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Matinée della domenica di Cineguru #7

Dalle Nomination agli Oscar, con Netflix che gira l’ultima boa verso un traguardo particolarmente importante, al Sundance Film Festival. Salgono i prezzi dei servizi di streaming e si inizia già a parlare di stanchezza dei consumatori.

La settimana cinematografica si è aperta con l’annuncio delle Nomination agli Oscar e si chiude con l’inizio del Sundance Film Festival. Pur con i dovuti distinguo si tratta di due eventi che al di là della loro importanza culturale e commerciale sono carichi di significati simbolici che non credo sia il caso di stare a raccontare (Il Foglio ha dedicato un bell’articolo al mito del Sundance) e che acquistano un nuovo significato alla luce di alcune riflessioni che riguardano, ovviamente, le guerre dello streaming, argomento che monopolizza le riflessioni domenicali di questa settimana.

 

Alle Nomination degli Oscar abbiamo dedicato ieri una nostra infografica e in quel caso, una volta registrato il numero impressionante di Nomination cumulate di Disney+Fox, è chiaro che la riflessione ormai sedimentata riguarda le 10 statuette potenziali a Roma, film di Netflix, che gira l’ultima boa verso un traguardo che molti considerano garantito fin dalla premiazione a Venezia. Il significato simbolico di tutto il percorso di accreditamento intrapreso da Netflix e compiuto attraverso Roma viene poi suggellato dalla contestuale adesione della casa di produzione e definitivamente non più solo di streaming alla MPAA e ben sintetizzato nella dichiarazione del Chairman e CEO della MPAA Charles Rivkin che riconosce il ruolo di Netflix nello spingere avanti l’industria cinematografica e televisiva sia nel modo di raccontare storie che di raggiungere audience, ovvero che se content is king, context is queen e quando tra i due c’è intesa le cose funzionano al meglio.

“On behalf of the MPAA and its member companies, I am delighted to welcome Netflix as a partner,” […] “All of our members are committed to pushing the film and television industry forward, in both how we tell stories and how we reach audiences.”

Rispetto a questa dichiarazione e allo scenario di cui stiamo discutendo da un paio di settimane anche con il contributo di Michele Casula che vede una alta possibilità di convivenza, quando anche non un circolo virtuoso, tra streaming e cinema, suona davvero stonata la reazione degli esercenti americani, in particolare di AMC e Regal, di non proiettare ROMA all’interno delle abituali rassegne dedicate ai film nominati agli Oscar.

“The Regal Best Picture Film Festival showcases the Best Picture nominees that played in our theatres in 2018,” […] “For that reason, ‘Roma,’ a movie predominantly shown on TV, will not be included in our festival.”

Il significato del conflitto tra esercenti e Netflix, uno spin-off delle guerre dello streaming che dovremmo cominciare a considerare marginale nell’economia generale del settore, è implicito nella stessa dichiarazione di Regal quando sottolinea che il film è stato mostrato prevalentemente in TV: gli OTT e le piattaforme di streaming sono in guerra tra di loro per il dominio del mercato che prenderà il posto della TV, mentre il cinema al cinema, come ha saputo convivere con televisione e home video, ha caratteristiche distintive uniche che gli possono garantire un futuro sempre importante se saprà concentrarsi su queste, piuttosto che sul fare un dispetto a chi magari andrebbe volentieri a vedersi un film che lo merita al cinema.

Tornando al discorso iniziale che facevo sui simboli e passando al Sundance un articolo uscito in apertura di festival sottolineava quanto questa edizione abbia tutte le carte in regola per essere particolarmente significativa sul fronte dell’acquisizione dei diritti, ovvero le munizioni con cui i giganti dell’OTT, Netflix e Amazon Prime in testa, combatteranno questa guerra. Due anni fa le due piattaforme avevano frequentato il festival acquisendo molti e importanti titoli e lasciando quindi prefigurare una scossa significativa al mercato che però non ha trovato poi un seguito nella passata edizione.

L’aspettativa è che ora che lo scenario competitivo complessivo è molto più chiaro le piattaforme si contendano i migliori titoli indipendenti così come si contendono talent per la produzione di nuovi show e come la battaglia dei diritti si sta facendo sempre più forte anche sul fronte dei rinnovi delle library dei colossi dello streaming. Se qualche settimana fa aveva fatto discutere il prezzo pagato da Netflix per il rinnovo dei diritti su Friends, negli scorsi giorni si è cominciato a parlare di un altra serie molto importante per Netflix negli USA, The Office (da noi è invece presente su Amazon Prime) i cui diritti sono in scadenza e che potrebbero diventare molto onerosi perché di proprietà di NBCUniversal che, come sappiamo, ha appena svelato i suoi piani per lo streaming non nascondendo che, per dirlo con le parole di Steve Burke:

“As more and more content becomes available, I think a lot is going to be on our platform, but we will continue to sell on other platforms depending on the show, depending on the prices that we can command for those products.”

Certo il conflitto si svolge su tutti i livelli visto che anche se Netflix dovesse perdere The Office si è già portata a casa la produzione di un altra comedy scritta da uno dei suoi co-creatori, Greg Daniels, e con Steve Carrel, con una ambientazione davvero promettente:

The Space Force.

Mentre lievitano gli investimenti è cominciata forse troppo presto l’escalation dei prezzi dei servizi di streaming, si parla di un 150% in più negli ultimi tre anni considerando l’aumento appena annunciato da Netflix e inizia quindi già a confermarsi la tendenza che avevamo previsto.

The pattern is becoming clear: The more streaming players replace traditional cable and satellite companies, the more their prices, after a few services are paid for, mirror the same prices that drove people to cut the cord in the first place.

Si inizia quindi già a parlare di stanchezza dei consumatori per l’eccesso di abbonamenti, la “subscription fatigue”, con scenari in cui si aprono interessanti opportunità per gli operatori di connessione e fabbricanti di hardware per i cosiddetti bundle, ovvero aggregazioni di diversi servizi di streaming in pacchetti di abbonamento. Contestualmente anche questo nuovo settore è minacciato dallo spettro della pirateria. Ad esempio in Brasile si parla di oltre 2 milioni di TV Box che offrono l’aggregazione di decine di diversi servizi di streaming in quello che è già stato denominato lo streaming P2C — Pirate to Consumer.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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