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La realtà virtuale tiene banco anche a Cannes con i VR Days di NEXT

LA sezione NEXT del Marché du Film ha ospitato due giorni di presentazioni e dibattiti totalmente incentrati sulla nuova frontiera dei video a 360°, in cui Acer ha anche mostrato insieme allo svedese Starbreeze Studio le potenzialità del suo StarVR, un headset con campo visivo a 210°.

La pubblicità migliore alla realtà virtuale, al 69. Festival di Cannes, probabilmente l’ha fatta involontariamente Blake Lively quando alla conferenza stampa ufficiale del film d’apertura Café Society ha scherzato sulle particolari cuffie che i talent indossano per sentire la traduzione delle domande dei giornalisti stranieri. “Cos’è? Un casco per la realtà virtuale? Lo devo mettere sugli occhi?”, ha chiesto l’attrice cercando di capire come indossarle, in un momento registrato dalla versione francese dell’Huffington Post. Ma a parte questa nota di colore, la nuova tecnologia ha davvero avuto il suo momento alla kermesse francese che le ha dedicato i VR Days, una due giorni dove sono stati presentati i migliori progetti a 360° realizzati a livello internazionale, tanto documentari quanto corti di animazione e fiction, con corredo di incontro e dibattito con gli autori.

A ospitare questa mostra parallela di VR, il 15 e il 16 maggio, è stata la sezione NEXT del Marché du Film, creata nel 2014 con lo scopo di offrire uno sguardo su business e innovazione e dunque sul cinema del futuro.  Quella, per intenderci, che l’anno scorso ha ospitato il discusso intervento di Ted Sarndos di Netflix, di cui gli echi si fanno sentire ancora oggi. “Un anno fa non avrei immaginato di dare così tanto spazio alla realtà virtuale, ma l’interesse cresce in continuazione – ha confessato il direttore del Mercato della Croisette, Jérôme Paillard – Si trova ancora in una fase sperimentale, ma si addice a tutti i tipi di scrittura, è tutta da inventare”. 

Un bellissimo esempio è l’applicazione creata dalla tv franco-tedesca arte, che tenta di ricreare l’esperienza della cecità a partire dagli scritti e dalle registrazioni dello scrittore John Hull, che perse la vista nel 1983. Il film, se così los i può definire, si chiama Notes on Blindness ed è già passato anche al Sundance Film Festival. Questo perché, adifferenza di altre innovazioni, la realtà virtuale offre ampio spazio di azione anche agli indipendenti e pone su un piano per ora egualitario i creatori di ogni parte del mondo. E ovviamente come ogni nuovo media arriva accompagnato da una buona dose di scetticismo: se il senso di nausea provato da alcuni giocatori e l’attuale scomodità del visore sono criticità riconosciute e probabilmente destinate a diminuire col tempo, alcuni ricercatori parlano già del rischio di “isolamento sociale” e di “schizofrenia tecnologica”.

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Visioni apocalittiche a parte, il festival di Cannes è stato anche l’occasione per presentare le potenzialità di un nuovo headset, stavolta targato Acer e chiamato Star VR, che insieme allo svedese Starbreeze Studio ha portato a Cannes un cortometraggio volto a mostrare le potenzialità del suo visore. Che a differenza dei più noti Oculus e Vice, è composto da due schermi e amplia così il campo visivo dello spettatore a 210°, sempre più vicino perciò al funzionamento delgi occhi. Lo studio americano Furious M ha invece presentato una selezione del meglio dei contenuti a 360° made in USA, con un’attenzione particolare a chi non ha ancora mai provato l’esperienza della VR, perché il rischio più grande, ha spiegato il curatore Mario Kenyon, è di cominciare: “Coi contenuti sbagliati e disaffezionarsi al mezzo”. La realtà virtuale è infatti “un medium delicato” e il pubblico, secondo Kenyon, “ha bisogno di essere guidato nella scoperta in questa fase iniziale”.

Niente male comunque per la prima volta della VR in un Festival non proprio incentrato sulle avanguardie tecnologiche come quello di Cannes.

 

Fonte: L’Express, Cineuropa

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