da cui emergono alcune tendenze probabilmente destinate a caratterizzare ancora a lungo un mercato non ancora maturo ma già insidiato dalla concorrenza di tablet e altri dispositivi che, se non adeguatamente contrastati, potrebbero rubare il primato al piccolo schermo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3200" title="ces history" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/ces-history.png" alt="" width="511" height="1280" /></p>
<p><span id="more-3198"></span></p>
<p><strong>3D</strong></p>
<p>Nonostante il <a href="http://www.displaysearch.com/cps/rde/xchg/displaysearch/hs.xsl/111228_3d_tv_gaining_momentum_in_western_europe_and_china_declining_in_north_america.asp">report</a> di <strong>NPD DisplaySearch</strong> sull&#8217;andamento del mercato delle tv nell&#8217;ultimo trimestre 2011 abbia messo in luce un apprezzamento non troppo entusiastico delle tv a tre dimensioni  da parte dei consumatori nordamericani, la stereoscopia è stata un must anche durante l&#8217;ultimo<strong> Consumer Electronics Show</strong>, dove secondo<em> <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/consumer-electronics-show-3d-tvs-281718">Hollywood Reporter</a></em> sono emerse in particolare due esigenze ben distinte, cioè un miglioramento nella <strong>qualità degli schermi e dei contenuti</strong>. Sul primo fronte, la grande quantità di display rivelati a Las Vegas lascerebbe intuire un deciso progresso: sia <strong>Samsung</strong> sia <strong>LG</strong> hanno dichiarato che nel 2012 la metà dai propri televisori supporterà il formato, mentre la <strong>Consumer Electronics Association</strong> ha stimato che le <strong>vendite aumenteranno del 101%</strong> arrivando a superare i sei milioni di unità. L&#8217;<strong>home video</strong> continua a fare affidamento sulla terza dimensione, tanto che secondo i dati del <strong>DEG – Digital Entertainment Group</strong> (di cui vi abbiamo già parlato in un precedente <a href="http://cineguru.screenweek.it/2012/01/blu-ray-negli-usa-le-vendite-crescono-del-20-e-superano-i-due-miliardi-di-dollari-3185">post</a>) la disponibilità di dischi in 3D sarebbe addirittura triplicata dal 20110 al 2011, mentre alcune indiscrezioni vorrebbero anche i dispositivi mobili, e in particolare gli smartphone, pronti ad abbracciare la tecnologia. Una tale proliferazione richiederà tuttavia un&#8217;<strong>adeguata offerta di contenuti</strong>, campo in cui la sfida consiste nel trovare  un adeguato <strong>bilanciamento tra qualità e costi di produzione</strong>. Come ha dichiarato <strong>Vince Pace</strong>, co-chairman del <strong>gruppo Cameron-Pace</strong>, da questo punto di vista il settore è ancora in cerca di un modello di business che funzioni, ad esempio le macchine da presa in grado di girare contemporaneamente in due e in tre dimensioni, sperimentate ultimamente soprattutto nella ripresa di eventi sportivi.</p>
<p><strong>SMART</strong></p>
<p>Sul fatto che le tv del futuro saranno sempre più interattive e &#8220;intelligenti&#8221; sembra non esserci più alcun dubbio. Ormai sono in pochi i produttori che si presentano senza aver almeno tentato di sviluppare servizi come riconoscimento vocale e del movimento, collegamento a Internet e integrazione wireless con altri device connessi in Rete. Quella che sembrava la nuova frontiera del piccolo schermo potrebbe essere raggiunta a stretto giro, ma, avverte <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2012/01/smart-tv-google-apple-ces/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+wired%2Findex+%28Wired%3A+Index+3+%28Top+Stories+2%29%29"><em>Wired</em></a>, la competizione sfrenata potrebbe portare a una vera &#8220;babele&#8221; nel mezzo del salotto di casa. Al <strong>CES</strong> sarebbero stati ben sei i produttori, da <strong>LG</strong> a <strong>Samsung</strong> e <strong>Lenovo</strong>, intenti a presentare le loro <strong>Connected tv</strong>, con tanto di app pensate apposta per i nuovi apparecchi oppure pronte a supportare il progetto della televisione interattiva di <strong>Google</strong>. Sempre stando ai dati di<strong> NPD DisplaySearch</strong>, d&#8217;altra parte, tale mercato dovrebbe arrivare a toccare i 130 milioni di esemplari entro il 2015, con una percentuale del 50% rispetto all&#8217;intero settore dei televisori a schermo piatto. Risultato? Tutti tentano di distinguersi sviluppando i propri servizi, con rischi non indifferenti per l&#8217;affermazione di uno standard. Per <em>Wired</em> potrebbe perciò ripetersi la frammentazione già incontrata dal mercato degli <strong>smartphone</strong>, con conseguenze negative soprattutto per i consumatori, cui spetterebbe l&#8217;onere di orientarsi nel tempestoso mare di app supportate dai diversi impianti televisivi. Una soluzione avrebbe potuto essere la <strong>Google TV</strong>, il cui lancio ha però lasciato il mercato piuttosto insoddisfatto per la confusione nell&#8217;interfaccia e (forse soprattutto) per la retromarcia ingranata dai network, intimoriti dall&#8217;emersione dell&#8217;ennesimo player a contendersi i diritti sui loro contenuti. Esemplificativo sarebbe perciò il caso di <strong>LG</strong>, che nonostante abbia deciso di supportare il progetto del colosso del web, continuerà a produrre una linea di<strong> smart tv</strong> con un proprio ecosistema, le LG Apps TV. Ma come accusare il produttore coreano di scarsa lungimiranza, quando lo &#8220;spettro&#8221; della <strong>Apple TV</strong> resta alle porte facendo premere a tutti, ma proprio tutti, l&#8217;acceleratore verso il mercato nascente?</p>
<p><strong>SOCIAL</strong></p>
<p>E mentre si attende lo standard, o la guerra degli standard, c&#8217;è chi come <strong>MySpace</strong> ha deciso di precorrere i tempi pensando di ammantare il salotto di casa con le caratteristiche proprie dei popolari <strong>social network</strong>. Ad Annunciarlo al <strong>CES</strong> durante la conferenza di <strong>Panasonic</strong>, che sarà uno dei primi produttori a supportare la nuova piattaforma, è stato direttamente <strong>Justin Timberlake</strong>, che non è solo una pop star prestata ogni tanto al cinema, ma anche il comproprietario del social network. Senza rivelare molto sui contenuti, se non che saranno come quelli di una vera emittente con tanto di programmi prime time, Timberlake ha descritto <strong>MySpace tv</strong> come un nuovo modo per vedere insieme la televisione in tempo reale senza essere fisicamente insieme nello stesso luogo. Un ritorno ipertecnologico alla funzione sociale primigenia del medium? Staremo a vedere.</p>
<p><strong>ALTRO?</strong></p>
<p>Sì, tra i litiganti potrebbe esserci un terzo a godere della sfida tra tutti i player in gioco, e cioè il web. Le piattaforme potranno infatti anche essere smart e social, ma come al solito avranno bisogno di contenuti, e per ora gli operatori che  si stanno dando più da fare per crearne di appositi per lo streaming in Rete non sono i grandi network ma i nuovi player. <strong>Netflix</strong>, anche per sganciarsi dalle major dell&#8217;intrattenimento, ha già annunciato la produzione di un paio di serie in proprio, <strong>Hulu</strong> cerca di tenere il passo mentre <strong>YouTube</strong> ha già fatto le cose in grande, gettando il guanto di sfida e dichiarando di avere in produzione dozzine di nuovi canali in tutto e per tutto simili a  quelli offerti dai broadcaster tradizionali.  Per ora a beneficiarne è il web, e chissà che questo vantaggio competitivo non porti la battaglia a un livello ancora inaspettato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Blu-ray: negli USA le vendite crescono del 20% e superano i due miliardi di dollari [aggiornato]</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2011 le vendite dei Blu-ray segnano un +20%, ancora cali invece per il mercato complessivo dell'home video, sotto del 2%. Harry Potter il titolo più venduto dell'anno. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono anni che il mercato dell&#8217;<strong>home video</strong> subisce forti contrazioni, sia negli Stati Uniti sia a livello internazionale, ma il 2011 potrebbe finalmente segnare un punto di svolta nel trend negativo. A renderlo noto è il <strong>DEG &#8211; Digital Entertainment Group</strong>, sorta di consorzio delle industrie americane del settore, che ieri ha rivelato i dati relativi all&#8217;ultima annata per <strong>DVD e Blu-ray</strong>, mettendo in luce una crescita evidente nel campo dell&#8217;alta definizione.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3186" title="blu-ray" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/blu-ray-1024x576.jpg" alt="" width="599" height="337" /><br />
