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Le window: una discussione infinita

Bill Mechanic, ex responsabile di Fox Filmed Entertainment, affronta un tema caldissimo, che segnerà il futuro del cinema: le window...

Non c’è dubbio che l’articolo che Bill Mechanic, l’uomo che dirigeva la Fox Filmed Entertainment ai tempi di Titanic, ha scritto per Deadline susciti grandi discussioni su un tema caldissimo come quello delle window. Bene, parliamone.

Iniziamo da una annotazione interessante: nel corso di quasi un secolo, sono cambiate le tecnologie, ma non la paura che l’ultima novità (la televisione, l’home video, ecc.) avrebbe portato alla fine del cinema. Ha ragione Mechanic: se la distribuzione digitale ucciderà le sale (e, in generale, metterà in ginocchio il settore) sarà perché l’industria è andata in questa direzione e non perché è ‘inevitabile’. Non è mai stato inevitabile.

E Mechanic, in questo senso, fa capire le ragioni dietro l’accelerazione per portare i film prima possibile su tutte le piattaforme e ridurre (o eliminare) la window di esclusività destinata alle sale. Sono soprattutto società cinematografiche detenute da grandissime corporation, che magari non hanno il business del cinema (e delle sale) come priorità e che puntano invece a far girare i prodotti ovunque e subito.

Quello di cui Mechanic parla poco, sono le ragioni per cui questo non è ancora stato fatto. Semplice: tutti hanno paura a cambiare le window. Chi vuole essere il primo blockbuster a uscire in day and date e fronteggiare l’ostracismo delle sale, che in buona parte non programmeranno il film (ricordandosi che hanno una grande forza, cosa che ogni tanto tendono a scordarsi)? Sarà possibile recuperare quello che si perde dai cinema solo con le entrate VOD? E anche fosse, questo non porterà a delle entrate totali più basse da tutta la filiera, perché il pubblico ‘passerà’ rapidamente a quello che prima era una tappa successiva e che adesso diventerebbe centrale (forse, prematuramente centrale), magari danneggiando anche le entrate delle vendite televisive? E, soprattutto, se una parte dei cinema chiuderanno, non ci sarà una spirale discendente che provocherà danni per tutti? Insomma, meno sale, meno film in produzione, ancora meno sale e così via, per cui magari rimarranno solo i blockbuster?

Ancora. Quanti saranno disposti a pagare i prezzi costosi che si ipotizzano per vedere subito un film a casa (30 o anche 50 dollari) e soprattutto per quali film (posso credere che una famiglia spenda 50 dollari per vedere La bella e la bestia senza dover andare al cinema, ma non penso proprio che lo farà per un film medio per cui non provano grande interesse, quando Netflix o Amazon Prime ne offrono tanti equivalenti)? E la pirateria non aumenterebbe (invece di diminuire, come sostengono i fautori del day and date) se tutti i film fossero disponibili da subito online in qualità ottima (cosa che ovviamente succederebbe)? Insomma, tantissime domande e senza nessuna risposta semplice. Anche se c’è chi (come l’ottimo David Poland) ha provato qui a fare un po’ di simulazioni, con risultati che non sembrano molto convincenti per l’industria e che suscitano grossi dubbi sul fatto di prendersi il rischio di far crollare un sistema che, con tutte le contraddizioni del caso, funziona ancora bene. In generale, fa bene Mechanic a dire che non bisogna seguire quello che vuole il pubblico a tutti i costi, considerando che “tutti vogliono le cose più rapidamente e una volta che la disponibilità di un contenuto diventa standard, il pubblico lo vuole ancora più rapidamente”.

E’ interessante anche la statistica sui millennial (non so esattamente a che ricerca faccia riferimento Mechanic, sarebbe interessante scoprirlo) e sul fatto che, nonostante si pensi che questa fascia di pubblico stia incollata agli smartphone e non frequenti molto la sala, in un decennio il calo di presenze è stato solo del 2%, quindi pressoché nullo.

Infine, giustissimo sottolineare i danni del bluray, un ennesimo esempio dell’ingordigia autolesionista nel voler incassare sempre più soldi quando c’era un formato che funzionava benissimo, con un ‘upgrade’ tecnologico che il pubblico non riteneva necessario (almeno, questo dicono i risultati, considerando che il bluray non è mai diventato lo standard comune per tutti, a differenza del dvd). L’enorme problema rimane sempre quello: il VOD è fantastico, ma non ha ancora rimpiazzato le entrate che portava il mercato dei DVD nel suo momento migliore (potete trovate il punto sulla distribuzione digitale in Italia in questo articolo).

Vediamo invece i punti meno forti del discorso di Mechanic. Non mi convince molto quando dice che i film piratati sono quelli che hanno avuto successo (ovviamente, questo è in larga parte vero), mentre nessuno si interessa ai flop (falso, anzi magari molti recuperano così un titolo che non ritengono ‘meritevole’ dei loro soldi).

Ed è pura retorica dire che l’obiettivo di tutti dovrebbe essere fare film migliori. Conoscete qualche produttore che parta dall’idea “facciamo un brutto film”? No, perché non esistono. Che poi tra le intenzioni (positive) e i risultati (spesso negativi) passi un abisso, è altro discorso. E sono francamente stufo del mito per cui ci sono decine e decine di serie televisive fantastiche. Ce ne sono diverse, ma penso proprio che sia una posizione ideologica far finta che tutto quello che passa in televisione sia profondamente innovativo, mentre al cinema si vedono solo film ripetitivi.

Né sono d’accordo sul fatto che ormai si possano fare solo enormi blockbuster o pellicole indipendenti sotto i 10 milioni di euro. Quasi tutti i film che sono stati premiati agli Oscar (compreso proprio quel La battaglia di Hacksaw Ridge prodotto da Mechanic) fanno parte di quella ‘classe media’ di film che troppi ritengono stia morendo.

Insomma, non è una discussione semplice da affrontare, a meno di non avere posizioni ideologiche nette. E sicuramente, non è una discussione che si concluderà presto…

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