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La “Netflix latina” di Vivendi e Mediaset arriverà a settembre

Vincent Bolloré pensa a un operatore di video on demand attivo in tutto il sud Europa e impegnato nella produzione di contenuti di livello hollywoodiano, possibilmente con la collaborazione di una major tra Fox e Warner.

Avrà i suoi mercati di riferimento in Francia, Italia e Spagna, ma con una presenza anche in Germania. Cominciano a delinearsi i primi connotati dell’operatore di video on demand che nascerà dall’accordo tra il colosso mediatico Vivendi e Mediaset, perfezionato ufficialmente lo scorso venerdì. Come già riportato nelle scorse settimane, il primo effetto dell’intesa è stata la cessione al gruppo francese, guidato da Vincent Bolloré, del ramo pay del Biscione, Mediaset Premium, oltre a uno scambio di azioni (3,5%) e di manager che porterà i figli dei due patron Yannick Bolloré e Pier Silvio Berlusconi a sedere nei CdA delle aziende contraenti. Questa però è solo il lato formale di un all’alleanza di più ampio respiro: l’obiettivo del finanziere bretone è creare un operatore sud europeo (o latino, come gli piace definirlo) in grado di competere sul mercato audiovisivo con piattaforme internazionali quali Netflix, e per farlo sta dando forma a una rete attiva non solo nella distribuzione ma anche nella produzione di contenuti più adatti al mercato locale, per quanto di fattura hollywoodiana.

Secondo le ultime indiscrezioni, si parla di tre tipi di prodotto. Ci saranno ovviamente i film: europei, ma con standard e soprattutto star americane, del calibro di Brad Pitt e Kevin Spacey, che per altro sono entrambi parte del listino degli originals di Netflix, uno con la prossima commedia di David Michod, War Machine, e l’altro con l’ormai iconica serie House of Cards. Poi ci saranno i serial, che per distinguersi di, potrebbero vederne la luce anche dieci esemplari nei prossimi 4-5 anni. Notizia più importante, è che gli alleati franco-italiani starebbero dialogando con due major USA, Warner e Fox, per coinvolgerle nel progetto ed eventualmente anche sul lato produttivo (considerando che il nome Fox rimanda inevitabilmente a Sky, c’è da chiedersi se non ci sia in cantiere un’intesa pan europea con la pay-tv di Murdoch per respingere in forze l’offensiva di Netflix). I rumors precedenti all’accordo parlavano a tal proposito del coinvolgimento di un personaggio chiave come Tarak Ben Ammar, magnate tunisino di cinema e tv, molto vicino a entrambe le aziende così come a Hollywood. C’è inoltre da ricordare come, nel nostro Paese, Mediaset vanti già un’esclusiva per l’home video su film e serie Warner (e Universal), che se replicata a livello sud europeo darebbe al nuovo soggetto un notevole vantaggio competitivo.

Sul fronte delle piattaforme, a unire le forze saranno ovviamente il servizio di streaming del Biscione, Infinity, più quelli controllati da Vivendi, CanalPlay in Francia e Watchever in Germania, più Yomvi della spagnola Telefonica, di cui sembra perciò confermata la partecipazione alla grande “creatura” on demand pensata da Vincent Bolloré. Unica nube all’orizzonte: insieme tutte queste piattaforme arrivano appena a 2,5 milioni di abbonati, contro i 75 milioni di Netflix, di cui 32 nei mercati esteri. Lo stesso ramo online del leader della pay-tv francese, Canal Plus, avrebbe perso per colpa del competitor americano ben 300 mila abbonati,  scendendo sotto quota 600 mila; per Infinity, le cifre si aggirano tra i 300 e i 360 mila utenti a seconda delle indiscrezioni.

Molta strada resta dunque da percorrere alla Netflix latina, che un po’ ci distrae da un’altra domanda fondamentale: quali sono i piani di Bolloré per il mercato della pay-tv, dove le sue controllate europee arrivano a un totale di 12 milioni di abbonati?

 

Fonte: La Stampa

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