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Sulla mia pelle: un caso che fa scuola?

Sta facendo molto parlare di sé l’operazione di uscita in contemporanea di Sulla mia pelle. Cerchiamo di capirla meglio...
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Non c’è dubbio che abbia fatto molto scalpore (e per tanti motivi diversi) l’arrivo di Sulla mia pelle, film che è possibile vedere in un centinaio di sale italiane, ma anche su Netflix (come ha fatto il sottoscritto). Vediamo di analizzare alcuni aspetti importanti.

Risultati economici del film. Qui vanno fatti due discorsi distinti, che possono sembrare contraddittori. La media e in generale gli incassi ottenuti in questa situazione (200.204 euro e una media di 2.383 euro nel fine settimana, 244.479 euro complessivi nei cinque giorni, considerando il debutto di mercoledì), considerando la mancanza di sale e piazze importanti, sono strepitosi. Il risultato complessivo conquistato, benché buono per una pellicola d’autore italiana di questo tipo, non cambia il Mercato italiano, nel senso che non stiamo parlando di una cifra sconvolgente.

Non vada vista come una critica. Semplicemente, l’incasso ottenuto è il massimo che si poteva ottenere da un’operazione del genere, ma non può certo competere con risultati importanti di altri titoli. Va detto, andando nello specifico, che la pellicola ha funzionato ovviamente benissimo a Roma (dove ha conquistato 83.940 euro nei primi cinque giorni, sostanzialmente un terzo di tutto l’incasso), ma ha fatto faville anche in altre situazioni. I dati di Milano sono notevoli (22.951 euro), considerando che i cinema più importanti (come l’Anteo) non lo hanno programmato. È straordinario il dato di Torino (15.488 euro), terza piazza per incasso e tutto grazie al solo cinema Ambrosio. Ma, soprattutto, in un panorama in cui la provincia italiana non va quasi mai a vedere titoli d’autore, questo film è un’eccezione incredibile. Pensiamo a città come Perugia (5.491 euro), Fano (4.847 euro), Senigallia (3.748 euro), Mestre (2.982 euro), ma i dati sono notevoli ovunque. E ovviamente la tenitura non è certo finita, anzi.

L’operazione è stata un successo? Ovviamente, questo lo sanno solo i produttori e il distributore, impossibile per chiunque giudicare senza conoscere le cifre dell’accordo con Netflix. Ma di sicuro, come abbiamo scritto sopra, l’impressione è che sia stato ottenuto il massimo, peraltro forse ‘aumentando’ questo massimo con una campagna mediatica in cui la collaborazione con Netflix (e le relative polemiche) hanno fornito una grande attenzione mediatica.

Questione importante e che sta facendo pensare molto in questi giorni: le proiezioni gratuite non autorizzate. Il problema che quando una cosa è in streaming in contemporanea, è anche subito facilmente piratabile. Anche qui, va detto che siamo di fronte a un caso sui generis, visto che certo non si organizzano decine di proiezioni gratuite di qualsiasi film ‘normale’, ma solo di prodotti sociali di un certo tipo. Di sicuro, lascia perplesso vedere come molte persone siano convinte che basta ‘informarsi’ (in questo caso, vedendo il film) per esprimere il loro impegno sociale, mentre evidentemente si ritiene che mettere i propri soldi su un film con un tema importante non sia utile anche per vederne prodotti altri.

E questo mi porta anche a un discorso che faccio da anni. Si sente spesso dire che le uscite in contemporanea dovrebbero servire a sconfiggere la pirateria, consentendo di avere un film che magari non è reperibile perché non è più in sala e che però non è ancora arrivato in home video. Bene, le proiezioni gratuite alla Sapienza sono sicuramente un evento eccezionale, ma se un prodotto passa in streaming, state tranquilli che diventa facilmente piratabile e in ottima qualità fin da subito. Non è che si rischia di dire alle persone: tranquilli, i film che pensavate di vedere al cinema li potrete avere gratis a casa (e non di pessima qualità, anzi)?

Qui va fatta un po’ di chiarezza. È ovviamente impossibile dire quanto le proiezioni pirata pubbliche (ben diverse, comunque, dalla pirateria fatta dal singolo) incidano sull’incasso. Certo, Netflix non andrà fallita per questo. Ma se un produttore deve mettere in conto che, oltre alle difficoltà normali di fare una pellicola così complessa e difficile, dovrà fronteggiare anche questo tipo di pirateria, allora sarà un ulteriore motivo per puntare sull’ennesima commedia. E non è che un discreto incasso in sala (come è stato finora) deve farci dire “va bene, adesso la pirateria non crea più problemi, il produttore ha recuperato l’investimento”, perché il produttore deve cercare di ottenere il massimo, che gli permetterà di equilibrare anche i prodotti che non funzionano (e in generale, tutti i costi di una struttura e i suoi dipendenti). Di sicuro, per un paradosso tipicamente italiano, la multinazionale Netflix ha sostenuto economicamente un film di impegno civile, gli attivisti che vogliono la verità su Cucchi lo hanno danneggiato. E piantiamola con la favola della visibilità: se i produttori volessero visibilità a tutti i costi (e non ritornare dell’investimento fatto e poi guadagnarci), metterebbero i loro film gratis su Youtube.

E veniamo alla domanda fondamentale: questa operazione deve essere considerata un modello? No, non può esserlo, perché troppo particolare il film e tutto quello che c’è dietro. Per capirci, se tra un anno l’uscita in contemporanea sala e Netflix di film italiani fosse diffusa, il dato di Sulla mia pelle non significa automaticamente che tutto il resto funzionerà così bene. E il rischio è abituare lo spettatore ad andare in sala solo per grandissime produzioni spettacolari, che è fondamentale vedere con grande schermo e audio di alto livello.

Anche un film come Roma uscirà in sala in questo modo massiccio? Per farlo, dovrebbe trovare un distributore italiano, ma a che condizioni? Non sarebbe facile per un distributore italiano guadagnarci, considerando che non potrà usufruire di nessun altro sfruttamento che non siano i cinema. E non sarà facile riottenere un numero importante di sale, in una situazione in cui l’esercizio è già in fibrillazione.

A questo proposito, non c’è dubbio che chi non può cantare vittoria, sono le sale. Decisamente divise al loro interno tra chi ha continuato una politica di totale rispetto delle window (va detto, anche con coerenza con quanto fatto finora) e chi invece ha deciso di non perdere questa occasione. Il mestiere dell’esercente in questo periodo non è facile e merita tutto il nostro rispetto. Va detto però che un fronte dei cinema così spaccato non aiuta nessuno, in primis le sale stesse, ma non solo. Di certo, un panorama in cui un certo numero di cinema dovessero chiudere per un calo degli incassi (provocato anche da una maggiore offerta in contemporanea), in un Paese in cui le sale sono già meno del necessario, non aiuterebbe nessuno…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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