Il problema del prolungamento della stagione cinematografica in Italia è di lunga data, ma solo di recente è tornato al centro del dibattito come terreno su cui agire in via prioritaria per consentire l’ampliamento del bacino complessivo di spettatori. La questione si è fatta ancora più urgente in questo inizio 2012, in cui è emerso con chiarezza il trend ribassista del botteghino, e in cui si è già assistito all’insolito rinvio a ottobre non solo delle classiche commedie pigliatutto, ma anche di due film italiani presenti a Cannes come Io e Te di Bernardo Bertolucci e il Gran premio della Giuria Reality di  Matteo Garrone (che dovrebbe essere nelle sale a partire dal 28 settembre). Una scelta che ha sollevato diverse considerazioni critiche da parte delgi operatori del settore, e a cui in maniera indiretta rispondono ora l’Anec e l’Acec in una lettera che ha i toni abbastanza accesi di una condanna.

A firmarla sono stati il presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema, Lionello Cerri, e il Segretario Generale delle sale cattoliche, Francesco Giraldo, che l’hanno indirizzata alla Sezione Distributori dell’Anica e alle diverse case distributrici per segnalare “lo sconcerto e le preoccupazioni” causate dalla carenza di prodotto cinematografico da programmare durante la stagione estiva. Una situazione che viene descritta come la conseguenza di una pianificazione delle release “miope e autolesionistica”, poiché priverebbe di titoli forti tutti i mesi da maggio ad agosto, lasciando scoperte le sale e la domanda del pubblico. Secondo gli esercenti, ne deriveranno non solo mancati ricavi commerciali per tutto il comparto, ma anche un sovraffollamento di uscite che ridurrà ulteriormente la resa dei titoli nelle sale da metà settembre.

Un altro punto critico, denunciano le Associazioni, sarebbe inoltre la non completa applicazione degli accordi stretti con i distributori in materia di VPF (la virtual print fee, che dovrebbe sostenere le sale nell’investimento necessario per la conversione al digitale), a cui si aggiunge il peso di nuove imposte come l’IMU e il margine sempre più ristretto dei contributi pubblici a sostegno dell’esercizio. Un quadro che nei soli primi 4 mesi del 2012 ha portato alla chiusura altri 77 schermi, e rischia di peggiorare anche in virtù della strategia “non comprensibile” e “antieconomica” perseguita da diverse distribuzioni.

Gli esercenti concludono auspicando l’avvio di un confronto con gli altri comparti della filiera, magari a  partire da Ciné, le Giornate professionali estive del cinema in programma a fine giugno a Riccione. Resta tuttavia preoccupante l’andamento di un mercato che, come rivelano i dati Cinetel rilasciati alla conclusione di maggio, in 5 mesi ha già visto calare le presenze del 12% e gli incassi di 9,6 punti percentuali.

 

 

Fonte: Giornale dello Spettacolo