Archivio del mese di febbraio 2010

feb
28
2010
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La differenza tra i nuovi e i vecchi media applicata al cinema

Old: Variety elimina una recensione molto negativa su un film dal momento in cui la sua distribuzione spende, su Variety stesso ovviamente, 400.000 dollari in pubblicità.

New: un blogger di TechCrunch chiede un MacBook Air per scrivere un post che parla di tutt’altro.

400.000 all’editore per togliere, 1.500 al blogger per pubblicare… a parte il fatto che il secondo è stato beccato e cacciato, sarà questa la vera differenza tra gli old e i new media?

Nota bene che Tech Crunch è uno dei blog più seguiti al mondo, non un sito qualsiasi, cosa che uno, nel cinema, poteva pensare di Variety, almeno fino a quando non salta fuori che Deadline Hollywood ha più lettori di Variety e dell’Hollywood Reporter messi insieme, online e su carta.

feb
27
2010
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Internet 2010

Bellissimo video che riassume molti dati sullo stato di internet a inizio 2010, con un focus sul fenomeno dei social network (che sono rosa) e sul crescente peso dei video online.

JESS3 / The State of The Internet from Jesse Thomas on Vimeo.

Scritto da Davide in Internet, Video
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feb
26
2010
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Bevete irresponsabilmente, tanto c’è The Union

Ricordate il sito della The Union, la società che vende organi artificiali per il trapianto?
(si, va bene, è un sito fasullo di una società fasulla e serve solo per lanciare Repo Men… ma non stiamo a sottilizzare!)
Lo ricordate?

Bene, perchè la società in questione non è ferma sul mercato.
Come tutte le aziende che si rispettino cerca di inventare cose nuove, di muoversi dal punto di vista promozionale e della propria struttura.
Così, dopo aver cercato personale nei due ruoli principali di venditore e recuperatore, ora inizia a dare consigli ai propri dipendenti (che suppongo siano esterni all’azienda visto che hanno bisogno di consigli pubblici).

Il consiglio in questione riguarda i recuperatori ed il modo in cui approcciare i clienti morosi cui deve essere ritirato l’organo inpiantato.
Niente inseguimenti all’ultimo sangue… basta avvicinarli gentilmente e scattare una foto.

Uscendo dalla finzione, il consiglio è l’ennesima mossa di marketing, strettamente legata ai nuovi poster di Repo Men che sono stati rilasciati.
Sul fondo di questi poster è presente un codice a barre che deve essere appunto fotografato per scoprire gustose (si suppone) novità.

Ma nella finzione torniamo subito per continuare a parlare di The Union e delle novità che la riguardano.
In particolare la nuova campagna pubblicitaria con quella frase decisamente contestabile: Bevete irresponsabilmente!

Già, tanto perchè preoccuparsi se poi si può tranquillamente comprare un fegato artificiale per sostituire il nostro spappolato dalla cirrosi?

Ed in questo giochino della finzione-non finzione vi faccio ancora notare come nel manifesto non ci sia traccia di alcun tipo di riferimento al film.
Simpatico, no?

Aggiornamento ore 9.31.
Con le campagne virali non si fa in tempo a pubblicare un post che bisogna subito aggiornarlo.
Nuovi poster promozionali di The Union, un cuore, un occhio.
Ma anche le testimonianze di chi gli organi artificiali li ha già impiantati.
Il tutto in un pacco regalo ricevuto a casa.

Scritto da Gabriele Farina in Cinema, Immagini, Marketing
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feb
22
2010
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Gli Oscar in numeri

Alcuni “numeri” sugli Oscar riassunti in un grafico di rapida digestione.

The Numbers Behind the Academy Awards
Source: Business Pundit

Scritto da Davide in Cinema, Generale
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feb
18
2010
5

Conto alla rovescia cifrato per Tron Legacy

Ennesima campagna viral per coinvolgere i blogger (ed i portali di cinema) nel lancio di un film.
Questa volta tocca a Tron Legacy, fanta thriller Disney che si annuncia molto spettacolare.

