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12 maggio 2016 • 15:26 • Scritto da
Laura Croce

Cannes al via… senza Netflix – Sarandos: un caso isolato di freddezza

Il colosso dello streaming on demand difende il suo modello di business e picchia duro sulle window: "Non ha senso privare 81 milioni di utenti di un film per farlo vedere al cinema a un paio di migliaia di persone".

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Chissà se nella decisione di Netflix di non puntare affatto sulla Croisette, quest’anno, per la promozione dei suo film avrà pesato l’accoglienza ricevuta l’anno scorso dal responsabile dei contenuti, Ted Sarandos, che durante il proprio intervento è stato accusato da un giornalista di voler distruggere il cinema europeo. Fatto sta che il 69° Festival di Cannes ha aperto i battenti ieri senza alcun titolo né alcun incontro previsto con il leader mondiale dello SVOD (subscription video on demand) ma con ben cinque film della rivale Amazon, tra cui il titolo di apertura della kemresse: la commedia all-star Café Society firmata da Woody Allen.

Il motivo più evidente di tale discrimine è la strategia distributiva adottata dal portale di eCommerce, che dopo aver acquisito titoli di autori come appunto Allen, Nicolas Winding Refn, Jim Jarmush e Park-Chan Wook, si è accordato con diversi studi cinematografici di medie e piccole dimensioni per assicurare a tutti un’uscita sul grande schermo, seguendo il tradizionale sistema di finestre che separano la sala dall’home entertainment. Una scelta in aperta contrapposizione con Netflix che, al contrario, ha sempre criticato la rigidità di questo modello, dal suo punto di vista penalizzante per il consumatore e incentivante invece per la pirateria. Il risultato? Dalla presentazione del suo listino theatrical al CinemaCon, la convention annuale degli esercenti USA, Amazon sta riscuotendo il plauso di tutte le categorie delle settima arte e dello stesso Festival di Cannes.  Il direttore, Thierry  Fremaux, parlando della piattaforma ha detto: “Non nutriamo alcun sospetto sul loro amore per il cinema, fanno bene al cinema e i loro esperti sono dei grandi appassionati”.

Non poteva dunque mancare una risposta di Netflix, che si è tolta i sassolini dalla scarpa in un’intervista di Ted Sarandos a The Hollywood Reporter, in cui è stata ricordata prima di tutto l’ottima accoglienza ricevuta in altri festival di primo piano come Venezia, dove ha presentato Beasts of No Nation, Sundance e Telluride. Cannes dunque sarebbe: “Un caso abbastanza isolato di freddezza, sempre che si possa davvero parlare di freddezza”. Sarandos ha infatti sottolineato come la piattaforma non abbia mai cercato di portare uno dei suoi film nella selezione ufficiale e non ci sarebbe perciò alcun tipo di rifiuto o di fallimento. Se alcuni si aspettavano di vedere sulla Croisette War Machine, la commedia di David Michod con Brad Pitt acquisita proprio l’anno scorso al Marché du Film, rimarranno delusi non perché il film sia stato respinto ma perché non è ancora pronto. Il lungometraggio verrà infatti distribuito in tutto il mondo sulla piattaforma di Los Gatos più avanti nel corso del 2016, e non è sicuro che partecipi ad alcun festival.

Pace fatta dunque? Non proprio, poiché Sarandos non ha molto apprezzato la retorica emersa sui media intorno alla partecipazione di Amazon al festival di Cannes e alla mancata presenza di Netflix:

“Si tratta di un modo totalmente inaccurato di descrivere ciò che facciamo – ha dichiarato a THR – Abbiamo un listino di cinema, non una strategia festivaliera o una strategia per la Awards Season. Alcuni dei nostri film sarebbero adatti ai premi e “festival friendly”, ma non è questo il nostro obiettivo. Quello che stiamo facendo sono veri film, grandi produzioni con grandi filmmakers come David Michod, David Ayer, Christopher Guest e Bong Joon-ho. Sono  tra i più grandi registi in circolazione e hanno scelto il nostro modello in quanto permette loro di raggiungere un vasto pubblico senza sacrifici di tipo finanziario. Che è ottimo per i consumatori, ottimo per i filmmaker e, in ultima battuta, ottimo per i film”.

Il responsabile dei contenuti di Netflix non ha poi risparmiato una forte presa di posizione rispetto al modello scelto da Amazon, cioè quello della distribuzione cosiddetta platform, riservata a una stretta cerchia di cinema. Tanto più che anche il film di Allen, con star della portata di Kristen Stewart e Blake Lively, avrà questo tipo di  trattamento negli USA nonostante le prime affermazioni avessero lasciato intendere il contrario.

“Non capisco questo tipo di messaggio. Quello che facciamo è importante e benefico per i film. Noi non partecipiamo al gioco se, in ultima analisi, è nocivo per i consumatori, e il vecchio modello distributivo lo è anche per i film “da festival”. Impedire l’accesso ai nostri 81 milioni di clienti per garantirlo a un paio di migliaia, letteralmente, un paio di migliaia di spettatori cinematografici, non ha alcun senso, né dal punto di vista del business né da altri”.

Sarandos si dice ben consapevole dell’importanza che ha per un filmmaker quel momento in cui si calca la scena e si fa il proprio inchino davanti al Palais gremito di pubblico plaudente. Ma, aggiunge: “Si tratta di celebrazione, non di film”. Netflix, invece, ha permesso a un titolo come Beasts of No Nation  di “entrare a far parte della cultura delle persone, di essere visto e discusso da milioni di spettatori, molti di più di quelli che di solito riesce a raggiungere un film di quel tipo”.

“Lo scambio tra quel caldo momento di accoglienza, in quel singolo cinema, e il caldo abbraccio del mondo intero, secondo me vale la candela. Sempre considerando che l’uno non deve per forza escludere l’altro. I festival come Cannes non celebrano i modelli distributivi ma l’arte di fare film”. 

Il Chief Content Officer di Netflix ha inoltre chiarito che la sua esperienza sulla Croisette l’anno scorso non è stata affatto così gelida, essendosi trattato di una polemica alzata da una singola persona che non ha avuto altro seguito, per quanto sia stato l’unico momento poi sottolineato nei titoli dei giornali. Il problema è semmai con la legge francese che, ha spiegato il top manager, non permette ai film distribuiti in sala di arrivare su un servizio di streaming ad abbonamento se non dopo una window di 3 anni. Di conseguenza, Netflix non porterà mai nelle sale francesi i film del proprio listino, a differenza di altri territori in cui le winodow non sono regolate a livello normativo.

Riassumendo, Netflix quest’anno forse non sarà a Cannes, ma si è fatta comunque sentire.

 

Fonte: Deadline, THR

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