Home > Distribuzione > Il decreto window: rivoluzione o restaurazione?

Il decreto window: rivoluzione o restaurazione?

Obbligo di passaggio in sala per i film italiani sostenuti dallo Stato, ma anche window ridotta per molti di essi. Proprio sicuri che sia un decreto contro Netflix e l’innovazione?

Si è parlato molto del decreto window (peraltro, non è ancora stato firmato in una versione definitiva e quindi non possiamo essere sicuri che i contenuti di cui parliamo non subiranno dei cambiamenti), spesso a sproposito e/o in maniera ideologica, quasi sempre da un punto di vista poco lungimirante. Vediamo di analizzarlo meglio. Per i film forti non cambia nulla, soprattutto per i film stranieri (nel senso che c’è un accordo di mercato che mira ai 105 giorni di window e rimane valido), che non fanno parte del decreto (e quindi, stiamo parlando dei titoli che, a seconda delle stagioni, formano circa il 70-80% del box office nostrano, considerando che la quota del cinema italiano nel 2018 sarà intorno al 21-22%). Per i film italiani, questa window sarà garantita per legge, quindi i titoli che otterranno più di 50.000 presenze dopo ventuno giorni di programmazione dovranno rispettare questa window, a meno che non vogliano rinunciare ai contributi pubblici (selettivi, tax credit, ecc.). Questa è una precisazione importante: l’obbligo vale solo se si prendono contributi pubblici (ovviamente, alla fine, è veramente difficile che ci siano film fatti senza prendere contributi, quindi in sostanza la norma riguarderà tutti i film italiani o quasi).

C’è un aspetto interessante. Si dice infatti che un’opera è ammessa ai benefici della legge se “programmata in sala cinematografica per almeno 60 proiezioni nell’arco di tre mesi decorrenti dalla data di prima proiezione, intesa come attività di proiezione al pubblico dell’opera per la sua intera durata, ivi inclusi i titoli di testa e di coda, a fronte di un titolo d’ingresso a pagamento”. In caso di documentari e cortometraggio, il numero minimo di proiezioni di cui al periodo precedente è ridotto a 30.

Se ci pensate, è un numero molto limitato di proiezioni (basta stare in quattro sale in un weekend facendo 4 spettacoli al giorno, per un documentario bastano due schermi, peraltro non è chiaro se le proiezioni a pagamento nei festival sono ‘utilizzabili’ per questo conteggio o meno). Difficile sostenere che un’opera che fa il minimo richiesto (veramente ridotto) sia “ideata, progettata, realizzata e diffusa, dal punto di vista Artistico, tecnico, produttivo, finanziario e promozionale, per la prioritaria visione in sala cinematografica”.

In sostanza, non cambia la situazione neanche per gli eventi, che dovranno rispettare una window di dieci giorni. Per fare un esempio, diciamo che Gomorra 3 sarebbe dovuto uscire in sala qualche giorno prima, visto che è passata solo 2-3 giorni prima della trasmissione su Sky Atlantic (ma non sarebbe stato certo un grosso problema anticipare). L’unica vera differenza è che gli eventi, per essere considerati tali, non possono più essere proposti nelle giornate di venerdì, sabato e domenica o festivi e non devono essere programmati per più di tre giorni. Qui sorge un dubbio: cosa succede per gli eventi che continuano la programmazione anche dopo i tre giorni canonici, situazione che avviene spesso per i prodotti di successo? E non c’è il rischio che alcuni contenuti – prioritariamente pensati per la televisione o lo streaming – passeranno come evento (ingolfando una situazione già affollata), non tanto perché credono nelle potenzialità commerciali della sala, ma per ottenere determinati contributi?

E veniamo al grosso cambiamento. Per un gran numero di film italiani si potrà avere una finestra ridotta di due mesi se si otterranno meno di 50.000 presenze dopo ventuno giorni e si è presenti in meno di 80 schermi (non è ancora ben chiaro se si farà affidamento su dati Cinetel o Siae, probabilmente questi ultimi).