<span id="more-3185"></span></p>
<p>Sostenuti non solo dalla diffusione degli apposti lettori ma anche da quella delle <strong>televisioni digitali in HD</strong>, le <strong>vendite dei Blu-ray</strong> hanno infatti conosciuto un<strong> incremento di 20 punti percentuali</strong> rispetto al 2010, superando per la prima volta la soglia dei <strong>due miliardi di dollari</strong>. Anche la spesa complessiva per il consumo domestico di prodotti audiovisivi avrebbe registrato un lieve incremento dell&#8217;1% nella seconda parte dell&#8221;anno, sorretta in particolare dal buon andamento di quel terzo trimestre che con il suo incremento del 5% ha fatto tornare il segno più per la prima volta dal 2008. A rinforzare il mercato, sottolinea tuttavia <strong>DEG</strong>, <strong>non c&#8217;è solo l&#8217;alta definizione</strong> ma tutti i nuovi canali di fruizione di film e contenuti video, cioè <strong>VOD</strong> e <strong>download</strong>, rispettivamente in aumento del 7 e del 9%. Ieri è arrivata anche la <a href="http://www.marketwatch.com/story/ultraviolet-attracts-more-than-750000-households-in-first-three-months-2012-01-10" target="_blank">notizia</a> che sono<strong> più di 750 mila</strong> i nuovi utenti  di <strong>UltraViolet</strong>, il sistema cloud per lo storage della propria library digitale online, lanciato a ottobre dopo tre anni di preparazione e fortemente sostenuto da molte major quale alternativa più flessibile e più sicura (dal punto di vista del copyright, ovviamente) alla copia digitale. Secondo<strong> DEG,</strong> comunque, saranno più di 100 i titoli resi disponibili per la &#8220;nuvola&#8221; nel 2012, e che alle divisioni Home Entertainment di<strong> Warner, Sony e Universal</strong> si aggiungerà presto anche <strong>Paramount</strong>.</p>
<p>Altro dato positivo è la crescita sostenuta del numero di famiglie dotate dei <strong>lettori</strong> per la visione in HD, che ora raggiungono <strong>40 milioni di case</strong> statunitensi, con un salto nella penetrazione del Blu-ray di 38 punti percentuali.  Buona anche le performance dei dischi in <strong>3D</strong>, la cui disponibilità si è triplicata rispetto al 2010. Ancora migliori i dati riguardanti i<strong> televisori in alta definizione</strong>: nel 2011 sono stati venduti <strong>27 milioni di esemplari</strong>, con una diffusione che ora riguarda 74 milioni e mezzo di nuclei famigliari, ovviamente sempre negli USA.</p>
<p>Fin qui le buone notizie. Meno soddisfacenti, ma comunque sostanzialmente stabili,<strong> i risultati complessivi</strong> del comparto, che hanno visto <strong>contrarsi del 2%</strong> i ricavi provenienti dalla vendita e dal noleggio di Blu-ray, DVD e copie digitali, per un totale di<strong> 18,04 miliardi di dollari</strong> rispetto ai 18, 43 dell&#8217;anno precedente. La spesa dei consumatori in copie fisiche è passata poi dai 10 miliardi e mezzo del 2010 agli 8,95 del 2011, con un decremento maggiore del 13%. Il settore del <strong>noleggio</strong> ha fatto registrare perdite meno significative, pari a tre punti percentuali, per un totale di <em>7,54 miliardi dollari</em>, con un calo che si concentra principalmente sulle videoteche (-28%), mentre cresce ancora (31%) il business dei <strong>distributori automatici di Blu-ray e DVD</strong>, principalmente <strong>RedBox</strong>.</p>
<p>Interessante infine la<strong> crescita del ramo &#8220;digitale&#8221;</strong> dell&#8217;home video: la spesa per le copie senza supporto fisico è cresciuta del <strong>51%</strong> arrivando a toccare <strong>3,42 miliardi di dollari</strong> rispetto ai 2,26 del 2010. La fetta più grande della torta è da attribuire al <strong>video on demand</strong> (1,87 miliardi), seguito dai nuovi abbonamenti ai servizi di streaming (circa 993 milioni e mezzo) e dalle copie digitali, che invece hanno ottenuto il risultato meno entusiasmante di circa 553 milioni di dollari.</p>
<p><strong>DEG</strong> ha anche rilasciato una classifica dei <strong>titoli più venduti del 2011</strong>, senza però specificare le cifre incassate da ciascun film:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3187" title="titoli home video più venduti 2011 DEG" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/titoli-home-video-pi%C3%B9-venduti-2011-DEG.jpg" alt="" width="379" height="234" /></p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.forbes.com/sites/johngaudiosi/2012/01/10/ces-2012-blu-ray-discs-break-2-billion-barrier-for-first-time-in-2011/">Forbes</a>, <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/blu-ray-harry-potter-280185?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+thr%2Fbusiness+%28The+Hollywood+Reporter+-+Business%29">Hollywood Reporter</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Al via il CES 2012, tra nuovi contenuti Xbox Live, ultrabook, Google TV e schermi sempre più ultrasottili.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entra nel vivo a Las Vegas il Consumer Electronics Show. Molte le novità, tra cui televisori di ultima generazione, schermi 3D da vedere senza occhialini e Google TV. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comincerà oggi a entrare nel vivo a <strong>Las Vegas</strong> l&#8217;edizione 2012 del <strong>CES</strong>, il <strong>Consumer Electronics Show</strong>, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo dell&#8217;<strong>hi-tech</strong>. Molte sono state le anticipazioni  sulle novità che saranno presentate nel corso dell&#8217;evento, tra cui <strong>televisori di ultima generazione</strong>, altri partner per la<strong> Google TV</strong>, gadget ad alto contenuto tecnologico e forse anche nuove politiche sui contenuti dei colossi dell&#8217;infotainment. È vero che ormai le notizie e le release di nuovi prodotti si susseguono costantemente nel corso dell&#8217;anno, ma vediamo comunque quali saranno i temi principali di questa edizione.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3184" title="ces_logo2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/ces_logo2.jpg" alt="" width="598" height="379" /></p>
<p><span id="more-3183"></span></p>
<p><strong>MICROSOFT APRE (E CHIUDE) CON XBOX</strong></p>
<p>Sebbene la compagnia abbia annunciato che questa sarà l&#8217;ultima volta che parteciperà all&#8217;evento, nel suo kenyote speech di apertura il CEO <strong>Steve Ballmer</strong> non ha lesinato rivelazioni di una certo rilievo. Come vi abbiamo già fatto presente all&#8217;epoca del <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/microsoft-integra-xbox-con-windows-phone-e-si-allea-in-italia-con-mediaset-3013" target="_blank">lancio della nuova dashboard dell&#8217;Xbox</a>, è ormai chiaro come Microsoft punti a trasformare la sua console per videogame in una piattaforma con molte più funzionalità in grado di competere nel nascente mercato delle smart tv. Un passo in tal senso era stato già compiuto con  l&#8217;<strong>update dell&#8217;interfaccia </strong>e del servizio<strong> </strong><strong>Xbox Live</strong>, con la conclusione di accordi in tutto il mondo (compresa l&#8217;Italia, dove il partner scelto è stato<strong> Mediaset</strong>) per rendere il dispositivo un<strong> hub di programmi televisivi, film e sport.</strong> Il trend è stato però confermato al CES da <strong>Ballmer</strong>, che ha annunciato una <strong>partnership con News Corp.</strong> per l&#8217;offerta di contenuti provenienti da <strong>20th Century Fox, Fox Television, Fox News e The Wall Street Journal</strong>. L&#8217;intesa partirà entro l&#8217;anno, così come quella con <strong>Comcast</strong>, che renderà fruibile attraverso Xbox il suo <strong>Xfinity video streaming</strong>, e quella con lo show educativo per i più piccoli <em>Sesame Street</em>, che promette di coinvolgere i bambini in modo sempre più interattivo. La nuova <strong>Xbox</strong> sarà perciò <strong><em>&#8220;un device tutto-in-uno per l&#8217;intrattenimento nel salotto di casa&#8221;</em></strong>, stando alla definizione data da Ballmer, specificando come gli abbonamenti al suo servizio <strong>Live</strong> siano già <strong>40 milioni</strong>, e come i nuovi programmi  cambieranno il concetto di <strong>tv</strong> rendendola un <strong>medium bidirezionale</strong>. Intanto, a più stretto giro, si attende la release di<strong> Windows 8</strong>, prevista per febbraio.</p>
<p><strong>TABLETS</strong></p>
