Se in Italia l’Anica auspica un rapido sblocco dell’impasse creata dal vulnus legislativo che secondo l’Agcom le impedirebbe di regolamentare la tutela della proprietà intellettuale online (vedi la nostra intervista di ieri al presidente Riccardo Tozzi) e se negli USA, dopo la chiusura si Megaupload, la MPAA – Motion Picture Association of America è tornata a incalzare i cyberlocker definiti “canaglia” (rogue, il termine originale), in Francia si cominciano a fare i conti sull’Hadopi, acronimo di Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l’Internet, a un anno e mezzo dall’avvio delle sue attività.

Sono infatti passati 17 mesi da quando l’Autorità ha cominciato a inviare i primi avvisi agli utenti Internet sospettati di violare il diritto d’autore, nell’ambito di quello che a oggi può essere considerato uno dei quadri normativi più rigidi sulla pirateria online. Si tratta dell’ormai noto sistema dei tre strike, vale adire tre richiami formali prima che il procedimento relativo alla violazione del copyright finisca davanti a un giudice. Un meccanismo che, secondo l’Hadopi, avrebbe fatto registrare grandi risultati, con 755.015 dossier aperti, di cui il 95% conclusi già con l’invio del primo avviso. Allo stesso modo, il 92% di chi è arrivato al secondo step della procedura avrebbe cessato autonomamente ogni violazione del copyright in Rete e, alla fine del computo, sarebbe di appena il 2% la porzione di “pirati” rinviati alla Giustizia ordinaria.

I dati sono stati diffusi dalla stessa Hadopi in un rapporto, che potete trovare qui di seguito, nella versione in inglese. Tra le tante cifre diffuse, particolarmente significative sono quelle che si riferiscono all’andamento della pirateria online: citando una ricerca di Nielsen, il documento certifica infatti un calo del 17% nei visitatori dei siti dove trovare link verso applicazioni P2P, mentre stando agli studi di Peer Media Technologies l’offerta illegale di contenuti in Francia nel 2011 si sarebbe ridotta del 43%. E tra l’altro, si premura di specificare l’Hadopi, niente lascerebbe presumere che ci sia stato un semplice spostamento di utenti dal P2P verso lo streaming o il download diretto. Il rapporto cita a proposito i dati di Médiamétrie, secondo cui il traffico visitatori di questi siti sarebbe rimasto sostanzialmente stabile nel periodo di riferimento, mentre sarebbe aumentato quello generato dall’offerta legale.

Su questo punto si generano tuttavia le prime controversie: lo stesso rapporto sottolinea come tali dati possano variare a seconda della metodologia della ricerca, mentre Le Figaro contesta che usando gli stessi dati di Médiamétrie, si può notare già dal 2009 una crescita costante degli utenti dello streaming esattamente parallela al decremento di quelli del p2p, tanto che il “crossing-over” sarebbe avvenuto già prima dell’invio dei primi avvisi dell’Hadopi.

 

Pur prendendo per buoni i dati diffusi dall’Autorità, è invece TorrentFreak a incalzare il rapporto, a suo giudizio privo di una considerazione fondamentale: ammesso che  la pirateria si sia dimezzata, ciò non sembrerebbe aver portato benefici visibili alle industrie della musica e dell’home video, quelle cioè ritenute più colpite dal fenomeno. Il settore della musica, in particolare, avrebbe conosciuto perdite del  3,9% nel 2011, quello di DVD e Blu-ray del 2,7%. Il che, secondo il sito, farebbe pensare a un cambiamento delle modalità di consumo che va molto oltre il fenomeno del file-sharing.

 

Hadopi Report