Home > Distribuzione > Via alla multiprogrammazione – Il commento di Paolo Protti

Via alla multiprogrammazione – Il commento di Paolo Protti

Giovedì scorso abbiamo pubblicato il comunicato stampa di avvio della sperimentazione della multiprogrammazione, iniziativa fortemente voluta dal Sottosegretario del Ministero Beni e Attività Culturali con delega per il Cinema, Lucia Borgonzoni che ha ottenuto un grande riscontro anche in rete. Abbiamo chiesto un commento anche a Paolo Protti, storico esercente di Mantova la cui famiglia...

Giovedì scorso abbiamo pubblicato il comunicato stampa di avvio della sperimentazione della multiprogrammazione, iniziativa fortemente voluta dal Sottosegretario del Ministero Beni e Attività Culturali con delega per il Cinema, Lucia Borgonzoni che ha ottenuto un grande riscontro anche in rete. Abbiamo chiesto un commento anche a Paolo Protti, storico esercente di Mantova la cui famiglia ha recentemente festeggiato i 115 anni di cinema.

La riflessione si sdoppia in due fasi.

La prima impone di dire: finalmente!  Dopo anni di parole, discussioni, progetti decolla in forma ufficiale la multiprogrammazione.

Un primo passo molto significativo perché avalla in modo definitivo la necessità di attivare la programmazione cinematografica nelle sale in modo del tutto differente dalle modalità distributive ancorate ancora ai criteri del secolo scorso.

Indubbiamente le sale monoschermo erano le più penalizzate e quelle rimaste se non possono attivare questa modalità sarebbero destinate ad una sicura chiusura con tutte le conseguenze del caso.  Che si arrivi solo ora quando la digitalizzazione è un dato di fatto di ormai molti anni significa che si è perso molto tempo ed anzichè anticipare i tempi si è lavorato a rimorchio del mondo che cambia.

Ma come dice il detto: meglio tardi che mai e quindi benvenuto al nuovo che avanza.

La seconda fase non può dimenticare che tale “innovazione” tocca una fascia estremamente piccola e sul piano generale del mercato non consente spostamenti significativi sul piano dei risultati economici. Infatti è limitata alle sole sale monoschermo e in paesi o città dove siano presenti solo queste sale.

Per dare vigore al mercato ed agli stessi film sarebbe necessario che questa modalità di programmazione fosse più liberamente accessibile.

Di fatto sappiamo che in modo parziale o “criptato” viene già fatto, ma in base a posizioni più o meno di forza “contrattuale”.

Conclusione?

Credo sia necessario aprirsi al più presto ad una politica di vera multiprogrammazione a livello generale, ovviamente con criteri di trasparenza e rispetto del prodotto. E qui è necessario intendersi… cosa significa rispetto del prodotto? Imporlo in tutti i possibili spettacoli attuabili o mirarlo su quelli più funzionali e lasciare spazio ad altro prodotto che in certi orari sa essere più performante? Vincere la sfida delle “copie” (incredibile che ancora si usi questo termine!) in uscita o vincere la sfida della maggiore performance e tenitura? Il caso di “Bohemian Rhapsody” evidenzia come in molti casi stia proseguendo con un solo spettacolo giornaliero con risultati pari a chi ne fa tre o quattro, ed alcune distribuzioni concorrenti vorrebbero eliminarlo per avere più spazio per sè pur con un prodotto commercialmente meno valido… Si contravviene così alla logica della valorizzazione e della tenitura del prodotto, e si punta a numeri che non sono quelli del risultato economico.

In Europa è quasi ovunque da anni operante la multiprogrammazione  e noi siamo sempre gli “anomali” e così col nostro potenziale non riusciamo a fare le performance degli altri e migliorare le nostre.

Una pratica generale di multiprogrammazione poi non può prescindere da una diversa distribuzione del prodotto nell’arco dell’anno.

Se non saremo rapidi a interpretare in modo serio, completo e moderno questo modo di programmare sarà colpa nostra l’ulteriore indebolimento del settore cinematografico italiano.

Top