Obama diventa social: il Presidente parla di economia, attacchi militari e SOPA in videoconferenza su Google+

Chattare con la più alta carica dello Stato? È quello che è successo ieri a un gruppo di selezionatissimi utenti di Google+ che hanno avuto l’occasione di confrontarsi in diretta online con il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Una mossa tanto più indicativa quanto il capo dell’esecutivo statunitense aveva già illustrato le proprie linee programmatiche per l’attuale e per il prossimo mandato nel tradizionale discorso sullo State of the Union della settimana scorsa. La “chiacchierata” su Internet è però servita a mettere il Presidente a confronto con intervistatori e domande meno consuete, tra cui una serie di quesiti stilati anticipatamente dagli utenti di YouTube, sui temi più disparati: dalla situazione economica, con tanto di presa visione del curriculum di un ingegnere disoccupato, alla scuola, agli interventi militari e alla pirateria su Internet.


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Video online: Facebook batte Twitter nello share, gli utenti mobile più “fedeli” di quelli tradizionali [Infographic]

YouTube mantiene ben saldo il proprio primato nella fruizione di video online. Secondo le ultime stime, rivelate da Reuters, l’ammontare delle sue visualizzazioni mensili avrebbe superato quota 4 miliardi, in crescita del 25% negli ultimi otto mesi. 60 sono invece le ore di upload al minuto, in decisa crescita rispetto alle 48 dichiarate lo scorso maggio. Merito in parte dei contenuti originali che il portale di Google ha cominciato a produrre anche in partnership con personaggi chiave dello showbiz, quali Madonna e Jay-Z, per competere con i grandi network statunitensi. Per ammissione dello stesso sito, gran parte dell’incremento si deve tuttavia allo sforzo sostenuto per diffondersi su varie piattaforme come smartphone e tablet. Quanto influiscono i dispositivi mobili sul consumo di video online? Vi proponiamo un’infografica elaborata a proposito dall’host di web video WISTIA.

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La guerra del copyright

Sui recenti fatti di cui abbiamo parlato anche qui su Cineguru, della questione SOPA/PIPA e della chiusura di Megaupload, e più in generale sulla nuova prospettiva che andrebbe data al copyright segnaliamo un bell’articolo su Il Fatto quotidiano da cui è tratta la citazione qui sotto.

Forse però è venuto il momento per tutti di migrare da posizioni cristallizzate (e ormai ventennali) e di muoversi nella direzione della conoscenza, del rispetto degli utenti, dei fruitori dei contenuti e della modernità.

In questi anni i detentori del copyright hanno confuso, in parte consapevolmente, la protezione delle opere audiovisive con la protezione ad oltranza dei relativi canali distributivi, non abbracciando senza remore le opportunità offerte da internet e continuando a imporre, contro la volontà dei propri stessi clienti, dei canali distributivi sempre più lontani dall’uso comune.

Non si può più continuare a confondere un film con il pezzo di plastica su cui si vuole che venga acquistato o una serie tv con Canale 5, ognuno ha diritto al rispetto dei diritti che ha acquisito, ma uno spettatore disposto a pagare ha tutto il diritto di scegliere la piattaforma a lui più congeniale tra quelle esistenti per guardarsi un film o una serie tv. Adeguare l’offerta alla domanda è l’unica soluzione percorribile.

Netflix affronta la class action degli azionisti, ma è primato nel VOD.

