Home > Distribuzione > Digitale > The Screening Room: l’esito del dibattito al CinemaCon

The Screening Room: l’esito del dibattito al CinemaCon

Il forte attacco di James Cameron, il no di Warner Bros e l'apogeo all'esercizio di Refn sembrerebbero tranciare le gambe al progetto di streaming in day-and-date con l'uscita in sala, ma la start-up di Sean Parker ha ottenuto di incontrare la MPAA e rimane in trattative con AMC.

Prima ancora di annunciare i suoi 4 sequel di Avatar alla platea degli esercenti del CinemaCon,  corrispettivo USA delle giornate professionali di cinema, James Cameron si è lanciato in un’appassionata difesa dell’esperienza del moviegoing: “E’ essenziale che i film vengano distribuiti inizialmente solo al cinema – ha detto il regista campione mondiale di incassi – Il nostro lavoro come artisti è quello di continuare a confezionare delle opere che rendano al meglio sul grande schermo”. Pur senza nominarlo direttamente, l’antagonista contro cui Cameron sta rivolgendo le sue parole è The Screening Room, la start-up con cui il creatore di Napster, Sean Parker, intende portare i film in streaming nelle case degli americani il giorno stesso della loro uscita in sala, al costo di 50 dollari e attraverso un apparecchio a prova di pirateria acquistabile con un esborso una tantum di 150 dollari. Un progetto che, se andasse in porto, rivoluzionerebbe non poco la filiera tradizionale della settima arte, in cui si prevede una finestra di esclusività di circa 3 mesi dedicata al solo passaggio al cinema.

Pur non invitata al CinemaCon, la piattaforma è stata presente per mostrare la propria tecnologia agli eventuali interessati, ed è entrata in molti dei discorsi rilasciati da artisti ed executive durante la convention, non sempre esplicitamente. Oltre a Cameron, il CEO di Warner Bros, Kevin Tsujihara, ci ha tenuto a precisare agli esercenti: “Non lasceremo che una terza parte o un agente esterno si frapponga tra noi”. Il regista cult Nicolas Winding Refn, che porterà il suo The Neon Deamon a Cannes sotto il marchio Amazon, si è anche speso a favore del grande schermo: “Nonostante siano tempi difficili per la distribuzione, il cinema esisterà sempre – ha detto il regista Palma d’Oro per Drive, aggiungendo poi rivolto sempre agli esercenti – Dovete capire che non state solo mostrando alla gente grandi film, ma che state offrendo loro un’esperienza che ricorderanno per tutta la vita”.

Parole piene d’ispirazione, che però vengono dallo stesso regista che poco tempo fa ha dichiarato a Deadline di avere difficoltà a spiegare ai suoi figli la superiorità di uno schermo cinematografico rispetto a un iPad, e che Internet ha fatto venire giù il “Muro di Berlino” eretto tra artista e pubblico dai vecchi canali della distribuzione. Tanto da arrivare a concludere che non ha più senso ragionare in termini di “buono o cattivo”, perché c’è un pubblico per tutto. Ma ovviamente sarebbe stato difficile replicare tali parole di fronte all’esercizio e dopo aver ricevuto da Amazon, finora attiva principalmente nello streaming on demand, la garanzia di una distribuzione theatrical alla vecchia maniera. Meglio ancora di quella ottenuta dal precedente Solo Dio Perdona, uscito in day-and-date con l’on demand per il ramo specializzato in questo tipo di release della Weinstein Company, la RADiUS-TWC.

Insomma, nessuna speranza per The Screening Room, ora che l’ardita mossa di Amazon sta facendo sperare anche gli autori di nicchia nella possibilità di non dover abbandonare le window tradizionali? Notiamo a questo proposito che il colosso del web ha annunciato anche per il film di Woody Allen, Café Society, una distribuzione ad ampio raggio e non solo “platform”, come la definiscono negli USA, cosa che al regista non accadeva da 13 anni. Secondo Variety, la partita è tutt’altro che chiusa: non tanto per il sostegno non gridato ma comunque reiterato al CinemaCon dal regista J. J. Abrams e da Frank Marshall, che di Sean Parker ha detto: “E’ una persona intelligente e sono aperto ad ascoltare la sua proposta”. Lontano dal clamore la start-up è in trattative con AMC Theaters, che potrebbe diventare il primo circuito non solo americano ma al mondo, e ha ottenuto di incontrare lo studio STX Entertainment ma soprattutto Chris Dodd, il presidente della Motion Picture Association of America. Le parole dell’ex-Senatore a questo proposito sono state caute ma significative: “Spetta in larga parte agli artisti decidere, sono loro che fanno i film per il grande schermo, con suono ed effetti pensati per quel tipo di distribuzione”. Aggiungendo, poi, che con 2 film su 10 che riescono ad essere remunerativi col solo risultato in sala, 4 se si considerano i mercati ancillari, molti di questi artisti potrebbero essere interessati a nuove formule di diffusione del prodotto.

Fonte: Variety

Avatar
Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
Top