Capita che alcuni personaggi ricevano un pacchetto abbastanza anonimo, dentro al quale è nascosta soltanto una stella rossa, stella che sembra abbia un suo ruolo nel film.
Ma la stella è solo lo specchietto perchè nel pacco c’è anche un link, una scritta direttamente sulla scatola che invita i più curiosi a riportare l’indirizzo internet segnalato nel proprio browser.
Così chi ha provato è arrivato su una pagina ben più criptica della stessa stella.

Uno sfondo nero con un tunnel millimetrato.
Ed in primo piano quattro righe per otto colonne in cui si alternano stelle rosse (le stesse del gadget) e diamanti dorati.
Le ultima colonne sono in continuo movimento e le stelle si trasformano in diamanti. L’impressione è che man mano cambino anche le colonne precedenti.

Di che si tratta?
Qualcuno ha provato a decodificare il messaggio ed ha ipotizzato che possa trattarsi di linguaggio binario.
Sarebbe quindi nient’altro che un orologio, un conto alla rovescia che punta a qualcosa.
Ma a cosa esattamente?

Se è vero che la dead line è il 24 febbraio, potrebbe anche trattarsi della data di uscita del primo trailer ufficiale.
Anche perchè, data a parte, sembrerebbe il naturale passaggio successivo.

Non c’è dubbio che il giochino sia curioso e spinga a cercare la soluzione, a parlarne, a diffondere la notizia e quindi a creare un buzz virale, che è ovviamente lo scopo naturale dell’operazione.
In mano al blogger selezionato rimane però solo la stella rossa che altra fine non può fare se non diventare un soprammobile nella libreria di casa.
Nessuna polemica, per carità, ma che figura farebbe accanto al libro magico di Alice in Wonderland?

Aggiornamento in corso d’opera.
E mentre scrivo il pezzo capita che l’operazione acquisti ancora maggior corpo ed alla stella rossa si aggiungono diamanti dorati e prismi azzurri.
Pare che in america ci sia un’invasione di Tron Legacy gadget…

Scritto da Gabriele Farina in Cinema, Marketing
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feb
15
2010
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Alice… attraverso la finestra

[UPDATE del 17/2: un articolo di Variety di ieri fa il punto sulla situazione, osservando che i cinema USA, che inizialmente avevano accettato tranquillamente la posizione Disney comprendendo l'esigenza di una maggiore flessibilità, potrebbero a loro volta irrigidirsi a seguito delle reazioni inglesi, italiane e olandesi.]

Mentre finivo il mio post sul 3D tarocco è esploso anche in Italia il caso Disney vs esercenti con al centro Alice in Wonderland (qui un articolo sul problema a livello internazionale).

Si tratta dell’ennesimo, in questo caso penso importante, capitolo di una questione decisiva per il futuro del cinema, che fino ad oggi è quasi sinonimo di film, e della loro distribuzione.

Un breve riepilogo:

- L’oggetto del contendere sono le windows, ovvero quelle finestre temporali che regolamentano (in alcuni paesi per accordi, in altri con vere e proprie leggi) l’uscita di un film prima al cinema e poi in home video e in tutti gli altri canali via via più “poveri”.

- Da una parte ci sono gli esercenti, cioè i gestori dei cinema, che vogliono che le windows siano il più lunghe possibile: se oggi esce un film nuovo è evidente che più tempo passerà prima che arrivi in home video e/o in tv più lo spettatore è incentivato ad andarlo a vedere nei cinema.

- Dall’altra ci sono i distributori, cioè che produce/distribuisce il film al cinema, che iniziano ad essere tentati e/o costretti a ridurre queste windows, soprattutto la prima, perché gli investimenti fatti per lanciare un film sarebbero ottimizzati se si potesse venderlo contestualmente su più canali e perché la pirateria sta sbriciolando l’home video.

Tutte le parti hanno le loro ragioni. I cinema difendono un settore che continuerebbe ad esistere, ma subirebbe comunque una grossa ridimensionata dall’uscita in contemporanea di un film anche su altri supporti home. I distributori vogliono ottimizzare le risorse. Tutti hanno il problema pirateria, che allontana la gente dai cinema, divora l’home video, cresce ogni giorno e finisce, in questo modo, per danneggiare soprattutto la produzione.

