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Speciale video on demand #13: l’offerta di Warner Bros – Intervista a Stefano Scauri

600 titoli su iTunes, direct to digital, Digital Copy 2.0. e una presenza capillare nelle principali piattaforme VOD italiane: ecco come Warner Bros. intende cogliere l’opportunità del digitale e porla a servizio della centralità del consumatore.

cover_speciale vod video on demand

 

Per qualsiasi distribuzione il digitale rappresenta ormai una fetta importante dell’home entertainment, sempre più in grado di compensare i cali registrati negli ultimi anni da dvd e Blu-Ray. In Italia, Warner Bros. (leader al box office per due anni consecutivi) ha colto l’occasione dello sviluppo del video on demand non solo garantendo la propria presenza su tutte le principali piattaforme per il noleggio e l’acquisto di film online, ma anche con iniziative all’avanguardia se non uniche nel nostro Paese. Dalla distribuzione direct to digital, cioè direttamente sul web, alla Digital Copy 2.0., che permette di fruire anche in Rete della propria videoteca personale. Per il nostro speciale video on demand abbiamo approfondito l’approccio di Warner Bros. al VOD con Stefano Scauri, Vice President Digital del ramo italiano della major.

 

Stefano_ScauriStefano Scauri, il settore digitale sta assumendo sempre più importanza per l’home entertainment. In Italia, in particolare, l’arrivo dei broadcaster nel video on demand promette di accrescere ancora di più la centralità del comparto. A che punto è questo mercato?

Il mercato digitale sta crescendo anche in Italia: non ha ancora raggiunto le dimensioni di Paesi come Francia, Germania e Inghilterra ma penso sia solamente questione di tempo.  Attualmente va a soddisfare principalmente il bisogno di visione domestica del prodotto filmico e quello di visione in movimento. Fino a poco tempo fa soffrivamo di una carenza di piattaforme, essendoci praticamente solo iTunes. Nell’ultimo anno però abbiamo visto l’arrivo di Google Play e, più di recente, del servizio Infinity di Mediaset, mentre portali come Chili e Cubovision hanno compiuto importanti sviluppi tecnologici. Ci aspettiamo che nel corso del 2014 possano arrivare altri operatori di primo piano quali Sky e Amazon. Ad ogni modo possiamo già dire di avere un’offerta importante, sia in termini di scelta per il consumatore, che ora ha a disposizione almeno 5-6 negozi, sia di quantità di film. Tutte queste piattaforme offrono migliaia di titoli, che spesso non è facile reperire nel mondo fisico a causa della crisi che ha attraversato l’home video negli ultimi anni.

Qual è l’esperienza di Warner Bros. con il video on demand e con le piattaforme che offrono questo servizio in Italia?

Warner ha deciso di mettere il consumatore alla base di tutto: dobbiamo offrirgli il prodotto dove e nel modo in cui lo vuole, per cui siamo agnostici nei confronti della piattaforma purché garantisca un livello minimo di attività. Questo perché la gestione del digitale, seppur per certi versi più semplice di quella del prodotto fisico, presenta complessità di natura tecnologica, amministrativa e legale. Non abbiamo dunque accordi di esclusiva e siamo su tutte le piattaforme principali, sia con le novità sia con la library. Per quanto riguarda le novità, a partire da Lo Hobbit, il  nostro ciclo di sfruttamento dell’home entertainment prevede che la prima uscita al termine della finestra theatrical sia quella in Electronic Sell-Through. A 105-115 giorni dall’arrivo in sala, l’utente può quindi acquistare il prodotto sulle piattaforme digitali, mentre dopo alcune settimane, da una a tre a seconda di diversi parametri, il film diventa disponibile anche per il noleggio in video on demand, in dvd e Blu-ray. In un certo senso è stata capovolta la finestra che c’era con il fisico e che prevedeva prima l’uscita del prodotto destinato al noleggio e poi quello in vendita. Per quanto riguarda il catalogo, invece, stiamo cercando di offrire il più possibile: su iTunes abbiamo quasi 600 titoli ma ne arriveranno ancora,  e lo stesso stiamo facendo con gli altri servizi dove intendiamo portare sempre più library. Pensiamo che le piattaforme digitali siano una grandissima opportunità per consentire al consumatore di trovare film più di nicchia o meno famosi, ormai sempre più difficili da trovare sul mercato dei dvd.

Negli Stati Uniti Warner Bros. ha addirittura aperto un proprio portale interamente dedicato ai classici. È ipotizzabile che un simile modello venga replicato in Italia?

È qualcosa che ho seguito con attenzione e posso solo dire che invidio molto i colleghi americani, perché non hanno il problema della lingua e possono mettere a disposizione del consumatore l’intera library Warner. Per noi questo non è possibile perché non tutta la library è stata pubblicata in Italia, per molti titoli non è stato fatto il doppiaggio mentre per altri, molto molto vecchi, è difficile reperire un doppiaggio originale di qualità. È un’idea molto bella ma rimane questa sostanziale differenza che non ci consente di offrire migliaia di film senza problemi di lingua. Continuiamo a guardarvi con interesse e chissà che prima o poi non venga fatto un roll-out anche in Italia.

Come vedete il progressivo affermarsi, anche in Italia, dello SVOD, l’on demand ad abbonamento, modello che si è stabilito da tempo in altri mercati e anzi ha fatto da traino all’intero settore?

