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Dove sta andando Screening Room?

Presentato più di un anno fa, il servizio di Sean Parker avrebbe dovuto rivoluzionare l’industria. Ora, si inizia a parlare di un possibile flop...
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Sembra proprio che chi, un anno fa, dubitava del successo di Screening Room abbia avuto ragione. La nuova creatura di Sean Parker, fondatore di Napster e tra i maggiori azionisti di Facebook, puntava a portare i nuovi film di Hollywood in day and date nelle case delle persone, con un grande controllo per quanto riguarda la pirateria (almeno, nelle promesse, ma queste le fanno tutti, poi a mantenerle…) e a un costo di 50 dollari a film.

Come analizza questo articolo di Business Insider, i problemi che sta avendo Screening Room (che vede tra i suoi soci/sostenitori anche grandi registi come Steven Spielberg, Peter Jackson – che si è speso molto pubblicamente per difendere questa piattaforma – e J.J. Abrams) sono molteplici e alcuni, effettivamente, erano prevedibili. Vediamoli:

– Screening Room parte da zero. Ci sono ovviamente altri partner più affidabili e sicuri, che significa non dover fare nulla per creare una nuova piattaforma. iTunes, per esempio, che da tempo discute con i distributori della possibilità di portare i film sulla propria piattaforma due settimane dopo che sono usciti in sala (periodo in cui i più grandi blockbuster ottengono la maggior parte dei loro incassi nei cinema). Perché qualcuno dovrebbe affidarsi a una struttura ‘proprietaria’, dando così un potere enorme a chi la detiene?

– Premi agli esercenti. Il piano di Parker era di dare, sui 50 dollari richiesti a ogni visione di film, 20 dollari a un cinema convenzionato, più due biglietti del cinema più vicino a chi compra il film in questo modo. Ma la fonte citata da Business Insider non ha dubbi: “Se Screening Room vuole pagare le sale utilizzando la loro parte dei profitti, facciano pure. Noi non divideremo nulla con i cinema”. Una soluzione che sarebbe comunque veramente difficile, visto che nel piano iniziale dei profitti la quota di Screening Room era del 10%, quindi di 5 dollari (ed è complicato tirar fuori 20 dollari da 5, cosa che peraltro porterebbe a zero qualsiasi entrata per Sean Parker e soci). Inoltre, anche la condivisione dei profitti con i cinema era veramente difficile da definire. Quali sale ne avrebbero dovuto beneficiare? Se un cinema si rifiuta di proiettare un film che è disponibile su Screening Room, ha comunque diritto alla sua quota? Insomma, un bel casino.

– Nessuno garantisce che il nuovo sistema permetta gli stessi incassi di quello attuale e che invece non faccia collassare le sale, senza d’altro canto portare profitti sufficienti alle major per recuperare quanto si perderebbe dallo sfruttamento nei cinema. Questo, ovviamente, non è certo un difetto di Screening Room, ma di qualsiasi sistema (nuovo o già esistente) voglia portare i film nei salotti in tempi brevi.

Insomma, come dice l’articolo, più che preoccuparsi di Screening Room, la prima questione è creare una nuova window per il cinema e poi da lì dedicarsi alle piattaforme che se ne occupano (e di sicuro, non potrebbe essere solo una, per semplici ragioni di antitrust). Al momento, si dice che Fox e Warner Bros. stiano considerando un costo di 30 dollari per presentare i film in streaming dopo che sono usciti in sala da 30 giorni, mentre altre major hanno proposto opzioni leggermente diverse. Unica società che non è interessata a ridurre le window per il theatrical, è la Disney. Insomma, ci saranno novità sul fronte window? Sicuramente. Ma non è detto che riguardino Screening Room…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi

Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

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