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Comissione UE vs Sky, major e geo-blocking per la tutela dei consumatori dell'audiovisivo

La notizia è di per sé riassumibile in poche righe: la Commissione Europea, che tra le sue missioni primarie ha quella di tutelare la concorrenzialità nei mercati degli Stati Membri, ha inviato una “lettera di obiezioni” al ramo inglese dell’emittente satellitare Sky e a sei major hollywoodiane per notificare come alcune clausole contrattuali incluse nei loro...

La notizia è di per sé riassumibile in poche righe: la Commissione Europea, che tra le sue missioni primarie ha quella di tutelare la concorrenzialità nei mercati degli Stati Membri, ha inviato una “lettera di obiezioni” al ramo inglese dell’emittente satellitare Sky e a sei major hollywoodiane per notificare come alcune clausole contrattuali incluse nei loro accordi siano attualmente oggetto di un’indagine avviata a gennaio 2014. L’ipotesi di violazione riguarda in particolare il geo-blocking, cioè quella pratica con cui non solo Sky UK ma diversi operatori di pay-tv e video on demand impediscono l’accesso ai propri servizi a tutti quei consumatori residenti in Paesi diversi da quelli di operatività, non tanto per limiti tecnici bensì a causa di precise disposizioni imposte o concordate con i detentori dei diritti su film e serie tv. La televisione a pagamento quanto Disney, NBCUniversal, Paramount Pictures, Sony, Twentieth Century FoxWarner Bros sono dunque sospettate di aver violato in tal modo la normativa comunitaria in materia di Antitrust e di libera circolazione transfrontaliera di prodotti e servizi, imponendo confini nazionali a un mercato che di per sé non presenta simili barriere strutturali. Nel mirino della Commissione, per altro, non rientrano solo i grandi studi cinematografici americani: la stessa procedura investe Sky Italia e Deutschland, la francese Canal Plus e la spagnola DTS.

Mercato Unico Digitale

A livello per così dire “micro”, il geo-blocking ha degli indubbi risvolti pratici che riguardano l’esperienza di consumo di ogni giorno: basti pensare a un cliente Sky che si rechi all’estero per viaggio o per lavoro e che non possa più fruire di un abbonamento per cui ha regolarmente pagato. Lo stesso dicasi per tutte quelle piattaforme che consentono di acquistare o noleggiare titoli on demand e conservarli in una propria cassaforte virtuale, cui accedere anche in mobilità con smartphone e tablet, salvo essere bloccati nel momento in cui si prova a vederli da un altro Paese. Questa, però, è solo scorza di una questione ben più vasta che si inserisce nel processo di creazione del Mercato Unico Digitale, ossia l’abbattimento delle frontiere anche virtuali tra gli Stati Membri, e di un’armonizzazione delle normative sul copyright che contribuiscono alla sua attuale struttura frammentata. Struttura di cui, per altro, si avvantaggerebbero soprattutto le grandi multinazionali della cultura, dell’audiovisivo e delle comunicazioni, che contando  su un mercato interno di dimensioni e volumi pari, se non superiori, a quelli dell’intera Europa, possono facilmente compiere il salto verso un ampliamento globale. Gli operatori nati nei diversi mercati UE, come ha ricordato recentemente anche Stefano Parisi del portale di video on demand Chili Tv, devono invece scontrarsi non solo con un contesto meno profittevole e digitalmente più arretrato, ma anche: “Stipulare 28 contratti con ciascuna major, fare l’encoding in 24 lingue, avere rapporti con 28 SIAE diverse con un aumento dei costi del 60% rispetto ad una piattaforma americana”.

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L’obiettivo, in poche parole, sembrerebbe in primo luogo quello di creare un quadro normativo che non svantaggi gli operatori UE in un campo già di per sé maggiormente delicato e degno di tutela come quello dei consumi culturali (ricordiamo la cd. eccezione culturale che consente di stanziare contributi pubblici a settori come il cinema, il teatro, ecc. in deroga al categorico diveto comunitario agli aiuti di Stato). Il percorso, avviato ufficialmente a maggio con la pubblicazione della strategia della Commissione per il Mercato Unico Digitale, sembra voler passare al momento per l’equiparazione dei servizi di pay-tv e di video on demand con qualsiasi altro bene scambiato nella CEE. L’ipotesi illustrata nella lettera di obiezioni è infatti quella di una restrizione della possibilità di Sky UK di operare “vendite passive”, o non sollecitate: fattispecie sotto cui si intende perciò far rientrare anche una domanda di consumo inevasa, capace di oltrepassare i confini nazionali e di manifestarsi in quei territori in cui gli operatori non svolgono promozione dei loro prodotti né li offrono in maniera diretta. Un fenomeno che per altro ha dato notoriamente vita anche a uno slittamento della stessa domanda verso la pirateria o la fruizione illecita, come dimostrato dai tanti utenti che di recente sono ricorsi al mascheramento del proprio IP per abbonarsi allo streaming di Netflix  (leader USA dello SVOD) anche dall’Italia o da altri Paesi in cui il servizio è ovviamente “raggiungibile”, essendo online, ma inibito proprio dal geo-blocking.

Allo stesso tempo, tuttavia, rimane da chiedersi quali sarebbero le reali conseguenze se un utente italiano potesse decidere di abbonarsi a Now TV, cioè la versione inglese di Sky Online, piuttosto che ai programmi del ramo nostrano dell’azienda o a Mediaset Premium, o alla stessa Chili Tv, e se una simile libertà riuscirebbe realmente ad avvantaggiare i piccoli piuttosto che i colossi stranieri. Di sicuro, comunque, la macchina del Mercato Unico Digitale si è messa in moto, creando già primi attriti non di poco conto. Se la maggior parte delle major non ha ancora commentato la lettera della Commissione, e per quanto Warner Bros abbia dichiarato di star collaborando con la UE e di ritenere prematura qualsiasi altra dichiarazione a riguardo, The Walt Disney Company ha manifestato il proprio fermo disaccordo rispetto all’indagine: “L’impatto di questa analisi è distruttivo per il valore del nostro prodotto, ci opporremo vigorosamente a una simile azione”.

 

Fonte: Europe.euVariety, Corriere.it

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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