Il problema è che alla fine il rischio per chi produce e distribuisce film è che il guadagno ottenuto difendendo le sale cinematografiche venga superato dalla perdita di non poter vendere, subito, i film anche in home video (e su tutti gli altri personal media emergenti), rinunciando così al “pagamento del prezzo del biglietto” dei tanti che finiscono per essere pirati semplicemente perché c’è la domanda (di film, subito disponibili sui personal media), ma manca l’offerta legale degli stessi.

Tutto il settore ha consapevolezza di questo problema (si, c’è ancora chi non crede che internet sia un canale distributivo, ma diciamo che si stanno estinguendo), solo che l’avvicinamento ad un nuovo equilibrio non può avvenire gradualmente e con consapevolezza, ma attraverso momenti di continua e progressiva rottura cui dovremmo abituarci.

Credo infatti che mentre da una parte, nonostante l’evidenza della necessità di reagire all’evoluzione del mercato assecondandone le esigenze, la resistenza al cambiamento sarà estrema, dall’altra il bisogno di guadagnare maggiori gradi di libertà nella gestione della distribuzione di un prodotto che viene trattato tutto allo stesso modo sia ormai imprescindibile.

Il momento per fare questa operazione è propizio e unico perché i film in 3D, almeno finché non avremo i televisori 3D, si vanno a vedere solo al cinema. In questo caso i cinema non hanno bisogno della protezione della window per riempire le sale, perché il prodotto è unico ed irripetibile nella sua esperienza 3D solo in una sala cinematografica, mentre tutto il pubblico che al cinema non andrebbe comunque e per alcun motivo è perso in quanto si sarà sicuramente procurato la copia pirata del film.

E’ quindi inevitabile che i distributori provino ora, con la variabile 3D in gioco, a forzare la mano su una questione che è di vitale importanza per il futuro dell’intero settore.

Dall’altra parte capisco la resistenza dell’esercizio nel creare un precedente che finirebbe per valere, una volta passato, anche per i film non in 3D, e nel dare il via ad un fenomeno che comunque ridurrebbe il peso delle sale sul bilancio finale di un film e metterebbe in crisi, nel tempo, tante strutture, investimenti e posti di lavoro.

La finestra aperta dal 3D, che rende solo palese una cosa che cuor nostro tutti già sappiamo su quanto ci siano film da cinema e film che possono essere visti tranquillamente anche a casa, è però un’opportunità per tutti. Perché continuare a lasciare insoddisfatta una domanda di mercato che vuole alternative al cinema, soprattutto per certi film, significa solo perdere spettatori.

feb
15
2010
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Alla ricerca del 3D tarocco

Prendendo spunto da un’ANSA (o viceversa, questo non l’ho ben capito) è uscito qualche giorno fa sulla La Stampa un articolo ripreso da più parti che fa di tutta l’erba un fascio e parla di film in 3D tarocchi dando l’avvio al tipo di confusione che ipotizzavamo quando abbiamo dato la notizia della conversione al 3D degli ultimi due capitoli di Harry Potter e di Scontro di Titani.

Nel calderone dei “tarocchi”, almeno per certa approssimativa stampa italiana, è finito anche Alice in Wonderland, pur se l’articolo di Slate da cui tutto ha avuto origine non mette proprio sullo stesso piano i film che diventano improvvisamente 3D a 5 milioni di $ l’uno dopo il successo di Avatar e quelli che, pur avendo un diverso procedimento produttivo rispetto ad Avatar e ad altri film “ripresi con due telecamere”, nascono comunque concepiti in 3D anche se diventano tali in post-produzione.

