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Osservatorio generi: i documentari italiani: è vero successo?

Tanti premi importanti in questi anni per i documentari italiani. Ma come vanno le cose in sala? Un'analisi per capire meglio la situazione...

Oggi esce in sala (come evento di tre giorni) Indizi di felicità di Walter Veltroni. E’ l’occasione per capire come va veramente il documentario italiano, tra incassi reali e leggende metropolitane. Intanto, facciamo una distinzione, stabilendo di occuparci di documentari che non siano gli eventi dedicati a grandi musicisti (come quello su Fabrizio De André) o a grandi artisti, che hanno trovato un pubblico importante, come ancora dimostrano gli eventi di Nexo. Questo campo meriterebbe sicuramente attenzione, ma per oggi (anche per parlare di documentari come quello di Veltroni) ci concentriamo su prodotti diversi, quelli che per lo più hanno come obiettivo i festival e magari non sono collegati a grandi ‘brand’. Partiamo da questa infografica (qui la versione interattiva):

n rosso nell’infografica) e andiamo ad analizzarli.

Gianfranco Rosi
Qui la prima domanda che mi viene in mente è: quanto sarebbe il pubblico per i lavori di Rosi senza i premi ai Festival? Una risposta ce la può dare Fuocoammare, che aveva aperto con 81.309 euro il suo primo weekend, ma già domenica (dopo la vittoria dell’’Orso d’oro a Berlino sabato sera) il film ha avuto un’impennata, che lo ha portato a conquistare 228.995 euro nel primo fine settimana e 970.929 euro complessivi. Probabilmente, senza questo riconoscimento e considerando i primi tre giorni di sfruttamento, Fuocoammare avrebbe conquistato non più di 150.000 euro circa.
Discorso simile si può fare per Sacro GRA, anche se qui stiamo parlando di un prodotto uscito dopo la vittoria del Leone d’oro e che ha conquistato il record per i documentari che stiamo prendendo in considerazione, l’unico a superare il milione. In questo caso, il film aveva una distribuzione già prima del Festival, probabilmente grazie al fatto di essere entrato in concorso.
Va detto (a scanso di equivoci) che quanto detto sopra non va certo a sottovalutare il lavoro di Rosi, anzi i suoi risultati sono straordinari e dimostrano che i Festival in talune occasioni sono ancora importanti per avvicinare il pubblico ai prodotti che passano a queste manifestazioni.

Walter Veltroni
E’ veramente difficile parlare con serenità dei documentari di Veltroni. Di solito, ci si divide in due fazioni. Una è quella di certi quotidianisti che gli dedicano un’attenzione smisurata, con lenzuolate sui quotidiani decisamente sproporzionate rispetto all’interesse del pubblico, e sempre molto calorosa. Diciamo che il celebre servizio delle Iene fa capire bene l’atmosfera che si respira di fronte alle sue uscite. Il secondo ‘partito’ (il termine direi è appropriato) è invece di quelle realtà di centrodestra che ovviamente lo massacrano sia nei risultati artistici (e fin lì, questione di giudizi soggettivi) che in quelli economici. Beh, su questo secondo aspetto si sbagliano. Walter Veltroni, piaccia o meno, è il documentarista italiano di maggiore successo commerciale assieme a Rosi, senza peraltro aver avuto un traino dai Festival così importante. Lo dimostrano i quasi 700.000 euro di Quando c’era Berlinguer, un risultato straordinario e decisamente poco capito. Va detto che questo titolo forse starebbe bene nel discorso ‘documentari evento’ con cui abbiamo iniziato, ma visto che di Veltroni si parla… I 227.433 euro de I bambini sanno sono invece un dato che confermano che il prodotto precedente aveva catturato un target specifico (e molto politicizzato) e anche se sono un dato decisamente inferiore, non vanno assolutamente sottovalutati.

Berlusconi
Inutile nascondercelo, Silvio Berlusconi è stato una manna dal cielo non solo per i suoi impiegati, ma anche per chi, in questi 25 anni, lo ha criticato, al cinema, in televisione o nelle edicole. Non è un caso che La trattativa abbia ottenuto un risultato del genere (551.857 euro), peraltro anche molto inferiore agli 1,7 milioni che Draquila (2010) aveva conquistato a suo tempo. Anche il buon incasso di Belluscone (262.535 euro) è facilmente spiegabile con l’argomento trattato. Ed è anche chiaro che l’argomento ha visto diminuire il suo interesse, dopo che Berlusconi nel 2011 si è dimesso dal ruolo di Presidente del Consiglio.

Gli altri di ‘successo’
Io sto con la sposa è diventato un caso, rarissimo per il cinema indipendente italiano. Ha sicuramente fatto bene il grande interesse della critica e una storia così accattivante, considerando che tanti prodotti di fiction italiani non raggiungono i 341.900 euro di quel titolo. Infine, i 69.883 euro di Dancing With Maria fanno pensare che sia stato trovato un nucleo di appassionati di danza, così come per Vedete, sono uno di voi è probabile che si sia trovato un pubblico religioso e per Robinù un pubblico sociale legato anche alla figura di Santoro (anche in questo caso, come per il discorso Berlusconi sopra, fosse stato fatto dieci anni prima, avrebbe incassato molto di più).

E tutti quelli sotto i 50.000 euro?
Qui i casi sono molteplici e ognuno fa storia a sé. Quasi tutti sono stati a Festival grandi e piccoli, magari con visibilità notevole e/o premi importanti. Basti pensare a Stop the Pounding Heart e Louisiana, presentati a Cannes. O a Spira Mirabilis, che addirittura era in concorso al Festival di Venezia 2016. Alcuni hanno dei ‘protagonisti’ famosi, come Rocco, Bozzetto non troppo, S is for Stanley. C’è anche un documentario di un grande maestro italiano, Gianni Amelio, con Felice chi è diverso, e di uno straniero, il compianto Jonathan Demme, con Enzo Avitabile Music Life.

Eppure, nessuno di questo lungo elenco ha superato i 50.000 euro. Più che vederli come degli ‘insuccessi’, è meglio capire che queste sono le cifre normali per i documentari italiani in sala (e ricordiamo sempre che molti neanche ci arrivano seriamente alla sala). Nulla di male e sarebbe sciocco attendersi di più, ma forse il problema vero è che il ‘grande’ pubblico che, secondo certi mass media, vuole vedere prodotti di questo tipo esiste solo nella mente di alcuni giornalisti e addetti ai lavori. A scanso di equivoci, questo non è certo un attacco nei confronti di tanti prodotti e registi interessanti. Ma, come in tanti ambiti legati al cinema e alla produzione, è fondamentale sapere cosa si sta ottenendo e il pubblico che si riesce a coinvolgere, per capire se le strade intraprese (anche quelle istituzionali, legate magari ai Contributi statali) siano le migliori possibili o meno.

Per esempio, proprio il caso degli eventi legati a musicisti e artisti, dimostra che in quel modo si può trovare (costantemente) un pubblico forte e attento. Bisognerebbe quindi capire se un certo tipo di documentario è veramente in linea con i tempi e con il pubblico…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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