<p>Dopo essere saliti anche <a href="http://cineguru.screenweek.it/2011/12/a-natale-sara-boom-dei-tablet-e-amazon-e-pronta-alla-competizione-2981" target="_blank">in vetta alla classifica Nielsen</a> dei regali più ambiti tra bambini e adolescenti, questi dispositivi sono al centro dell&#8217;industria dell&#8217;hi-tech e probabilmente lo saranno anche al CES. Ci si aspetta che continui la<strong> sfida di Amazon ad Apple</strong> (come al solito non presente alla fiera), per quanto per ora il piatto della bilancia sia ancora a favore della seconda. Secondo gli analisti, nel <strong>2011</strong> sarebbero stati venduti <strong>più di 35 milioni di iPad</strong>, che potrebbero diventare<strong> 50 nel 2012</strong>. Da parte sua <strong>Kindle Fire</strong>, lanciato a novembre, nell&#8217;ultimo mese dello scorso anno ha venduto <strong>più di 4 milioni di dispositivi</strong>, cioè più di un milione a settimana. Un terzo incomodo potrebbe però rubare la scena ad entrambi: si tratta dell&#8217;<strong>ultrabook</strong>,  che non è un tablet ma un <strong>computer portatile estremamente sottile</strong> (una tendenza che come vedremo caratterizzerà anche le TV di quest&#8217;anno), oggetto di design ovviamente molto leggero  e veloce. Secondo il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-10/samsung-lanciano-schermo-oled-085343.shtml?uuid=AaeJSNcE" target="_blank"><em>Sole24Ore</em></a>, ne saranno annunciati oltre settanta modelli, e il prodotto potrebbe presto uscire dalla nicchia sfidando il primato dei <strong>MacBook Air</strong>. Questo tanto per ricordare anche come nel <strong>primo CES senza Steve Jobs</strong>, <strong>Apple</strong> rimanga onnipresente nonostante l&#8217;assenza formale.</p>
<p><strong>COME CAMBIA LA TV</strong></p>
<p>Quando<strong> Google</strong> ha perso<strong> Logitech </strong>nello sviluppo del suo &#8220;piccolo schermo&#8221;, si è subito parlato di nuovi partner pronti a sostenere il colosso di Internet nella<strong> corsa alla smart tv</strong>. E così è stato: in occasione del CES è stato infatti rivelato come <strong>Lg e Lenovo</strong> abbiano preso il posto della società svizzera aggiungendosi a <strong>Sony</strong> nel tentativo di dare corpo alla <strong>Google TV</strong>, progetto che però sembra non abbia ancora trovato la marcia giusta per ingranare. Intanto, alla fiera terrà banco un <strong>nuovo televisore ultrapiatto</strong> già denominato modello <strong>&#8220;carta da parati&#8221;</strong>. <strong>Lg</strong> intende battere il record per quanto riguarda gli schermi Oled (organic light emitting diode), presentandone uno da 55 pollici, dal peso di 7 chili e mezzo e dallo <strong>spessore di soli 4 millimetri</strong>. L&#8217;unica misura non ancora rivelata è quella del prezzo. Ci saranno inoltre gli <strong>schermi 4K</strong> con quattro mila pixel di risoluzione in orizzontale e soprattutto le<strong> tv 3D da vedere senza occhialini</strong>. Le presenterà <strong>Toshiba</strong>, forse nella speranza che eliminando &#8220;l&#8217;ingombro&#8221; si riesca a lanciare meglio il prodotto a livello di massa.</p>
<p><strong>E I CONTENUTI?</strong></p>
<p>Il CES è una fiera di tecnologia, ma come sta dimostrando soprattutto la corsa alla smart tv, il medium non sempre basta a fare il messaggio. Avranno forse meno eco degli ultimi ritrovati hi-tech, ma tra i protagonisti dell&#8217;evento ci saranno anche i fornitori dei prodotti audiovisivi, da i network tradizionali e dalle major, che giocano un ruolo fondamentale in quanto detentori dei diritti sulla maggior parte dei contenuti originali, ai nuovi grandi protagonisti del &#8220;video&#8221;  come YouTube. E le novità potrebbero essere interessanti se, come annunciato da indiscrezioni, alcuni Studios come <strong>Warner Bros</strong> ne approfitteranno per definire ulteriormente la propria politica in merito alle licenze, in particolare nel campo del VOD.<strong></strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.thewrap.com/media/column-post/ces-2012-microsoft-new-tablets-and-future-television-34185?page=0,2" target="_blank"><em>The Wrap</em></a>, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-01-10/samsung-lanciano-schermo-oled-085343.shtml?uuid=AaeJSNcE" target="_blank"><em>Sole24Ore</em></a>, <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2012/01/08/la-tv-carta-da-parati-protagonista-a-las-vegas/" target="_blank"><em>Corriere della Sera</em></a>.</p>
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		<title>2011: in Italia le risate battono il 3D e Zalone vince su Harry Potter</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vertice del box office italiano del 2011 dominato dagli oltre 43 milioni di Che Bella Giornata, realizzati senza il 3D. Sono solo quattro, d'altra parte, i titoli nella top 10 che il pubblico è andato a vedere con gli occhialetti per la terza dimensione, a tutto vantaggio del cinema italiano e della sua quota di mercato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I risultati parziali del <strong>box office italiano 2011</strong> erano già stati anticipati dai dati diffusi in occasione delle <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=2925"><strong>Giornate Professionali di Cinema di Sorrento</strong></a>. La novità che emerge dalle ultime stime (dati <a href="http://blog.screenweek.it/2012/01/box-office-italia-checco-zalone-guida-la-top-10-del-2011-154198.php"><em>Screenweek</em></a>) è semmai che all&#8217;inizio del nuovo anno non appaiono sensibilmente modificati se non per la new entry in settima e decima posizione di <a href="http://www.screenweek.it/film/23190-Sherlock-Holmes-Gioco-di-Ombre"><em>Sherlock Holmes &#8211; Gioco di Ombre</em></a> e del <a href="http://www.screenweek.it/film/21236-Il-gatto-con-gli-stivali"><em>Gatto con gli Stivali</em></a>. &#8220;Assente ingiustificato&#8221;, il cine-panettone <a href="http://www.screenweek.it/film/27427-Vacanze-di-Natale-a-Cortina"><em>Vacanze di Natale a Cortina</em></a>, che ha confermato un andamento a ribasso anche nel week end di Capodanno, superando di poco i 10 milioni di euro, in confronto agli oltre 18 guadagnati dal suo omologo nel 2010.</p>
<div id="attachment_3155" class="wp-caption aligncenter" style="width: 474px"><img class="size-full wp-image-3155" title="box office italia 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/box-office-italia-2011.jpg" alt="" width="464" height="221" /><p class="wp-caption-text">box office Italia 2011 - dati al primo gennaio 2012</p></div>
<p><span id="more-3154"></span></p>
<p>Bisognerà aspettare ancora per i dati definitivi del 2011, con alcuni dei titoli in classifica ancora in sala, ma di sicuro non cambierà il vertice dominato dagli oltre 43 milioni di <strong>Checco Zalone</strong>, realizzati <strong>senza il 3D</strong>. Sono solo quattro, d&#8217;altra parte, i titoli nella top 10 che il pubblico è andato a vedere con gli occhialetti per la terza dimensione. Una sostanziale differenza sia <a href="http://cineguru.screenweek.it/?p=3141">rispetto agli USA</a> che al botteghino mondiale, ma in linea con il trend più rilevante del box office tricolore, in cui la vera protagonista &#8211; come già messo in luce più volte nel corso dell&#8217;anno &#8211; è stata proprio al <strong>crescita de prodotto italiano</strong>. Seppur con i cine-dolciumi sottotono, ha assicurato il presidente dell&#8217;Anica<strong> Riccardo Tozzi</strong> in un&#8217;intervista a <a href="http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/436675/"><em>La Stampa</em></a>, il cinema nostrano è passato <strong>da 10 a 40 milioni di biglietti</strong>, raggiungendo una quota di mercato che supera anche il temuto paragone con la Francia.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la flessione degli<strong> incassi di dicembre</strong>, <strong>Cinetel</strong> ha ricordato ancora una volta come i dati dei week end di Natale e Capodanno (in teoria un -16% rispetto al 2010 tra il 30 dicembre e il primo gennaio) non siano perfettamente comparabili a quelli dell&#8217;anno precedente, data la coincidenza dei giorni festivi con gli ultimi della settimana. Per quanto riguarda l&#8217;intero mese invece, come riporta sempre <a href="http://blog.screenweek.it/2012/01/box-office-italia-il-gatto-con-gli-stivali-allunga-il-passo-su-sherlock-154294.php"><em>Screenweek</em></a>, la <strong>flessione</strong>, sia intermini di incassi che di presenze, sarebbe meno rilevante, pari per l&#8217;esattezza al<strong> 7%</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hollywood, il box office del 2011 e i compiti per l&#8217;anno nuovo.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 01:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli Stati Uniti la corona del botteghino è per Harry Potter e i Doni della Morte - Parte II, primo anche a livello globale con 1,3 miliardi di incasso. Buone le performance delle major "worldwide", nonostante le sofferenze di un mercato interno alle prese con 3D, sovrapposizione dei titoli, produzioni a basso rischio e la riscossa del pubblico femminile. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono due <strong>dati contrastanti</strong> che dominano l&#8217;ultimo anno cinematografico <strong>USA</strong> in termini di risultati al botteghino: il primo è il<strong> calo di incassi</strong> e soprattutto di <strong>presenze</strong>, il secondo il <strong>buon andamento degli stessi a livello internazionale</strong>, con un <strong>record di oltre 13 miliardi di dollari</strong>.</p>