In realtà, il vero vantaggio, è che i produttori potranno recuperare prima i loro investimenti (che è un vantaggio importante, sia chiaro). Ma difficile pensare che adesso film che non hanno raggiunto le 50.000 presenze (e quindi stanno sotto i 300-350.000 euro di incasso) saranno contesissimi da televisioni e piattaforme streaming. Perché la realtà è che tanti film italiani si pongono poco il problema di trovare un target di pubblico per i loro prodotti e questo si sente, non solo in sala.

Il paradosso riguarda gli esercenti, che per evitare un altro film in contemporanea su Netflix e nelle sale (come se fossero stati migliaia di casi e non solo quello di Sulla mia pelle), stanno accettando l’uscita sulle piattaforme dopo sessanta giorni circa 140-150 film italiani su 200 (stima approssimativa la mia, ma basata sull’attuale classifica del 2018 e quindi sicuramente non lontana dalla realtà), compresi importanti titoli da festival e/o con registi prestigiosi che non hanno ottenuto 50.000 presenze (in assoluto o anche solo nei primi ventuno giorni). Tra questi, figurano Nome di donna, La profezia dell’armadillo, La terra buona, Tito e gli alieni, La terra dell’abbastanza, Il bene mio, Figlia mia, Il vizio della speranza, solo per citare i più celebri.

Siamo proprio sicuri che abituare un pubblico d’essai (di solito più informato della media degli spettatori) che potrà vedere titoli di questo tipo dopo due mesi fuori dai cinema non sia un danno alle sale che li programmano? Perché le window di 60 giorni sono decisamente un incentivo (non fortissimo magari, ma con i margini ridotti di questi prodotti anche un piccolo danno può essere letale) ad aspettare e non andare al cinema.

Altra questione importante. C’è un’opportunità mancata per i piccoli titoli che usciranno su altri mezzi due mesi dopo l’arrivo in sala, ossia che non si potrà promuovere in anticipo la diffusione sui mezzi successivi alla sala. Questo significa dover spendere ulteriori soldi per questo lancio, cosa che l’uscita in contemporanea evita (e in effetti viene utilizzata molto bene da diverse realtà indipendenti negli Stati Uniti). Un aspetto importante: per le televisioni è sicuramente un vantaggio avere certi titoli prima rispetto a quanto avvenuto finora. Ma a quel punto, l’escalator classico utilizzato da realtà come Sky probabilmente andrà ripensato, per non fare magari affidamento solo sulle presenze, viste le window diverse che ci saranno.

In tutto questo, non si va a fondo del problema che sono i troppi film italiani e non saranno certo queste norme a risolverlo, perché 200 film italiani all’anno che sostengono di avere come obiettivo primario la sala non stanno proprio in piedi nella gran parte dei casi (come dimostra proprio il fatto che circa il 75-80% dei film italiani, a queste condizioni, usufruirà di una window ridotta di due mesi).

E c’è un problema sulla formazione dei giovani registi: da una parte si ammette che tanti film hanno bisogno di un sostegno con window ridotte, dall’altra che la forma artistica da sostenere assolutamente è il film. Siamo sicuri che se indirizzassimo una parte su contenuti diversi e più in linea con l’evoluzione del Mercato (in particolare, i contenuti brevi per il web) non faremmo un favore anche a quei giovani talenti, a cui non possiamo più raccontare che c’è spazio per centinaia (o migliaia, meglio dire) di registi di lungometraggi per la sala ogni anno?

Per il resto, non è il caso di scandalizzarsi. In molti paesi europei ci sono regolamenti solo per il prodotto nazionale oggetto dei benefici pubblici e d’altronde, se la nuova Legge prevede grandi sostegni alle sale, è anche normale che i film che hanno ricevuto il contributo possano essere ‘indirizzati’ verso questa strada. Ed è strano che una regola che riduce a due mesi le window per la stragrande maggioranza dei film italiani venga vista come anti Netflix e retrograda, quando nei fatti è decisamente vero il contrario. Insomma, stiamo percorrendo una strada che porta verso il cambiamento. Ma come spesso succede nel mondo del cinema italiano, “se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
Top