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Digitale: esercizio e distribuzione si accordano per rendere più accessibile il sistema Vpf.

Le linee guida 2012 approvate dalle due categorie prevedono condizioni più flessibili per ottenere il contributo all'investimento tecnologico, anche in vista dell'abbandono della pellicola previsto per il 2014.

L’avvertimento era già stato rilanciato da MEDIA Salles all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma: in Europa si avvicina sempre di più il tipping point, cioè il momento in cui più del 50% delle sale europee saranno digitalizzate, ma nella corsa alla nuova tecnologia, rischiano di rimanere indietro le strutture più piccole. Sarebbero infatti circa 7mila i cinema monosala in Europa, pari al 20% degli schermi totali ma solo al 7% di quelli già riconvertiti a fine 2011. La situazione si presenta ancora più critica in Italia, dove solo l’anno scorso si è superata la soglia dei 1000 schermi digitali, con una crescita rispetto al 2010 pari al 18,4%, decisamente inferiore al picco registrato in Germania (+61,4%), ma anche alle percentuali di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Russia, tutte vicine o oltre il 30% già nel primo semestre 2011.

Ed è proprio a tale sfida che rispondono le linee guida 2012 per la digitalizzazione delle sale cinematografiche italiane, approvate ieri dalle associazioni dell’esercizio (Anec, Anem, Fice, Acec) e dalla sezione distributori dell’Anica. Punto centrale dell’intesa sono le nuove condizioni per la Vpf, acronimo di virtual print fee, vale a dire il meccanismo tramite cui la distribuzione dà il proprio contributo affinché gli esercenti possano recuperare l’oneroso investimento necessario per la conversione al digitale. Conversione che ovviamente va a vantaggio di entrambe le categorie poiché non permette solo flessibilità di programmazione ma anche, e soprattutto, l’abbattimento dei costi per la diffusione dei film, che ovviamente con la nuova tecnologia non passa più per la stampa e il trasporto di copie in pellicola.

Fino a oggi la Vpf ha quindi permesso di dividere il costo dell’upgrade tecnologico delle sale tra esercenti e distributori, ma il sistema è stato anche criticato per la difficoltà di accesso delle piccole strutture, tendenzialmente impossibilitate a sostenere l’investimento iniziale necessario per la digitalizzazione. Senza contare, poi, le rigidità normative che impediscono loro di godere dei benefici del tax credit previsto a tale scopo, in quanto i proventi del piccolo esercizio sono di solito talmente bassi da non generare una pressione fiscale così significativa da rendere efficace questo tipo di incentivo.  Con le nuove linee guida, esercenti e distributori hanno perciò deciso di agire direttamente sulla Vpf, prevedendo la possibilità di corrispondere un contributo anche di importo ridotto e anche nel caso di programmazioni in digitale non superiori a sette giorni. È stata inoltre prorogata fino alla fine del 2013 la possibilità per gli esercenti di prendere parte al meccanismo, soprattutto in considerazione della volontà dichiarata da molte distribuzioni di voler abbandonare definitivamente la pellicola a partire dal 2014.

Le misure, sostengono entrambe le categorie, agevoleranno il raggiungimento dell’obiettivo della digitalizzazione dell’intero parco sale italiano, nonostante rimanga fondamentale l’impegno e il sostegno dei soggetti pubblici: “Le categorie del cinema hanno tracciato un percorso più chiaro ed efficace, ma non del tutto risolutivo – affermano in una nota congiunta le associazioni dell’esercizio e della distribuzione – il processo di digitalizzazione, soprattutto per l’esercizio tradizionale, non può prescindere da un impegno concreto che coinvolga Stato, Regioni ed Enti locali”. Oltre alla già citata questione del tax credit, da tempo si parla anche della necessità di coinvolgere Comuni e altre istituzioni vicine al territorio nel processo di modernizzazione delle sale, affinché vengano rimossi i balzelli e i vari ostacoli di tipo burocratico che rendono tutt’ora poco appetibili gli investimenti privati nel settore dell’esercizio.

Ricordiamo, infine, che è di questi giorni anche il lancio del Vpf 2.0, formula così battezzata da Microcinema in partnership con la società di servizi per il cinema digitale Arts Alliance Media, volta a diffondere un modello di “digitale sostenibile”. Si tratta di un Vpf abbinato al noleggio che, assicura Microcinema – circuito di distribuzione di film e contenuti digitali cui fanno capo più di 200 sale – offrirà agli esercenti la possibilità di recuperare una parte del proprio investimento senza obblighi di tenitura o di numero di copie digitali.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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