<div id="attachment_3144" class="wp-caption aligncenter" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-3144" title="incassi USA 2011" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/incassi-USA-2011.jpg" alt="" width="510" height="439" /><p class="wp-caption-text">incassi USA 2011</p></div>
<p><span id="more-3141"></span>I titoli in entrambi i casi non variano di molto. Come riportato da <a href="http://blog.screenweek.it/2011/12/box-office-usa-harry-potter-guida-la-top-10-dei-maggiori-incassi-del-2011-153960.php"><em>Screenweek</em></a>, negli<strong> Stati Uniti</strong> la corona del botteghino è stata guadagnata da <em><strong><a href="http://www.screenweek.it/film/15586-Harry-Potter-e-i-Doni-della-morte-Parte-II">Harry Potter e i Doni della Morte &#8211; Parte II</a></strong></em>, che ha incassato più di<strong> 381 milioni di dollari</strong>, seguito da <a href="http://www.screenweek.it/film/22131-Transformers-3"><em><strong>Transformers 3</strong></em></a>  (352 milioni) e <a href="http://www.screenweek.it/film/19412-The-Twilight-Saga-Breaking-Dawn-Parte-I"><em><strong>The Twilight Saga: Breaking Dawn Parte 1</strong></em></a> (quasi 273 milioni e mezzo). A seguire nella top 10 ancora il fortunato <strong>sequel di <a href="http://www.screenweek.it/film/23789-Una-notte-da-leoni-2"><em>Una Notte da Leoni</em></a></strong> (254 milioni), l&#8217;ultimo capitolo della saga dei <strong><em>Pirati dei Caraibi</em></strong>, dal titolo <a href="http://www.screenweek.it/film/17323-Pirati-dei-Caraibi-Oltre-i-confini-del-Mare"><em><strong>Oltre i Confini del Mare</strong></em></a>, (241 milioni), ancora un altro franchise di lunga data come <a href="http://www.screenweek.it/film/22140-Fast-Furious-5"><strong><em>Fast &amp; Furious 5</em></strong></a> (209 milioni), il <strong>seguito</strong> del film d&#8217;animazione Pixar<em><strong> <a href="http://www.screenweek.it/film/2401-Cars-2">Cars</a></strong></em> (191 milioni), il nuovo film tratto dai comics Marvel <a href="http://www.screenweek.it/film/4094-Thor"><em><strong>Thor</strong></em></a> (181 milioni), il prequel <a href="http://www.screenweek.it/film/24288-LAlba-del-Pianeta-delle-Scimmie"><em><strong>L’Alba del Pianeta delle Scimmie</strong></em></a> (oltre 176 milioni) e infine ancora un &#8220;cine-fumetto&#8221;, <a href="http://www.screenweek.it/film/2472-Captain-America-il-primo-vendicatore"><em><strong>Captain America: Il Primo Vendicatore</strong></em></a>  (pure intorno ai 176 milioni di dollari). <strong><br />
</strong></p>
<p>Molti di questi film si ritrovano inoltre nella <strong>classifica mondiale</strong> (che prendiamo sempre da <a href="http://blog.screenweek.it/2011/12/box-office-mondiale-2011-da-record-ed-harry-potter-terzo-incasso-di-sempre-154029.php?utm_source=Feedburner+Sw+Blog&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+ScreenweekWeblog+%28ScreenWEEK.it+Blog%29"><em>Screenweek</em></a> e vi riportiamo nell&#8217;infographic qui in basso ), con la variante fondamentale del <strong>confronto con il 2010</strong>, da cui emerge un <strong>aumento degli incassi di circa il 7%</strong> e un forte apprezzamento delle <strong>proiezioni in 3D</strong>. Fondamentale, secondo le fonti citate da <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/2011-foreign-box-office-record-276713?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+thr%2Fbusiness+%28The+Hollywood%20%20+Reporter+-+Business%29"><em>Hollywood Reporter</em></a>, anche il <strong>&#8220;fattore cinese&#8221;</strong>, dato che il box office del Celeste Impero ha fatto registrare un robusto <strong>+30%</strong> arrivando a toccare i <strong>due miliardi di dollari</strong>. Non solo: la Cina si sarebbe inoltre rivelata  il mercato più fiorente per <strong>Paramount</strong> (cui ha apportato da sola <strong>303 milioni</strong> nel 2011), che compare anche<strong> al primo posto tra gli Studios hollywoodiani</strong>. Paramount ha infatti battuto anche il primato saldamente detenuto per anni da <strong>Warner Bros</strong> e si è qualificata come <strong>prima major ad aver superato complessivamente la soglia dei 3 miliardi di dollari</strong> (dovrebbe arrivare infatti a quota 3,19 e a  un +60% rispetto al 2010),  con alle spalle i <strong>2,9 miliardi</strong> della rivale appena scavalcata (-2%)  e i <strong>2,2</strong> guadagnati da <strong>Disney</strong> (-5%).</p>
<div id="attachment_3149" class="wp-caption aligncenter" style="width: 609px"><img class="size-full wp-image-3149" title="incassi 2011 fuori USA e wordlwide def3" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2012/01/incassi-2011-fuori-USA-e-wordlwide-def3.jpg" alt="" width="599" height="372" /><p class="wp-caption-text">incassi USA e worldwide 2011</p></div>
<p>Ciò conferma l&#8217;<strong>importanza dei mercati emergenti</strong> a livello internazionale, mentre sul fronte domestico degli <strong>USA</strong> molte sono le analisi effettuate rispetto a un dato decisamente negativo. Riferito non solo ai <strong>10,2 miliardi di dollari di incasso totale</strong>,  in <strong>calo del 3,6%</strong> rispetto agli oltre 10 e mezzo del  2010, ma soprattutto a quei <strong>1,28  miliardi di biglietti staccati</strong>, che rappresentano un<strong> decremento del 4,5%</strong> rispetto all&#8217;anno scorso nonché il risultato più sottotono degli ultimi 16 anni, stando alle stime che circolano sui media in questi giorni. Secondo <a href="http://www.variety.com/article/VR1118047962"><em>Variety</em></a>, per quanto i distributori possano riposare tranquilli sul buon risultato ottenuto negli altri Paesi e per il confronto a quanto pare sempre impari con &#8220;<em>l&#8217;anno di Avatar</em>&#8220;, ci sono alcune <strong>tendenze</strong> che meritano di essere prese in considerazione.</p>
<p>Prima di tutto il<strong> 3D</strong>, che ha mostrato risultati discordanti: sono stati <strong>36 i film a tre dimensioni</strong> rilasciati dai principali Studios hollywoodiani, in deciso aumento rispetto ai 22 dell&#8217;anno precedente, e se i risultati complessivi al box office sono stati in aumento, è<strong> diminuita l&#8217;influenza del formato sugli incassi d&#8217;apertura dei singoli titoli</strong>, passata dal 60-70% a una media di circa 40 punti percentuali. D&#8217;altra parte, una delle più grandi <strong>sorprese</strong> dell&#8217;ultima stagione è stato proprio <a href="http://www.screenweek.it/film/24939-Il-re-Leone-3D"><em><strong>Il Re Leone</strong></em></a> rieditato in 3D, che ha portato alla <strong>Disney</strong> 150 milioni di dollari da tutto il mondo; così come in <strong>stereoscopia</strong> sono state realizzate alcune delle <strong>maggiori delusioni</strong> del 2011, come  <a href="http://www.screenweek.it/film/17575-Lanterna-Verde"><em><strong>Lanterna Verde</strong></em></a> (217 milioni totali su un costo di 200).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2695" title="The-Lion-King-3D-Movie-Poster" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/The-Lion-King-3D-Movie-Poster.jpg" alt="" width="514" height="330" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altri <strong>trend</strong> rilevanti, sempre secondo <em>Variety</em>, vengono poi dalla <strong>buona performance delle commedie destinate al pubblico femminile</strong> come <a href="http://www.screenweek.it/film/24915-Bridesmaids"><em><strong>Bridesmaids &#8211; Le Amiche della Sposa</strong></em></a> e <a href="http://www.screenweek.it/film/24540-The-Help"><em><strong>The Help</strong></em></a> (che hanno guadagnato entrambi circa 169 milioni negli USA), e dalla <strong>diminuzione dei titoli &#8220;corazzata&#8221;</strong>. Se sono <strong>29 i film con più di 100 milioni di incasso</strong>, in aumento rispetto al 2010, nel <strong>2011</strong> sono stati <strong>solo due quelli in grado di superare i 300</strong> (l&#8217;ultimo <em>Harry Potter</em> e <em>Transformers</em>) in confronto ai <strong>5 dell&#8217;annata precedente</strong>. Fondamentale, inoltre, l&#8217;apporto dei <strong>film d&#8217;autore</strong> destinati a un pubblico meno vasto ma sempre in crescita: a sostenere il <strong>mercato delle &#8220;speciality&#8221;</strong>, per il magazine, sono stati in particolare la coda lunga del premio Oscar <a href="http://www.screenweek.it/film/23623-The-Kings-Speech"><em><strong>Il discorso del Re</strong></em></a>, il film di <strong>Woody Allen</strong> <a href="http://www.screenweek.it/film/24230-Midnight-in-Paris"><em><strong>Midnight in Paris</strong></em></a> (56 milioni) e <a href="http://www.screenweek.it/film/21444-The-Tree-of-Life"><em><strong>The Tree of Life</strong></em></a> (33 milioni).</p>
