Con circa 6 milioni di ricavi netti e un fatturato di 889,2 milioni di dollari, la compagnia specializzata nell’on demand e nel noleggio di DVD e Blu-ray per corrispondenza, chiude in modo sostanzialmente stabile il primo semestre del 2012, battendo le stime degli analisti. Se le previsioni parlavano di un rendimento di circa 5 centesimi per azione, Netflix ha presentato ieri una trimestrale da 0,11 dollari per titolo, con un guadagno complessivo in aumento del 12,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e un lieve incremento anche nel numero degli abbonati USA allo streaming, che ormai si attestano intorno ai 24 milioni.

Le cifre non sono bastate comunque a evitare un calo in Borsa del 13%, immediatamente successivo alla pubblicazione dei risultati trimestrali, probabilmente influenzato dalle stesse previsioni della compagnia di Reed Hastings riguardo all’andamento del resto del 2012. Non sottovalutando l’effetto “cannibalizzante” delle Olimpiadi sull’audience televisiva, Netflix ha dichiarato di non prevedere un’impennata nel numero dei suoi iscritti: il target fissato per il prossimo trimestre è compreso in un range tra 1 e 1,8 milioni di abbonamenti, necessario per mantenere la cifra complessiva di 7 milioni di nuove sottoscrizioni da raggiungere entro l’anno. Quello che più potrebbe aver influito sugli investitori, è tuttavia l’annuncio degli sforzi che la compagnia dovrà sostenere a fine 2012 per debuttare “in un nuovo importante mercato europeo”, sulla scia di quanto già avvenuto nel Regno Unito e in Irlanda. Nella lettera inviata dal CEO agli azionisti, si sottolinea l’importanza di una tale mossa a livello strategico: gli abbonati esteri (Canada, America Latina e i suddetti territori europei) contano infatti per il 13% degli iscritti totali al servizio di streaming di Netflix e per più della metà dei nuovi abbonati. Gli utenti del servizio di SVOD avrebbero inoltre superato il milione sia in America Latina che nel Regno Unito e in Irlanda, dove la compagnia – come ci tiene a sottolineare – ha battuto la rivale LoveFilm su tutti gli indicatori chiave.

Mentre noi, per ovvi motivi, aspettiamo con non poco interesse di sapere quale sarà questo nuovo mercato (ma Hastings rimanda la notizia addirittura al quarto trimestre 2012) un altro passaggio importante della lettera agli investitori di Netflix, riguarda i competitor. Se La compagnia considera Hulu Plus e Amazon Prime ancora molto lontane da conseguire gli stessi risultati nel campo del video on demand, e giudica ardua la sfida della neonata joint venture tra Verizon e RedBox, forse mostra anche di voler deporre l’ascia di guerra con i network e in particolare con HBO. Da svariati mesi il CEO Reed Hastings va ripetendo come l’emittente, anche in virtù del duo servizio di streaming HBO Go, sia il primo rivale per una compagnia come Netflix, che cresce erodendo il pubblico televisivo tradizionale, o perlomeno il numero di ore che esso passa davanti al piccolo schermo. Stavolta Hastings, invece, ha preferito sottolineare come, nonostante la competizione, si intravedano dei margini di collaborazione tra le due realtà. Come sottolinea TechCrunch, d’altra parte, quanti iscritti avrebbe il solo servizio online HBO Go, se sganciato dall’emittente? E a che costo? Se un’intesa dovesse essere trovata, insomma, porterebbe a una decisiva svolta nei rapporti di forza all’interno del crescente mercato dell’on demand.

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Fonte: TechCrunch