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Matinée della domenica di Cineguru #8

Il Primo Re arriva nelle sale italiane radunando l’attenzione e l’affetto di molti addetti ai lavori e commentatori. Intanto si parla di multiprogrammazione...

Buongiorno e Buona Domenica. Siamo giunti all’appuntamento numero 8 di questa mia rubrica settimanale di analisi e commento delle principali news dello showbiz e sono talmente soddisfatto di essere arrivato fino a questo punto che credo proprio che mi prenderò una vacanza nelle prossime settimane! Oltre alle guerre dello streaming, che resteranno il tema centrale di questo appuntamento, la settimana ha avuto un sussulto anche nel nostro paese, potremmo quasi chiamarlo un trending topic, centrato intorno alla parola #multiprogrammazione.

Prima di parlarne vorrei però dedicare un pensiero a un film che ha fatto il suo esordio al cinema questo fine settimana e intorno a cui si sta radunando l’attenzione e oserei dire l’affetto di molti addetti ai lavori e commentatori. Io non ho ancora visto Il primo Re di Matteo Rovere, pure se è nella mia “lista da spettatore” di imperdibili della stagione, e non è un film su cui ho lavorato in alcun modo, eppure lo seguo fin da quando se ne è avuta notizia con grande interesse per il significato che assume rispetto al mercato in cui operiamo.

In fondo a questo post ho raccolto come mio solito un po’ di commenti dai social sul film. Ho iniziato a raccoglierli dalle prime proiezioni facendomi l’idea di un film che anche se non ha messo d’accordo tutta la critica sia considerato unanimamente un film da vedere. Roberto Recchioni da noi su Screenweek ha pubblicato più una chiamata alle armi, come la ha chiamata lui stesso, che una recensione, intitolandola Andate a vedere il Primo Re. I risultati di esordio del film sono però analoghi a quello dell’ultimo film di Rovere, Veloce come il vento. Un film che ho amato moltissimo, tanto da pensare che avrebbe meritato di più al box office quanto, oggi, pensiamo tutti che Il Primo Re meriterebbe di più di quello che le prime moltiplicazioni ci fanno prevedere. Intuisco le ambizioni del progetto, ma non conosco gli obiettivi del film nel nostro territorio (il film ha un mercato che va ben al di là del nostro paese) e penso che avrà molta strada ancora da fare, quindi non sono qui per riflettere ben prima di quando sarà il momento sul se sia un successo o meno, ma piuttosto sul nostro diffuso bisogno di conferme rispetto al cinema che dovrebbe incontrare gli interessi del pubblico.

Siamo tutti qui a seguire Il primo Re, quasi a tifare per un suo successo, perché è uno di quei film su cui si misura il divario tra il mercato che sognamo, che vorremmo e che ci raccontiamo con inquietante simmetria sui social e nei convegni, e una realtà che accoglie con spontaneo entusiasmo un altro tipo di prodotto, il solito. Ci raccontiamo che il mercato, che poi sarebbe il pubblico, ha bisogno di qualcosa di diverso e poi quando il qualcosa di diverso arriva, fatica sempre più di quanto vorremmo e, perché un po’ di oggettività alla fine c’è sempre, di quanto meriterebbe. E’ successo e succede continuamente, anche di recente a livello globale per il più innovativo film di animazione che ci sia capitato di vedere da anni, quel nuovo universo di Spider-Man che viaggia a metà di qualsiasi classifica si prenda in considerazione. Qualcosa di diverso, quando arriva, avrebbe forse bisogno di uno sforzo in più, a tutti i livelli, dalla promozione alla distribuzione e alla programmazione, perché far scattare la molla che genera risultati al di sopra delle aspettative, come per Bohemian Rhapsody, è tutt’altro che scontato. Oppure dovremmo rassegnarci, rivedere le aspettative e pensare che il cinema italiano che vorremmo dobbiamo smettere di misurarlo solo sul nostro mercato il cui limite dovrebbe essere preso come un dato di fatto, molto difficile da mutare nel breve periodo.

Passando al primo degli argomenti dell’introduzione, #multiprogrammazione è l’altra parola chiave, insieme ad estate, che si va ad aggiungere ai temi del cinema in italia in questo 2019. Il comunicato di giovedì scorso è chiaro nel suo dichiarare l’avvio di una sperimentazione che, nonostante le giuste osservazioni di Paolo Protti nel commento che abbiamo ospitato, è almeno un passo in avanti nel riconoscere pratiche più o meno diffuse. Effettivamente non c’è una grande novità nelle parole, si discute di “estate” e “multiprogrammazione” fin da quando sono bambino, però in uno scenario generale in cui di cambiamenti se ne vedono molti meno di quanto promesso, almeno nel cinema si sta muovendo qualcosa e credo sia importante che tutti lavorino al meglio per farli funzionare.

Sembra che uno streamer di Twitch, una piattaforma che se non conoscete dovreste conoscere, si sia addormentato e, svegliatosi dopo 3 ore, abbia trovato che 200 suoi followers lo stavano ancora seguendo. La notizia non è particolarmente interessante ma mi ha fatto sorridere il pensare che 200 persone che seguono un contenuto che costa davvero poco produrre non sia un numero poi così distante dai numeri che fanno alcuni insospettabili canali satellitari. Lo trovo un eccezionale esempio di quale sia la colossale differenza su cui non si insiste mai abbastanza tra il portare una persona al cinema e il veicolare contenuti attraverso un servizio di streaming gratuito o quasi. La coda lunga di un operatore di streaming gli permette di proporre anche cose di un livello qualitativo infimo e fare comunque minuti di visione.

Detto questo, nonostante il valore marginale di un contenuto sulle piattaforme di streaming sia tendente verso il basso, come volevasi dimostrare dal Sundance giungono notizie di acquisizioni milionarie che confermano le previsioni di apertura. L’esaustiva lista di tutte le acquisizioni pubblicata da The Wrap vede più volte Amazon tra i compratori milionari, ma anche molti altri nomi tra i principali compratori.

Viste le cifre in gioco e il movimento dato al mercato da queste acquisizioni non stupisce che l’atmosfera al Panel che il Sundace ha dedicato al rapporto tra cinema e streaming sia stata molto più distesa di quella che si respirava qualche anno fa.

Ed ora un po’ di commenti dai social su Il Primo Re, arrivate fino in fondo.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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