<p><strong></strong>Con il <strong>rialzo del box office USA natalizio</strong>, la previsione di <em>Variety</em> è perciò <strong>positiva</strong>: si stima che il trend rialzista continuerà anche nel 2012, e il confronto potrebbe rivelarsi meno complicato non avendo a che fare col film-evento di <strong>James Cameron</strong>. C&#8217;è chi tuttavia mette in evidenza qualche altro elemento di criticità nella produzione hollywoodiana. <a href="http://www.thewrap.com/movies/article/trends-rotten-box-office-year-33945?page=0,0"><em>The Wrap</em></a>, ad esempio, continua a puntare il dito <strong>contro il sovraffollamento</strong> dei week end cinematografici più caldi come quello del Ringraziamento, dove solo i <em>Muppets</em> secondo l&#8217;analisi del magazine hanno ottenuto un risultato soddisfacente. Intasamento che sarebbe stato sfiorato per un pelo anche nel corso delle ultime vacanze,  durante le quali tuttavia l&#8217;ampia scelta di film non sembra aver penalizzato eccessivamente i singoli risultati al botteghino grazie alla buona tenuta nelle sale.</p>
<p><a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-12-27/paramount-pictures-grabs-box-office-crown-with-mission-impossible-boost.html"><em>Bloomberg</em></a> ricorda inoltre la <strong>difficoltà nell&#8217;intercettare il giovane pubblico maschile</strong> e  la <strong>concorrenza di altri media</strong>, come i <strong>videogame</strong>, mentre sempre <em>The Wrap</em> accenna alla <strong>mancanza di propensione al rischio</strong> delle major, che quest&#8217;anno sembrano aver puntato quasi tutto su <strong>sequel, franchise e remake</strong>. E in effetti la classifica non sembra dar loro torto: i <strong>primi 7 titoli del 2011</strong> sono <strong>seguiti</strong>, l&#8217;ottavo e il decimo adattamenti (che tra l&#8217;altro rientrano sotto il più ampio marchio Marvel), e il nono è un prequel. Ma sono sempre più le analisi che sostengono come questa grande fiducia riposta nelle saghe potrebbe a lungo andare dimostrarsi deleteria, soprattutto considerando come alcune di esse (<em>Harry Potter</em> e <em>Twilight</em> in primis) siano in via di esaurimento e non pare ce ne siano molte altre pronte a prendere il loro posto.</p>
<p>La conclusione di<em> The Wrap</em> è perciò diametralmente opposta: basta dare la colpa ad <a href="http://www.screenweek.it/film/4062-Avatar"><em><strong>Avatar</strong></em></a>, e rendersi conto delle sfide, tanto più che, per il magazine, il buon andamento dei film di Natale sarebbe frutto di una percezione falsata. Il box office dell&#8217;ultimo periodo si confronterebbe infatti con un 2010 in cui gli unici grandi titoli in uscita erano <strong><em>Vi presento i nostri</em></strong><em> e <strong>Il Grinta</strong> </em>dei fratelli Coen, due pellicole dalle perfomance non esattamente eclatanti e i cui incassi non sembrano essere stati superati di molto dai titoli del 2011.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>MEDIA Salles: la digitalizzazione rallenta in Italia, mentre in Europa si avvicina il &#8220;tipping point&#8221;</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/11/media-salles-la-digitalizzazione-rallenta-in-italia-mentre-in-europa-si-avvicina-il-tipping-point-2806</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 09:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'esercizio cinematografico ancora nell'occhio del cicolone alla Tavola Rotonda "D-Cinema: viaggio nel digitale", organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo al VI Festival Internazionale del Film di Roma. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tornato a parlare di esercizio ieri all’incontro organizzato dalla <strong>Fondazione Ente dello Spettacolo</strong> nell’ambito del <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> e intitolato <em>D-Cinema: viaggio nel digitale</em>.  Come ha spiegato il presidente della FEdS, <strong>Dario Edoardo Viganò</strong>, la nuova tecnologia rinnova infatti “le modalità, i luoghi e i tempi” della fruizione del prodotto cinema, con conseguenze che investono in primo luogo le sale, per poi influenzare, a cascata, l’intera filiera della settima arte.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2807" title="sala2" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/sala2.jpg" alt="" width="468" height="334" /></p>
<p><span id="more-2806"></span>Lo conferma <strong>Nicola Maccanico</strong>, direttore generale di <strong>Warner Bros</strong>, la cui impressione è che l’industria <em>“sia troppo concentrata sul prossimo film piuttosto che sul sistema”</em>, ora incentrato sulla rincorsa di un certo cinema commerciale e giovanile che però non soddisfa tutta la domanda, specie quella <em>“degli adulti che vanno a cercare una sala e, al suo posto, ci trovano un negozio di vestiti”</em>. Ben venga quindi il sostegno alla produzione,<em> “ma solo se si inserisce in un contesto più ampio”</em>, dove l’esercizio assume la parte del leone.  Secondo <strong>Maccanico</strong>, ci vuole “<em>un approccio più laico</em>”, la consapevolezza <em>“che non tutti i film devono uscire per forza in sala, che l’affollamento di troppi film va a beneficio solo dei grandi titoli, e che bisogna aumentare l’offerta legale su internet”</em>. Senza tuttavia dimenticare la lotta alla pirateria e la necessità di aumentare la banda.</p>
<p>Il <strong>digitale</strong> rientra in questo processo in primo luogo per la <strong>riconversione imposta a tutte le strutture</strong> operanti nell’esercizio. Secondo i dati del programma <strong>MEDIA Salles</strong>, su <strong>34 Paesi europei e 36mila schermi monitorati</strong>, 10.341 (cioè <strong>circa il 30%</strong>) sono ormai <strong>passati al digitale</strong>, per un totale di 4 mila cinema. Solo nel <strong>2011</strong>, la digitalizzazione ha raggiunto quota <strong>+121%</strong>. Nei 6 mercati trainanti a dominare è la <strong>Francia</strong>, che ha già <strong>riconvertito 1/5 dei suoi schermi</strong> nonostante non sia stata tra i pionieri della trasformazione; seguono Germania, Regno Unito, Russia, <strong>Italia</strong> e Spagna. Il nostro Paese, in particolare, solo nel <strong>2011</strong> ha <strong>superato la soglia delle mille sale digitali</strong>, facendo registrare un incremento di circa il 18% che appare nettamente inferiore rispetto alle percentuali dei suoi 5 competitor europei, tutte comprese in una fascia tra il 20 e il 40%.</p>
<p>Il dato era stato già oggetto di discussione nei giorni scorsi al Festival: il presidente dell’<strong>Anec</strong>, <strong>Paolo Protti</strong>, aveva puntato il dito contro la <strong>mancanza di uno standard condiviso</strong> per il digitale,  tecnologia in continua evoluzione e quindi ad alto rischio obsolescenza, con tutte le conseguenze che ciò comporta in termini di investimenti. In secondo luogo aveva citato il <strong>calo di appeal del 3D</strong> (finora così determinante che nei Paesi di più recente digitalizzazione, come la Russia, è arrivato a coincidere con il 100% degli schermi attrezzati) e il mancato accordo con i distributori su quella <strong>flessibilità della programmazione</strong> che potrebbe costituire il vero motore del cambiamento per le piccole sale. A latere,  i <strong>ritardi del Mibac</strong> nell’<strong>adeguare il tax credit</strong>, che per ora crea in capo agli esercenti un credito non esigibile a causa della bassa pressione fiscale sugli introiti, altrettanto bassi se non proprio inesistenti. Per fare in modo che lo sgravio fiscale abbia effetto, lo Stato deve quindi modificare la normativa esistente, che non prevede la cedibilità di questo credito a terzi e in particolare le banche.  In merito agli stessi dati, tanto <strong>Luigi Grispello, </strong>vice presidente MEDIA Salles e vice presidente vicario Anec, quanto <strong>Carlo Bernaschi, </strong>presidente Anem, avevano invece concentrato la loro attenzione sul<strong> </strong><em><strong>virtual print fee </strong></em>e<strong> </strong>la necessità di rivedere questo modello poco praticabile dalle piccole strutture, in quanto richiede investimenti iniziali non sostenibili da parte di molte sale.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2808" title="Empire_at_Leicester_Square_London" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/11/Empire_at_Leicester_Square_London.jpg" alt="" width="468" height="325" /></p>
