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E se la piantassimo con il gratis?

Soprattutto in questo periodo, abbondano gli eventi cinematografici gratuiti. E se fossero dannosi per il nostro settore?

Era un articolo che andava scritto da tempo, ma ho capito che era il momento giusto quando ho letto un’intervista. Pochi giorni fa, il responsabile di un festival locale raccontava con orgoglio che, mentre le sale tradizionali in questo periodo sono vuote, la piazza che ospitava il suo Festival si riempiva ogni sera. Il problema è tutto lì. In primis, bella forza riempire le piazze offrendo gratuitamente non solo i film, ma anche i protagonisti e i registi degli stessi, peraltro in un paese che certo non ha gli appuntamenti culturali di Roma o Milano. E poi, l’orgoglio con cui si sostiene che si fa vedere cinema alle persone, come se non vedessero mai film in vita loro.

Chi fa cinema in Italia ha spesso una formazione tale, per cui non si limita a pensare soltanto a portare profitti e a far crescere un’industria importante, cosa che peraltro significa anche aumentare i posti di lavori (e quindi, migliorare la situazione del nostro Paese, visto che la disoccupazione è effettivamente uno dei problemi maggiori). No, il nostro settore vuole educare gli spettatori, farli diventare cittadini più istruiti e – visto che siamo ambiziosi – far diventare il mondo un posto migliore grazie al cinema. E’ evidente poi che questa ideologia porta ad aberrazioni come i due euro, per cui ogni mezzo è positivo se aumenta la frequentazione dei cinema (anche diminuire gli incassi e di conseguenza mettere in difficoltà gli esercenti). Vi ricordate qual era lo slogan più utilizzato in quel periodo? “Riportiamo la gente al cinema”, come se non ci fosse più pubblico. Tutto questo porta a tanto, troppo cinema gratis, soprattutto durante l’estate. Che è lo sforzo (evitabile e criticabile) di portare il cinema alle masse con ogni mezzo necessario, perché si parte dall’idea che vedere cinema (in sala e solo in sala, gli altri metodi non sono sufficientemente ‘degni’) fa bene e bisogna favorirne il consumo, in modo che la società migliori.

A questo punto, arriverà qualcuno che mi parlerà delle difficoltà delle famiglie, che il cinema è troppo caro e che bisogna aiutare il pubblico ad andare al cinema. Tutto bellissimo in teoria, ma con due grossi problemi. Senza sembrare cinici, cerchiamo di fare chiarezza in maniera rispettosa. Non c’è dubbio che in Italia ci sia una fetta di popolazione in difficoltà economica. Ma quando si parla di difficoltà, quella vera è fare la spesa, pagare l’affitto e i libri di scuola. Il cinema non ha assolutamente questa importanza, è un bene non fondamentale, un intrattenimento (che può essere anche un intrattenimento culturale) e come tale va trattato. Non possiamo pensare che il settore cinematografico sia l’unico che deve abbassare i propri prezzi, mentre concerti, teatri, libri, abbonamento Sky o il costo di un iPhone rimangono invariati (e quasi sempre con costi molto più alti). Perché?

A proposito di iPhone, arriviamo al secondo punto, il valore percepito. Quando Steve Jobs presentava l’iPhone per la prima volta, diceva “potrete avere tutto questo per soli 599 dollari”. E all’epoca sembrava un prezzo altissimo per un ‘telefono’. Eppure, il messaggio di Jobs era chiaro: vi diamo qualcosa di valore enorme a un prezzo irrisorio. Che siate d’accordo o meno, non importa, Jobs era convinto di aver creato qualcosa di spettacolare e lo ‘prezzava’ in maniera adeguata. Noi invece portiamo in sala film da 200 milioni di dollari, in cinema che magari hanno visto costosissimi interventi di ristrutturazione e che facciamo? Mercoledì a due euro! Secondo voi, ci sarà un motivo per cui la Apple è la società con i maggiori profitti del mondo e il mondo del cinema italiano non se la passa bene?

Altro punto, ci lamentiamo sempre che la pirateria toglie risorse al nostro settore. Tutto vero. Ma sulla pirateria non è facile trovare una soluzione: conoscete un Paese al mondo che abbia risolto brillantemente il problema del controllo dei contenuti online (a parte le dittature, ma quelle non sono interessate ai diritti d’autore)? Ma un’altra forma di pirateria ce la facciamo da soli e si potrebbe tranquillamente evitare. E’ appunto quella della concorrenza a bassissimo costo che si fa con iniziative come il mercoledì a due euro o i tanti eventi/festival che propongono appuntamenti culturali di ottimo livello (film più ospiti importanti) gratuitamente. Perché il pubblico, tra qualcosa di ottimo livello e gratuito e qualcosa che ha un costo e di buon livello (considerando che le proiezioni di Spider-Man: Homecoming o Wonder Woman non ti portano in sala il protagonista) dovrebbe preferire la seconda opportunità?

Da tanto tempo, sono un grande fautore dell’iniziativa francese (che, va comunque ricordato, in patria ha anche dei detrattori, tra distributori ed esercenti) che prevede l’ingresso a 4 euro per tutti gli under 14, in qualsiasi giornata e per qualsiasi film. E’ un’iniziativa positiva per diversi motivi. Aiuta – senza svendere brutalmente il cinema – le famiglie ad andare al cinema, un pubblico importante e che permette di trasmettere l’amore per il cinema di generazione in generazione. E ovviamente costruisce il pubblico di domani, ma solo fino a una certa età, visto che poi si parla di adolescenti, che spendono i soldi autonomamente. E’ per questo che sono contrario a chi vuole estendere gli sconti al di là di questa soglia di età, perché non credo assolutamente che un quindicenne con lo smartphone in tasca non abbia modo di pagare 7 euro una o due volte al mese per andare al cinema. E se il cinema non è una sua priorità, chiediamoci perché non gli interessa, e non propendiamo invece per darglielo a pochi euro, facendogli pensare che ha ancora meno valore. Insomma, il cinema a 4 euro per gli under 14 è la soluzione giusta.

Ma non oggi. In questo periodo, dopo la sbornia dei due euro, insistere sulla leva del prezzo significherebbe mandare un messaggio pericolosissimo. Significherebbe, insomma, dire che il cinema vale poco e che l’unico modo che ha di interessare il pubblico è abbassare costantemente i prezzi, provocando invece l’effetto contrario. Invece, ora si deve lavorare su una campagna stampa in cui tutte le associazioni fanno capire qual è il vero valore del cinema, si fanno presenti i costi della digitalizzazione, si fa capire che tanti cinema – anche grandi circuiti – da maggio ad agosto di base perdono soldi (e non dico per dire) e che se si vuole la qualità, questa ha un costo. E si inizia a ribattere duramente a chi sui mass media continua a parlare di biglietto troppo caro.

A proposito, sapete qual è stato il prezzo medio del biglietto considerando tutti i biglietti venduti nel 2017 in Italia? 6,13 euro. Che non è gratis, ma sicuramente è un prezzo accessibile a tutti…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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