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Vivendi vs Netflix: per Hastings non c’è sfida, e intanto Bolloré compra un pezzo di Fnac

Reed Hasting risponde con spavalderia alla notizia del nuovo competitor che nascerà dall'alleanza tra Mediaset e Vivendi, ma Bolloré continua a tessere la propria trama e aggiunge alle controllate il celebre marchio francese di librerie (e di VOD) Fnac.

Per quanto sia ancora presto per parlare di una vera e propria competizione, è chiaro che l’atmosfera sul mercato europeo del video on demand si stia scaldando non poco. Dopo l’acquisto di Mediaset Premium da parte del colosso mediatico francese Vivendi, e la conferma di una strategia volta alla creazione di un popolo “latino” della tv e dello streaming, anche Netflix ha dovuto mostrare un po’ i denti dall’alto del suo podio di leader mondiale dello SVOD (subscription video on demand). L’occasione, d’altra parte, è stata perfettamente offerta dalla conferenza tenuta dalla compagnia californiana all’inizio di questa settimana a Parigi: il più grande evento mai organizzato dal brand per la stampa, quasi a dire che i giochi nel Vecchio Continente sono appena iniziati. Oltre a portare in terra gallica la star di House of Cards, Kevin Spacey, il CEO Reed Hastings e il responsabile dei contenuti Ted Sarandos, l’evento  è servito anche a lanciare Marseille, la prima serie francese dell’operatore che debutterà il prossimo 5 maggio, aprendo la strada a una lunga fila di prodotti realizzati direttamente nella UE come l’italiana Suburra e la tedesca Dark.

Un piano d’attacco che secondo i manager di Netflix non verrà affatto disturbato dai nuovi concorrenti in arrivo sul campo. “Vediamo spesso questo tipo di reazione nei mercati in cui gli attori si sentono minacciati dal nostro arrivo. Per ora non abbiamo subito alcun tipo di conseguenza”, ha dichiarato a Parigi l’amministratore delegato, che si è spinto anche oltre in un’intervista al quotidiano italiano La Stampa.  “Noi siamo Netflix”, ha ribadito al giornale Hastings, parlando della “concorrenza spietata” cui il colosso americano ha intenzione di rispondere con forza, partendo proprio da quei contenuti che secondo il CEO sono apprezzatissimi nel nostro Paese, pur non essendo possibile conoscere il numero preciso degli abbonati. Per adesso ci è dato sapere solo che la piattaforma è a quota 75 milioni di utenti, di cui 30 milioni fuori dagli USA. In Italia, conferma inoltre il top manager, viene mantenuto l’obiettivo di raggiungere un terzo delle famiglie entro sette anni (se calcoliamo i 23,7 milioni di case dotate di tv nel 2014, dati della International Video Federation, parliamo quindi di circa 8 milioni).

Per ora a preoccupare il leader dello streaming ad abbonamento è più lo sbarco in Cina, complicato per la questione dei diritti, e la diffusione della banda larga: due urgenze giudicate ben più impellenti rispetto alla futura concorrenza di soggetti come Vivendi e Mediaset. Che tra parentesi insieme capitalizzano una trentina miliardi, mentre Netflix è abituata a vedersela con multinazionali del tipo di Amazon, il cui valore di mercato è di oltre 281 miliardi di dollari. Vincent Bolloré, che guida la media company francese, sembra però molto convinto del proprio progetto e continua a fare shopping nelle aziende che potrebbero servire la causa. Ultima arrivata, il marchio francese di librerie e music store Fnac, di cui il finanziere Bretone ha acquistato tramite Vivendi il 15% delle azioni, con un investimento di 159 milioni di euro. Sarà un caso, ma proprio a ottobre 2015 l’azienda si è rilanciata nel video on demand con il servizio di TVOD (cioè non ad abbonamento) Fnac Play, che potrebbe entrare a far parte della nuova piattaforma anti-Netflix in cantiere per il prossimo settembre. In più non bisogna dimenticare l’importanza dei dati: sono 5,6 milioni i titolari di carta Fnac, e se le “lezioni americane” sono riuscite a insegnare qualcosa agli operatori europei, la partita potrebbe farsi interessante.

Fonte: L’Express, La Stampa, Le Monde

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