Nonostante il ritiro dal mercato, sembra ancora incerto il futuro di Hulu, il sito web che offre in streaming programmi TV e altri contenuti video, attualmente posseduto da diversi colossi del settore media quali News Corp, o gruppo Murdoch, Disney e Fox, oltre al fondo Providence Equity Partners e Comcast (che però non partecipa alle decisioni operative della joint venture). Giovedì è arrivata la notizia ufficiale dello stop alla vendita della compagnia, fermata dai proprietari perché, come hanno fatto sapere in una nota congiunta, Hulu “costituisce per tutti un irrinunciabile valore strategico“. Una mossa che molti hanno ricondotto alla difficoltà di stabilire un adeguato prezzo di vendita e al fatto che l’offerta maggiore, si stima intorno ai 2 miliardi di dollari, fosse arrivata proprio da Google: un concorrente temibile per tutte le società cui fa capo il portale video. Lo scenario, tuttavia, non appare ancora  così cristallino e le valutazioni degli analisti continuano a fornire ricostruzioni molto diverse tra loro.

The Wrap ad esempio, ha escluso che il punto di svolta sia stata l’entità delle offerte ricevute dai vari contendenti (oltre al gigante del web, Amazon, DirecTV e DISH Network, più Yahoo! che però si è ritirata a seguito di scosse interne), ma sottolinea la centralità dei rapporti di forza interni alla compagine dei proprietari. Fondamentale sarebbe stato il cambiamento di rotta di Disney e di News Corp: come riferito a The Wrap da fonti vicine alle trattative, la prima avrebbe fatto marcia indietro di fronte alla richiesta aggiuntiva di Google di prolungare i contratti di fornitura dei contenuti video. Per quanto riguarda l’impero News Corp, la decisione di conservare un piede nel business vincente della distribuzione on line sarebbe invece da ricondurre alla vittoria delle posizioni del chief digital officer Jonathan Miller rispetto a quelle dello stesso Murdoch, indebolite non tanto dagli scandali quanto dal declino di iniziative come MySpace e The Daily.

Sarebbe maturata così tra gli azionisti la decisione di fare dietrofront rispetto a una vendita fortemente spinta dal CEO di Hulu, Jason Kilar, per aumentare le disponibilità finanziare dell’azienda e permetterle di intraprendere una strategia competitiva sul fronte dei contenuti sfidando altri grandi portali quali Netflix e la stessa Amazon. Un’esigenza che secondo Bloomberg non passerà facilmente in secondo piano: stando a un lancio di venerdì, il sito di finanza dà infatti come probabile l’apertura di un’altra IPO (Offerta Pubblica Iniziale) per l’acquisto del portale video, considerata l’unica soluzione in grado di non provocare una seria rottura tra gli azionisti e tutto il senior management di Hulu.

 

Fonti: The Wrap, Bloomberg