<p>Oggi, secondo<strong> MEDIA Salles</strong>, il <strong>tipping point</strong>, cioè il momento in cui <strong>più del 50% delle sale europee saranno digitalizzate</strong>, si avvicina velocemente e potrebbe essere raggiunto già nel 2012. Nel vecchio continente però,  esistono moltissimi piccoli esercizi che rischieranno di rimanere esclusi nel momento in cui la massa critica di schermi attrezzati convincerà le distribuzioni ad abbandonare in via definitiva la pellicola. Basti pensare alle <strong>circa 7mila monosale</strong>, che rappresentano il <strong>20% degli schermi totali ma solo il 7% di quelli già digitalizzati</strong>. Questo perché la conversione aiuta le economie di scala e abbatte i costi del personale, ma entrambi i vantaggi appaiono molto ridimensionati per le piccole strutture. E a farne le spese, secondo MEDIA Salles, è già il<strong> prodotto europeo</strong>, la cui <strong>quota di mercato risulta in flessione</strong> rispetto a quella statunitense.</p>
<p>Secondo <strong>Valter Casini</strong>, AD di <strong>Circuito Cinema</strong>, è però inutile ricordare agli esercenti l&#8217;urgenza di passare al nuovo sistema: <em>&#8220;La digitalizzazione è ineluttabile, le tecnologie sono l’unico driver di mercato. <strong>L&#8217;unica vera variabile in questo processo è il tempo</strong>, e quello dipende dalle capacità di investimento degli esercenti e dal sostengo da parte della filiera. Ma ad oggi le banche non finanziano, lo Stato non eroga contributi, i distributori hanno previsto il VPF, che però per sua natura è contributo ex post e non ex ante. Allora, se si vuole agire in fretta sul fattore tempo, c&#8217;è bisogno di usare la leva finanziaria&#8221;</em>. Oltre che di dialogare con i <strong>Comuni</strong> su balzelli come <strong>TARSU</strong> (uguale a quella di supermercati e ristoranti) e <strong>Ici</strong>, mentre con le <strong>Regioni</strong> delle norme sul <strong>sostegno alla modernizzazione </strong>delle sale, non sempre previsto e spesso non cumulabile con gli aiuti provenienti dallo Stato centrale.</p>
<p>L&#8217;AD di <strong>Cinecittà Luce</strong>,<strong> Luciano Sovena</strong>, dal canto suo vorrebbe che<strong> il digitale</strong> diventasse un modo per <strong>evitare il passaggio in sala</strong> di molte opere autoreferenziali, autofinanziate e destinate al tracollo al box office.  I <strong>100 Autori</strong>, invece, per bocca di <strong>Maurizio Sciarra</strong>, sono tornati a protestare per la <strong>strozzatura presente sul mercato della distruzione</strong>, individuata come principale colpevole del rallentamento del digitale.  <strong>Riccardo Tozzi</strong>, <strong>presidente Anica  e produttore Cattleya</strong>,  è tornato infine a ribadire quanto sia importante per chi sta a monte della  filiera, preoccuparsi di dove saranno fruiti i suoi film, altrimenti: <em>&#8220;Finiremo ancora nel guazzabuglio distributivo in cui siamo adesso, un momento in cui i film si divorano l’un l’altro perché non sappiamo più dove metterli. E non è che non sappiamo dove far uscire l&#8217;opera prima o il film difficile, ma la commedia da 6 milioni di euro&#8221;</em>. Secondo Tozzi, la cura sarebbe <strong>riproporre il multiplex ma in città</strong>, come già successo nelle grandi metropoli come <strong>Londra</strong>, visto che le tante strutture nate ai margini dei centri urbani rispetto agli anni &#8217;90 hanno raddoppiato il numero degli schermi ma non dei biglietti, rimasti sempre intorno ai soliti 100 milioni. Il che fa ritenere al presidente dell&#8217;Anica che <strong>il pubblico si sia semplicemente &#8220;spostato&#8221;</strong>, sia di luogo che di fascia d&#8217;età, escludendo i prodotti meno commerciali e di solito più appetibili per adulti e anziani. Il discorso è sempre lo stesso:  aumentata <strong>la quota del cinema italiano</strong> (che Tozzi dà per scontato supererà il <strong>40%</strong> a fine 2011), l&#8217;unico modo per crescere ancora è far ingrandire la torta degli incassi agendo sull&#8217;esercizio. E oltre alla creazione di<strong> &#8220;multiplex di città&#8221;</strong>, suggerisce la costituzione di un circuito di sale comunali su modello francese, che consta di 1500 schermi e secondo il presidente Anica fa gran parte della differenza tra il Paese d&#8217;Oltralpe e l&#8217;Italia.</p>
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		<title>Totò in 3D, De Laurentiis: nelle sale solo se con il sostegno degli esercenti.</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 14:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di <strong><a href="http://www.screenweek.it/film/4062-Avatar"><em>Avatar</em></a></strong>, prima di <strong>Spielberg</strong> c’era… <strong>Totò</strong>! Il Principe De Curtis nel ’53 fu infatti protagonista del <strong>primo film italiano in tre dimensioni</strong>, girato con un sistema brevettato da<strong> Carlo Ponti</strong> e <strong>Dino De Laurentiis</strong> e battezzato, dalla fusione dei loro nomi, <strong>Podelvision</strong>.  <strong><em>Totò in 3D &#8211; Il più comico spettacolo del mondo</em></strong> fu distribuito sia in versione normale che in versione stereoscopica, ma quest&#8217;ultima non ottenne molto successo e venne così ritirata presto dalle sale. Dopo circa due anni di restauro, il film è tornato a vivere al <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong>, dove è stato presentato con orgoglio da <strong>Aurelio De Laurentiis</strong>. Oggi invece l&#8217;Italia, a detta del Patron di <strong>Filmauro</strong>, è uno dei Paesi dove il 3D ha attechito meglio, portando alla rapida riconversione di un cosistente parco sale, ed è così nata l’idea di rimettere a nuovo <strong>i due negativi del film</strong>, chiamati <strong>occhio destro e occhio sinistro</strong>, che sovrapposti consentono la visione a tre dimensioni della commedia del &#8217;53.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2795" title="totò" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/tot%C3%B2.jpeg" alt="" width="564" height="358" /></p>
<p><span id="more-2794"></span></p>
<p>Il <strong>Podelvision</strong> richiedeva infatti l’<strong>uso di due macchine da presa e due pellicole</strong>, da proiettare insieme con due diversi apparecchi, anche se prese singolarmente funzionano benissimo anche in 2D. Il processo di restauro è stato difficilissimo, ha spiegato <strong>De Laurentiis</strong>, per l’alta infiammabilità delle vecchie pellicole e la necessità di ricostruire le tante parti logorate. Il costo del processo, è stato quantificato in circa <strong>200 mila euro</strong>.</p>
<p>Ecco, tra l’altro, perché il film ha <strong>saltato festival come Cannes e Venzia</strong> che, afferma sempre il produttore <em>“ci hanno corteggiato, ma noi non potevamo sapere quando saremmo stati pronti”</em>. <strong><em>Totò in 3D &#8211; Il più comico spettacolo del mondo</em></strong> è così arrivato a Roma, dove &#8211; assicura<strong> De Laurentiis</strong> &#8211; non è stato portato per un lancio meramente promozionale, anche perché l’uscita del film nelle sale per ora non è garantita. E su questo punto, il patron di <strong>Filmauro</strong> punta senza troppi scrupoli il dito verso Stato ed Esercizio:</p>
<p><em>“In Italia, c&#8217;è troppo un concetto di sovvenzione e poco un concetto di impresa. Un conto è se si vuol fare una celebrazione una tantum,  che non ha un lato economico, un conto è uscire nelle sale. Le copie costano e i restauri ancora di più. A questo dovrebbe pensare lo Stato, ma mi sembra che siamo rimasti alla frutta. Non c&#8217;è più niente, e non solo per il cinema dove non c&#8217;è mai stato molto. Allora rimane il privato, che deve usare questi film in maniera commerciale”</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2796" title="totò 3d preghiera clown" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/tot%C3%B2-3d-preghiera-clown.jpg" alt="" width="565" height="412" /></p>