Il primo a criticare Tim Burton (vittima in questi giorni di ancor più ridicoli incidenti di malainformazione nostrana) per non aver girato il film in 3D, ma lavorarlo in tal senso in post-produzione, è stato proprio Cameron in tempi non sospetti perché secondo lui “non ha senso girare in 2D e poi convertire in 3D”, ma devo ammettere che pur essendo un estimatore del lavoro fatto dal Re del Mondo con Avatar non mi è mica tanto chiaro neppure nel suo film cosa sia “girato in 3D” e cosa sia post-prodotto in 3D quando la quasi totalità di quello che si vede è in CGI e non sono certo i primi piani di Worthington o degli altri membri del cast in quei pochissimi momenti in cui sono ripresi dal vivo in ambienti reali a fare il 3D del film.

Penso che la differenza tra un 3D tarocco e uno che non lo è stia nel come un film è concepito, pensato, scritto, immaginato dalla mente del regista e poi dallo stesso realizzato, non solo nell’uso o meno della ripresa stereoscopica, che è un fattore certo fondamentale del 3D, ma non l’unico ad avere un impatto decisivo sull’esperienza finale dello spettatore, che potrà risultare convincente anche in altri casi.

Qui sotto (qui un altro articolo più breve) c’è un frammento dell’articolo di Slate che parla di come viene realizzata questa lavorazione in post-produzione e la sensazione è che anche in “semplici” conversioni, come quelle attraverso cui passerà Clash of the Titans e gli ultimi due capitoli di Harry Potter, ci possa essere un contributo tecnico/artistico di notevole livello.

Una volta fatto questo, il computer prende il sopravvento. Il software crea una nuova immagine dell’uomo muovendo le varie regioni del contorno della mappa a destra o a sinistra e rende tutto più pulito. La parte della punta del naso dell’uomo, per esempio, verrebbe spostata il più lontano possibile, mentre le parti più distanti – la parte posteriore della sua spalla – verrebbero spostate un po’ di meno. Quindi il processo dovrebbe essere ripetuto per gli altri due livelli dell’immagine: il muro e il cielo. (Il primo si muoverà solo leggermente, il secondo quasi niente.) In generale, questo processo deve essere completato per ogni oggetto in ogni inquadratura di tutto il film – un impegno che potrebbe richiedere mesi, anche con un team di 30 o più artisti. (Il carico di lavoro dipende in parte dalla quantità di movimento caotico nella scena. Se un oggetto è relativamente immobile, l’artista può tracciare alcuni fotogrammi rappresentativi e lasciare il computer ad interpolare il resto. In caso contrario, deve lavorare frame-by-frame).

Ma allora come fa un film convertito in 3-D a reggere il confronto con uno girato con una vera e propria camera 3-D? Non ha la stessa qualità ma probabilmente non si noterebbe la differenza, a meno che non si è esperti dei trucchi 3-D. Durante il processo di conversione, gli artisti e il software devono riempire un sacco di spazi vuoti. Si consideri l’esempio di cui sopra, dove l’immagine di un uomo è spostata sullo sfondo di un muro di mattoni. Questo spostamento lascia uno spazio vuoto nell’immagine – la porzione del muro dietro di lui che non era presente nell’immagine originale. A quel punto l’artista deve tagliare un pezzo di immagine da altre parti dello sfondo e incollarlo nel buco a forma di uomo. Se questo lavoro di taglia-incolla non è fatto alla perfezione, anche uno spettatore inesperto avrà la sensazione che qualcosa non quadra. Un altro problema deriva dal fatto che l’immagine è stata convertita in tre, quattro o otto strati di profondità, un po’ come la musica digitale, che è composta una serie di istantanee piuttosto che un’onda continua del suono. Una fotocamera stereoscopica utilizza un numero infinito di livelli, in modo da produrre un’immagine che assomigli il più possibile a quella percepita dall’occhio umano.

