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HBO Now, Sling TV, Playstation Vue, YouTube: la tv è morta, viva la tv

È forse un po’ presto per annunciare ufficialmente il decesso della regina del salotto, almeno nella sua versione tradizionale. Vero è, tuttavia, che i cambiamenti in corso nell’ultimo mese nel mercato USA del video on demand stanno imprimendo una decisa accelerazione alla migrazione dei contenuti TV verso la distribuzione via streaming. Il motore più evidente di questa transizione...

È forse un po’ presto per annunciare ufficialmente il decesso della regina del salotto, almeno nella sua versione tradizionale. Vero è, tuttavia, che i cambiamenti in corso nell’ultimo mese nel mercato USA del video on demand stanno imprimendo una decisa accelerazione alla migrazione dei contenuti TV verso la distribuzione via streaming. Il motore più evidente di questa transizione è rappresentato dal debutto dei servizi SVOD (subscription video on demand) di emittenti come HBO e CBS, che si sono decise per la prima volta a tagliare il cordone ombelicale rispetto all’abbonamento ai servizi di pay-tv. A fianco di questa offerta c’è poi quella dei nuovi pacchetti che stanno debuttando online a costi più significativi rispetto a quelli caratteristici di Internet, come PlayStation Vue di Sony: una combinazione di tantissimi canali televisivi cui accedere tramite la console per videogame al prezzo di 49.99 dollari al mese, contro i 64 dollari mediamente necessari per un un buon abbonamento via cavo. Un nuovo modello di video on demand, dunque, basato su contenuti di tipo “premium” e volto sostanzialmente a riprodurre sulla rete le dinamiche della tv satellitare o cablata, ma con maggior flessibilità e ovviamente con l’aggiunta di tutti vantaggi tipici della navigazione via web.

playstation vue

Secondo l’istituto di ricerca Ovum, il trend è così radicale da ridefinire anche il campo da gioco e il ruolo stesso dei nuovi giocatori. Gli operatori OTT (over the top) basati sul trasferimento online della programmazione tradizionale, come PlayStation Vue e Sling TV, vengono ad esempio assimilati a “servizi lineari” contro la classificazione comune (adottata anche dalla UE) secondo cui l’offerta on demand dovrebbe rientrare sempre nella categoria dei servizi “non lineari”, basati cioè su una distribuzione dei contenuti di tipo “pull” piuttosto che “push”. Al di là delle etichette ufficiali, comunque destinate a diventare rilevanti  in contesti fortemente legiferati come quello europeo, appare evidente come si stia finalmente stabilizzando il nuovo assetto del mercato audiovisivo del futuro. Un mercato in cui film e serie tv fresche di uscita non saranno più appannaggio del fisico o del download legale, con una possibile ridefinizione delle finestre a favore di un premium SVOD coincidente con l’attuale window riservata alla pay-tv.

Nel nuovo quadro mediatico, secondo Ovum, l’abbonamento ai diversi tipi di streaming continuerà a crescere spinto dalla “potenza di fuoco” degli operatori tradizionali. Nel 2015 si prevede che il numero di utenti mondiali di SVOD raggiunga i 100 milioni,  con una penetrazione del 5%. Cifra destinata quasi a raddoppiare entro il 2019 sia in termini di abbonati complessivi (se ne prevedono 180 milioni), sia di diffusione nelle case delgi spettatori.

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Questo creerà uno scenario più competitivo per i nuovi operatori cui si deve il boom dell’on demand, quali Netflix e Amazon, con conseguenze ancora da esplorare sul loro modello di business, già da tempo focalizzato sulla produzione originale proprio in vista di uno scenario “invaso” dalle emittenti tradizionali come quello che sis ta delineando adesso negli Stati Uniti. Stando alle stime di Ovum, il trend evolutivo giocherà anche a favore dei fornitori di contenuti gratuiti finanziati tramite l’advertising come YouTube, che dovrebbero ottenere sostanziali benefici dalla crescita della fruizione video online sostenuta dagli OTT televisivi.

Altra evoluzione non secondaria sembra quella relativa al tipo di device protagonisti del processo di “cord cutting”. La svolta di PlayStation Vue mostra infatti come la connected tv sia destinata a giocare un ruolo fondamentale e a mantenere il primato del piccolo schermo domestico quale destinazione per la fruizione di video, sia essa mediata da console per videogame dotate di collegamento a Internet, set-top box o chiavette di marchi dell’high tech come Apple, o da smart tv.

I tempi d’oro del piccolo schermo, insomma, sarebbero lungi dall’essere esauriti. Anzi, la nuova Golden Era della tv sarebbe appena iniziata grazie allo streaming, ponendo al settore sfide inedite legate alla qualità di servizi e connessione, alla user experience e alla capacità di ricalibrare l’intera filiera audiovisiva sulle esigenze di uno spettatore che non sarà più parte di un’audience generica, ma un individuo ben definito nei gusti, nelle abitudini e nelle scelte di consumo. Il tutto mentre i principali operatori del settore video continuano a cercare soluzioni ottimali per resistere all’onda e riuscire possibilmente a cavalcarla: è notizia di oggi come YouTube abbia confermato l’intenzione di compiere “un passo audace” nella direzione dello streaming ad abbonamento, invitando i suoi partner nella creazione di contenuti ad abbracciare il nuovo modello o a vedere sostanzialmente azzerato il proprio pubblico online. A rivelarlo sarebbero le nuove indicazioni ai creatori pubblicate nella sezione “Frequently Asked Questions” per partners, secondo cui chi attualmente monetizza i propri video con royalties di un certo rilevo provenienti dalle pubblicità online, dovrà unirsi al nuovo servizio ad abonamento e ad-free o rassegnarsi a pubblicare i propri contenuti in modalità privata. Una svolta radicale dunque, che preannuncia e conferma movimenti tellurici interessanti nel panorama dell’audiovisivo online.

 

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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