<p>Ed è qui che<strong> Da Laurentiis</strong> vede la spaccatura tra le categorie del cinema: <em>“Chiamerò tutti <strong>esercenti</strong>, e gli <strong>chiederò se preferiscono che il film esca su Sky 3D, o se passi prima nelle sale</strong>. Ma in questo caso non voglio sentirmi dire che è un film napoletano, che a Milano non lo vedrà nessuno e che quindi è meglio partire con qualche copia al Sud e poi si vedrà. <strong>Non si può bollare ancora oggi un genio unico</strong>, a livello chapliniano&#8221;</em>. Da parte sua, <strong>De Laurentiis</strong> offre pazienza, nel senso che non intende <em>“usare il Festival di Roma per promuovere l’uscita a stretto giro del film, come giustamente fanno titoli che non sono costati 200 mila euro ma milioni di dollari”</em>. Il patron di <strong>Filmauro</strong> si dice <strong>disponibile ad aspettare fino a maggio</strong>, quando in genere i listini cominciano ad essere smaltiti, ma <em>“<strong>ci deve essere un&#8217;interazione tra esercizio e produzione e distribuzione</strong>, perché così <strong>sembriamo degli eterni separati in casa</strong>, e a rimetterci è in primo luogo il pubblico”</em>.</p>
<p>Allo stesso tempo, ci sono fronti su cui è <strong>ancora necessario l’intervento dello Stato</strong>, primo fra tutti la <strong>pirateria</strong>, ma anche l’<strong>istruzione</strong>. <em>“Totò si dovrebbe studiare nelle scuole, è assurdo che nei programmi non ci sia il cinema, grande protagonista del ‘900, ma anche la tv e internet”</em>, sostiene <strong>De Laurentiis</strong>, che non disdegnerebbe una <strong>collaborazione con il Miur</strong> per il lancio del film. Ma il nodo centrale restano sempre gli <strong>esercenti</strong>, che il produttore definisce <em>“avidi quando si tratta di nuovi film, salvo poi vedere gli incassi e decretarne con facilità la sopravvivenza o la morte. <strong>Non mi spaventa stampare 300 copie, ma ci deve essere intesa</strong>”</em>.</p>
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		<title>VI Festival di Roma: una kermesse a tre dimensioni</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 17:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla Tin Tin alla riedizione in 3D del Re Leone, passando per Wim Wenders, Totò e Martin Scorsese, le varie faccie del cinema stereoscopico in rassegna alla sesta kermesse capitolina. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le avvisaglie c’erano già sin dall’annuncio che il <strong>VI Festival Internazionale del Film di Roma</strong> avrebbe avuto tra i suoi appuntamenti più attesi  il film di <strong>Steven Spielberg</strong>, prodotto da Peter Jackson,<em> <a href="http://www.screenweek.it/film/2590-Le-Avventure-di-Tintin-Il-Segreto-dellUnicorno">Le avventure di Tintin &#8211; Il segreto dell&#8217;Unicorno</a></em>. Alla presentazione di ieri, però, la kermesse capitolina ha confermato definitivamente di voler vivere l’edizione del 2011 in tre dimensioni, sia che si tratti di puro entertainment che di esperimenti d’autore.</p>
<p>Cominciamo dall’animazione: oltre alla versione in CGI del noto eroe del fumetto franco-belga, un altro evento che farà gola ad appassionati degli occhialetti e non, sarà la <strong>riproposizione in 3D</strong> del classico Disney <em><strong>Il Re Leone</strong></em>. L’iniziativa ha già avuto un enorme successo negli USA dove il lungometraggio, già campione di incassi alla sua uscita nelle sale nel 1994, ha ora  superato gli <strong>80 milioni di dollari al box office</strong>, suscitando le attenzioni dell’industria e degli osservatori. Non più tardi di una settimana fa, ad esempio, <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/analyst-3d-releases-could-boost-244500"><em>Hollywood Reporter</em></a> riferiva un’analisi secondo cui rilanciare “vecchi” capolavori rieditandoli in tre dimensioni potrebbe essere una soluzione per rivitalizzare i periodi dell’anno cinematograficamente meno proficui, facendo recuperare al botteghino addirittura tra i 200 e i 300 milioni di dollari. Cifre ovviamente improbabili per il mercato italiano, che comunque continua ad annoverare la pausa estiva come una delle sue criticità strutturali più difficili da superae. L’esperimento de <em><a href="http://www.screenweek.it/film/24939-Il-re-Leone-3D">Il Re Leone in 3D</a></em> potrebbe dunque rivelarsi anche qui significativo, tanto più che la multinazionale dei sogni ha da poco annunciato l’intenzione di far uscire tra il 2012 e 2013 altri quattro classici rieditati in tre dimensioni, vale a dire <em><a href="http://www.screenweek.it/film/22225-La-bella-e-la-bestia-3D">La Bella e la Bestia</a></em>, <a href="http://www.screenweek.it/film/27950-Alla-ricerca-di-Nemo-3D"><em>Alla ricerca di Nemo</em></a>, <em><a href="http://www.screenweek.it/film/27951-Monsters-Co-3D">Monsters &amp; Co</a>.</em> e <em><a href="http://www.screenweek.it/film/27952-La-sirenetta-3D">La Sirenetta</a></em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2695" title="The-Lion-King-3D-Movie-Poster" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/The-Lion-King-3D-Movie-Poster.jpg" alt="" width="514" height="330" /></p>
<p>Ma la <strong>Disney</strong> non è l’unica a sondare il terreno: il Festival del Film di Roma ospiterà infatti anche <em>Totò in 3D &#8211; Il più grande spettacolo del mondo</em>, il nuovo cavallo di battaglia di <strong>Filmauro</strong>. Altri grandi titoli stereoscopici in rassegna sono poi il documentario di <strong>Wim Wenders</strong>, <a href="http://www.screenweek.it/film/27422-Pina-3D"><em>Pina</em></a>, dedicato alla grande danzatrice tedesca <strong>Pina Bausch</strong> e un’altra prova d’autore su cui si concentrano molte aspettative, cioè l’ <a href="http://www.screenweek.it/film/24299-Hugo-Cabret"><em>Hugo Cabret</em></a> di <strong>Martin Scorsese</strong>, di cui però verranno mostrati solo dei frammenti. Un film che, tanto per dare un’idea delle sue possibili implicazioni, <a href="http://thewrap.com/movies/column-post/martin-scorseses-hugo-forces-cinephiles-love-3d-31718%20"><em>The Wrap</em></a> ha definito come la possibile salvezza del 3D, per la maestria con cui il sempre meticoloso regista newyorkese è riuscito a sfruttare il mezzo ponendolo a servizio della storia.</p>
<p>Parlando di innovazione, infine, si può ricordare<em> D-Cinema: viaggio nel digitale</em>, la tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo  che si svolgerà il 1 novembre. Altri incontri che potrebbero interessare gli addetti ai lavori sono inoltre<em> Cinema ed economia: una fotografia in movimento</em>, presentazione in forma di dibattito del nuovo numero della rivista “Economia della Cultura” edita da Il Mulino ( 3 novembre), l’incontro organizzato da FERPI <em>La comunicazione per il cinema. quali scenari?</em> (28 ottobre), e ovviamente il programma del <strong>Mercato del Cinema – Business Street</strong>, che tornerà sulla questione <em>Banche, Imprese &amp; Cinema</em> (28 ottobre)  e soprattutto sullo stretto legame tra produzione cinematografica ed editoria.</p>
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		<title>Addio a Steve Jobs: il futuro di Pixar, iCloud e AppleTV</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 15:31:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel giorno dedicato al ricordo di Steve Jobs, una panoramica delle conseguenze che la sua scomparsa potrebbe comportare per il mondo del cinema. Sia per la sua creatura, la Pixar, che per lo sviluppo del sistema cloud rivale UltraViolet e di Apple Tv.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una giornata come questa, tutto il mondo dell&#8217;informazione non può che essere concentrato sulla scomparsa, a soli 56 anni, del creatore di Apple <strong>Steve Jobs</strong>. <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/what-is-steve-jobs-hollywood-233572"><em>Hollywood Reporter</em></a> gli ha voluto rendere omaggio con un approfondimento riguardo all&#8217;influenza e all&#8217;eredità che il guru dell&#8217;informatica e della tecnologia lascerà all&#8217;industria del cinema, partendo dalla sua esperienza con la <strong>Pixar</strong> e con la <strong>Disney</strong> fino ad arrivare ad <strong>Apple TV</strong>.</p>