Tuttavia, alcuni registi di film 3-D decidono di convertire dopo aver girato, piuttosto che utilizzare le camere stereo nelle riprese. Uno dei motivi è il costo. Gli stereografi chiedono milioni di dollari per i lungometraggi. Una conversione completa da 2-D a 3-D di solito costa un po’ di meno, ma può sempre arrivare alle sette cifre. (Alcune aziende di conversione ora decidono di risparmiare con l’outsourcing del lavoro in Asia.) Un’altra ragione per la conversione è la familiarità. Girare un film in 3-D richiede una certa capacità decisionale: in particolare si deve trovare il modo di massimizzare l’effetto di profondità riducendo al minimo il potenziale di affaticamento degli occhi. Alcuni registi si sentono vincolati da queste limitazioni. In ogni caso, non tutti i registi 3-D sono convinti che la conversione funzioni altrettanto bene. James Cameron, per esempio, ha criticato Tim Burton per l’utilizzo di questo approccio nel suo film di prossima uscita, Alice nel paese delle meraviglie: “Non ha alcun senso girare in 2-D e poi convertire in 3-D”, ha detto.

Nonostante le critiche di Cameron ad Alice in Wonderland, è chiaro da questo breve passaggio che, anche parlando di semplice conversione dal 2D al 3D, ci sono una tale quantità di variabili e di contributi ad entrare in gico che, per paradosso, un film convertito potrebbe risultare, se questa conversione è fatta con grande cura, forse anche più convincente di un film girato male in stereoscopia.

Per avere un’idea un po’ più precisa di come avvengono queste conversioni segnalo su questo sito, purtroppo in tedesco, un video (il secondo) che rende velocemente l’idea di come può essere realizzata la trasformazione di un filmato 2D in 3D.

Detto questo, quindi, indubbiamente ci sono e ci saranno titoli che vengono convertiti in 3D solo al fine di salvare il salvabile, per dare cioè al pubblico, magari ancora confuso, un motivo per andare a vedere qualcosa che magari non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Furbe operazioni di questo tipo sono state sicuramente Viaggio al centro della terra 3D e San Valentino di Sangue 3D, indipendentemente da qualsiasi giudizio sul loro 3D.

Poi ci sono titoli come Scontro di Titani e gli Harry Potter di cui sopra, ma si mormora anche di un doppio finale Twilight e di Transformers 3, che non sono nati in 3D, sono fortemente voluti in tale formato innanzitutto per non sfigurare al Box Office futuro, ma che potrebbero essere realizzati in 3D in modo eccellente, trattandosi tra l’altro di film in momenti ben diversi del loro processo di realizzazione e con intere sequenze realizzate in CGI.

Infine ci sono i film, come Alice in Wonderland nello specifico, in cui il 3D entra in un modo o nell’altro fin dall’ideazione del film, che poi ogni regista realizza con gli strumenti che ritiene più opportuni, in base alla propria sensibilità e alla proprie capacità.

Partire dal presupposto che i film non girati in stereoscopia sono 3D tarocchi mi sembra quindi un’affermazione quantomeno approssimativa. Cosa dovremmo dire allora dei film in animazione CGI, dove di sicuro non c’è niente di reale da “riprendere”, tantomeno in stereoscopia? Eppure sono proprio i film d’animazione che ci sono stati presentati in 3D per primi e avremmo presto più di un esempio, con Toy Story 1 e 2, di come un film possa rinascere nel nuovo formato, pur non essendo stato concepito per quello scopo, dato che sui film d’animazione e sulla possibilità di renderizzarli in stereoscopia bisognerebbe aprire tutta una lunga, apposita parentesi.

Tutto questo per dire attenzione a mettere tutto il 3D in un unico calderone, abbiamo la fortuna di vivere in tempi interessanti e bisognerà giudicare caso per caso.

feb
13
2010
0

Open Source Cinema

Via infoservi ho scoperto il progetto Open Source Cinema. Sintetizzato qui da Massimo Menichinelli e partito da questo sito il progetto ha dato origine a un documentario sull’evoluzione del copyright presentato in vari Festival e di cui si trova qui sotto il trailer.

Il film non è acquistabile via internet dall’Italia, anche se qualcosa si può trovare qui e a quanto ho capito in Italia dovrebbe essere approdato, o approdare, su Cult.

Devo dire che più passa il tempo, forse perché invecchio, più mi ritrovo paradossalmente all’opposto di posizioni che avevo qualche anno fa sul tema del rapporto tra user generated content e diritto d’autore.

