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INTERVISTA A ENRICO FERRARI

Cosa ci aspetta dal futuro della tecnologia di proiezione? Ce lo spiega Enrico Ferrari, dirigente di Sony Professional Europe

Qual è la situazione della digitalizzazione in Italia e quali sono le prossime sfide per il futuro?
Enrico Ferrari (Regional Sales Head Central Eastern & Southern Europe Theatre Solutions, Sony Professional Europe): La digitalizzazione in Italia si è sostanzialmente completata a fine 2015. Con la Spagna, siamo stati gli ultimi due Paesi occidentali a raggiungere questo obiettivo, il che significa che c’è un aspetto negativo nell’essere arrivati più tardi, ma anche uno positivo, quello di avere un parco macchine più aggiornato. Io sono arrivato in Sony nel 2012 e a quel tempo metà delle sale erano digitalizzate, quindi il lavoro è stato sull’altra metà del Mercato. Noi, a differenza degli altri, abbiamo deciso di puntare solo sul 4k e in effetti dei 600 schermi di Sony in Italia più di 500 sono dell’ultima generazione. Passiamo dal lavoro con i multiplex, con catene come Vue, al 4k per il Cinema dei piccoli di Roma, il più piccolo del mondo con 63 posti.
La grande novità attualmente è la tecnologia laser, che si differenzia non tanto per una questione di
prestazioni, ma perché non richiede più la sostituzione delle lampade all’interno dei proiettori. Per
spiegarvi meglio: nelle nostre macchine di ultima generazione sono presenti un minimo di 4 lampade – questo in modo che se una si rompe la proiezione non si interrompa e si possa cambiarla con tranquillità e in modo molto semplice a fine giornata. Ma per capire il livello del laser, basti dire che con questa tecnologia dopo 35.000 ore di esercizio (quindi una decina di anni) la luminosità di proiezione diminuisce solo del 20% e questo è un innegabile beneficio operativo. 
Il futuro sono comunque gli schermi Led. Siamo abituati a un contrasto di 10.000:1, in quel caso
invece è 1.000.000:1. Inoltre potremo eliminare la cabina di proiezione. Non accadrà presto, ma la
tecnologia è pronta. L’abbiamo venduta, ad esempio, nel settore automotive a gruppi internazionali
leader di mercato, quindi è chiaro che i costi sono ancora importanti per ora, ma in futuro saremo in
grado di offrire configurazioni adatte alla capacità di spesa di un cinema.

Come fa un esercente a trovare l’equilibrio ideale tra la necessità di avere macchine aggiornate e
la sua capacità di spesa?

Per noi è importante che i costi di mantenimento siano bassi. Come Sony abbiamo una lineup
completa di soluzioni con lampade e laser, quindi la scelta dipende dalle situazioni e dagli esercenti.
Cerchiamo di offrire qualsiasi soluzione e a prezzi diversi, consigliando al meglio i clienti. Un prodotto deve essere accessibile, non basta fare una presentazione spettacolare di un qualcosa che
l’esercente non è in grado di comprare. Inoltre, consigliamo di non sostituire i proiettori troppo
presto, per esempio dopo cinque anni. Meglio pensare a programmi a 10 anni e, dopo che sono
passati 8-9 anni, iniziare a ragionare su cosa fare. Non bisogna spendere i soldi inutilmente, ma
avere un approccio più imprenditoriale e meno emotivo. Quello che dico sembra andare contro il
mio interesse, ma se sei corretto, continui a lavorare con il cliente, altrimenti lo perdi. È tutto molto
diverso dal 35mm, che è durato più di un secolo e che cambiavi solo se si rompeva. Io ho lavorato in
Kodak per 13 anni, la pellicola la conosco, ma era un altro mondo. 

Cosa pensi dell’offerta dell’esercizio in Italia e per esempio della scarsità di Imax?
La mancanza di Imax e, in generale, la difficoltà a far pagare un prezzo più alto per vedere cose
diverse sono una caratteristica dell’Italia e della Spagna. Tuttavia, se parliamo di questa esperienza
cinematografica, i numeri sono ancora molto bassi, perché gli Imax ufficiali sono circa 6 in Europa e
rimangono dei fenomeni molto piccoli, anche perché non sono integrati con la distribuzione dei film.
La mia opinione personale è che bisogna provare ad alzare il livello standard del cinema, senza
cercare nicchie di mercato pur interessanti, ma che rimangono sempre delle nicchie. Lo abbiamo
visto con l’abbandono del 3D, dovuto al fatto che le persone non vogliono pagare qualcosa in più
senza avere qualcosa in più. Avatar lo vedono tutti in 3D, ma i film convertiti in 3D no. Mi viene da
dire che, se si voleva uccidere il 3D e mortificare la qualità dell’immagine abbassando la luminosità
delle lampade, è stato fatto un ottimo lavoro.

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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