A inizio 2012, Netflix ha salutato un’ottima apertura dell’anno dichiarando 2 miliardi di ore di contenuti video consumati via streaming dai suoi utenti nell’ultimo trimestre 2011. Cifre che avevano già portato a parlare di una scalata intrapresa dal portale di SVOD rispetto ai maggiori network televisivi statunitensi. Dopo appena sei mesi, la società di Reed Hastings può vantarsi di aver raggiunto vette ancora più elevate, e secondo alcuni analisti di aver battuto tutti i broadcaster nazionali. I numeri li ha dati direttamente il CEO della compagna di Los Gatos: 1 miliardo di ore di streaming raggiunte nel solo mese di giugno, per un ammontare di circa 80 minuti consumati al giorno da ogni abbonato ai servizi di video on demand.

Un traguardo che ha portato Richard Greenfield, analista della società esperta di trading BTIG, a rivedere le stime diffuse all’inizio del 2012 e a dichiarare Netflix il più visto tra i network americani. Il risultato è stato ottenuto ipotizzando che il 90% del traffico dichiarato provenga dagli utenti USA del portale, che come noto si è ormai espanso da tempo in America Latina e in Canada e più di recente anche in Regno Unito e Irlanda. Secondo Tech Crunch, questa stima non sarebbe da considerarsi troppo precisa, ma indicherebbe comunque un trend capace di mettere a rischio il modello finora seguito dalle principali emittenti americane. A questo proposito, viene citata una teoria attribuita al direttore del Product Management di YouTube, Hunter Walk, su come gli spettatori guardino la tv: su 5 ore, si suppone che una sia spesa per i programmi di punta, i “must see”, e due per trasmissioni piacevoli da vedere, seppur non imperdibili. Resterebbero fuori dunque un paio di ore in cui la televisione finisce per fare “da sottofondo”, senza suscitare un eccessivo coinvolgimento del pubblico. Secondo Tech Crunch, questo tempo di visione residuale sarebbe il campo finora aggredito da servizi quali Netflix, YouTube e Hulu, ma le cose potrebbero prendere una piega diversa ora che tutte queste realtà hanno cominciato a investire su contenuti originali, senza tra l’altro caricare il costo dell’investimento sugli utenti.

YouTube ha puntato sulla creazione di nuovi canali in partnership con grandi nomi dello showbiz, mentre Netflix ha in cantiere il serial House of Cards di Kevin Spacey e David Fincher, Orange Is The New Black, dal creatore di Weeds Jenji Kohan, e la serie horror di Eli Roth, Hemlock Grove, senza contare il ritorno di Arrested Development. Su tali contenuti si dovrebbe perciò giocare la capacità di questi servizi on demand di competere per “le altre ore” del consumo televisivo, e guadagnarsi così fasce di pubblico davvero determinanti.

Fonte: Tech Crunch