Il problema è che in questi anni, nonostante alcuni esempi degni di nota (come lo stesso Girl Talk di cui si parla nel film) che a loro volta hanno comunque costruito un proprio modello economico e una personale passione per i mashup dei trailer dei film, di contenuti audio/video generati dagli utenti che valesse la pena di vedere/ascoltare ne ho visti veramente pochi.

Si, la realtà non è solo o bianco o nero, e proprio per questo non è possibile, solo perché crediamo in una nuova era digitale, abbracciarla senza se e senza ma.

video platform
video management
video solutions
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feb
12
2010
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King Kong a 360° in 3D

Un blogger non fa in tempo a rattristarsi per alcune mancanze tecnologiche che non permettono di godere appieno della tecnologia 3D, che subito arriva il sistema che colma il vuoto, che chiude la breccia, che mette una toppa alla mancanza.

Nel pezzo che vi ho linkato parlavo dell’ottimo utilizzo del 3D in Avatar, del modo in cui Cameron è riuscito a renderlo naturale. Ma soprattutto auspicavo l’introduzione a breve di schermi più coinvolgenti, di semisfere capaci di avvolgere lo spettatore e di rendere quindi l’effetto delle tre dimensioni davvero completo e coinvolgente.

Ed ecco che poche settimane dopo arriva dagli studi Universal una notizia che batte proprio questa strada.
Pare infatti che all’interno degli studi della Major, a Los Angeles, stiano mettendo a punto un’attrazione davvero spettacolare.
Tema del giochino è King Kong, nella versione di Peter Jackson del 2005.
Si tratta però non di un video realizzato con materiale d’archivio ma di un progetto creato da zero e realizzato nuovamente dal regista neozelandese.

L’attrazione si chiama “King Kong 360 3-D, created by Peter Jackson” (giusto per non lasciare nulla di non detto) ed è così composta.
Due enormi schermi curvi, alti 4o piedi e lunghi 180 (circa 14 per 64 metri ) sui quali vengono proiettate immagini in 3 dimensioni dello scimmione impegnato a lottare col T-Rex sull’Isola del Teschio.
Gli spettatori saranno su una struttura che subirà movimenti, colpi, scossoni e saranno investiti da odori, aria, vento.
In pratica (questo lo scopo del gioco) sarà come trovarsi nella foresta insieme a King Kong in persona.

Se posso sbilanciarmi, e naturalmente se il lavoro sarà fatto con le dovute attenzioni, il risultato potrebbe essere davvero sorprendente.
La più grande e coinvolgente attrazione in 3D del mondo.
Naturalmente i costi dell’installazione sono decisamente elevati e per il momento non è ipotizzabile realizzare interi film con queste modalità, soprattutto per quello che riguarda la realizzazione di luoghi di fruizione adatti.

Sono però convinto che il futuro possa essere davvero questo e se Kink Kong 360 3D dimostrerà che la tecnica ha raggiunto un livello ottimale e l’unico ostacolo rimane il costo… beh… penso che in pochi anni (diciamo un decennio?) l’ostacolo possa essere superato.

…o magari abbattutto se una manona può darcela anche King Kong

Scritto da Gabriele Farina in 3D, Cinema, Tecnologia
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feb
11
2010
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6 anni di Facebook

Se nel resto del mondo i social media erano al centro dell’attenzione anche fin da prima della sua esplosione, in Italia è stato sicuramente Facebook a dare al fenomeno una rilevanza nel mondo reale, tanto da modificare la quotidianità con cui ci relazioniamo al prossimo.

Nel bene e nel male, con qualche esasperazione che porta a seguire l’ultima moda come se tutto il resto non esistesse più (mentre esisteva prima, esiste ancora e esisterà in forme diverse e forse anche più importanti in futuro), Facebook ha assunto una dimensione significativa anche nel come si promuovono i film.

E’ anche in quest’ottica che ripropongo questi sei anni di Facebook riassunti in un’immagine per Mashable (via infoservi).

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