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Il Governo cinese stringe le maglie dell’ingerenza politica nell’industria cinematografica locale (e non solo)

In Cina sta per entrare in vigore una nuova legge di regolamentazione dell'industria cinematografica, in un momento di cruciale importanza per il mercato e i rapporti con l'estero...

L’importanza della “piazza” cinese sta diventando sempre più strategica agli occhi del mondo anche per quanto riguarda il cinema: se nel passato, anche recente, difficilmente titoli esteri potevano guadagnare i posti migliori al box-office, in virtù di un sistema che obbliga gli esercenti a preferire le opere autoctone, negli ultimi anni, tramite le co-produzioni, anche i blockbuster hollywoodiani si sono fatti strada nel complesso mercato cinese.

I dati del botteghino cinese, attualmente, possono potenziare a dismisura le hit internazionali, o salvare pellicole altrimenti claudicanti a livello di incassi. I grandi numeri stanno attraendo sempre più case di produzione cinese, ma quello che all’inizio era un rapporto di do ut des, per alcuni, si sta trasformando in una sorta di corsa all’accaparramento delle risorse, con società cinesi a rilevare case di produzione statunitensi in forte ottica espansionista. La preoccupazione espressa è quella che il Governo cinese, sempre molto repressivo e controllatore, possa avere ingerenze non solo sulla produzione ma anche sui contenuti dei film stessi.

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Ad aggravare questa preoccupazione arriva la nuova legge in materia di cinema, che entrerà in vigore, probabilmente, entro marzo 2017. Approvata alla terza bozza, questa nuova norma regolerà in particolare due aspetti, sanzionando pesantemente chi non si atterrà ad essa; il primo aspetto è quello relativo ai dati di box-office, che in caso di report falsificati o non veritieri da parte di esercenti e distributori potrebbero essere sanzionati pecunariamente e con revoche di licenza; il secondo riguarda i contenuti, con un fermo ancoraggio ai valori della tradizione culturale e politica, che deve riflettersi nelle opere ma anche nel curriculum dei principali addetti ai lavori. Anche in questo caso, saranno severe le pene per chi produrrà, realizzerà e diffonderà materiale audiovisivo non conforme alla morale.
Per il resto, rimangono inalterate le classiche restrizioni alle opere straniere, a meno che non si tratti di co-produzioni con la Cina.

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