Non si può certo dire che sia un periodo tranquillo per Netflix: dall’apertura del servizio in Inghilterra e Irlanda, fino allo sbarco su Playstation Vita e alla nuova window imposta da Warner Bros per il noleggio dei suoi film in DVD e Blu-ray, la compagnia di Los Gatos ha vissuto un inizio anno decisamente movimentato. Partiamo dalle ultime notizie, cioè le dimissioni del Chief Marketing Officer, Leslie Kilgore, di cui ancora non si conosce il sostituto. La sua è la prima “testa” a cadere dopo un evento ben più rilevante, cioè la class action lanciata da un gruppo di azionisti, che evidentemente hanno deciso di non sottostare passivamente al crollo della società in Borsa causato dall’aumento dei prezzi partito a luglio e dalla decisione – poi abbandonata – di separare il business dello streaming da quello del noleggio per corrispondenza delle copie fisiche di film e serie tv. Il CEO Reed Hastings, non è un mistero, cerca da tempo ormai di spostare Netflix in via definitiva sul VOD, per competere con le grandi tv statunitensi, ma il processo si è dimostrato più lungo e complicato del previsto, e poco gradito ai consumatori americani ancora affezionati al noleggio per posta.

 


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Megaupload e Megavideo chiusi dall’FBI (e riaperti a tempo record?)

Un’operazione congiunta di FBI, Dipartimento della Giustizia americana e corpi di Polizia di cinque stati in quattro diversi continenti ha portato nella notte all’arresto di Kim “Dotcom“ Schmitz (Kim Tim Jim Vestor) insieme ad altre sei persone, e alla chiusura dei siti (18 domini) e delle società da lui fondate che possiamo riassumere con i termini Megaupload e Megavideo.

Una nota ufficiale del Dipartimento di Giustizia svela chiaramente il capo d’accusa:

Sette individui e due società sono state accusate di mascherare una presunta impresa criminale internazionale organizzata responsabile di massicci atti globali di pirateria on-line a danno di numerose opere protette da copyright, attraverso siti correlati al dominio Megaupload.com. Hanno generato più di $ 175 milioni di proventi illeciti causando più di mezzo miliardo di dollari di danni ai titolari dei copyright

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Il decreto Liberalizzazioni abolirà il monopolio SIAE?

C’è grande fermento sul web nelle ultime ore a causa della pubblicazione da parte di alcuni siti, tra cui Repubblica.it, della bozza del Decreto sulle Liberalizzazioni. Si tratta di un decreto legge di 44 articoli che affrontano temi molti diversi tra loro e altrettanto cruciali, come banche, taxi, farmacie, assicurazioni, professionisti e molti altri.

Un passo della bozza è particolarmente interessante ai nostri occhi:

L’attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata, è libera“.

La sua approvazione definitiva potrebbe comportare la fine dell’esclusività nella gestione economica del diritto economico d’autore da parte della SIAE dopo 130 anni di attività. L’articolo 180 infatti ha sempre affermato che:

“L’attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche di cessione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate, è riservata in via esclusiva alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE).”

Il tutto sta avvenendo in contemporanea con il commissariamento della SIAE, a cui viene contestato un debito che pare nell’ordine degli 800 milioni di euro. Gian Luigi Rondi, commissario speciale per il Governo, ha così commentato:

Non spetta certo al Commissario Straordinario, nominato dal Governo, commentare le proposte parlamentari. La valutazione e’ del Governo. La risposta spetta certamente alla nostra base associativa che, tra pochi mesi, all’esito dell’approvazione del nuovo Statuto – su cui con i sub commissari stiamo lavorando – ricostituira’ democraticamente gli ordinari organi sociali. 

Devo comunque ricordare che da sempre, grazie al patrimonio di conoscenza dei suoi dipendenti e dei suoi agenti mandatari, la nostra Societa’ e’ la migliore, a livello internazionale, in termini di raccolta sul territorio del diritto d’autore, nell’interesse degli autori e delle imprese culturali, e che una pluralita’ di soggetti non significa determinare meccanicamente un miglioramento della qualita’ dei servizi. Noi stiamo anche e soprattutto lavorando, con gli interventi messi in atto dal direttore generale, al perseguimento dell’equilibrio strutturale del bilancio, con provvedimenti che, purtroppo, richiedono sacrifici a tutte le componenti (dipendenti, dirigenti,mandatari, associati).

