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Chi vincerà la battaglia dello streaming?

Netflix o Amazon? Disney o Warner? Apple o Hulu? L’offerta in streaming diventa sempre più forte e ricca...

Non c’è dubbio che le piattaforme online siamo impegnate in uno scontro senza esclusione di colpi, con miliardi di dollari investiti. Basti pensare al lunghissimo elenco di piattaforme SVOD (quindi, realtà che si vedono su abbonamento e non legate all’acquisto/noleggio di un singolo titolo) esistenti in America, come potete vedere a questo link (dove sono elencati solo i principali). Ma come è la situazione? E cosa aspettarsi per il (prossimo) futuro?

Un punto importante sarà capire a quante piattaforme ci abboneremo (e che percentuale di noi si abbonerà a 2/3/4 piattaforme). D’altronde, il fenomeno del cordcutting è legato principalmente alla volontà di ridurre i costi, quindi sarà importante per tutti (soprattutto chi investe) capire quale sarà il budget medio che il consumatore metterà a disposizione.

Invece di fare una classifica (come ha puntato a realizzare l’Hollywood Reporter il mese scorso), proviamo invece a dividere questi protagonisti e capire meglio le differenze.

I disruptors
Non c’è dubbio che Netflix sia in testa e di gran lunga. Parliamo tutti molto del suo debito (che è e rimane importante, su questo non ci sono dubbi), necessario per produrre sempre più contenuti originali, ma la crescita di abbonati (soprattutto fuori dagli Stati Uniti) al momento non rallenta e ha portato all’impressionante numero di 137 milioni. Anche se così non fosse in futuro (e sicuramente il tasso di aumento non potrà che rallentare, per ovvie ragioni), Netflix potrà sempre far quadrare i conti riducendo i suoi investimenti. Possiamo discutere se la società nei prossimi anni dominerà o meno il panorama dello streaming, ma di certo rimarrà uno dei protagonisti principali.

Amazon è fortissima e non tanto/solo per una questione di contenuti, ma perché ha un enorme vantaggio: non vive di abbonamenti allo streaming. O meglio, i suoi contenuti video vengono forniti gratuitamente a chi paga per Amazon Prime e quindi si ritrova nella posizione per cui può considerarsi un loss leader. Detto questo, quando si fanno scommesse come un miliardo di dollari di probabili investimenti per Il Signore degli anelli, non si può più scherzare ed è ovvio che la dirigenza si aspetta un miglioramento notevole nei prossimi anni.

C’è ovviamente incertezza su Apple. Ma l’assunzione di professionisti come Jamie Erlicht e Zack Van Amburg, effettuata l’anno scorso, fa capire che la voglia di investire al momento c’è. Ed è chiaro che la prima società al mondo a raggiungere una capitalizzazione in borsa sopra il miliardo di dollari non punta a fare da gregario. Di sicuro però Apple è in ritardo e dovrà darsi da fare per recuperare il terreno perduto, anche sul fronte dei contenuti di archivio (perché non si può pensare di lanciare un servizio streaming solo con delle produzioni originali, che ovviamente all’inizio sarebbero pochissime).

L’articolo dell’Hollywood Reporter considera in maniera molto negativa le offerte di Youtube e Facebook. E’ assolutamente vero che la situazione attuale non è rosea e sicuramente stiamo parlando di due piattaforme che non hanno abituato i loro utenti (un numero enorme) a pagare per i contenuti, visto che hanno sempre optato per il mercato della pubblicità gratuita. Tuttavia, quando si ha un seguito così imponente, non è il caso di dare per scontato che la lotta allo streaming non possa diventare anche cosa loro…

Le Major
Sappiamo che si chiamerà Disney+. Sappiamo che sarà attivo a fine 2019 (anche se non è chiaro se in tutto il mondo o se prima negli Stati Uniti). E’ evidente che quando una società domina il Mercato delle sale cinematografiche con brand come Pixar, Marvel, Star Wars e le principesse Disney (in attesa di aggiungere ‘cosette’ come Avatar, X-Men, Deadpool e i film da Oscar di Fox Searchlight), avrà un impatto notevole anche per quanto riguarda lo streaming. Ma a che livello? Come uno dei principali concorrenti di Netflix (questo sembra scontato)? O addirittura, come realtà in grado di superarlo? Tutto dipenderà da quanto si investirà e quali contenuti verranno inseriti (e con quali ‘finestre’ rispetto all’uscita in sala) fin dalla nascita di Disney+. Sarà una partenza con il botto o più lenta?

Capitolo Warner. Un aspetto importante di Warner è anche avere una realtà fortissima come HBO al suo interno. I servizi si potranno fondere? O saranno separati, un po’ come avverrà per Disney e Hulu (che ospiterà i contenuti meno family oriented)? Intanto, la chiusura di Filmstruck ha tolto un dubbio. Non dimentichiamoci ovviamente di Comcast (quindi Universal) che peraltro potrà sfruttare in importanti Paesi europei (Regno Unito, Germania, Italia) l’acquisizione di Sky. Ma su questa realtà c’è sicuramente ancora da aspettare un po’.

Le realtà locali
Tante realtà le conosciamo poco e – da italiani – non le vedremo mai, come per esempio la CBS, Showtime o AMC (mentre è probabile/possibile che la già citata Hulu possa espandersi all’estero, aspettiamo novità dalla Disney).
Noi ovviamente abbiamo Sky, che chiaramente (e giustamente) non ha intenzione di offrire tutto il suo pacchetto a prezzi da Netflix. Altre realtà come Timvision hanno dimostrato di voler mettere cifre importanti sul cinema e la serialità.

E, in effetti, queste e altre realtà hanno sicuramente voglia di investire, ma non è facile farlo in un panorama in cui ci si scontra con questi colossi, anche perché non è semplice capire che dimensione possano aspirare a raggiungere questi servizi contro realtà come Netflix o Amazon. Per il bene di tutti noi, auguriamo alle realtà italiane buona fortuna…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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