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Vivendi-Mediaset: l’anti-Netflix al debutto entro l’anno, in Germania

Nuovi dettagli sulla "Netflix latina" preparata da Bolloré, che partirà a settembre ma non in Francia né in Italia, bensì in Germania, con un bacino stimato di 1,4 milioni di utenti.

Dovrebbe essere pronto a settembre e aprire i battenti su suolo tedesco il nuovo servizio di video on demand nato dalla fusione Vivendi-Mediaset Premium, che intende lanciare il guanto di sfida all’americana Netflix. Se la data era già stata diffusa dai rumor, la nazione di stabilimento del servizio suona più come una sorpresa, ma il motivo è presto spiegato da Le Figaro, che ha lanciato la notizia: si tratta di un modo per evitare la stringente normativa francese sull’audiovisivo, che prevede quote obbligatorie di programmazione di prodotto nazionale, un contributo al CNC e – aggiungiamo noi – un rigido sistema di finestre regolato addirittura per legge piuttosto che per vie contrattuali.

Si partirà perciò con la Germania, dove il colosso mediatico francese guidato da Vincent Bolloré controlla la piattaforma Watchever, per poi estendere il servizio anche a Francia e Italia tramite gli operatori già esistenti Canal Play e Infinity. I contenuti all’inizio faranno capo alle pregresse library degli operatori ma l’intenzione è di aggiungere circa 10 serial originali all’anno, per almeno tre o quattro anni. Riguardo al bacino di utenti, il nuovo soggetto secondo le stime dovrebbe partire con una solida base di 1,4 milioni di abbonati, vale a dire circa 600 mila da Canal Play e Infinity più i 300 mila di Watchever. In realtà, le ultime dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, risalenti a febbraio, parlavano di 600 mila utenti che hanno “provato” il servizio, mentre gli abbonati effettivi all’inizio del 2015 erano 360 mila, come dichiarato Chiara Tosato, direttore commerciale della piattaforma.

A prescindere dal numero esatto di abbonati, si tratta senza dubbio di un player di dimensioni rilevanti. La sua capacità di sfidare seriamente il colosso americano, però, dipenderà da altri fattori come politiche di prezzo, integrazione con le offerte di pay-tv e di telefonia, e last but not least dall’appeal dei contenuti autoprodotti. Resta inoltre da capire il peso che avranno le nuove regole europee sul Mercato Unico Digitale, appena entrate nel loro iter presso le istituzioni comunitarie e di sicuro non in vigore a breve termine.

 

Fonte: Le Figaro

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