Warner ritiene che la scelta del modello spetti al consumatore, a noi il compito di assecondarlo. Una volta potevamo controllare le finestre e quindi influenzare maggiormente le sue decisioni ma oggi, con internet, questo non è più possibile. Ora abbiamo un nuovo regolamento dell’Agcom contro la pirateria che speriamo porti dei benefici, altrimenti il prodotto continuerà a essere disponibile in forma illegale online. Sta a noi fornirlo nel modo giusto, con un’offerta legale corretta e che garantisca anche una bella consumer experience. Oggi ci sono piattaforme che consentono di vedere i film su tutti i device o di salvare quelli acquistati tramite cloud. L’utente, insomma, può davvero vedere i film dove vuole e come vuole. Mi è capitato spesso di notare sul treno Roma-Milano passeggeri che guardano film, spero in modo legale: sta aumentando moltissimo il consumo in mobilità, cosa che prima non esisteva nemmeno. Tutto questo porta a pensare che l’on demand sia una grande opportunità.

Quali sono invece gli ostacoli che potrebbero frenarne lo sviluppo?

L’ostacolo più grande rimane l’utilizzo illegale dei nostri prodotti. Per il resto, la tecnologia può solo aiutare un’azienda che vende contenuti, soprattutto quando le fornisce gli strumenti per raggiungere tutti i suo potenziali consumatori.

Getaway iTunes

Un’altra opportunità colta per prima da Warner Bros. in Italia è stata quella della Digital Copy 2.0., il servizio che consente di archiviare sul web e vedere in digitale anche i film acquistati in dvd e Blu-ray.

Sì, Warner al momento è l’unica e abbiamo tantissimi iscritti. Si tratta di un passaggio importante verso UltraViolet, che presto arriverà in Italia dopo essere approdato con successo negli Stati Uniti, in Australia, nel Regno Unito e recentemente in Francia e Germania. Anche questo fa parte della strategia di Warner volta a rendere il più facile possibile fruire dei nostri contenuti, senza limiti di tempo o di altro tipo. Oggi chi compra un dvd o un Blu-ray delle nostre novità ottiene anche una copia digitale del film, che può vedere su iPad, su un sistema Android come su pc, senza essere perciò obbligato ad avere con sé un apposito lettore. La fruizione può avvenire in mobilità,  in una seconda casa o a casa di amici, oppure sul computer: la Digital Copy 2.0. ha questa grandissima facoltà, prima impensabile, di essere cross-device.

La flessibilità sembra un requisito fondamentale per rispondere alle nuove esigenze degli utenti.

Sì, anche se una delle sfide più grandi che dobbiamo affrontare adesso è l’educazione del consumatore, e la Digital Copy 2.0. è un modo per fargli sperimentare in modo diretto ciò che la tecnologia gli consente di fare.  Un’altra opportunità è costituita dalle smart tv, che oggi offrono allo spettatore dalle 3 alle 5 diverse possibilità per acquistare o noleggiare film. Basta sedersi e comporre il proprio palinsesto personalizzato, con costi che non sono proibitivi. Ormai quasi tutte le televisioni vendute sono smart, il problema rimane farle connettere, far sapere al consumatore che il suo schermo può essere collegato a Internet e dargli accesso a una serie di servizi di cui probabilmente non riuscirà più a fare a meno.

Un altro campo in cui Warner  Bros si è dimostrata all’avanguardia è il direct to digital, la distribuzione direttamente sul web, inaugurata la scorsa estate con il film “42”.

Formula che abbiamo ripetuto il 10 gennaio con l’uscita di Getaway – Via di fuga. L’esempio di 42 è senza dubbio molto importante: si tratta di un film che negli Stati Uniti ha avuto un buon riscontro, con oltre 100 milioni di dollari di box office, ma che per una serie di ragioni  non è stato distribuito in sala. Aveva comunque un suo pubblico potenziale e quindi è uscito online con risultati che ci hanno molto soddisfatto, sia in termini di traffico generato sia di vendite, pur non essendo ovviamente paragonabile a un incasso cinema. L’esperimento ha avuto un esito interessante e per questo abbiamo deciso di replicarlo con Getaway, anche perché riteniamo giusto offrire al pubblico italiano la possibilità di vedere questi film, traendone un’opportunità di business ulteriore.

Quali sono i volumi del settore, anche in relazioni a quelli dell’home video?

Sicuramente il rapporto è in crescita, sia perché aumenta il numeratore, cioè il fatturato del digitale, sia perché purtroppo scende il valore dell’home video. Non possiamo ancora dare numeri anche perché si tratta di cifre difficilmente comparabili. Il fatturato del digitale ha una profittabilità più alta rispetto a quello del fisico, dove si hanno i costi  della distribuzione e della rete vendita.  Sono numeri che vanno guardati con una certa attenzione ma di sicuro stanno diventando una parte importante dell’home entertainment. Un settore che è stato e continua a essere una parte importantissima dei ricavi dell’industria cinematografica. Ecco perché è importante che goda di buona salute, che sia fisico o digitale: il compito di questo anello della filiera, così come della tv, è di recuperare risorse per produrre nuovi film. Così come è scontato che al centro del processo si trova sempre l’uscita in sala, perché è quella che determina il valore del film. Se la divisione cinematografica non creasse questo valore, sarebbe difficile per noi andare a vendere il prodotto nelle finestre successive. In questo ciclo tuttavia è importante anche che l’home entertainment e la televisione mantengano alto il flusso di risorse, fondamentale per l’intera industria.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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