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	<title>Commenti a: Il quinto senso e mezzo della critica</title>
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	<description>Cinema 2.0, innovazione e business</description>
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		<title>Di: giorgio</title>
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		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 18:38:11 +0000</pubDate>
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		<description>Personalmente penso che ci sia un grande scollamento tra i critici di professione della carta stampata e il pubblico. Con tutta la buona volontà del mondo ho sempre apprezzato una riflessione più profonda sul cinema, ma gradualmente mi ha nauseato l&#039;incuranza di buona parte della categoria per l&#039;industria e per i film commerciali. Ricordo ancora con immenso dispiacere la stroncatura di Irene Bignardi ad Eyes Wide Shut, perchè in quelle due pagine della sezione spettacoli c&#039;ho visto la spettacolarizzazione della stroncatura, per altro ad un maestro assoluto del cinema.

Mi sembra che ci sia astio verso un tipo di cinema, quasi un complesso d&#039;inferiorità di quella categoria verso il blockbuster. Il risultato di questo processo è che ormai vengono recensiti con giudizi positivi quei film che discutibilmente rappresentano il cinema nella sua arte, ma certamente non rappresentano e talvolta anzi negano tutto quello che gira intorno al cinema, che lo anima e dà al film una visibilità sconosciuta a ogni altra forma d&#039;arte: il business. 

Perchè alla fine se il film lo si mette in sala senza desiderio di metterlo in relazione col suo pubblico potenziale, affidandosi solamente al consiglio del giornalista di professione, si finisce che forse lo vedono in 4 a roma e milano. E alla fine si rischia di incartarsi, nel senso più rispettoso del termine, su film come Giulia Non Esce La Sera che lasciano il tempo che trovano sugli schermi, cioè poco o nulla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente penso che ci sia un grande scollamento tra i critici di professione della carta stampata e il pubblico. Con tutta la buona volontà del mondo ho sempre apprezzato una riflessione più profonda sul cinema, ma gradualmente mi ha nauseato l&#8217;incuranza di buona parte della categoria per l&#8217;industria e per i film commerciali. Ricordo ancora con immenso dispiacere la stroncatura di Irene Bignardi ad Eyes Wide Shut, perchè in quelle due pagine della sezione spettacoli c&#8217;ho visto la spettacolarizzazione della stroncatura, per altro ad un maestro assoluto del cinema.</p>
<p>Mi sembra che ci sia astio verso un tipo di cinema, quasi un complesso d&#8217;inferiorità di quella categoria verso il blockbuster. Il risultato di questo processo è che ormai vengono recensiti con giudizi positivi quei film che discutibilmente rappresentano il cinema nella sua arte, ma certamente non rappresentano e talvolta anzi negano tutto quello che gira intorno al cinema, che lo anima e dà al film una visibilità sconosciuta a ogni altra forma d&#8217;arte: il business. </p>
<p>Perchè alla fine se il film lo si mette in sala senza desiderio di metterlo in relazione col suo pubblico potenziale, affidandosi solamente al consiglio del giornalista di professione, si finisce che forse lo vedono in 4 a roma e milano. E alla fine si rischia di incartarsi, nel senso più rispettoso del termine, su film come Giulia Non Esce La Sera che lasciano il tempo che trovano sugli schermi, cioè poco o nulla.</p>
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