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Le serie di Amazon e Netflix spopolano ai Globe, avanza il cord cutting

I servizi di video on demand corrono alla pari con le emittenti tradizionali, tanto nei premi ufficiali quanto nella competizione quotidiana per il tempo del pubblico. Soprattutto quello dei "millennials", che consumano sempre più streaming e sempre più da mobile.

Tv on demand un anno dopo: se alla passata edizione dei Golden Globe avevano tenuto banco le cinque nomination e il premio consegnato a Netflix, leader internazionale dello streaming ad abbonamento, per la sua serie originale House of Cards, la serata di ieri ha visto aumentare di gran lunga il protagonismo degli operatori OTT e dei loro prodotti destinati alla messa in onda online.

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In primo luogo quest’anno anche Amazon, noto marchio di eCommerce attivo nel VOD tramite il servizio Prime, è entrato nel gioco delle candidature grazie a Transparent. Il serial, prodotto direttamente dagli Amazon Studios,vede come protagonista un genitore transgender e ha vinto quale miglior show comico battendo concorrenti di network anche molto popolari quali HBO, in corsa con Girls e Silicon Valley. Netflix ha avuto nuovamente il proprio momento con House of Cards, stavolta grazie all’attore protagonista Kevin Spacey premiato come miglior interprete in un prodotto televisivo drammatico. La serie comica Orange is the New Black, sempre realizzata dal portale di video on demand, non si è aggiudicata nessuna statuetta ma ha aumentato la rosa delle nomination di Netflix con tre candidature (miglior serial, miglior attrice e miglior attrice non protagonista).

I premi e il riconoscimento formale del ruolo svolto dagli operatori di video on demand nella nuova produzione audiovisiva, in realtà, rappresentano solo l’apice di una tendenza sempre più evidente e diffusa al cord cutting, cioè la fruizione di contenuti video attraverso canali diversi da quelli tradizionali. Uno studio, diffuso in occasione del CES 2015, ha messo in evidenza come il 51% dei “millennials”, cioè del pubblico tra i 13 e i 34 anni, consideri di “grande valore” il proprio abbonamento a servizi di SVOD (subscription video on demand) come Netflix, contro il 42% che sostiene lo stesso di un’emittente via etere e il 36% di una tv via cavo. Anche per quanto riguarda lo schermo, quello televisivo tradizionale è stato indicato come preferito dal 19% degli intervistati, mentre il 28% consuma  già programmi via tablet e il 22% via smartphone. L’84% dei millennials dichiara di aver visto tv via streaming negli ultimi 6 mesi, contro il 54% che l’ha guardata live su piccolo schermo e il 33% che ha usato un registratore. Le emittenti tradizionali non si devono però allarmare troppo: la generazione dei nativi digitali è anche la più propensa a consumare la versione on demand dell’offerta dei broadcaster: sono infatti il 76% gli intervistati che ne fruiscono almeno una volta a settimana, in linea con quanto dichiarato rispetto ai contenuti dei servizi over the top.

Secondo l’istituto che l’ha condotta, NATPE, i risultati della ricerca confermano le radicali trasformazioni in corso nel modo in cui il pubblico fruisce e si avvicina all’offerta televisiva, in linea per altro con quanto osservato in altri ambiti dell’industria audiovisiva come l’home entertainment.

 

Fonte: TechCrunch, Variety 

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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