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Ma davvero all’estate americana servivano i film originali?

Come sempre quando le cose al box office vanno male, ci si lamenta dei troppi sequel e si chiedono più film originali. Ma la realtà è ben diversa...

L’articolo dell’Hollywood Reporter non ha molti dubbi, fin dal titolo “Summer Box Office Suffers Historic Decline in U.S.” (“Il box office estivo subisce un calo storico negli Stati Uniti”). In effetti, i numeri sono negativi. Secondo le stime, il botteghino sarà di circa 3,78 miliardi, la prima volta dal 2006 che non si raggiungeranno i 4 miliardi. Insomma, è crisi?

Intanto, c’è ovviamente un problema di fondo: i film americani ormai vengono fatti per il Mercato mondiale (e soprattutto, l’Asia, con la Cina che ha un’importanza notevole e ce l’avrà sempre di più). Quindi, molto francamente, il calo nei cinema americani questa estate, scusate il cinismo, è un problema soprattutto degli esercenti americani, ma molto meno delle major di Hollywood (che comunque, a scanso di equivoci, sono ben contente se il film funziona anche in America).

Poi, ovviamente, come cerco di far capire nelle mie analisi del box office italiano, non è mai corretto basare troppo i propri giudizi su un periodo limitato, come può essere un’estate o un anno intero. Troppi i fattori occasionali che possono cambiare le cose in un periodo ristretto, a cominciare dai film. D’altronde, nel 2016 il botteghino americano estivo aveva portato quasi 4,5 miliardi di dollari. Possibile che si faccia un incasso ottimo nel 2016 e poi il 2017 sia l’Apocalisse? No, anche perché, come sempre, la differenza la fanno i film. Nel 2015, c’era i 652 milioni di Jurassic World. L’anno scorso, Alla ricerca di Dory e Captain America: Civil War avevano fatto insieme 900 milioni. Se pensiamo che titoli importantissimi (e costosi) come La mummia e Valerian hanno fatto 120 milioni, basta questo per capire la differenza. Semplicemente, troppi titoli quest’anno non hanno funzionato come si sperava.

Quali però? C’è chi (non l’articolo dell’Hollywood Reporter citato, ma per esempio Variety) è convinto che il problema sia la mancanza di film originali e l’eccesso di sequel e franchise in generale. Ecco, su questo lo possiamo dire chiaro e tondo: è una cretinata. Basta vedere cosa ha funzionato e cosa no. Dei primi nove incassi dell’estate americana, soltanto uno (Dunkirk) è un prodotto che possiamo considerare originale. Degli altri 8, 6 sono sequel, uno è un reboot di un personaggio che vediamo nel suo sesto film (Spider-Man: Homecoming) e l’altro un film all’interno del franchise DC e con un personaggio lanciato in maniera forte da Batman V Superman (Wonder Woman). Alla faccia dell’originalità…

Chi è invece che ha dato i risultati più deludenti? Non c’è dubbio che i dati di Valerian (benché sia un film che non puntava troppo sul mercato americano), siano quelli più problematici, con i suoi 39 milioni di dollari incassati. Ma anche King Arthur, La mummia e La torre nera, ossia tre progetti non sequel e che avrebbero dovuto lanciare dei nuovi franchise (nel caso del Dark Universe, ovviamente rimane in piedi, vediamo il prossimo progetto La moglie di Frankenstein), non possono soddisfare. Così come (anche se il budget limitato lo rende comunque un’operazione che porterà dei profitti) il caso di Atomica bionda, forse la novità più intrigante di questa estate (assieme a Baby Driver), e i suoi circa 50 milioni di dollari incassati, dimostrano che non è facile ottenere risultati record con un prodotto particolare e intelligente. Insomma, è evidente che lamentarsi dell’eccesso di sequel quando alcuni dei film più deludenti – a livello di botteghino – dell’estate non lo sono, sa tanto di discorso ideologico e poco concreto…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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