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Qual è il futuro di Netflix?

La chiusura di Sense 8 ha fatto molto discutere gli appassionati della serie. Ma non è che su Netflix siamo caduti in un grosso equivoco?

Partiamo dalle basi. La settimana scorsa Reed Hastings, amministratore delegato di Netflix, ha dichiarato che nel futuro della società ci dovranno essere più serie nuove coraggiose e, di conseguenza, anche più cancellazioni. Tutto questo poco dopo aver annunciato la fine di una serie di culto come Sense 8, che ha lasciato i fan stupiti e amareggiati, considerando che la seconda stagione era terminata senza che quasi nessuna delle storie arrivasse a una conclusione, come se si desse per scontata una terza stagione (questo, indubbiamente, un errore dei creatori).

E qui arriviamo all’equivoco di cui accennavo sopra. La domanda che ci dovremmo porre tutti è: cosa ci aspettiamo da Netflix? Forse, in questi anni, ci si è concentrati molto su due aspetti: innovazione e grande libertà agli autori. Vediamoli insieme.

Per quanto riguarda il primo punto, non è che confondiamo la rivoluzione tecnologica portata da questa azienda e pensiamo che anche a livello narrativo i suoi prodotti siano rivoluzionari? In realtà, se pensiamo ai film e alle serie di Netflix, è veramente difficile trovare qualcosa di rivoluzionario. Diverse cose interessanti, alcune belle/molto belle. Ma forse gli aspetti più innovativi vengono da aspetti minori, come il lancio di una sorta di nuovo genere, ossia il documentario seriale (chi ha visto Making a Murderer o il recente The Keepers, sa bene di cosa parlo). Ci sono poi aspetti interessanti come reality e serie tratte da videogiochi, anche se sono più evidenti nei cataloghi offerti da Netflix negli Stati Uniti e in Giappone. Per il resto, benché possiamo solo fare congetture, visto che l’azienda non rende pubblici i propri dati, le due serie che hanno creato almeno il maggiore buzz (e sicuramente il miglior rapporto ascolti/costi) nell’ultimo anno su Netflix (portando rapidamente all’annuncio di una seconda stagione) sono state Stranger Things e 13. Sicuramente ottime per come sono riuscite a intercettare il loro pubblico di riferimento e per la capacità di generare discussioni importanti (soprattutto, per ovvie ragioni, la seconda). Ma di rivoluzionario forse non c’è molto, almeno se confrontiamo il loro catalogo con quello di altri.

Tra il 1997 e il 2004, solo per citare il periodo d’oro effettivamente rivoluzionario di questo canale via cavo, la Hbo ha tirato fuori serie/miniserie come queste (e sto citando solo le più illustri/acclamate): Oz, I Soprano, Sex and the City, Six Feet Under, Band of Brothers, The Wire, Angels in America e Deadwood. E anche la Showtime, benché non al livello della HBO, ci ha dato in pochi anni The L Word, Shameless, Weeds, Dexter, Californication e, dal 2014 a oggi, Masters of Sex, The Affair, Billions e Twin Peaks.

D’altronde, è anche il concetto di questo articolo di David Poland, che vuole dimostrare come non solo non ci sia un panorama di film rivoluzionari in vista per la piattaforma, ma che l’obiettivo di Netflix non è neanche quello di diventare una major o di sostituirle, ma di lavorare come alternativa agli indipendenti.

Per quanto riguarda il secondo punto citato, la cosa interessante è che Netflix viene spesso citata come una società che lascia una grande libertà creativa ai propri artisti. E, visto che viene ripetuto da più parti (anche da autori come David Fincher, che non sempre ha avuto vita facile con i produttori), deve essere vero. Ma se questa creatività fosse – addirittura – eccessiva? Insomma, tra chiudere una serie che aveva lasciato un’infinità di punti in sospeso come Sense 8 e la totale libertà creativa di far terminare così la seconda stagione, non c’è proprio modo di trovare una via di mezzo, che consiste intanto nel dare a ogni stagione una conclusione efficace? E, in questo senso, perché oggi un nuovo abbonato dovrebbe iniziare a vedere le prime due stagioni di Sense 8, ben sapendo che non arriveranno a delle conclusioni soddisfacenti nel racconto dei protagonisti?

Ancora. Siamo proprio sicuro che la concessione di budget importanti e grande libertà creativa durerà per sempre? O forse è stata una mossa utile per attirare talent importanti, ma che poi non è detto che questa linea non verrà modificata. Non sarei sorpreso, per esempio, che i grossi investimenti sui film con autori/attori importanti in futuro non diminuiscano, visto che nulla assicura che interessino gli utenti come certe serie (che peraltro, possono durare per più stagioni e che con lo stesso budget assicurano molte più ore di prodotto rispetto a un film di 100 minuti).

Forse, la grande propensione di Netflix a utilizzare l’enorme quantità di dati in suo possesso, li pone in una situazione in cui, una volta determinato il target di mercato a cui puntano e l’idea di partenza, fanno un passo indietro e non mettono bocca. Ma se, come dice Hastings, Netflix in futuro chiuderà più serie, forse farà anche altri cambiamenti. E la libertà creativa notevole fornita fino ad ora (anche per attirare nomi importanti) non sarà più tale…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi

Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

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