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Cosa succederà alla Weinstein Company?

La società dei fratelli Weinstein è in grossa difficoltà dopo le accuse al suo fondatore, Harvey Weinstein. Finirà in bancarotta?
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Non fatevi ingannare dal titolo della notizia di Variety. Sì, è interessante sapere dove andrà a finire Paddington 2 negli Stati Uniti e quale distributore lo farà vedere agli americani. Ma quello che è più importante, è capire cosa succederà alla Weinstein Company dopo le pesantissime accuse e denunce arrivate contro Harvey Weinstein.

Infatti, la Weinstein Company, da quanto riporta Variety, avrebbe 500 milioni in debiti e obbligazioni, situazione resa ancora più drammatica dai tanti progetti (come quelli che aveva con Amazon) che sono stati bloccati dopo l’inizio dello scandalo e dalla difficoltà enorme a trovare talent che vogliano lavorare con loro in questo momento.

E anche la semplice operatività quotidiana è messa in pericolo dalla mancanza di liquidità. La società sta infatti negoziando un prestito tra i 20 e i 35 milioni di dollari, per consentire di proseguire l’attività in questo momento. Ma diversi insider sentiti hanno sostenuto che il prestito è decisamente improbabile e che potrebbe complicare le cose in caso di una richiesta di Chapter 11 (una sorta di concordato preventivo in caso di bancarotta), visto che richiederebbe di utilizzare la library televisiva e cinematografica come garanzia, library che è già stata sfruttata come garanzia per altri prestiti. C’è poi chi sostiene che già all’inizio della prossima settimana la Weinstein Company possa avviare la procedura di protezione prevista dalle leggi sulla bancarotta.

Anche perché, come sostiene l’Hollywood Reporter, un ulteriore problema economico potrebbe arrivare dalle cause delle donne che accusano non solo Harvey Weinstein, ma l’intera società di negligenza e quindi di aver avuto un ruolo nel favorire la condotta del loro celebre socio. Accusa non semplice da provare, ma sicuramente la bancarotta sarebbe un’opzione che bloccherebbe le cause in corso, anche se ha il suo lato negativo. In effetti, una procedura di bancarotta porterebbe i fratelli a perdere il controllo della società e così chi se ne occuperà avrebbe maggiori possibilità di indagare su eventuali comportamenti scorretti.

Tutto questo ci è utile anche per dire una cosa: chiunque sostenga (e non mancano anche in Italia) che la situazione di Weinstein e le accuse che gli sono piovute nelle ultime settimane dipendano da un complotto per rilevare la sua società(e magari partito dalla Casa Bianca), vaneggia terribilmente. Nessuno sano di mente darebbe vita a un piano che porta una società sull’orlo del fallimento. Qual è, in effetti, il vantaggio di rilevarla, visto che è diventata tossica? Senza contare, ovviamente, che lo scandalo è scoppiato grazie agli articoli del New York Times e del New Yorker, non esattamente testate vicine al Presidente in carica. In questa situazione, la cosa più probabile è che si possano vendere alcuni asset della società, in particolare la library e magari anche qualche progetto. Ma è molto difficile essere ottimisti sul futuro della Weinstein Company…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi

Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

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