Se il mercato del cinema in Italia soffre un periodo di notevole contrazione, continua la cavalcata dei Paesi in cui l’audiovisivo è un settore in pieno sviluppo. La Cina, in particolare, oltre a mostrare un sempre maggiore attivismo nel porre le basi per export, coproduzioni e sfruttamento del VOD, conferma una crescita al box office con cifre decisamente invidiabili da parte dei botteghini occidentali. I risultati del primo semestre 2012 parlano infatti di un incremento del 41%, per un totale di 1,25 miliardi di dollari, e una stima complessiva per l’anno ormai arrivata a toccare i 3 miliardi.

Nel caso la proiezione dovesse rivelarsi esatta, si tratterebbe di un aumento pari a un miliardo di dollari rispetto ai risultati del box office 2011, che si era fermato a 2,06 miliardi. Procedendo a questi ritmi, la Cina potrebbe superare gli Stati Uniti quale maggior mercato cinematografico mondiale entro il 2020, o forse prima. Fatto sta, tuttavia, che per ora la crescita è guidata dai blockbuster hollywoodiani: in testa nei primi 6 mesi del 2012 c’è Titanic 3D (che in Cina in pratica equivale a una nuova uscita) con 154,8 milioni di dollari, seguito da Mission: Impossible – Protocollo Fantasma (102,7 milioni) e da The Avengers (90,3 milioni).

Il mercato cinese, inoltre, ricopre una rilevanza sempre più fondamentale anche per i titoli che non sono campioni di incassi negli USA e nel resto del mondo. Battleship, ad esempio, qui ha realizzato oltre 50 milioni, a fronte degli “appena” 64 raccolti in patria.  In tutto, sarebbero già 8 le produzioni statunitensi che hanno superato la soglia dei 40 milioni nella Repubblica Popolare, cioè tante quante se ne contavano a fine 2011. Il risultato? Hollywood detiene il 63% del mercato, e la quota potrebbe crescere ora che i limiti imposti all’importazione di film stranieri si sono fatti meno stringenti. Rimane comunque la quota del 25% che le sale cinesi riconoscono ai distributori, a fronte del tradizionale 50% pagato negli USA.

Un freno di tipo statale potrebbe arrivare anche nel settore del video on demand, dove le azioni dei colossi locali Youku e Tudou sono crollate in seguito all’imposizione di regole più severe riguardo ai contenuti audiovisivi sul web. Il Governo ha infatti comunicato agli Internet provider che ogni contenuto da loro trasmesso dovrà prima essere autorizzato dallo Stato, con una ricaduta immediata sull’andamento dei titoli delle due società. Il motivo ufficiale: controllare che non ci siano video volgari ed evitare l’uso eccessivo della violenza e la pornografia.

 

Fonte: LA Times, China Daily, THR