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Venezia 71 – ANICA mette Italia e Cina a confronto sul cinema

Creare relazioni costanti tra operatori, mostrare i nostri film in appositi roadshow, partire con le coproduzioni e sfruttare al massimo la vetrina del video on demand: a Venezia 71, la strategia dell'ANICA per l'ingesso nel mercato cinese.
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Un mercato che prima ancora di “aggredire” c’è bisogno di conoscere in maniera approfondita, attraverso relazioni non occasionali e durature. Quasi una diplomazia del cinema che si sta muovendo in maniera sempre più sistematica, forte del sostegno istituzionale e di un nuovo, preciso, quadro normativo a fissare le regole del gioco. Questa l’immagine dei rapporti tra il mercato cinematografico italiano e quello cinese dipinta oggi dal convegno ANICAIncontra la CINA, organizzato dall’associazione nell’ambito della 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

cinema cinese

Secondo il presidente Riccardo Tozzi, a mancare attualmente in Cina non è l’apprezzamento per l’Italia e la sua cultura, quanto una vera consapevolezza dell’offerta che il nostro Paese esprime oggi in termini di produzione cinematografica. A servire sono dunque:

“Viaggi e collegamenti non occasionali  volti a far vedere non solo i classici, ma anche  i nuovi film italiani in Cina e i film cinesi in Italia. Occorre non solo andare oltre il patrimonio, ma anche oltre il cinema d’autore ospitato nei festival, che non esaurisce la gamma del prodotto nazionale e spesso non ne rappresenta nemmeno il segmento centrale”.

Spazio dunque al cinema più popolare e a quei titoli di largo consumo e comprovato successo commerciale, che secondo il presidente ANICA potrebbero incontrare il gusto di un popolo, quello cinese, non così lontano dal nostro come lo si potrebbe immaginare:

“Leggendo e docuentadomi sulla letteratura cinese recente,  ho riscontrato una certa compatibilità con la cultura italiana, in particolare per la compresenza di dramma e comicità e la centralità nelle narrazioni dei rapporti familiari”.

Il lavoro associativo dovrà innanzitutto concentrarsi su forme di presenza più costanti, che consentano agli operatori di rimanere in contatto e avere una permanenza di relazioni al di là della singola occasione e del singolo evento. Strategia in parte già concretizzata nel lavoro del Desk aperto a Pechino, impegnato ad esempio nella diffusione di informazioni sulle possibilità offerte dall’Italia in qualità di set. E non solo per le location ma anche in relazione ai diversi incentivi, soprattutto fiscali, messi a disposizione a livello locale e nazionale per attirare gli investimenti stranieri. L’importante, ha detto Andrea Cicini in rappresentanza del Desk, è proporsi in modo unitario come Paese, oltre che stringere rapporti di vera e propria amicizia con gli operatori cinesi, facendo leva non da ultimo sulla ricchezza geografica (nonché enogastronomica) del nostro territorio.

Altra iniziativa cruciale è la ricerca di un accordo per la distribuzione delle nuove uscite italiane tramite la catena Lumière, che attraverso la sua sala di Pechino può trasmettere il titolo su tutto il territorio nazionale. Un’intesa che dovrebbe servire come base per la partenza di un vero e proprio roadshow del cinema italiano nel vasto mercato cinese, mentre sul fronte delle nuove tecnologie si sta tentando di aprire un’importante vetrina sul web per il prodotto nostrano tramite iQIYI, il più importante portale di video on demand cinese, supportato ovviamente a livello governativo dalla Repubblica Popolare.

Questa ipotesi, tra l’altro, sembra interessare anche i responsabili della piattaforma, secondo cui la fruizione in Rete può rivelarsi un passaggio fondamentale per far conoscere il cinema italiano al pubblico cinese, attualmente poco attento a questo tipo di titoli, e ipotizzare in seguito una distribuzione theatrical. “I film italiani non si vedono neanche in versione pirata”, ha detto senza mezzi il rappresentante del servizio VOD, ricordando che il 40% dei loro 5 mila titoli in catalogo è straniero, e c’è dunque spazio per un aumento della visibilità del prodotto nostrano.

Da ricordare anche il China Day, che sarà ospitato nuovamente dal Festival Internazionale del Film di Roma e che consente di invitare ogni anno una decina di produzioni e distribuzioni cinesi in Italia per conoscere non solo il nostro mercato ma anche il nostro territorio. Resta però il problema del limite imposto dallo Stato cinese all’import di film stranieri, attualmente fissato a 35 titoli, di cui 15 in animazione 3D e IMAX e il resto colonizzato dalle opere statunitensi. Né basta la piena entrata in vigore, dopo quasi 10 dalla stesura, del trattato di coproduzione Italia-Cina: secondo l’esperienza francese, infatti, esiste ancora una disparità di trattamento coi blockbuster, che riescono ad aggirare i limiti anche con poche scene girate in Cina con i talent locali (che come sappiamo non vengono neppure sempre mantenute nella versione internazionale del film, vedi il caso Iron Man). Sembra insomma che una delle sfide consisterà anche nel guadagnare una certa bilateralità nelle coproduzioni, in modo da favorire la nascita di nuove narrazioni realmente adatte sia al pubblico locale che a quello europeo, e non solo film quasi interamente cinesi cofinanziati dagli investitori stranieri o viceversa.

Davide Dellacasa

Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.

http://dd.screenweek.it
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