<p>Come noto, nell&#8217;86 <strong>Jobs</strong> comprò dalla <strong>Lucasfilm</strong> il <strong>Graphics Group</strong>, destinato a diventare di lì a poco la casa di produzione che sdoganò l&#8217;uso della CGI e del 3D nei film d&#8217;animazione. Dopo che la <strong>Pixar</strong> venne acquistata nel  2006 dalla <strong>Disney</strong>, Jobs riuscì a ottenere una partecipazione del 7,3% nella grande multinazionale cinematografica, e nonostante le difficoltà e le assenze causate dalla sua malattia continuò a sedere nel CDA fino alla sua dipartita. Questo è il motivo per cui fonti vicine alla major citate da <em>Hollywood Reporter</em> non credono che la sua uscita di scena porterà a &#8220;<em>un vero cambiamento in ciò che la Disney fa quotidianamente</em>&#8220;. La differenza potrebbe invece essere maggiormente accusata dalla <strong>Pixar</strong> di <strong>John Lasseter</strong>, per cui <strong>Jobs</strong> costituiva un sicuro alleato nei rapporti con la compagnia, soprattutto in un momento in cui grandi uscite come <a href="http://www.screenweek.it/film/2401-Cars-2"><em>Cars 2</em></a> non danno i risultati sperati. <em>&#8220;Ai burocrati non piacciono le cifre che la Pixar spende per realizzare i suoi film, ma nessuno oserà toccarla finché c&#8217;è Jobs&#8221;</em>, riporta il magazine riferendosi a dichiarazioni rilasciate da una fonte vicina a <strong>Disney</strong> prima della tragica notizia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2644" title="stevejobs_pixar" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/10/stevejobs_pixar.jpg" alt="" width="486" height="274" /></p>
<p>Un altro campo in cui il colosso dell&#8217;animazione potrebbe rivedere le proprie posizioni è <strong>UltraViolet</strong>, il nuovo sistema cloud per lo storage dei cataloghi home video personali, che sta per partire con il sostegno di ben 70 compagnie, tra cui <strong>Microsoft, Netflix, Comcast, Sony</strong> e molti altri Studios. Tranne, per l&#8217;appunto, <strong>Disney</strong> e ovviamente <strong>Apple</strong>, impegnata a sviluppare la propria piattaforma <strong>iCloud</strong>. Un servizio che tra l&#8217;altro per ora prevede di gestire musica e altri tipi di contenuti, ma non film e show televisivi, fronte su cui <strong>Jobs</strong> pare si stesse muovendo con trattative di cui però, spiega sempre <em>Hollywood Reporter</em>, non sono noti i dettagli. Con la sua scomparsa, appare dunque lecito chiedersi se <strong>Disney</strong> continuerà a tenersi fuori da <strong>UltraViolet</strong>, oltre che a puntare sulla sua catena di negozi sparsi in tutto il mondo, riacquistata proprio sotto spinta di <strong>Jobs</strong> e sempre più vicina al modello <strong>Apple Store</strong>.</p>
<p>E parlando della compagnia legata più di tutte al nome di Jobs, qualche incertezza potrebbe aprirsi anche sul futuro di <strong>Apple TV</strong>, un sistema ancora poco diffuso per trasportare sul &#8220;piccolo schermo&#8221; i contenuti scaricati da<strong> iTunes</strong>, ma anche quelli provenienti da altri canali come <strong>Youtube</strong> o <strong>Netflix</strong>. Un apparecchio che potrebbe avere tutte le caratteristiche per affermarsi sul mercato più o meno al pari di altri prodotti <strong>Apple</strong>, ma che come tutte le altre attività dello storico marchio non potrà più avvalersi del genio tecnologico, ma anche promozionale, di <strong>Jobs</strong>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/what-is-steve-jobs-hollywood-233572"><em>Hollywood Reporter</em></a></p>
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		<title>Sony non pagherà più il contributo per il occhiali 3D dal 2012</title>
		<link>http://cineguru.screenweek.it/2011/09/sony-non-paghera-piu-il-contributo-per-il-occhiali-3d-dal-2012-2610</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 19:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leotruman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha fatto molto scalpore l&#8217;annuncio che ha rilasciato ieri la Sony Pictures Entertainment. A partire dal 1 maggio 2012 ha affermato di non voler più pagare il contributo per gli occhiali per la visione 3D e lo ha comunicato agli esercenti americani con una lettera. Nonostante la decisione sia nell&#8217;aria ormai da tempo, anche se più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha fatto molto scalpore l&#8217;annuncio che ha rilasciato ieri la<strong> Sony Pictures Entertainment</strong>. A partire dal <strong>1 maggio 2012</strong> ha affermato di non voler più pagare il contributo per gli occhiali per la visione 3D e lo ha comunicato agli esercenti americani con una lettera.</p>
<p>Nonostante la decisione sia nell&#8217;aria ormai da tempo, anche se più volte rimandata, la Sony è il <strong>primo studio</strong> americano a compiere tale scelta drastica e in molti ipotizzano una reazione a catena già dalle prossime settimane. Gli studios investono tra i <strong>5 e i 10 milioni di dollari per ogni blockbuster</strong>, cifra che corrisponde a circa 50 centesimi per presenza. I consumatori americani attualmente pagano un supplemento per il 3D di circa 3-4 dollari a biglietto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/01/3d-glasses.jpg"><img class="size-full wp-image-1621 aligncenter" title="3d-glasses" src="http://cineguru.screenweek.it/files/2011/01/3d-glasses.jpg" alt="" width="461" height="369" /></a></p>
<p>Ecco cosa ha dichiarato <strong>Rory Bruer</strong>, presidente della distribuzione Sony:<br />
<span id="more-2610"></span></p>
<blockquote><p><em>È un argomento che deve essere risolto tra noi e i nostri partner dell&#8217;esercizio. Stiamo cercando di fornire loro un lungo periodo di tempo per favorire il cambio di politica.</em></p></blockquote>
<p>Sony punta ad un cambiamento che vada verso la decisione di far <strong>acquistare direttamente agli spettatori</strong> i loro occhiali 3D nei cinema e tale sistema è già in atto in alcuni cinema del Regno Unito, Australia, Spagna e anche in Italia.</p>
<p>Nel <strong>nostro paese</strong> tuttavia la situazione non è chiara perché ogni casa di distribuzione applica una sua politica all&#8217;interno delle singole trattative commerciali. Dopo una fase di confusione iniziale, dovuta alla novità del mezzo e alla rapidità con cui si è evoluto (da <em>Avatar</em> in poi) gradualmente si è cominciato ad applicare una soluzione in cui il distributore riconosce una <strong>quota fissa</strong> per ogni spettatore, anche se in alcuni sale è già in atto il sistema che Sony auspica. Ad esempio nel circuito <strong>Uci Cinemas</strong> la vendita degli occhialini è abbinata al biglietto e comporta un <strong>sovrapprezzo di 1 euro</strong>, cifra che viene scalata se lo spettatore li riutilizza per le visioni successive.</p>
<p>La prevedibile reazione della<strong> NATO</strong> (<em>National Association of Theatre Owners</em>) è stata di forte condanna. Secondo il comunicato ufficiale rilasciato dal presidente <strong>John Fithian</strong> la scelta di Sony</p>
<blockquote><p><em>&#8230;è insensibile verso i nostri clienti, particolarmente nel bel mezzo di un continuo disagio economico. Le azioni di Sony destano un serio allarme tra i nostri associati che sono convinti che la fornitura di occhiali 3D ai clienti sia ormai ben stabilita come una parte dell&#8217;esperienza 3D. Sebbene ogni azienda debba prendere le proprie decisioni su come gestire i propri accordi riguardo agli affari, siamo preoccupati che il tentativo di Sony di cambiare questo modello di business possa stravolgere unilateralmente una lunga prassi dell&#8217;industria. Ogni cambiamento a questa prassi consolidata dovrebbe essere effettuato tramite il mutuo accordo di entrambe le parti coinvolte nel businness. Per questo Sony farebbe bene a rivedere la propria decisione.</em></p></blockquote>
<p>È notizia di oggi che le azioni di <em><strong>Real 3D</strong></em>, uno dei produttori più importanti a livello mondiale di tecnologia per la visione a tre dimensioni, hanno<strong> perso il 15%</strong>. La società continua a rassicurare  di ottenere oltre la metà del proprio profitto dal mercato internazionale, dove sono gli utenti a pagare l&#8217;extra per acquistare gli occhiali 3D nella maggior parte dei casi, ma il calo era prevedibile e fisiologico.</p>
<p>Aspettiamoci in un periodo prossimo nuovi annunci delle case di distribuzione sulla spinosa questione del 3D.</p>
<p>Fonte: <em><a href="http://www.hollywoodreporter.com/news/sony-refusing-pay-3d-glasses-240837">THR</a>, <a href="http://www.e-duesse.it/News/Cinema/NATO-sul-3D-Sony-insensibile-verso-gli-spettatori-120036">Eduesse</a></em></p>
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