La SIAE e’ da 130 anni la casa degli autori e da 85 anche quella degli editori. E’ anche la mia casa visto che da molti anni sono iscritto alla SIAE. Siamo certi che questi sacrifici sono necessari, cosi come quelli che il Governo sta chiedendo ai cittadini, per mettere in sicurezza la nostra casa.

Quando ci sarà un equilibrio economico strutturale, monopolio o meno, tutti avranno comunque interesse a stare in questa che è e resterà la casa di chi crea e produce cultura’‘.

Il dubbio però rimane: la SIAE perderà realmente il monopolio nella gestione economica del diritto economico d’autore? 

Fonti: Repubblica, Asca

Borg, presidente distributori Anica: prolungare la stagione, sfruttare il digitale e nuove campagne di sensibilizzazione.

Rilanciare iniziative promozionali di rilievo nazionale, aumentare e razionalizzare gli schermi, digitalizzare gli archivi e prolungare la stagione cinematografica lungo quei mesi estivi in cui si registra un vuoto di uscite riempito solo da qualche grande titolo americano. Questa la ricetta per il cinema italiano proposta da Richard Borg, AD di Universal Pictures in Italia e nuovo presidente dei distributori dell’Anica.

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Imagine a world: Internet si rivolta al SOPA, ddl USA contro la pirateria.

Non è un omaggio a John Lennon ma l’atto di protesta scelto da Wikipedia contro due disegni di legge pendenti al Parlamento statunitense, meglio conosciuti come SOPA – Stop Online Piracy Act e PIPA – Protect IP Act, volti a stabilire norme estremamente severe contro la violazione del copyright in Rete. Oggi è il giorno scelto non solo dall’enciclopedia partecipata, ma da centinaia di siti Internet per esprimere il proprio dissenso con diverse forme di contestazione e autocensura. Google alla fine non ha scioperato, ma aggiungerà al logo una grossa barra nera e un link che rimanda a una pagina dedicata alla petizione per fermare la legge e un’infografica che ne ripercorre i vari passaggi. Bloccare il più importante portale di ricerca al mondo sarebbe stato un ottimo modo per dare un’idea immediata di cosa significherebbe non avere più a propria disposizione quell’enorme bacino di conoscenza che è il web, ed è questo il tema scelto invece dalla versione inglese di Wikipedia, che oggi si è dichiarata “blacked out”.

 


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3D, smart o social: quale sarà la tv del futuro?

Come hanno messo in luce in molti, saranno anche passati 45 anni dalla prima edizione, ma l’ultimo CES ha visto ancora una volta protagoniste le tv. Alcune 3D, anche senza bisogno degli occhialetti (come quella di Toshiba che riconosce il movimento dello spettatore ed emette fasci di luce differenziati per “seguirne” gli occhi), molte smart, alcune social e tutte immancabilmente connesse in rete, le televisioni sono state al centro di annunci e presentazioni, da cui emergono alcune tendenze probabilmente destinate a caratterizzare ancora a lungo un mercato non ancora maturo ma già insidiato dalla concorrenza di tablet e altri dispositivi che, se non adeguatamente contrastati, potrebbero rubare il primato al piccolo schermo.

 

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UltraViolet: la nuvola conquista l’integrazione con Amazon. Gli abbonati a quota 750 mila.

Che influenza ha avuto finora UltraViolet sul mercato dell’home video? Per quanto il nuovo servizio cloud, sviluppato dal consorzio di 75 imprese del settore dei media e dell’intrattenimento DECEDigital Entertainment Content Ecosystem, abbia appena superato i primi tre mesi di vista, è possibile cominciare a tirare alcune somme, partendo prima di tutto dal numero dei nuovi iscritti alla nuvola. Stando alle cifre diffuse in un comunicato stampa dai suoi realizzatori, sarebbero infatti più di 750 mila i nuclei familiari raggiunti oggi da UltraViolet, e questo come risultato dei 19 titoli resi finora disponibili dalle major per il nuovo sistema cloud.

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