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Apple entra nella produzione audiovisiva: inizia la “guerra dei contenuti”?

A dare il "la" nella produzione di contenuti per cinema e tv sono state compagnie come Netflix ed Amazon: ora anche colossi dell’hi-tech come Apple fanno la loro mossa.

Le grandi piattaforme distributive di contenuti come Netflix, Hulu Amazon video, dopo una prima fase iniziale (dove puntavano all’acquisto dei diritti VOD e SVOD per incrementare le library digitali e l’offerta al pubblico), sono ormai da anni diventante vere e proprie società di produzione cinematografica e seriale di tutto rispetto. Se per loro è stato naturale passare da un modello di business del BUY a quello del mix con il MAKE, seguendo le logiche dei modelli consolidati dai grandi broadcaster americani negli anni ‘50 e ‘60, non era altrettanto scontato che colossi dell’hi-tech entrassero nel mercato audiovisivo.

Qui il discorso in realtà è differente e un po’ più complesso. La torta da dividersi si fa sempre più ampia! Ormai l’abbassamento del prezzo base e la possibilità di scelta mese per mese ha reso disponibile ad una platea molto ampia la sottoscrizione di accessi VOD/SVOD, e come si deduce dallo studio Nielsen fatto per l’UK, in Europa lo sviluppo del settore sarà enorme nei prossimi anni: ad oggi Nielsen stima per il nostro paese una fruizione complessiva di contenuti pay al 36% della popolazione a fronte del 50% della media europea.

Fonte: Nielsen UK

Apple aveva già collaborato con alcune produzioni, ma sembra ora entrare convintamente e con continuità nella produzione di contenuti con due progetti per Apple Music: Carpool Karaoke: The Series (uno show il cui format è ormai consolidato in tv), e un reality show a sfondo tecnologico, Planet of the Apps, dove i concorrenti proporranno delle app e dovranno convincere la giuria (composta tra gli altri da Jessica Alba e Gwyneth Paltrow, che alzeranno di certo i costi sopra la linea!).

Piattaforme distributive digitali pure, telco e colossi hi-tech

Il core business delle piattaforme distributive che operano sul web è comunque ereditato da modelli di business verticali della filiera dei diritti classica. Questo vale per esempio per Amazon video, che eredita di fatto la distribuzione dell’home video e la vendita dvd/bluray fisici online, così come per Netflix, che ha iniziato il suo business con lo SVOD ed ha ritenuto poi naturale passare alla produzione di contenuto originale per arricchire e rendere esclusiva la sua offerta. Entrambe hanno iniziato da anni la produzione di serie tv, alcune di gran successo come House of cards e Mozart in the jungle (in arrivo l’italiana Suburra, in produzione in questi giorni e derivata dall’omonimo film di successo).

L’eredità del passato vale altresì per Now, di proprietà di SKY, ed Infinity di Mediaset, che ereditano i modelli delle Ip tv e Ott dei broadcaster tv (produttori di contenuti da sempre). Proprio i gruppi televisivi pensarono (giustamente) di assicurarsi una fetta di pubblico che non usufruiva delle pay tv, ma che sarebbe stata disposta a pagare per lo stesso servizio fruibile sul web, servizio che fosse “portabile” e rinnovabile di mese in mese.

Oltre ai broadcaster sono entrate nel mercato da tempo le Telco, nel nostro paese più convintamente TIM con il suo Tim vision (di recente annunciato l’accordo con RAI Cinema per il passaggio in anteprima esclusiva dei film distribuiti dal braccio 01 Distribution).
Di qualche mese fa l’offerta di Vodafone con Vodafone tv, che però di fatto è un aggregatore dei servizi di altri (Now, Netflix, Discovery, ecc) e che mira solo a contrastare (e possibilmente superare) l’offerta Tim.
La domanda che ora sorge è: a quando produzioni originali TIM Vision (che fa capo al colosso media Vivendi, ed ha già inserito nel piano industriale il passaggio alla produzione) o Vodafone (forse si avranno per ora solo partnership e co-produzioni)?

L’approccio dei colossi dell’hi-tech (al quale accomuniamo anche Google, seppure con un processo inverso rispetto ad Apple) a mio avviso è differente: lo scopo di Apple è quello di vendere i device, e uno dei driver storici è quello dell’esclusività dei servizi e tool per quel device (sia un iphone, un ipad o un computer). Questo ha portato alla nascita di prodotti e servizi Apple orginali, utilizzabili solo sui device Apple (non è proprio così al giorno d’oggi, ma all’epoca nacquero con questo intento). Da qui la nascita dello store per le app, e successivamente i servizi di musica e video on demand. Attualmente sviluppare e rendere più esclusivi quei servizi aiuta la brand awardness e permette anche altri ricavi.
Google ha avuto un approccio opposto, Android è nato per avere una nuova linea di business sul mercato, e successivamente è stato necessario integrare gli stessi servizi offerti da Apple sul nuovo sistema operativo (prendendo i soldi così sia dai costruttori di device che dagli utenti finali).
Sony, infine, che tramite Sony Pictures è entrata nel capitale di Chili tv (dove erano già presenti Viacom, Warner Bros. e Paramount). La piattaforma italiana utilizza la modalità “Pay per use” come iTunes e Google play, senza abbonamenti. Non dimentichiamoci però che Sony produce due dei principali device per la fruizione di contenuti: PlayStation (non solo audiovisivi, ma anche e soprattutto videogiochi) e smart tv. Qui il mercato sul target under 35 potrebbe essere molto interessante se si inserissero produzioni esclusive, magari tratte proprio dai concept dei videogiochi.

In sostanza, come scritto nel titolo, “La guerra dei contenuti” sta iniziando. Per il nostro paese e per il settore una grande opportunità da cogliere, anche in chiave europea.

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Guest post di Stefano Fiano:

fiano

Per passione e per lavoro mi occupo di Marketing e Comunicazione nel mondo dell’entertainment.
Dopo un’esperienza alla direzione della Renault Italia, sono approdato al marketing per l’industria cinematografica, prima come Media manager e Web marketing manager, poi da Product manager curando tutti gli aspetti delle campagne di lancio di un film.
(Notorious Pictures, Moviemax Media Group, RAI Cinema e tante altre aziende)

 

Stefano Fiano
Stefano Fiano
Per passione e per lavoro mi occupo di Marketing e Comunicazione nel mondo dell’entertainment. Dopo un’esperienza alla direzione della Renault Italia, sono approdato al marketing per l’industria cinematografica, prima come Media manager e Web marketing manager, poi da Product manager curando tutti gli aspetti delle campagne di lancio di un film. (Notorious Pictures, Moviemax Media Group, RAI Cinema e tante altre aziende)
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